Neil Young & Crazy Horse – Americana (Reprise)

Meglio bruciarsi che svanire, meglio bruciarsi che arrugginire, cantava colui che già allora chiamavamo “il buon, vecchio Neil” e ancora non aveva compiuto trentatré anni, celebrando quasi in diretta Johnny Rotten e la fine rovinosa quanto gloriosa dell’epopea Sex Pistols e con essa un’idea di rock’n’roll che “non potrà mai morire”. Era il 1978. E non trovate pure voi straordinario, e anche un po’ commovente, che adesso che di anni il Canadese ne ha ormai più del doppio chiuda un suo disco coverizzando God Save The Queen? Yeaaaah! Ah, no… scusate… non è quella dei Sex Pistols. È proprio l’inno britannico, quello che ieri ha accompagnato i festeggiamenti (cosa festeggino esattamente non si sa) per i sessant’anni di regno di Elisabetta II. Meglio bruciarsi che rincoglionirsi?

Quasi quasi vien da pensare che sia un altro l’anniversario che il buon, vecchio Neil celebra orgogliosamente: i quarant’anni dal suo primo disco di merda. Colonna sonora di un film assurdo e collezione parimenti insensata di tagli, ritagli e frattaglie, “Journey Through The Past” era notevole solo in quanto spettacolare suicidio commerciale a ruota del viceversa vendutissimo “Harvest”. Fino a fine decennio sarebbe rimasto l’unico passo falso di un artista che al contrario per tutti gli ’80 non avrebbe più azzeccato, fino alla resurrezione di “Freedom”, un album che fosse uno. Da allora ne ha pubblicati da perdere quasi il conto e lo salva che ogni tanto (ma tanto) piazzi la zampata, il mezzo o anche intero capolavoro: “Ragged Glory” subito dopo “Freedom” e poi, per giudizio unanime, “Mirror Ball” nel ’95 e “Chrome Dreams II” nel 2007. Io aggiungerei “Living With War”, del 2006, ma è forse una mia debolezza. Siamo onesti: il resto è quando va bene ordinaria amministrazione, quando va male roba che l’unica recensione sensata sarebbe un misericordioso colpo di pistola alla nuca dell’artefice. Non si uccidono così anche i cavalli? A maggiore ragione se pazzi.

Di lavori grotteschi Neil Young ne vanta, per così dire, una collezione senza pari. Ne elenco giusto alcuni: il peggiore matrimonio di sempre fra rock ed elettronica (“Trans”) cui andava dietro una raccolta di rockabilly che manco Kim & The Cadillacs (“Everybody’s Rockin’”), un collage di feedback (“Arc”), un concept su energie alternative e automobili (“Fork Road”), una dimostrazione che sì, “quiet” può essere “the new loud” ma allora datemi Burzum tutta la vita (“Le Noise”). Dura mettersi in competizione con simili apici di genialità rovesciata e nondimeno “Americana” (primo album con i Crazy Horse dal 2003) ci prova. E da subito, da una Oh Susannah che in teoria sarebbe proprio quella che pensate voi ma nella pratica è un mash-up con Venus degli Shocking Blue, è fuga per la vittoria. Preso l’abbrivio con una Clementine che è pure lei quella che pensate voi ma incollata su un riffeggiare degno di cause migliori, il nostro eroe fino alla fine quasi mai toglierà i piedi dai pedali. In questa antologia di tradizionali che a spacciarla per una risposta alla springsteeniana “We Shall Overcome” si sarebbe più dementi di chi l’ha messa insieme (presumibilmente in un tempo non superiore a quello che ci va ad ascoltarla) spicca come presenza incongrua quanto quella di God Save The Queen un classico del doo wop quale Get A Job. Rifatto male, almeno quanto una High Flyin’ Bird da piangere pensando ad altre versioni che sono capolavori di folk-rock psichedelico o una Wayfarin’ Stranger che invece pure. Salviamo il salvabile? This Land Is Your Land, una canzone di suo evidentemente così memorabile che nemmeno questo Neil Young può sciuparla.

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53 commenti

Archiviato in recensioni

53 risposte a “Neil Young & Crazy Horse – Americana (Reprise)

  1. che cattiveria per il povero vecchio buon neil!
    io ai dischi buoni degli ultimi anni (ultimi relativamente, ne son già passati parecchi..) aggiungerei “spleeps with angels” e “prairie wind”, li adoro entrambi, mentre ho sempre trovato sopravvalutato “freedom”. in ogni caso su questo “americana” ci sono giudizi discordanti, sullo stesso “mucchio” di giugno se ne parla bene. ah, anche “le noise” secondo me è interessante!
    ciao eddy.
    alberto

    • Per ragioni che sarebbe per me complicato spiegare e risulterebbe noioso leggere, io ogni mese vedo il nuovo numero del “Mucchio” in pdf qualche giorno prima che vada in edicola ma su carta, spesso, molto in ritardo rispetto all’uscita. E siccome al pdf do sì un’occhiata ma è poi il giornale su carta che leggo può capitare, come è capitato in questo caso, che non mi ricordi assolutamente che un dato disco vi è stato recensito e in quali termini. Indi per cui: ho letto il pezzo di Barozzi DOPO avere scritto il mio. Lo preciso non perché se no avrei scritto di “Americana” in termini diversi bensì per chiarire che, diversamente da come potrebbe se no sembrare, la mia recensione non va in nessun modo intesa come un controcanto polemico rispetto a quella pubblicata dal “Mucchio”. Opinioni radicalmente divergenti. Capita e, del resto, al Barozzi come pure a te piacque anche “Le noise” che io trovai pessimo.
      “Sleep With Angels” e “Prairie Wind” per me appartengono alla categoria dei “senza infamia e senza lode”.

      • ma certo! chiunque ti legga con frequenza, come faccio io, sa benissimo che non sei il tipo da sterili polemiche, tantomeno con colleghi. il mio era solo un riferimento come un altro.
        ri-ciao!
        alberto
        ps: immagino quindi che anche “comes a time” ti lasci abbastanza indifferente.. io invece tra i non-classiconi di neil amo pure quello..

      • Per “Comes A Time” ho un debole che ha poco a che vedere con il suo valore musicale e molto con la mia biografia. Capisci a me. ;-)

  2. giuliano

    mi si conceda notare solo una curiosa, per certi versi inquietante coincidenza: il disco di neil young esce ufficialmente domani, 5 giugno, lo stesso giorno dell’arrivo dei negozi dei nuovi lavori di beach boys e patti smith. Sono tutti tra i 65 e i 70 anni di età, all’incirca.

    Tre dischi nello stesso anno li fecero l’ultima volta nel 1979. Ci siamo abituati, noi rockettari, a cose veramente folli.

    • Di Patti Smith mi si dice bene ma devo ancora toccare con orecchio. E Beach Boys viene raccontato dalle prime recensioni come più che dignitoso. Il problema non è e non può essere l’età, come giusto negli ultimi mesi hanno dimostrato Leonard Cohen e Dr. John pubblicando due mezzi capolavori.

      • giuliano

        ah, no davvero, l’età non la guardo dato che aspetto con ansia il prossimo di dylan, che uscirà probabilmente quando di anni ne avrà 72.
        La cosa però comincia ad assumere, almeno ai miei occhi, contorni davvero surreali.

  3. stefano piredda

    Più divertente questa, come stroncatura, o quella del disco di Iggy Pop?
    Una bella lotta, non c’è che dire.

  4. Stavolta il Maestro mi sembra un po’ troppo livoroso (anche se come stronca Eddy Cilia non stronca nessuno, all over the world…). Dalla tua recensione il contenuto sembra purtroppo fedele all’imbarazzante copertina, ma voglio rischiare e ascoltare in prima persona. Non concordo invece sulle valutazioni relative alla discografia: gli anni ’80 ok, ma i primi ’90 fino a Mirror ball sono stati una degnissima reprise (eh eh eh…) dei fasti dei 70’s. La sequenza Freedom-Ragged glory (con Weld)-Harvest moon (con Unplugged)-Sleeps with angels-Mirror ball è tutta da avere, altro che ordinaria amministrazione o senza infamia e senza lode…

    • Ma no… livoroso nei confronti di uno che a casa mia occupa non so quanti centimetri di scaffale? Che da “Everybody Knows This Is Nowhere” (che per me è quasi da isola deserta) a “Live Rust” sbagliò un-album-uno? Che livore potrei avere rispetto a un anziano signore che non venti ma cinque anni fa si è prodotto in uno dei concerti più memorabili ai quali io abbia MAI assistito? E della stessa sequenza che citi ne considero ben tre su cinque capolavori senza “se” e senza “ma” (e oltretutto “Weld” è forse il suo live migliore). Però… insomma… dai… “God Save The Queen”…

  5. Anonimo

    Che Young abbia fatto anche dei dischi scadenti ci può stare come credo capiti per qualsiasi altro artista. Mi sembra tuttavia che i giudizi espressi siano un tantino forti ed in alcuni casi fuori luogo. Non dimentichiamoci che quest’uomo non si è mai fatto condizionare da alcuni e questo è tanto nel campo musicale odierno. Trans? Ma chi scrive sa almeno cosa c’è dietro questo disco? Sa dei drammi familiari che Neil ha vissuto nei tanto deprezzati anni 80? Facile criticare e basta. Qualsiasi cosa abbia voluto produrre, lo ha sempre fatto convinto di quello che faceva. E questo già basterebbe per avere di lui almeno un pò di rispetto, altro che rincoglionirsi o spararsi alla testa. Buona giornata.

  6. Giancarlo Turra

    Ok per i drammi, che sono noti. Ma se si parla di musica, la via del pessimo disco è spesso lastricata di ottime intenzioni. E, aggiungo, purtroppo e per chiunque. Precisando che se non ascolto almeno una canzone del canadese alla settimana, vado in crisi d’astinenza. E che lo vidi a Brescia, nel 2001, con l’apertura d’eccezione dei Black Crowes, e fu faccenda talmente coinvolgente che tuttora mette in riga il 90% dei live cui assisto.

  7. enrico

    non mi piace, disco inutile e sono d’accordo con la rece. le noise lo trovo invece un lavoro eccellente, una nuova prospettiva data al suo suono e una serie di canzoni memorabili con hitchiker (degna erede di last trip to tulsa), peaceful valley boulevard e rumblin a menare le danze. splendido anche il live a treasure pubblicato l’anno scorso. mi chiedo piuttosto se cilia ha riveduto alcuni giudizi sul young classico che lessi in una sua monografia del mucchio nel 1988. in particolare definivi tonight’s the night un disco di routine e on the beach una prova buona ma non straordinaria, io invece li reputo due capolavori assoluti.

    • Non ricordo l’articolo in questione, immagino fosse un “Bassifondi”. “Tonight’s The Night” oggi mi pare lavoro di seconda schiera nel contesto però di un decennio eccezionale: quindi un buon disco, in termini assoluti. “On The Beach” di quel decennio è uno degli apici.

      • Giancarlo Turra

        Era un “Bassifondi”, mucchio estate 1988.

      • stefano piredda

        Comunque il Maestro scrisse di Young pure su Velvet…

      • Ah… Davvero? Prima o poi devo recuperarla la collezione di “Velvet”, che giace negletta in una casa dove non abito più da buoni sette anni. Quando feci il trasloco non potei che lasciar dietro, per problemi di spazio, un due o tre migliaia di riviste.

      • Giancarlo Turra

        vero. nel 1991, uno dei primi numeri dell’anno, c’era una pagina su Young contrapposta a una su Graham Parker.

  8. Giancarlo Turra

    “On The Beach”, se a qualcuno frega qualcosa, è per me uno dei dischi di Young più sottovalutati. Ci senti dentro persino certe narcolessie chitarristiche che paiono preludere a Karate e Codeine, ovviamente con lo stile d’epoca. Pure Jonathan Wilson è uno che ci si deve esser liquefatto dentro, in quei solchi.
    “Tonight’s The Night”, pur con i suoi difetti, possiede un senso del disastro e del precario che me lo fa amare assai, al di là di qualche pezzo non proprio a fuoco. E’ un attraversamento di lande desolate, una notte dell’anima che aspetta l’alba. La quale arriverà, è il suo nome sarà “Zuma”.

  9. Anonimo

    Infatti. “On the beach” è stato per anni sottovalutato ma insieme a “Tonight’s The Night” e ” Time fades away”, oggi fa parte di un trittico imprescindibile.

  10. Raffaello Carusi

    Ma… “Greendale” non è piaciuto proprio a nessuno tanto da neanche menzionarlo?

    • A me non era piaciuto granché. Però nemmeno mi aveva irritato, come qualche altro disco di un artista che reputo comunque – e continuo a sottolinearlo a scanso di equivoci – un grandissimo.

  11. Raffaello Carusi

    “Greendale” ha avuto anche le versioni con dvd di un live acustico, un film e le sessions di registrazione, un trittico niente male.

  12. Romano

    Il mio disco preferito di Young è sempre stato “Everybody knows this is nowhere”.Cambio spesso opinione sui dischi dei miei musicisti che mi piacciono nelle mie periodiche revisioni ma nel suo caso sono 20 anni che è rimasto il mio preferito.Riguardo alcuni interventi precedenti non capisco perchè offendersi se si stroncano alcuni dischi del proprio beniamino.Non è credibile affermare che qualcuno possa aver fatto solo dischi validi e un pò d’ironia nelle stroncature è sempre bene accettata.Nel caso di Neil i dischi brutti sono veramente tanti.

  13. Ukkio Parale

    Sono contento finalmente di leggere un giornalista (e che giornalista!) a cui non sia piaciuto Le Noise, che a parer mio fu occasione sprecata (sulla carta mi piaceva l’idea di un disco dal sound free e solamente chitarroso come quello della colonna sonora di dead man) per colpa di canzoni sciatte e buttate li “tanto per” con pure qualche pretenziosità nei testi.

    Invece Trans giuro che non vi ho mai capito a tutti voi che lo criticate per la produzione, mi aspettavo chissà che mostro strano, ma alle mie orecchie suona normalissimo, e per niente cacofonico, l’uso dei synth, piuttosto è landing on water a far paura per davvero! c’ha una produzione che attualmente sembra la demo di una tastiera midi qualunque! Poi certo Trans non regge per intero, ma è l’unico che salverei di quella roba nosense che fece negli ’80 (escluso ovviamente freedom).

    Su questo Americana che dire se non un BOH, Oh Susanna che era l’anteprima pubblicata su internet era pure simpatica, ma tutto il disco fa sopraggiungere noia e imbarazzo (se non fosse per quei SUONI di chitarra).

    Ciao (e sappi che è merito tuo se amo molta della musica che amo, in particolare il versante afroamericano)

    Marco

    • Su “Le Noise” siamo totalmente d’accordo. Sul fatto che “Landing On Water” sia terribile, pure. Ci divide il giudizio su “Trans”, ma in tutta onestà devo riconoscere che forse sul mio grava l’assoluto odio che nutro per il vocoder.
      E per il resto grazie. Sul serio.

      • Giancarlo Turra

        Io “Dead Man” lo apprezzo molto. Anche per l’evidente influsso – voluto o meno, chissene – sugli Earth.

      • Dani

        Ma “This Note’s For You” cosa vi ha fatto? Non fosse che per “One Thing”…

  14. Nel coro generale di apprezzamenti che si sente in giro, un coraggioso giudizio critico che condivido. Non bastano i chitarroni a coprire le imbarazzanti Oh susanna e Clementine

    • Negli ultimi giorni ho constatato – una volta di più – come si possa scherzare quanto si vuole con i fanti ma, per quieto vivere, i santi sarebbe meglio lasciarli in pace. Non c’è niente da fare, i Neil, i Billy, i Bruce (eccetera) non puoi sfiorarli, se no è lesa maestà e non importa quanto faccia pena il disco in questione, il cultore ci troverà sempre qualcosa da salvare. E non vale nemmeno far notare che, lungi dall’avere dei pregiudizi negativi, al limite ne avresti di positivi, che è gente che hai sempre stimato e così via. Di Neil Young, per dire, ho quei venticinque-trenta album in casa.

  15. Romano

    Sostanzialmente hai espresso quello che ho detto nel precedente intervento o nel post su Dylan.Se si cerca di essere selettivi si viene linciati dal fan esagitato,se si critica una parte della produzione di x si viene tacciati di essere prevenuti verso x.Per fortuna c’è sempre qualche critico che non ha problemi a criticare.Non voglio neanche appoggiare l’essere ipercritici ( per es. non ho mai apprezzato particolarmente il libro sui Beatles di Mcdonald ) ma non posso non sorridere quando leggo certe riviste di musica che parlano bene di tutti i dischi che recensiscono.

  16. Rusty

    Posso definirmi fan critico del canadese e sono in larga parte d’accordo col giudizio di Eddy (io quell’articolo sul Mucchio del 1988 lo ricordo bene! Lo lessi a Bologna mentre facevo l’università…sigh! sob!). Così mi diverto a fare una classifica dei peggiori 5 dischi di Neil (i migliori più o meno si sanno, suvvia). Allora, al 5° posto il coriaceo Re-ac-tor, un nulla sferragliante. Al 4° posto Broken Arrow, che definire inascoltabile è fargli un complimento. Al 3° porto Fork in the Road, rock con la dentiera traballante, Bordone dixit. Al 2° posto Trans, geneticamente modificato. Al 1° Landing on water, what’s this shit?, avrebbe chiesto Greil Marcus.

    • Giancarlo Turra

      secondo me “Are you passionate?” è da mettere al posto di “Broken Arrow”, che non è così male; è un sacco arruffato, ma fa parte di Young. E l’album di rockabilly, eh, dove lo mettiamo ? :D

    • E “Everybody’s Rockin'”? Fuori categoria per manifesta inferiorità/superiorità? :-)

  17. Rusty

    B.A. fa parte di Young? Ma è questo il problema, caro Giancarlo: quando Neil Young vuole fare il Neil Young. Quando si piace troppo e sforna dei fraseggi estenuanti e senza capo nè coda, finendo per essere caricatura di sè stesso. Io quando ascolto Cinnamon Girl o la misconosciuta Love In Mind (da Time Fades Away) raggiungo il settimo cielo. QUELLO è Neil Young, puro e lacerante come solo lui sa essere. Ripeto: solo lui.
    A proposito, Eddy non lo cita, ma il Live At Massey Hall del 2007 e me-mo-ra-bi-le.
    Infine: Everybody’s Rockin, non foss’altro che per la cover, lo salvo.

    • Giancarlo Turra

      ecco, “Time Fades Away” a me piace parecchio, e lo tirano fuori sempre in pochi (kudos). Condivido in parte il punto di vista su BA: è in effetti un Young elettrico “by numbers”, ma non mi sembra da top 5 delle oscenità del canadese. De gustibus anche nel brutto, e va bene così… :D

  18. mimmo monopoli

    la tua opinione su Psychedelic Pill?

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