Fay Hallam & The Bongolian – Lost In Sound (Blow Up)

Se Brian Auger e Julie Driscoll fossero stati una persona sola si sarebbero chiamati Fay Hallam: la maestrìa del primo (d’accordo, non a quei livelli di virtuosismo e però la signora sa suonare eccome) esercitata su un vasto campionario di tastiere (dall’Hammond al Fender Rhodes, al Wurlitzer), la voce duttile ed emozionante della seconda. Influenze del resto mai nascoste e anzi rivendicate apertamente nella penultima avventura di un’icona mod transitata, nell’arco di un quarto di secolo, per le fila di Makin’ Time, Prime Movers, Phaze: avrebbe potuto essere più esplicita al riguardo che chiamando il suo gruppo Fay Hallam Trinity? Due gli album a oggi del trio completato da Sean Kelly e Russ Baxter e, giusto per continuare a essere espliciti, l’ultimo, del 2009, si intitola “1975”. In questo nuovo capitolo di una carriera tutta sottotraccia rispetto al mainstream Fay trova invece un’anima gemella in The Bongolian, al secolo Nasser Bouzida. Lo avete presente? Ne scrivevo nei primi giorni di vita di questo blog magnificando “Bongos For Beatniks”, uno dei miei dischi preferiti del 2011, gemma policroma di – per sintetizzare al massimo – psychedelic boogaloo. È stato naturalmente con una certa eccitazione che ho morso il primo frutto del promettente sodalizio. Mmmmhh… buono.

A scorrere i crediti si direbbe che lei sia stata la mente (firma da sola tutti e dieci i brani) e lui – padrone di casa Blow Up, produttore provetto, multistrumentista pirotecnico – il braccio. L’ascolto offre ripetute conferme, al punto che la doppia attribuzione del lavoro pare nel complesso una forzatura. Tant’è. Album certo non memorabile quanto quello di cui dicevo poche righe fa e nondimeno invero gradevole, dal primo all’ultimo solco (che in inglese si dice groove e di senso del groove qui ce n’è in abbondanza, avrete inteso): da una Freefall in cui i Trinity un po’ si travestono da Stereolab e viceversa a una I Don’t Need To Know You Love Me di travolgente esuberanza. Passando per una Dancing che l’avessero fatta anni fa i Charlatans sarebbe andata in classifica e per le liturgie acide con chiusa gospel di Gathering, nonché per gitarelle in Brasile chiamate I Can’t Cry e Shallow Moon. Curioso che l’apice del lavoro sia però individuabile nell’episodio – Lights Are Coming Down – in cui il ballo è accantonato a favore di un ascolto attento e stupefatto: dolcissimo sogno lisergico ricamato d’archi dai toni più accesi solo nel finale.

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3 commenti

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3 risposte a “Fay Hallam & The Bongolian – Lost In Sound (Blow Up)

  1. Fabio T.

    Da fan n°1 di Fay Hallam e co-organizzatore dei suoi due ultimi tour italiani mi compiaccio dell’apprezzamento per “Lost In Sound” e sentitamente ringrazio per la nostra amica, cui farò immediato invio della review.
    Fabio T.

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