101 canzoni per le quali vale la pena vivere (92)

Rain Parade – This Can’t Be Today (da “Emergency Third Rail Power Trip”, Enigma, 1983)

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26 commenti

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26 risposte a “101 canzoni per le quali vale la pena vivere (92)

  1. Visionary

    Altro pezzo della madonna, Maestro…..
    Volevo solo far notare che, esaminando i primi 10 brani selezionati, ben 7 appartengono ai miei amatissimi anni ’80. E altri 2 son lì vicino. Auspico che tutto ciò sia qualcosa in più che una semplice coincidenza……..

    • Non è una coincidenza, ovviamente: siamo diventati “grandi” negli anni ’80, no? Proseguendo troverai però molti più titoli degli anni ’60 e ’70. Dei ’90 pochissimo-issimo. Dei 2000 direi nulla.

      • Visionary

        :-) :-) :-) :-) :-) :-)
        E’ consentito in questo blog lasciarsi andare ad esternazioni dal contenuto esplicitamente affettivo, od un semplice “grazie di esistere” può essere sufficiente?!

      • Be’, direi che “grazie di esistere” può bastare. ;-)

  2. stefano piredda

    “Dei 2000 direi nulla” è una roba tristissima da dire, ma mi trova abbastanza d’accordo.
    Solo… dimmi che non è perché stiamo invecchiando, Maestro.
    Dimmi che non è per questo.

    (un giorno sarebbe carino leggere di quali musiche degli anni 2000 non faresti a meno…)

    • È una classifica di “mie” canzoni, oltre che di canzoni comunque belle e importanti, e dunque il fatto che in un momento o nell’altro della mia vita abbiano assunto significati particolari, o semplicemente siano state suonate sino alla consunzione, conta assai. E siccome le canzoni che ti cambiano l’esistenza le ascolti giocoforza fra i quindici-sedici e i trent’anni o poco su di lì è logico, per via della mia biografia, che ce ne sia un buon numero degli ’80. Insieme a tante dei ’60 o dei ’70, uscite quando ancora della musica mi importava meno che nulla e dunque recuperate in seguito (i Beatles li ho ascoltati molto dopo lo scioglimento, Morrison, Hendrix o Janis molto dopo che erano morti; eccetera).
      “Dei 2000 direi nulla” per due ragioni, entrambe oggettive: una è che se domani, per assurdo, uscisse la nuova… che ne so?… “London Calling” per me non potrebbe comunque valere emozionalmente la prima “London Calling”; la seconda è che “London Calling” e tutte le altre grandi canzoni dei primi tre, al limite quattro decenni di storia del rock sono già state scritte, sfortunatamente per chi arriva adesso. A me pare OGGETTIVO che dopo il 1991 non sia accaduto nulla di davvero interessante e fondamentale nel rock. Il che non vuol dire che non escano ancora grandi album o che non si scrivano ancora grandi canzoni. Ogni mese, per non dire ogni settimana, mi imbatto in dischi nuovi di pacca e magari prodotti da under 30 che sono molto contento che esistano, ma ovunque io guardi non posso che constatare che non è il mio sguardo a essere rivolto costantemente all’indietro, bensì praticamente tutta la popular music odierna, che vive solo di riciclo. Magari creativo, ma pur sempre riciclo. E, per dirla con Bowie, that is a fact.
      Ma d’altronde: nel jazz è forse successo qualcosa di rilevante dopo “On The Corner”? Che per tanti manco è jazz.

      • Visionary

        Sottoscrivo praticamente ogni parola.
        Peccato soltanto che, così come nel libro sui 1000 dischi, non verranno, temo, molto considerati due dei miei gruppi preferiti dei ’90, quei Rocket From The Crypt e quei Blue Aeroplanes che la loro porca figura, in my humble opinion, la potevano benissimo fare. Ma nella vita bisogna anche sapersi accontentare, no?

      • giuliano

        Sintesi indiscutibile. Possiamo dire che l’ultimo disco che ha creato scene e mondi nuovi (più o meno nuovi) è stato nevermind? Il che non mi rallegra più di tanto perché non sono mai stato un grande fan dei nirvana, anzi…
        I grandi dischi che sono venuti dopo mi paiono appartenere a un’altra era: sono stati isole lussureggianti, non nuovi mondi. E non hanno lasciato eredi. Perché il ritorno al mondo nuovo, per dirla con huxley, è per l’appunto un ritorno e lascia un po’ di amaro in bocca. Ognuno ci va per conto suo perché la strada è già stata aperta e non c’è bisogno di spedizioni.

        Gli anni 2000: una canzone ce l’ho, di cui non potrei fare a meno. E’ “In limbo”, da Kid A. Qualcos’altro troverò, pensandoci a fondo. Ma è un dato che più si procede verso i giorni nostri, più le chances diminuiscono.
        “Il rock è una cosa umana, e come tutte le cose umane ha avuto un inizio e avrà una sua fine”.
        O no? Insomma maestro, tu hai un’idea su dove stia andando quella cosa che continuiamo a ostinarci a chiamare musica rock?

      • Secondo me più che un ultimo album c’è stato un ultimo anno che “ha creato scene e mondi” ed è stato il 1991: che fu l’anno non solo di “Nevermind” ma anche di “”Blue Lines”, “Screamadelica”, “Loveless”, “Blood Sugar Sex Magik”. Che erano tutti dischi (ecco: “Nevermind” un po’ meno degli altri) che guardavano al passato provando ancora a immaginare un futuro che del passato non fosse unicamente una pur brillante rivisitazione o un ben studiato riassemblaggio. Pur restando sempre più ecumenico, il rock ha seguito all’incirca il percorso del jazz. È andata così e non poteva che andare così. Che poi con ogni probabilità fra trenta o quarant’anni usciranno ancora dei bei dischi di rock è un altro discorso.

  3. posilliposonica

    Credo (e mi auguro) che un altro paio di Paisley Underground songs
    appariranno in classifica.

  4. stefano piredda

    Tipo, che so? CHEAP WINE dei Green on Red?

    • Visionary

      Ti piace vincere facile eh? ;-)
      E perché no, invece, una “And Then The Rain” dei True West?
      Il mio sogno “bagnato” invece, Paisley Underground a parte, e trovare, dopo Willie Nile, un altro beautiful loser ad esso contemporaneo, ma britannico: Mr. Lee Fardon. Ma temo che…….

  5. Rusty

    A proposito di Cheap Wine: nell’ambito di Strade Blu, Steve Wynn, Chris Cacavas e Dan Stuart sono di casa in Romagna. L’anno scorso ho visto Danny suonare nel giardino di una scuola di Alfonsine, vicino Ravenna. Pubblico di un 100-150 persone. Lui è un commovente loser, cavatappi al collo, sguardo da pazzo, andatura claudicante. Quando ha attaccato Cheap Wine la gente ha mormorato di stupore e alla fine si è spellata le mani di applausi. Non so se Eddy la citerà, ma è davvero una grande canzone.
    Ah, e quei tre sono anche delle belle persone, che non guasta.

    • A loro tempo i Green On Red li vidi dal vivo tre volte, due a Torino e una a Roma. Un giorno o l’altro racconterò del mio primo incontro con Dan Stuart. Ma solo quando sarò assolutamente certo che i reati commessi siano caduti in prescrizione. ;-) A proposito di gentiluomini veri… Jack Waterson (il bassista) si dimostrò persona che dire squisita è poco.

  6. francescociuffi@libero.it

    Grande pezzo, e purtroppo devo sottoscrivere quel che dice il VM, il massimo assorbimento musicale/emotivo c’è l’hai tra i 15 e i 30, dopo si scollina in un’altra fase. Molti si agrappano alle vecchie certezze, e quindi si fossilizzano li, altri continuano a percorrere vie di ricerca, continuano a comprare e ascoltare dischi ma oggettivamente, vuoi per le condizioni esterne, vuoi per la vita che ti cambia, sei meno facilmente coinvolgibile. Hai una base solida sulla quale costruire, ma questa è anche un po’ una zavorrra anche se, nel caso della musica, effettivamente di roba post 1990 per la quale valga la pena di strapparsi i capelli ora me ne sovviene poca. Ma forse un ventenne butterebbe li una bella lista di nomi che a molti da queste parti dicono ben poco. Un appunto ulteriore e d una domanda al VM: Se london calling è london calling perchè è stato il primo london calling, come si fa a vantarne la meraviglia un po’ più oggettivamemnte? In sostanza si vuol dire che se non eri li al momento non ne puoi cogliere la vera grandezza? Forse ho capito male io VM o è tutta una questione di mera synchronicity?
    PS mia moglie ringrazia per i complimenti

    • Il ventenne sufficientemente navigato è perfettamente in grado di cogliere l’immensità dello iato fra quanto accade e quanto già è accaduto. E pagherebbe per cambiare epoca e viversi in diretta i Clash invece che – con tutto il rispetto – gli Strokes. Ciò detto: negargli la possibilità di godersi comunque a fondo un “London Calling” equivarrebbe – per dire – a negare al sottoscritto la possibilità di recepire appieno… che so?… un “Forever Changes”. Poi va da sé che essersele vissute le cose dà loro un gusto particolare.

  7. Ghost WRTR

    Anche io sono un teenager degli anni 80, dai 13 ai 19 tra l’81 e l’87. E lì, “dentro” quel tempo, ho costruito molto della mia identità, non solo musicale (pensate ai libri che vi arrivavano come locomotive sulle gengive). Forse ci meravigliamo di quello che è semplicemente, e meravigliosamente, un processo naturale, oggi come sempre. C’è un tempo, nella vita di tutti, in cui si è spugna. Rimpiango il modo in cui mi innamoravo, non tanto l’oggetto dell’amore. Va da sé che quell’oggetto si tende a mitizzarlo, perché lo si è utilizzato per costruire la cosa più importante che abbiamo: noi stessi. I Blur, ad esempio, mi piacevano, ma non “aggiungevano” nulla (facciamo molto, va’) alla mia vita; al limite la rendevano più piacevole. Merito non da poco ma la mia struttura era ormai bella che formata. Capisco, d’altra parte, un teenager degli anni 90; per lui/lei i Blur probabilmente hanno rappresentato qualcosa in più: i mattoni di un’identità (struttura) nel mio caso, come in quello di molti di voi, già esistente. La coperta comunque è corta: una identità forte è gratificante ma può essere una prigione; una identità più flessibile (e capace di reinventarsi continuamente, costruendosi e modellandosi col nuovo) rischia di “ballare” un po’ troppo al vento dell’hic et nunc. Con evidenti conseguenze in termini di percezione del sé e di credibilità. Meglio essere api o farfalle?

    • Danzare come farfalle, pungere come api, ci insegnò Muhammad Alì. Non è facile, ma per restare vivi ci si prova.

      • Francesco

        Buona questa, buona. Per rispondere anche a Rusty, io i GOR li vidi a Pisa, concerto devastante, come pure i Dream Synadicate a firenze. Steve wynn l’ho incontrato poi unìaltro paio di volte e ci siamo sempre fatti una birrettta e due chiacchere, gran persona, sicuramente loquace!

  8. Romano

    Credo anche io che dopo il ’91 non ci siano stati momenti fondamentali e considerate che in quell’anno compii 20 anni quindi in teoria la musica di quel decennio appena iniziato sarebbe dovuta essere la “mia” musica.Se si è obiettivi non ci vuole molto a vincere la nostalgia e a giudicare la musica premiando la qualità e non i ricordi legati ad essa.Comunque credo che il problema degli ultimi 20 anni non sia la mancanza di innovazione(quando mai il rock è stato innovativo?)ma la mancanza di belle canzoni che si possano riascoltare dopo anni.Oggi manca la melodia:rumore e elettronica non possono compensare la mancanza di melodia .Comunque dei 2000 metterei un brano di Daniel Johnston (Fish o Love not dead) e qualcosa dei Franz ferdinand.L’ultimo grande disco jazz credo sia stato Skies of america di Ornette Coleman ammesso che sia jazz.

    • Io la vedo rovesciata: le belle canzoni non mancano (che poi non possano più cambiarmi la vita è una questione mia); la voglia di immaginarsi qualcosa che non sia ancora stato immaginato, sì. Nessuno prova a osare l’impossibile e già il solo tentativo sarebbe tanto.

  9. Romano

    Sostanzialmente il jazz e il rock hanno seguito lo stesso percorso:sono rimasti creativi il primo dagli anni ’20 ai ’60, il secondo dai ’50 agli ’80.Il jazz ha avuto forse un ciclo più lungo ma il rock ha avuto nei suoi periodi d’oro (seconda metà dei ’60 e fine ’70)un alto numero di personalità che forse il jazz non ha avuto.Inevitabilmente ogni genere musicale ha un inizio,un picco e un declino.Anche la musica classica nel dopoguerra,per stessa ammissione dei critici,ha avuto pochissime opere di primo piano e sono sempre più i direttori d’orchestra,i pianisti,i compositori o i musicofili che preferiscono dichiaratamente la parte migliore della musica popolare.

    • Lifeisgood

      Non c’entra un cxxxo , lo so, ma grazie per quel libro sul soul del quale nemmeno ricordo il titolo e che sta allietando le mie ore notturne . Purtroppo nemmeno il basket NBA sta producendo nulla di nuovo dai primi anni ’90 , deve trattarsi di una malattia endemica.

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