Christian Bland & The Revelators – Pig Boat Blues (Reverberation Appreciation Society)

Il mio gruppo preferito degli ultimi sei-sette anni? Di getto, senza pensarci su, direi certamente i Black Angels, forse anche i soli non italiani che nello stesso arco temporale mi sia capitato di vedere dal vivo due volte. Perdipiù in trasferta ed è cosa che succede sempre più di rado. Dopo averci pensato su, la risposta probabilmente non cambierebbe: Black Angels. Per la capacità del combo di Austin di fare rivivere contemporaneamente i concittadini 13th Floor Elevators e quei Velvet Underground da un cui brano – via Munch – hanno preso il nome. Impatto di una potenza paragonabile ai Sonic Youth, propensione a dilatazioni di stampo Grateful Dead (meno il substrato roots), un antecedente certo in materia di psichedelia rispettata nello spirito prima che nella lettera negli Spacemen 3, rispetto a questi, quelli e quegli altri ancora i Texani vantano in più una sensibilità pop che li ha portati ai confini di un (per carità: piccolo) successo mainstream: nel 2010 l’ancora senza un successore “Phosphene Dream” era cinquantaduesimo nella classifica di “Billboard”, il singolo Telephone colonna sonora della pubblicità di un’automobile e sono quei piccoli colpi di fortuna che economicamente ti cambiano la vita. Sempre nel 2010 il chitarrista Christian Bland dava alle stampe un suo “The Lost Album” che io coerentemente, be’, mi perdevo. Non fosse stato per la segnalazione di un lettore (ne ho di davvero attenti e ne sono davvero contento), mi sarei perso pure “Pig Boat Blues”.

Cose che possono capitare con artisti che pubblicano solo in mp3 e in vinile, in tirature limitate, su etichette fantomatiche e clandestine, e poco da stupirsi allora che sfuggano ai radar non soltanto della stampa specializzata ma persino del Web. Per Bland i Revelators sono chiaramente un dopolavoro, sebbene oggi sicuramente meno “dopo” che all’altezza di un predecessore (l’ho recuperato, ho studiato) con qualità tecnica da demo e una scrittura nettamente meno estrosa e variegata della media della casa madre. Per il… blues della porcilaia galleggiante?… l’impegno è lievitato, i suoni sono stati curati di più (basta che non vi aspettiate gli Steely Dan), le canzoni (in quarantasei minuti ne sfilano sedici) evidenziano pur’esse verve e attenzione al dettaglio in vistosa crescita. Vi dico quelle che mi sono piaciute particolarmente: la mesmerica cantilena con finalino hard blues Say Hello, una Shadow Child all’incrocio fra Bob Dylan e il primo Julian Cope, gli Elevators che si danno al surf di CIA, lo stridulo raga (in singolare contrasto con il titolo) Beatles. E, più di tutte queste, una Shark Attack sognante e decisamente floydiana nei primi tre e mezzo dei suoi oltre sette minuti.

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3 commenti

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3 risposte a “Christian Bland & The Revelators – Pig Boat Blues (Reverberation Appreciation Society)

  1. Antonio

    Antonio,
    Ciao Eddy, ennesimo grazie per l’ennesima dritta su un gruppo stupendo ma che essendo poco conosciuto e altrettanto poco pubblicizzato magari per un non addetto ai lavori come me sarebbe passato inosservato e non avrei potuto quindi gioire di tale musica. Insieme agli Spiritualized sono un’accoppiata di musica Psichedelica senza eguali.
    un caro saluto Antonio.

  2. Shitbeard

    oh devo dire…dei Black Angels ho amato i loro primi due, soprattutto il secondo, oscuro “Directions To See a Ghost”, che rimane uno dei miei dischetti preferiti della scorsa decade, a conti fatti…ma poi sono iniziate le delusioni, parzialmente con “Phosphene Dream”, e totalmente con l’ultimo “Indigo Meadow”, una delusione cocente, modestamente. Comunque, mi ha incuriosito questo side-project. Quasi quasi gli do un ascolto.

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