Chi sono

 

201403

Ho cominciato ventunenne a occuparmi professionalmente di musica. Dal febbraio 1983 al settembre 1988 ho scritto per il mensile “Il Mucchio Selvaggio”, abbandonato per fondare, con altri, “Velvet”, di cui sono stato redattore dall’ottobre del 1988 alla chiusura, nel giugno 1992.

Negli anni ’90 ho collaborato ai mensili “Dance Music Magazine”, “Dynamo!”, “Rumore” e “Tank Girl” e ai bimestrali  “Satisfaction”, “Extreme Pulp”, “Trance” e “Bassa Fedeltà”. In tempi molto più recenti miei scritti sono apparsi sul trimestrale “Mondomix”.

Per Arcana ho curato tre volumi della collana “Manuali Rock”, dedicati a Eric Clapton, R.E.M. e Velvet Underground. Per Giunti ho pubblicato tre libri nella collana “Compact Rock” su Cure, R.E.M. e Bruce Springsteen, un saggio sul grunge e uno su soul e rhythm’n’blues nella serie “Atlanti Universali”, la biografia degli Smashing Pumpkins Il mondo è un vampiro e (in collaborazione con Stefano I. Bianchi) Post Rock e oltre. Sempre per Giunti ho cofirmato con Federico Guglielmi nel 2002 Rock – I 500 dischi fondamentali e nel 2012 Rock – 1000 dischi fondamentali e contribuito al secondo e terzo volume della Enciclopedia Rock e a 1969: da Abbey Road a Woodstock. Per Tuttle ho dato alle stampe nel 2007 Scritti nell’anima, antologia di articoli sui protagonisti della storia del soul, del blues e del jazz.

Dal 1996 al 1998 sono stato fra le voci della torinese Radio Flash, dal ’99 al 2004 direttore responsabile del sito dinamotorino.it, dal 2006 al 2011 consulente di Radio 3 Rai.

Rientrato nel novembre 1999 all’allora settimanale “Il Mucchio”, di cui ho continuato a essere uno dei consulenti alla redazione anche dopo il ritorno alla periodicità mensile, l’ho lasciato definitivamente nel dicembre 2012. Contestualmente ho dato le dimissioni anche dal semestrale (in origine trimestrale) “Extra”, di cui ero redattore sin dal primo numero, datato primavera 2001.

Attualmente collaboro ai mensili “Audio Review” e “Blow Up” e sto lavorando a un progetto di una o più collane di libri in formato elettronico.

192 risposte a “Chi sono

  1. Anonimo

    sei proprio venuto bene in questa foto.

    • Ho qualche sospetto su chi potresti essere, caro il mio anonimo. E sì, lo so di non essere fotogenico come te, anche se in questo scatto del grande Andrea Pavan la mia porca figura la faccio.

      • Giancarlo Turra

        sei sempre un bell’uomo, come Jah Wobble ;D

      • Claudio

        Grande Eddy, i tuoi consigli sul Mucchio mi hanno aiutato a crescere e ad accrescere le mie influenze musicali, grazie in generale e
        grazie per aver creato questo blog, in questo modo mi obblighi a dare sempre una ripassata…..
        mi farebbe molto piacere inviarti per email o per posta l’album di prossima uscita del progetto musicale mio attuale, il titolo dell’album è EVERY FOREST HAS ITS SHADOW le cui influenze principali sono Andy Partridge, Syd Barrett, John Lennon, Nick Drake,Tim Buckley, early R.E.M. e Gram Parsons…….genere?mmh direi più o meno psychedelic folk rock….
        a presto e buon lavoro,
        Claudio

      • Rispondo a te sperando così di rispondere ad altre richieste analoghe… Chi mi vuole fare avere dischi mi contatti privatamente su Facebook, oppure mi scriva a questo indirizzo di posta elettronica: e.ciliachiocciolainwind.it.

  2. Dino Fusco

    Benvenuto eddy con questo blog hai colmato un vuoto… Ti seguo dall’86 e sono felice Che tu abbia aperto uno spazio tutto tuo per parlare liberamente Della nostra musica (e altro perche’ x me Ma credo che questo possa valere anche x altri ke girano da queste parti…la nostra musica e’ anche un modo di rapportarsi con il mondo) ancora complimenti per tutto e specialmente per una capacita’ di scrittura che parafrasando cio’ che si diceva una Volta del grande bologna oggi la si vede solo in paradiso…prima di chiudere una tua citazione che chiudeva la recensione di un grande album Che a distanza di tanti anni ricordo ancora a memoria “un disco Che mi ha confuso e commosso e Che meriterebbe qualcosa di piu’ di una povera recensione Ma si sa a volte si ha pudore dei propri sentimenti” Magari tu non la ricorderai (o no ?) ma a me questa frase con cui chiudevi il pezzo su talking to the taxman about the poetry e’ rimasta dentro e mi ha fatto capire che tu eri e sei uno Che vola alto….
    Ciao e grazie ancora per tutto quello Che hai scritto

    • Sì, me la ricordo quella recensione. A memoria, direi che è una delle non tantissime cose che salvo dei miei primi anni da kritiko. Nei quali comunque qualcosa di buono devo averlo anche combinato se, dopo tutto questo tempo, qualcuno se li ricorda ancora con tanto affetto. Grazie per avermi scritto.

  3. Anonimo

    Ciao, compro il Mucchio da ’79 ti ho praticamente visto nascere come giornalista musicale. Conosco ormai perfettamente i tuoi gusti e il tuo stile tanto che non ho nemmeno bisogno di leggere la firma in calce ai tuoi pezzi per sapere che sei tu ad averli scritti. Tra gli altri ho apprezzato tantissimo l’antologia Scritti nell’anima, un vero gioiello. Una cosa se permetti te la chiedo: che ci avevi visto negli Smashing Pumpikins tanto da dedicargli un libro intero?
    Ciao e grazie per tutto il resto!
    Roby

    • La biografia degli Smashing Pumpkins fu un lavoro su commissione, purtroppo un po’ azzoppato dalla quasi concomitante uscita di un altro libro sul medesimo argomento che mi indusse a optare per una struttura che, con il senno di poi, si è rivelata un errore, una debolezza grave. Comunque i primi Smashing Pumpkins mi piacevano (e mi piacciono tuttora) parecchio, non fu una fatica né un compromesso scriverne.

  4. Chas

    “Se questo taglia come un coltello, il mio cazzo è un autotreno”

    Che bei ricordi…

    • Non era esattamente questa la citazione e non è precisamente la cosa più intelligente, rilevante e memorabile che io abbia scritto in vita mia, ma tant’è… Chi è causa del suo mal pianga se stesso, giusto? Benvenuto sul blog.

    • Robymrt

      Comprai contemporaneamente il primo Lloyd Cole & the Commotions e Reckless di Bryan Adams da Cosimo Amendolia quando aveva il negozio in via XX Settembre: ascoltai 2 volte di fila Reckless (poi lo vendetti) e all’infinito Rattlesnakes.
      Bei ricordi davvero.

      • Lieto di averti fatto comprare (se sono stato io) “Rattlesnakes”. Sembrò subito un classico e lo è rimasto. Conoscendolo bene, non penso viceversa che l’ottimo Cosimo possa averti consigliato Bryan Adams. Ehm… frequentavi cattive compagnie?

  5. amedeo confessore

    seguo la tua firma da moltissimi anni, ammetto di aver acquistato molti dei dischi che hai segnalato negli anni 80, mi piaceva molto l’approccio passionale e viscerale che muoveva la tua penna.
    ho continuato a seguire quello che scrivevi anche dopo, – scritti nell’anima – su blow up è sempre stata una rubrica che ho seguito con passione.
    quindi sono felice che ci sia uno spazio dove poterti leggere.
    in bocca al lupo.

    • Spero di averti consigliato molto spesso – se non sempre – bene. Poi i gusti e le prospettive con il tempo cambiano e sicuramente di molti di quei dischi oggi scriverei diversamente. Qualcuno sarà invecchiato male, altri – con il senno di poi – sembreranno sopravvalutati.

  6. Fabrizio Longobardi

    Te ne devo tante di segnalazioni. Una che ricordo particolarmente è quella di “Undone” dei Lucy Show.
    Per i tempi recenti, abbiamo condiviso la crescente passione per quel gioiello che è Gentle Spirit di Jonathan Wilson.

  7. Robymrt

    Sarei curioso di leggere la recensione del disco dei Kool and Together perchè sull’ultimo Mucchio, per un errore, è stata pubblicata 2 volte quella dei singoli di James Brown.
    Ciao, Roby.

  8. Dottor N.

    Carissimo maestro,
    è da non molto tempo che seguo le sue gesta; ho imparato a conoscere la sua penna girando tra i vari mucchi extra (quando le mie sterili finanze vengono rimpinguate cerco sempre di raccattare qualche vecchio numero, è la vita dei studenti!).
    Aldilà della condivisione di gusti e preferenze, confesso di apprezzare spesso il suo stile letterario e atipico, la capacità di raccontare con stile empatico le vicende degli artisti trattati.
    Ammetto di cogliere di tanto in tanto qualche ridondanza tra le righe (stavo lambendo la stucchevolezza.. bisognava inserire una bozza di critica), ma in compenso quando leggo il suo nome in calce, ho sempre la certezza di non sapere mai cosa aspettarmi, un gusto per la sorpresa che dona alla mia lettura un piacere davvero peculiare; in genere molto raro in riviste o giornali.
    Sono felice di poterla trovare su uno spazio tutto suo, la seguirò con viva partecipazione.
    Chiudo facendo i complimenti per le monografie (tra le tante) sui due Buckley e i Can, e un augurio per il prosieguo dell’avventura Mucchio

    Nicholas

    • Fa ovviamente sempre piacere incontrare chi ti segue da anni – e nel mio caso possono essere parecchi anni – e magari si ricorda di articoli di cui tu ti eri dimenticato, e ti racconta di come la sua collezione di dischi (e a volte non solo quella) sia stata plasmata dai tuoi scritti. Fa un piacere immenso. Ma ancora di più ne fa imbattersi in chi è tanto ma tanto più giovane. Aiuta e essere ottimisti sul futuro, conferma nella convinzione che non sia vero che un certo tipo di pubblico e cultura in Italia stiano andando a estinguersi. Il ricambio c’è eccome, peccato che le riviste (per limiti loro più che non delle nuove generazioni) stentino a catturarlo. Grazie per avermi scritto.

  9. posilliposonica

    Ciao Eddy e’ un piacere “incontrarti” dopo anni ed anni di letture dei tuoi articoli,recensioni e libri.Le prime righe scritte da te le lessi nel Novembre del 1984 (Mucchio Selvaggio di Ottobre recensione dell’album Cover di T. Verlaine), le ultime (righe) le ho lette lo scorso week-end ,erano relative ad un articolo sui Beatles uscito su Extra qualche anno fa.

    Non so chi e’ il miglior giornalista musicale della nostra generazione, so chi e’ il mio preferito…
    Ad maiora !

    • Benvenuto su Venerato Maestro Oppure. Spero di continuare a meritarmeli anche qui stima e affetto. Per intanto: complimentoni per come hai scelto di battezzare il tuo indirizzo di posta elettronica. ;-)

  10. Domenico

    Seguo i tuoi consigli musicali dal 1983 e ho la tua stessa età. Nei primi anni ci mettevi tanta passione ma sparavi anche qualche cazzata. Dalla fine degli Ottanta già eri la firma più credibile del panorama italiano come lo sei ancora adesso. Questo perché tu ami veramente la musica di cui parli e se esprimi un giudizio sono sicuro che il disco lo hai ascoltato sul serio, non come tanti cialtroni che scrivono solo per guardarsi l’ombelico. Tralasciando di citare i tanti musicisti che mi hai fatto conoscere e amare mi preme ricordarti quel famoso ed illuminante articolo che scrivesti su Velvet a proposito della “famosa enciclopedia” di Scaruffi. La tua stroncatura di quel pessimo lavoro e il giudizio sulla dubbia professionalità del suo autore sono cose che ancora ricordo con immenso piacere. L’unica cosa che non capisco è come sia possibile che quotidiani come La Repubblica, il Corriere della sera o la Stampa di Torino (la tua città) non ti abbiano ancora chiamato. Purtroppo più passano gli anni e più mi convinco che in Italia la meritocrazia non serva a un cazzo. Ti faccio gli auguri per il blog e ti saluto con affetto.

    • I quotidiani non chiamano (più facile che ti cerchi la RAI: e difatti…), ti devi proporre tu e, conoscendo le meccaniche che regolano determinati ambiti, non l’ho mai fatto. E poi, sebbene negli ultimi anni qualcosa sia cambiato (a mio giudizio, ad esempio, Ernesto Assante a “Repubblica” fa un ottimo lavoro), è un fatto che nelle pagine della cultura quasi ovunque la popular music viene tuttora considerata un’intrusa. Quasi immancabilmente affidata a gente di nessuna competenza e lo si nota. Capita raramente, per dire, di imbattersi in strafalcioni clamorosi quando si legge di cinema o di teatro o di letteratura, mentre con il rock la castroneria è sempre in agguato.
      Riguardo ai miei primi anni: ti do ragione. Al 100%.

  11. Bravo Eddy. Da un sacco di tempo leggo quello che scrivi e i tuoi articoli “estesi” mi fanno sempre voglia di ascoltare musica.

    • E’ sempre il piacere più grande, quando leggi di musica, che quello che stai leggendo ti faccia venire voglia di ascoltare o riascoltare qualcosa. A me succede quasi invariabilmente con Simon Reynolds e con il pure un po’ didascalico Richie Unterberger. E in Italia con Bertoncelli, ça va sans dire.

  12. guardo che fine hanno fatto i gurubanana e con immensa sorpresa trovo tuo blog!!grande!!

  13. Moseley

    Ciao Eddy,
    anch’io ti seguo da molti anni e sono decisamente entusiasta di questa tua iniziativa. A metà ’90 e primi ’00 avevo molto più tempo (sono un “ragazzo” del ’76) per ascoltare musica e leggevo, o meglio divoravo, molte riviste di musica. Come tutti a quei tempi, imparavo a fidarmi di un recensore e a diffidare di un altro, lettura dopo lettura, acquisto dopo acquisto. E’ da quei tempi che sei diventato un riferimento assoluto per me. Perchè? Semplicemente perchè quello che piace a te piace anche me. Ovviamente con qualche normale eccezione, ma raramente ho “toppato” seguendo un tuo consiglio. In particolare la musica Soul e la scoperta continua di chicche a me sconosciute mi fa ancora emozionare (alle volte davvero con i brividi lungo la schiena). Se posso, da super affezionato lettore , vorrei invitarti sempre più a spolverare il passato e a farci conoscere nomi più o meno ovvi. Bhè, volevo solo dirti grazie e continua così.
    Un abbraccio.
    P.S. Ma non doveva uscire un libro con i 1000 album essenziali targato Mucchio? Hai altre iniziative editoriali in ballo?

    • “Rock – 1000 dischi fondamentali”, un volumone di oltre 460 pagine che ho concepito e scritto principalmente con Federico Guglielmi ma con apporti rilevanti anche da parte di Carlo Bordone e di Giancarlo Turra, vedrà la luce per Giunti nella seconda metà di aprile. Di altre iniziative editoriali se ne parlerà, auspicabilmente, verso fine anno.
      “Venerato Maestro Oppure” è nato da poco e sto ancora calibrandolo. Nella mia testa c’è sempre stata l’idea di tenerlo in bilico fra attualità e passato. Sia segnalando un tot di ristampe che riprendendo materiali dai miei archivi o producendone ex novo, nel filone “culti” e dintorni. Resta sintonizzato.

  14. giuliano

    10 e lode a te per aver pensato a un blog. Non mi pare che siano in molti tra i tuoi colleghi ad averlo fatto: peccato, credo sia uno strumento indispensabile -ormai vecchio se si pensa alla velocità con cui tutto cambia sui social, ma ancora il migliore quando si tratta di buttar giù qualcosa di minimamente approfondito, che assomigli a un articolo. Leggere un tuo articolo, aprire un’altra finestra per ascoltare su youtube proprio il pezzo di cui si sta parlando, aprirne un’altra ancora per vedere la scheda dell’artista, che so, su wikipedia e poi ancora un’altra per vedere la recensione del disco magari su pitchfork, beh… è meraviglioso.
    Sono stato un lettore poco assiduo del mucchio in questi anni, ma abbastanza per capire che cilìa è uno di quelli competenti, appassionati… Ho letto poi il il tuo volume sul grunge, anni fa: un po’ perplesso per qualche tuo giudizio (gli Alice in chains, il primo dei Pearl jam) ma alla fine ampiamente soddisfatto: mi hai fatto venir voglia di ascoltare huevos dei meat puppets e tomorrow hits today dei mudhoney. Son soddisfazioni.
    Ti ringrazio per avermi fatto ascoltare i Flamin groovies (non li avevo mai sfiorati, colpevolmente – probabilmente li confondevo con i Flaming youth… ahi, ahi).
    Ah, ieri stavo pensando al nuovo degli Howlin rain e oggi mi ritrovo a leggere la tua rec. sul blog: vedi che cose fantastiche, in tempo reale, che capitano in rete?
    Ciao

    • Hai messo in fila, se non tutte, moltissime delle ragioni per le quali – dopo averci pensato su non so quanti anni – mi sono deciso ad aprire un blog. Perché a parte l’ottimo Fabio De Luca, e non considerando quelli che ne hanno sì uno, ma all’interno del sito di un quotidiano, praticamente nessuno fra i miei colleghi principali mi abbia preceduto mi rimane oscuro, o forse no. Probabilmente perché è un mestiere pagato così male in Italia, quello del critico musicale, che per cavarne qualcosa che somigli a uno stipendio devi scrivere tantissimo e farsi venire la voglia, come dopolavoro, di scrivere ancora e di farlo gratis, be’, non è facile. Tant’è che alla fine me la sono fatta venire – oltre che per il desiderio di avere un contatto più diretto con chi mi legge e di scrivere di cosa accade in tempo reale, visto che la tecnologia lo consente – per la convinzione che ho maturato che da un blog direttamente non si possa guadagnare un euro ma indirettamente qualche buona ricaduta la si possa avere. E in ogni caso: per come sono fatto io (pigrissimo) il pungolo di dovere produrre comunque qualcosa cinque o sei giorni alla settimana anche quando non ci sono date di consegna che incombono è benefico.
      Alice In Chains… Ammetterò di avere sempre avuto un cattivo rapporto con loro più che per ragioni squisitamente musicali per il rigetto totale che provoca in me la mistica dell’eroina. Con gli anni un po’ li ho rivalutati e oggi sarei più benevolo nei giudizi. Dei Pearl Jam mi piacciono moltissimo alcuni album. Il primo non particolarmente però, continua a sembrarmi un disco con dentro alcune canzoni assai belle e il resto mancia.

      • giuliano

        Beh, è vero: trovare il tempo, dopo una giornata di lavoro, di aggiornare un blog è una bella impresa. Anch’io lavoro nel giornalismo e qualche anno fa provai ad andare su internet con una mia pagina. Non funzionò.

        Tieni duro, insomma :)

  15. paolo stradi

    Ciao Eddy..finalmente, e in modo assolutamente casuale, ti ho beccato! Confesso che mi meravigliavo non avessi anche tu uno spazio tutto tuo sul WEB. Guarda che m’aspetto molto da te…

    • Come “anche” io? Fra i miei principali colleghi uno spazio vero sul Web non ce l’ha quasi nessuno. In ogni caso: benvenuto. Come avrai visto, ti ritrovi subito con un bel po’ di roba da leggere.

  16. Romano

    Ti ho scoperto nel ’98 con un volume tascabile su Springsteen anche se solo con il mucchio extra ho familiarizzato con le tue opinioni.Ci sarebbero 1000 cose da chiederti ma per il momento ti dico solo che l’extra con i “100 dischi da evitare”è la miglior rivista che abbia mai comprato ( la rileggo ogni volta che sono a terra col morale e ogni volta mi piego a metà dalle risate come la prima volta che l’ho letta nel 2003) e ritengo impagabile la tua definizione di Scaruffi:”Piero Scaruffi non esiste” HAHAHAHA

    • E non hai mai letto le due-pagine-due di stroncatura che dedicai a Scaruffi alla sua prima apparizione alla ribalta. ’89 o ’90 credo.

      • Giancarlo Turra

        memorabili: ancora oggi, in discussioni di vario genere, sono solito usare il paragone “è come dire che Hitler era un brav’uomo perché amava i cani.”

  17. romano

    Effettivamente non l’ho letta.Ricordi dove è stata pubblicata?Confesso di essere morbosamente attratto da tutti gli articoli che stroncano il Vate.

    • Uscì su “Velvet”. Prima o poi ne faccio una scansione e la metto on line.

      • giuliano

        non vedo l’ora di leggerla.
        quando sul suo sito lessi, tanti anni or sono, codeste valutazioni:
        Freewheelin’ , 5/10
        Times They Are A-Changin’ , 4.5/10
        Bringing It All Back Home , 6/10
        o queste…
        Help (1965), 3/10
        Rubber Soul (1965), 5/10
        Revolver (1966), 5/10
        …mi resi conto per la prima volta di essere entrato pienamente nel postmoderno (oh, però a workingman’s dead gli ha dato 7/10, eh…) :)

      • Più che nel postmoderno, nella malattia mentale.

  18. Romano

    Ho appena comprato il libro sui 1000 dischi. Avrei inserito qualche disco in più di Bowie ( almeno Station to station,Low e Hunky dory) ,Elvis (almeno un disco del periodo RCA: elvis 56),Prince ( Parade o Lovesexy),Allman brothers ( Eat a peach), Zappa (Uncle meat),Peter Gabriel ( il 3 o Passion),Saints (Eternally yours).Avrei inserito Operation mindcrime dei Queensryche : uno dei pochi dischi heavy metal che considero un capolavoro.Mi sono sembrati forse troppi 2 dischi per Genesis,Faust e Can o i 3 per gli U2.In generale 1000 dischi,se definiti fondamentali,mi sembrano comunque troppi.I capolavori e gli ottimi dischi ritengo siano nell’ordine delle decine e non centinaia.D’accordo comunque nel portare alla luce anche dischi discreti.

    • Una persona che si occupa professionalmente di musica da quasi trent’anni (il sottoscritto) e un’altra che fa lo stesso da più di trent’anni (Federico Guglielmi) hanno trascorso parecchie settimane discutendo quella lista. Non abbiamo soppesato e dibattuto ogni singola scelta (va da sé che non si discute se “Rubber Soul” o “London Calling”, per dire, debbano entrare in un libro siffatto), ma quasi. Ci eravamo imposti dei criteri stringenti (credo che la pur breve introduzione sia puntuale al riguardo) e li abbiamo rispettati rigorosamente.
      Nello specifico… Di Bowie “Hunky Dory” non c’è perché figura il simile e superiore “Ziggy Stardust”. Seguendo lo stesso criterio – e così facendo ossequiando il principio fondante del lavoro: non mettere in fila mille bei dischi bensì mille dischi rilevanti oltre che belli – “Heroes” ha eliminato “Low”. “Station To Station” non è entrato perché fuori dai due periodi artisticamente più influenti dell’autore. Per le stesse ragioni di fondo “Elvis 56″ è stato fatto fuori dalle “Sun Sessions”, il terzo Peter Gabriel dal quarto, il secondo Saints dal primo. Eccetera. Che ci siano due album dei Genesis, peraltro entrambi con Peter Gabriel, e soltanto uno di Gabriel stesso non implica che consideriamo i primi superiori al secondo. Dandosi però il caso che “The Lamb” faccia storia a sé in quella discografia si è ritenuto che sì, i Genesis potessero e dovessero avere due titoli (e si badi bene che né Guglielmi né – men che meno! – chi scrive sono esattamente dei cultori del gruppo in questione: ma in tutta l’opera abbiamo cercato di mettere in secondo piano i gusti personali ed essere obiettivi per quanto è possibile). Due album dei Faust, due dei Can, tre degli U2, considerando tanto l’importanza di costoro che come si sono articolate le loro vicende artistiche, rappresentano – in una lista di mille – il minimo sindacale.
      Quanto al fatto che mille siano troppi è un rispettabile punto di vista naturalmente non condiviso per nulla da uno che è sempre stato estremamente selettivo nelle sue scelte e ne ha in casa – a spanne – un diciottomila. Ed è ben cosciente di come ancora ne manchino all’appello tanti ma tanti che sarebbero degnissimi di starci pure loro.
      Ah, quasi dimenticavo… i Queensryche sono stati presi in considerazione e hanno resistito in lista se non fino all’ultima decimazione perlomeno fino alla penultima. Giusto per ribadire che no, mille non sono troppi. Sono rimasti fuori dischi incredibili.

  19. Romano

    Anche in questo caso sono stato equivocato.1000 dischi sono pochi per una discoteca di base(infatti sono fuori dalla lista diversi dischi che mi piacciono)ma ritengo che i dischi fondamentali , ossia i capolavori e gli ottimi dischi , non possano essere così tanti:è solo una questione di definizioni oziose.Comunque mi è sembrata la più valida selezione letta fino ad oggi e sono stati inclusi gruppi che apprezzo e che per motivi di spazio erano stati esclusi dai 500 del libro precedente:Alice Cooper,Damned,Aerosmith,Faith no more o i Van halen dell’esordio.

    • “Fondamentali” e “capolavori” non sono sinonimi e come discoteca “di base” mille sono un bel po’. Considera solo quanto tempo richiede il familiarizzare appena passabilmente con ciascuno di essi. Poi va da sé che lettori – ad esempio – appassionati di soul possano non avere alcun interesse per l’hip hop o l’elettronica, che al cultore della psichedelia possa non fregare nulla dei Pet Shop Boys, che al fan di Elvis o di Link Wray i Radiohead possano far venire l’orchite. Per quanti lettori possa avere il libro dubito assai che se ne troverà uno solo con tutti e mille i titoli in casa, o interessato ad averli tutti e mille.

  20. Romano

    Ovviamente non li conosco tutti ma sono interessato ad ascoltarne il maggior numero possibile come ho fatto con i 500 del libro precedente che ho usato come fonte principale per colmare le lacune che avevo negli ultimi anni.Soprattutto riguardo uscite degli ultimi 10 anni sono abbastanza ignorante.Una curiosità:circa 20 anni fa scoprii il Mucchio comprando lo speciale 100 dischi da isola deserta basata sulle preferenze dei lettori. I redattori dell’epoca indicarono nel volume i loro 10 dischi preferiti in quel momento.Voi redattori attuali(tu,Guglielmi,Bordone,Vignola) avete mai fatto una vostra selezione da isola deserta?Mi rendo conto di aver fatto La domanda che ogni redattore vorrebbe evitare.

    • Non mi sembra. La mia non sarebbe un non plus ultra di originalità. Ci finirebbero di sicuro, per dire i primi che mi vengono in mente, “Forever Changes”, “London Calling”, “Otis Blue”, “The Velvet Underground & Nico”, “Rock Bottom”… Roba così.

  21. paolo stradi

    Non sono d’accordo sui criteri adottati in questo genere di pubblicazioni, che sono gli stessi adottati sul Mucchio Extra. Secondo me, estremizzo, in linea teorica tutti i titoli potrebbero essere ricondotti ad un unico artista, per non perdere capolavori assoluti, come succede sempre in questi casi. Per dire…nei migliori dischi degli anni Zero non entra Hittin’ The Note solo perchè appartiene ad un genere ritenuto non “moderno”. Non mi sono ancora procurato il tuo libro, per cui non conosco i titoli inclusi, però Rolling Stones e Neil Young non possono non avere meno di 5 titoli ciascuno, e mi tengo stretto…per quanto riguarda i Genesis io credo sia più che altro un’attitudine, non si può costringere nessuno a farseli piacere, io – per dire – fino a Seconds Out li adoro…

    • Se “Hittin’ The Note” è il disco a cui sto pensando io (Allman Brothers Band, giusto?) dire che hai estremizzato il discorso mi pare veramente un eufemismo. Premesso che in quel libro il peso di un artista o di un gruppo NON è dato dal numero di album con cui figura, degli Stones ce ne sono comunque cinque e di Neil Young quattro.
      Certo però (non sto parlando a te, sia chiaro: è un discorso generale) che mi piacerebbe andare a casa di certuni che pontificano e verificare cosa e quanto hanno, cosa e quanto conoscono.

  22. paolo stradi

    Dimenticavo…tornando ai criteri adottati, da Eddy Cilia io voglio solo ed esclusivamente soggettività, non m’interessano altri filtri che i suoi gusti e le sue preferenze…

    • Chiedi un qualcosa che in un’opera di quel tipo sarebbe assolutamente fuori luogo. Fermo restando che è umanamente impossibile tenere fuori dalla scelta gusti e preferenze, ma vanno temperati, tenuti a bada.

  23. paolo stradi

    E’ la replica che mi aspettavo da te, non si poteva dir meglio. Lasciami però dire che siamo di fronte ad un’ennesima compilazione, forse fatta con poca passione…ricordo una tua meravigliosa recensione di The Wishing Chair dei 10000 Maniacs, un disco che non rappresentava niente, nessun particolare filone musicale, rappresentava solo se stesso. Un’opera splendida e ispiratissima. Bello e basta.

    • Mesi di lavoro. Seicentomila battute (e sto parlando della mia parte; fai conto: come centocinquanta pagine del “Mucchio”) che sono andate ad aggiungersi alla già sfiancante ordinaria amministrazione. Ma credi che se non ci fosse ancora la passione a muovermi andrei a cercarmi rogne di questo genere e queste dimensioni?

  24. Romano

    Anche una mia eventuale lista di titoli scelti non sarebbe molto originale.La riempirei di titoli di Beatles,Clash,Dylan,Bowie,Hendrix,Springsteen,Prince,Who,Stones,Zeppelin.Prendo quasi del tutto le distanze dalle tendenze alternative che dominano su internet e che vorrebbero la musica rock come sperimentalismi,rumorismi,suites,jam sessions etc.Con poche eccezioni ( Zappa,King crimson,Allman brothers,Hendrix e pochi altri)ritengo che i dischi più validi siano formati prevalentemente di belle canzoni.

  25. Domenico

    Ho appena finito di sfogliare velocemente il libro “1000 dischi” e lo trovo abbastanza completo seppur qualche nome credo sia stato penalizzato (gli Wilco avrebbero meritato almeno due dischi) a vantaggio di qualcun altro. Sinceramente conoscendo i gusti tuoi e di Guglielmi la cosa mi ha un po sorpreso ma credo che nella selezione avete fatto prevalere un criterio di oggettività che un lavoro del genere richiedeva. Personalmente avrei inserito almeno 30 altri dischi tra hip hop e reggae (musiche che ho imparato ad amare grazie al tuo lavoro divulgativo), pazienza.

    • Riguardo agli Wilco: considera che sono presenti pure gli Uncle Tupelo. Tre sarebbero stati troppi e in ogni caso non è con il numero di titoli che va pesata l’importanza data a un gruppo.
      Riguardo a hip hop e reggae: alla fine della fiera in copertina c’è scritto “Rock”. Oltre a una certa quantità di album particolarmente significativi non si poteva andare.

  26. Ciao Eddy, sono un tuo lettore dal lontano 1985 e assieme al mio gruppo di amici eravamo soliti commentare le tue memorabili recensioni: su Sting “torna a roccare fratello Sting…”, sui Cramps “.. e diccelo tu arrapantissima Poison..”, suun disco che non ricordo “non è trippa per le mie fauci, e neppure per le vostre spero”, sugli U2 post Rattle and Hum, stroncature clamorose! Ci hai fatto spanciare dal ridere. Grazie e continua così. Volevo chiederti secondo te qual’è la differenza fra punk e new wave ? in che periodo il primo è diventato (si è tramutato, insomma usa tu il termine migliore) la seconda ?
    Mi piacerebbe un tuo commento sul mio blog.
    Grazie

    • Wow! La differenza fra punk e new wave… Domandina da nulla, cui rispondere in 30 o 40000 battute. Me la cavo con meno copiaincollandoti a seguire l’introduzione che scrissi per una discografia minima della new wave pubblicata nel 2000 sul “Mucchio”.

      Ho una grande notizia da dare al mondo: non c’è una cosa chiamata new wave. Non esiste. Non è che una fantasia da froci. Non è mai stata altro che una cosa gentile da dire quando stai cercando di spiegare che non ti piace il noioso, vecchio rock & roll ma non osi pronunciare la parola ‘punk’, perché hai paura che ti sbattano fuori dalla fottuta festa, che non ti diano più coca. C’è musica nuova, c’è un nuovo underground, c’è il noise, c’è il punk, c’è il power pop, c’è lo ska, c’è il rockabilly, ma new wave non vuol dire un cazzo.
      Così Claude Bessy, allora direttore di “Slash”, esprimeva a Penelope Spheris la difficoltà a definire cosa mai fosse questa “new wave” di cui tanto si parlava. Persino il dubbio che esistesse. Era il 1980 e la tirata di Bessy è uno dei tanti momenti memorabili offerti da The Decline Of Western Civilisation, straordinario documentario sulla scena punk californiana. Vent’anni dopo, definire cosa sia stata la new wave è ancora impresa improba. Ci proviamo, partendo come Bessy da cosa non è mai stata: non un genere, bensì un insieme di sottogeneri nati sulla spinta del punk. Una caratteristica condivisa da tutto il movimento: un’ansia sperimentale che spingeva a connubi d’influenze arditi e faceva sì che ogni recupero fosse creativo. Ecco, quel che rese così eccitante la new wave è che era per l’appunto “new” anche quando i suoi elementi costitutivi erano già noti. “Niente Elvis, Beatles o Rolling Stones nel 1977″, avevano cantato i Clash appena due anni prima di convocarli tutti per quella summa di un quarto di secolo di rock’n’roll chiamata “London Calling”. La new wave mise viceversa in pratica quel manifesto, recuperando del rock precedente non la fisicità del rockabilly, del beat, del garage ma la cerebralità di psichedelici e tedeschi. Nello stesso modo in cui al reggae preferiva la sua variante più ostica, il dub, e al calore del blues e del soul un funky più di testa che di bacino. Il punk era una faccenda di chitarre? La new wave rispose con l’elettronica. Il punk veniva dalle strade? La new wave dalle scuole d’arte. Ma la seconda non fu una reazione al primo ma una sua conseguenza, e tutti e due furono una reazione al progressive, ai cantautori, alla disco.
      Le rivoluzioni sono destinate a non durare, al massimo a lasciare eredità. Così è stato per la new wave, che giungeva al capolinea intorno al 1983-’84 ma tracce della quale sono individuabili oggi in quella composita scena che si suole definire post-rock e anche in campioni di vendite come i Nine Inch Nails o gli Smashing Pumpkins. Per non dire di chi già c’era allora e ancora c’è, come U2 o Sonic Youth.
      Non resta che stabilire i limiti temporali della nostra indagine. Detto di quando morì, uccisa dall’emergere di tendenze passatiste, occorre individuare una data di nascita per la new wave. Si potrebbe fissare il lieto evento al 2 marzo 1974, data in cui i Television esordirono dal vivo. Furono loro a battezzarla anche discograficamente, nell’agosto ’75, con il 45 giri Little Johnny Jewel. Toccò ad altri newyorkesi, i Blondie, tagliare per primi il traguardo del 33 giri, nel dicembre 1976. A meno di non volere riconoscere tale primogenitura ai Residents. Il meglio di sé, ad ogni modo, la new wave lo offrì fra il 1978 e il 1981.

      Direi che è ancora valida. Riguardo al tuo blog. Da rapida, superficiale occhiata ho tratto l’impressione che manchi un po’ di carattere o per meglio dire di caratterizzazione. Nel senso che certe sequenze di titoli – per dire: Vasco Rossi, Toto, Neu! – esagerano davvero in ecumenismo.

      • Eddy non vale ! E’ la stessa risposta che c’era sul numero di Extra! dove vi siete occupati della new wave ! Da te mi aspettavo fuochi d’artificio. Vabbè dai va benissimo così. Cosa intendi con “esagerano in ecumenismo” ? Tieni presente che io sono un scrittore da quattro soldi, faccio l’informatico di professione, non sono un “grande” come te (senza nessun intento di leccaculismo). Ti ringrazio molto e continua a scrivere che io continuo a leggerti con immutata stima.
        Stefano

      • A stesse domande, stesse risposte, almeno quando le pensi ancora valide. Con “esagerato in ecumenismo” intendevo solo che in un blog spiazza un po’ trovare in una stessa pagina Vasco Rossi e i Virgin Prunes (a meno che di Vasco Rossi non si dia una lettura originalissima). Perché impiegare tempo ed energie per parlare male dei Toto (che è un po’ uno sparare sulla croce rossa) quando invece potresti raccontare solo cose che ami? Tutto lì e detto da uno cui per lavoro tocca ascoltare pure quelli brutti di dischi, quelli orrendi. E non hai idea di quanto la cosa mi deprima in certi giorni.

  27. gabriele

    Scopro il blog solo ora. Che dire Eddy? Ti ho conosciuto attraverso Blow up e il mucchio extra dato che per varie ragioni non sono mai stato un lettore fedele del mucchio “normale”. Se mi metto ad elencarti tutta la musica a cui mi hai fatto appassionare facciamo notte, valga come esempio un tuo articolo sui Savage Republic ed in generale sulla scena trance californania, apparso su Blow up qualche anno fa, che praticamente mi ha aperto un mondo.

    • stefano piredda

      …e che il Maestro potrebbe pure ripubblicare sul blog.

      (me lo sono perso: non me lo perdonerò mai)

      • Pagando il giusto… ;-) Scherzo. Già me l’ero segnato come un possibile recupero, non so però se su questo blog oppure in una bella antologia “alla carriera”.

  28. stefano piredda

    Magari! Futuro acquirente.

  29. Caro Eddy, comprai il primo numero del Mucchio Selvaggio nel marzo 1985 (certo non per la copertina… Litfiba) e nonostante sia ormai passati più di 27 anni, ricordo con piacere la tua pagina dei 45 giri… il “sic transit gloria strunzi” al termine della recensione di un disco di Howard Jones lo porto ancora qui nel cuore. E adesso ? il Mucchio é molto, troppo cambiato e non riesco francamente nemmeno a leggere le recensioni; sai che faccio ? mi limito a quelle firmate da… Eddy Cilia (e ti seguo costantemente su Mucchio Extra). Grazia ancora e… Forza Juve

    • Be’, i Litfiba del 1985 erano un signor gruppo, altroché. E a mio giudizio “Il Mucchio” di oggi, al di là del fatto che ha quasi cento pagine in più, è due spanne sopra quello degli anni ’80. Anche tre. Però, insomma, ognuno ha le sue opinioni e non pretendo di farle cambiare a nessuno, ci mancherebbe. Ti auguro una splendida domenica. Sera.

  30. giuliano

    ah.
    ma allora siete davvero della juve.
    vi voglio bene lo stesso.

    è che mi trovo in un momento di ecumenica felicità: ho appena scoperto con certezza che la mia copia vinilica di “untitled” dei byrds è originale americana del 1970 e che quella di “station to station” di bowie è originale tedesca del 1976.
    mica me n’ero mai accorto. pazzesco.
    poi sto gioiosamente girandomi tra le mani “hear it is” dei flaming lips in vinile bianco.
    abbiate pazienza, per certe cose retrocedo a uno stato adolescenziale.

    poi il maestro ha promosso il nuovo dei Pil, e non vedo l’ora di sentirlo. insieme al nuovo di neil young e a quello di patti smith…
    certe volte la vita ti sorride a 32 denti (o 36, non ricordo più)

    • Dovrebbero essere trentadue ma non sono sicuro. Io finora so contare fino a trenta. ;-) Non vorrei darti una cattiva notizia, ma credo che “Hear It Is” su vinile bianco sia una ristampa. Lo dico perché io lo comprai all’uscita e il vinile della mia copia è nero.

  31. giuliano

    sì, è una ristampa del 2005. bella davvero.

  32. giuliano

    ah, adesso ho capito l’allusione al 30…
    noi laziali arriviamo a 2… ma tutti certificati :)

    per riprendermi mi tocca estrarre dallo scaffale kill city di iggy pop e j. williamson, stampa americana in vinile verde :)

  33. giuliano

    brrr… io al massimo ho un 45 giri dei black mountain (stormy high) in vinile marmorizzato, che forse al vomito un po’ ci assomiglia ma fortunatamente è altra cosa

  34. roberto

    Avevo provato a scovarti sul web ma niente. Ricordo una recensione in cui dicevi:se nò col cazzo che vi do l’amicizia il giorno che irromperò su facebook. E allora… Stanotte invece un giro a caso mi porta qui. Che meraviglia! Il Cilìa. Uno dei miei scrittori preferiti. L’umo che scrisse -penso a l’ultimo disco rock che mi ha fatto piangere e devo risalire fino a Grace del cherubino caduto Jeff Buckley.Che-diomio-quanto era anch’egli nutrito di infiniti ieri. A questo punto,ricordo,ho messo giù il libro appena acquistato e son tornato di corsa in libreria per procurarmene un altro:e Mirko lo aveva!per regalarne copia immediatamente al mio amico Dani compagno di tante scuffie musicali. E sì,il Cilìa. Un talento letterario al servizio della musica. Oh,se per caso hai un romanzo,un racconto,scritti vari,riflessioni,diari,appunti o quel che è:pubblica! Te ne prego.
    Davvero,felice d’aver trovato questo tuo blog,grazie e buon…..tutto.
    Ciao Roberto da Pesaro

  35. Anonimo

    Antonio,
    ciao Eddy, volevo chiederti cosa ne pensassi del 2° disco dei Big Country, ma poi leggendo i vari commenti e relative repliche sull’articolo a loro dedicato ho trovato la risposta. Comunque il motivo principale che mi spinge ora a scriverti e’ la sorpresa che ho trovato due giorni fa ricollegandomi al tuo sito, dopo alcuni giorni di assenza che cosa ho trovato? Gli iscritti sono enormemente lievitati da 60-70 a 500 !!!! complimenti !!!!
    saluti Antonio

  36. Buon giorno.
    Ho letto quanto scrivi sui Blind Alley, ben scritto.

    Mi chiedo sempre perchè “Coriandoli a Natale” fosse/sia scaricabile, ma mai pubblicato su supporto durevole (scusa ma il settore, da altra angolazione professionale, lo conosco anche io appunto non solo come appassionato).

    Se per caso ti gira, magari sul mio blog trovi argomenti di commento o di critica (è quasi tutto scritto in Italiano, ma le mie note sul punk sono molto apprezzate nella versione in lingua inglese).
    Io sicuramente ti ho letto su qualche testata periodica.

    Io sono in http://steg-speakerscorner.blogspot.com

    Grazie per la attenzione

    Ciao

    Steg (appunto)

  37. Domenico

    Ho saputo della rimasterizzazione dell’intera discografia dei My Bloody Valentine in cinque cd. Nei sai qualcosa? hai avuto modo di ascoltarli per fartene un giudizio critico. Ciao.

  38. posilliposonica

    In questi mesi (di blog) hai fatto qualche riferimento alla tua collezione di
    dischi:quello che vorrei invece sapere e’ di quanti “volumi” e’ composta la tua collezione di libri di musica (enciclopedie,monografie, tomi sulle varie scene etc.).Ipotizzo una cifra, tra i 5cento e i 6cento.
    En passant uno dei miei libri di musica cui sono piu’ affezionato (tra i relativamente pochi che possiedo) e’ stato scritto da due (credo) tuoi concittadini:il libro e’ Rockin’ Usa,gli autori sono Alberto Campo e Guido Chiesa. Libro d’interviste ai protagonisti del (nuovo) rock statunitense di fine anni settanta e inizio ottanta con brevi ma efficaci note tra un’intervista e l’altra.

  39. Alfonso

    Velvet Underground (quelli della banana in copertina), Black Sabbath (il vecchio gruppo di quel rincoglionito del reality), Lloyd Cole (e chi è?), Terry Callier (sarà un jazzista), Thin Lizzy (gruppaccio metal?), Shuggie Otis (mah), Lennon solista (basterà una raccolta), Parliament (un circo ambulante), Tim Buckley (il papà di Jeff, quello dell’osceno Look at the fool), David Bowie (fase post Ziggy non pervenuta), Van Dyke Parks (il tipo dei testi strani del disco strano dei Beach Boys); Kraftwerk (bella Autobahn ma poi che altro hanno fatto?), Outkast (gruppo da classifica, anche se Hey ya…).
    Tra parentesi quello che pensavo/sapevo di una piccola frazione degli artisti che ho poi conosciuto leggendoti: nei dodici anni passati dacché sedicenne acquistai il mio primo Mucchio (Tindersticks in copertina) la metà della musica buona che ho ascoltato me l’hai passata tu. Almeno un grazie online te lo dovevo.

    Ps quando appena scoperto che Buckley figlio dal padre aveva ereditato non solo i lineamenti ma pure la voce mi fiondai nel negozio di dischi che frequentavo allora e ne uscii con l’unico cd suo che avevano, il disgraziato Look at the fool… Tu immagina la sorpresa quando scoprii il resto.

  40. marco c

    Eddy,
    oramai sono un signore di mezza età che non compera più riviste musicali e neppure dischi, e neppure più mette mano a quel muro di migliaia di cd e vinili che ha accumulato a suo tempo: semplicemente sono una persona diversa, con gusti, preferenze, desideri e attitudini diverse.

    A dirla tutta, credo anche che quella venerazione adolescenziale per musicisti e dischi, e, per traslazione, anche per chi di musica scriveva in un certo modo, fosse una cazzata persino un tantino ridicola.

    Penso che alla fine, visti con occhi attuali, noi giovani appassionati (resistenti, alternativi, convinti ecc.) fossimo tutti *molto* ridicoli…

    E certo che ripensare oggi al piedistallo su cui giganteggiavate allora voi “critici” (termine orrendo, lo uso giusto per far capire) italiani, che all’epoca avevate il megafono della carta stampata dalla parte del manico e lo usavate per sciorinare certezze apodittiche, è talmente imbarazzante che non vale neppure la pena discuterne.
    Per dirla con le parole di uno famoso: “Ah, but I was so much older then
    I’m younger than that now”.

    Ciononostante ti devo un saluto pieno di gratitudine: assieme al fuoriclasse Bertoncelli eri uno dei pochi che scriveva bene, intendo in un italiano articolato, non banale e piacevole da leggere, e sei stato uno dei primi a sfondare il muro del rock-ortodosso-e-bianco, contro cui andava a sbattere la massificazione del gusto di appassionati e addetti ai lavori.

    Quindi grazie, Eddy.
    Grazie per le ore piacevoli passate con i tuoi articoli e con gli oggetti dei tuoi consigli.
    Grazie per le opinioni granitiche che mi hai consolidato (forse le uniche della mia vita): si sono (quasi) tutte sfaldate col tempo, ma allora era bello averle.
    Grazie, anche perché oggi ti leggo qui e scopro che forse tu (almeno tu) ci metti lo stesso desiderio di allora, e dunque a me sembra di aver sprecato meno tempo e soldi ed energie di quanto sia vero in realtà.

    Certo può sembrare un saluto strano, e magari è pure facile fraintenderlo, però davvero il mio è un ringraziamento sincero: è bello sapere di poterti trovare qui.

    p.s. anche io ho un vinile bianco dei Flamin Lips, e non è una ristampa; vado a memoria, forse In a Priest Driven Ambulance o Hit to Death in the Future Head

    • Non so bene come e cosa rispondere. Per un verso ti ringrazio comunque. Per un altro ti dico che ridicolo non è innamorarsi ma persuadersi poi, a posteriori, che lo fosse e che sia più saggio vivere, o per meglio dire sopravvivere, senza amare. Ecco, rinnegare le passioni che hanno dato un senso – l’unico possibile – a quella faccenda complessivamente insensata che è la vita, be’, quello sì che lo trovo grottesco. Ma soprattutto – e incredibilmente – triste. E non è di musica che sto parlando.

      • marco c

        Vedi la risposta a Paolo qui sotto.

        Non è che ho rinnegato tutto o son diventato D’Agostino. Semplicemente a un certo punto le cose della vita mi hanno spento *questa* fiammella (Maurizio Bianchini anyone? Mi dicono faccia lo chef)..
        Altre se ne sono accese, altre se ne spegneranno. Credo che la vita sia anche questo mutare.

        E, certo, a riflettori abbassati, quelle cose che sembravano tanto enormi e importanti, prendono una prospettiva diversa, e viene da sorridere ripensando a quanto ci sembravano essenziali.

    • Questo atteggiamento di superiore distacco rispetto a qualcosa che non ti interessa più, per quanto ti sforzi di descriverlo in bel modo e in italiano scorrevole, suona molto sgradevole per chi con passione scrive e per chi con altrettanta passione legge di musica. Lo sapevamo anche da ragazzini che stavamo scegliendo qualcosa di strano, di secondario, di marginale…
      Ma quella passione (che si e’ evoluta ed e’ cambiata) c’è anche oggi e lo sguardo al passato “imbarazzante” per me deve essere autoironico (tipo “Non si esce vivi dagli anni 80″). Sorridere dei propri eccessi ma sapere che hanno rivelato e rivelano la parte migliore di noi.
      Un particolare rivelatorio: perché non citi nessuno di questi nuovi interessi presunti superiori? Paura che sfigurino di fronte ai Grateful Dead o a Al Green?
      Te l’ha già scritto Paolo Stradi: forse e’ il momento che tiri fuori uno di quei dischi inutili dagli scaffali… Il mio consiglio non richiesto e': Rock’n’roll never forget di Bob Seger…
      (D’altra parte, con tutto quel che c’è d’interessante su internet, se sei venuto a cercare Eddy Cilia…)

      • marco c

        Andrea,
        lo sguardo è sicuramente autoironico, anche nostalgico (sennò non sarei capitato da queste parti) ma di sicuro un pochino scocciato: il “come eravamo” mi restituisce una persona che oggi troverei appunto lievemente imbarazzante per la sua dedizione alla causa.

        Nessun interesse superiore: semplicemente *altri* interessi, che vivo come credo oggi si debba partecipare un hobby, quindi nessuno più vissuto con la stessa totalizzante partecipazione, mancanza di dubbi e assurda acritica serietà.
        Il punto è che allora credevo davvero che si trattasse di qualcosa di più di uno svago (traduzione letterale di hobby); cito a memoria un De Dominicis d’antan, forse in radio o forse su rivista: “parliamo di musica per parlare di altro”.

        Temo che proprio allora fossimo davvero poco o punto autoironici (non voglio generalizzare, anche se mi rendo conto che sto facendolo).

        Per il resto: Garcia mi ha sempre annoiato (e, figurarsi l’ovvietà, vivevo questo tedio con colpevolezza), mentre talvolta il reverendo Green lo ascolto con piacere pure adesso.

  41. paolo stradi

    Ammetto che leggendo una MAIL come questa qualche dubbio possa venire: ma non è che questa passionaccia che ci accumuna sia (stato) tempo perso? Forse pure una leggera sindrome da Peter Pan? E….no, no dai! Ribalto tutto e mi accorgo di provare pena per chi, come “marco c”, dopo anni giunga a certe conclusioni. Sono convinto che la vita sia fatta anche di passioni e vergognarsene a posteriori è puerile e intellettualmente disonesto. Io, per dire, sono del ’57 e quando ascolto l’assolo di Steve Hackett in FIRTH OF FIFTH piango, letteralmente, ancora adesso.

    • marco c

      Lo sapevo che si sarebbe frainteso.

      Mica mi vergogno delle ore di ascolti con relativo sentimento annesso: semplicemente ora il fremito mi viene più spesso per altre cose.

      Quel che ex post trovo un tantino imbarazzante sono le convinzioni ferme (granitiche, appunto), che caratterizzavano noi superappassionati e che in gran parte derivavano da una stampa di settore formata da fan, duri&puri, occupatori abusivi di piedistalli.

      • paolo stradi

        Caro Marco, vedi anche la replica di Eddy, mi sa che ci stiamo allargando. Intendiamoci, il discorso à assolutamente affascinante e viene a coinvolgere tutte le nostre scelte di vita, volontarie od obbligate, Io comunque mi tengo tutto e le cose che eliminerei sono tutt’altre. Bonariamente ti inviterei a tornare sui tuoi passi e per esempio ascoltarti Keith Jarrett nel suo Koeln Concert, è musica che fa star bene, proprio fisicamente intendo…

  42. Visionary

    Don’t feed the trolls, ragazzi……..

    • Questo blog e’ bellissimo, e non solo per i doni quotidiani del Venerato, ma anche per la partecipazione di chi lo legge. Marco non mi sembra un troll, anche se non si capisce bene cosa voglia. Tre indizi fanno una prova: se sul blog di Eddy Cilia citi Bianchini e De Dominicis sei stato un lettore di Velvet. La miglior rivista di musica fatta in Italia. Durata 3 anni. Era quello il piedistallo? Certo, parlavano di musica per parlare anche di altro. Se e’ questo che oggi trovi imbarazzante, non ti seguo più! Invece quando apri il Corriere e leggi le minchiate di Fegiz non ti imbarazzi? Parli di autoironia, ma in quel sentirti scocciato pensando al passato trovo una gran pesantezza per niente autoironica. Per definire il tipo di disincanto non rassegnato che intendo io, ti dico solo (e sicuramente ti parrà banale): Nick Hornby, High Fidelity, 1995.

  43. marco c

    Ho ancora tutti i numeri di velvet sullo scaffale (e non nego che ogni qualche anno mi chiamano ad una sfogliata), e ricordo che telefonai in redazione preoccupatissimo quanto saltarono un mese o due per i noti problemi (mi rispose un romanissimo guglielmi); ricordo anche come la presi male quando sbaraccarono…

    Non volevo niente, se non, davvero, dire un grazie a Eddy; poi mi è scappata la tastiera su qualche rimpianto off topic e ne è scaturito questo thread strambo.
    Troll mi pare francamente troppo, ma insomma se è un problema ci penserà il padrone di casa.

    Il piedistallo.
    Non era uno in particolare, molti di noi se ne erano costruito uno personale su cui salire a sermoneggiare, imitando i guru della stampa, che in questo erano campioni. Eravamo tutti un pochino troppo pieni di noi (quante persone giudicate dalla collezione di dischi…), di certezze sicumeriche (quanti giudizi tagliati con l’accetta sui personaggi e sul loro lavoro), di aggettivi roboanti (quanti dischi imperdibili, seminali, meravigliosi, imprescindibili e via superlativeggiando), di velleità classificatorie (i fiumi di parole pronunciate e scritte per decidere se è meglio blood on the traks o blonde on blonde, se mind bomb merita due stellette o quattro eccetera).
    Oggi non ti sembra tutto così ridicolo?

    Alla fine rido di me stesso, del me stesso serioso e credulone che ero, e mi chiedo se non avrei fatto meglio a consumare in altro modo alcune delle energie che a suo tempo avevo riposto in questa passione.
    .

    • Visionary

      Allora, darò credito alle parole di Andrea e Paolo e proverò a risponderti, sperando di non dovermene pentire.
      Per prima cosa rilassati pure, per quanto mi riguarda puoi scrivere anche 20 messaggi al giorno, non troverai mai nessuno che ti chieda di smettere o che vorrà farti allontanare. Qui dentro c’è gente un po’ diversa.
      E’ uno strano modo di ringraziare il tuo, lasciamelo dire. Parli di piedistalli sui quali molti si sarebbero auto-issati, ma l’unico che sembra parlare da un piedistallo mi sa che sei proprio tu, che te ne vieni a quasi dileggiare questi poverelli che alla loro età si appassionano ancora a inezie come la musica (mioddio!), invece che pensare a cose più serie e mature. Ma chi (bip) credi di essere? Tu scrivi:
      “Mica mi vergogno delle ore di ascolti con relativo sentimento annesso: semplicemente ora il fremito mi viene più spesso per altre cose.”
      Bene, concetto ripetuto più volte nei tuoi messaggi, ma noto che ti guardi molto bene dal renderci edotti da quali interessi evidentemente ben più “alti” siano stati rimpiazzati la passione e l’amore per la musica. Sono qui che aspetto, credo inutilmente però…..

      “A dirla tutta, credo anche che quella venerazione adolescenziale per musicisti e dischi, e, per traslazione, anche per chi di musica scriveva in un certo modo, fosse una cazzata persino un tantino ridicola. Penso che alla fine, visti con occhi attuali, noi giovani appassionati (resistenti, alternativi, convinti ecc.) fossimo tutti *molto* ridicoli…”
      Ma chi (bip) credi di essere, parte seconda? Come ti permetti di gettare “melma” su chi di queste passioni si nutre ancora, e con molta convinzione? Mai sentita nominare la parola “rispetto”?

      “Alla fine rido di me stesso, del me stesso serioso e credulone che ero, e mi chiedo se non avrei fatto meglio a consumare in altro modo alcune delle energie che a suo tempo avevo riposto in questa passione.”
      Credulone? Stai forse sommessamente volendo farci capire che ti sei sentito preso in giro? Da chi o da cosa?
      Se ti guardi indietro e provi risentimento verso ciò che è stato e che avresti voluto fosse diverso, e non sto parlando affatto solo dell’ambito musicale, beh sappi che sei in numerosa compagnia: di calci sui denti e di delusioni enormi ne abbiamo presi tutti e a volte (credimi, so di cosa parlo….) si continua a prenderne. Purtroppo è così che funziona. Si chiama “vita”. Temo che tu debba fartene una ragione.
      Buone cose.

      • marco c

        Ciao Visonary, provo a rispondere.

        Piedistalli, parte seconda.
        Faccio autocritica, io un pochino di comizio su questo che era bello e quello che non valeva nulla a suo tempo lo ho fatto. E non ne vado fiero.
        Come lo facevo io, mi pare di ricordare fossimo in molti a farlo, in primis tanti giornalisti, che non si limitavano a raccontare come meglio potevano, ma infarcivano i loro scritti di giudizi di valore netti, trancianti.

        Dileggio.
        Figurati se vengo qui a perculare qualcuno. Lo ho fatto sul me stesso che ero, semmai. E ho detto che oggi non ho più voglia, io, di prendere le cose a quella maniera. Non mi permetto di insegnare a nessuno come vivere le passioni: chi sono per farlo?

        Altre passioni.
        Non capisco il punto: se ti dicessi che oggi mi interesso di enogastronomia cambierebbe qualcosa rispetto ad un mio eventuale interesse per il tiro con l’arco o la astronomia?
        Ribadisco, non si tratta di passioni migliori o più nobili, ma di altre passioni. Semplicemente.
        Di una cosa però sono certo: la musica la fruivo passivamente, allora non suonavo nessuno strumento. Oggi, nelle cose di cui mi interesso, cerco di essere attivamente creatore, con tutti gli enormi limiti di capacità, di attitudine, di tempo, di età. Credo sia più sano, perlomeno lo è per me.

        Preso in giro.
        Non direi di essermi sentito preso in giro. Piuttosto di aver preso la faccenda troppo seriosamente (che, bada bene, è diverso dal seriamente).
        Credo che si possa essere appassionati di qualcosa senza credere si tratti di affare di stato fondamentale, dando per scontato che altri milioni di persone, altrettanto o più intelligenti di me, abbiano il diritto di ignorare (o di schifare, nel caso di coazione all’ascolto) Tom Verlaine. Accettando che il loro punto di vista vale quanto il mio.

        Se mi guardo indietro, a parte i “normali” rimpianti di quasi tutti gli esseri umani, e che nulla hanno a che fare con la musica, mi scoccia ad esempio aver impiegato milioni di ore ad analizzare con il bisturi valanghe di riviste di settore, cercando di capire persino la personalità del recensore.
        Avessi usato metà di quel tempo per esercitarmi, oggi non sarei il disastro di (pseudo)chitarrista che sono, avendo iniziato a 40 anni suonati.

        Vado in vacanza alcuni giorni.
        Ciao a tutti

  44. Sono capitata qui per caso. In fatto di musica sono un’analfabeta totale, molte delle cose di cui si parla qui non le ho mai sentite, questo tanto per chiarire. Comunque. Per curiosità ho cliccato il “chi sono” e ho dato una scorsa ai commenti, e a un certo punto ho fatto un salto sulla sedia, leggendo un signore “di mezza età” che parla di “cazzate”, di “ridicolo” ecc. ecc. Giusto l’altro giorno mi è capitato di risentire alla radio la vecchissima “Intorno a trent’anni” del mio quasi coetaneo Mimmo Locasciulli: “e quando riparte il treno ci riprendiamo la giacca, ci mettiamo il cappello e ci vediamo lì”. E adesso che abbiamo intorno a sessant’anni? mi sono chiesta. Beh, adesso quando riparte il treno chiediamo dove va e a che ora parte e quanto ci mette e chi altro ci va… e poi ci riprendiamo la giacca, ci mettiamo il cappello e ci vediamo lì. Superare ciò che abbiamo fatto e che siamo stati a quarant’anni, a vent’anni, a quindici anni è giusto e necessario, ma rinnegarlo? Rinnegarlo significherebbe riconoscere di avere vissuto per niente, e questo non è davvero il caso. Non il mio.

  45. roberto

    Per carità,i sentimenti di Marco C distanti,un casino,ma comprensibili e comunque non abbiamo a che fare con l’ultimo dei patacca e però quello che manca qui è un pò di elasticità. Cioè,io per dire stimo il Maestro in ambito di critica musicale,il mio riferimento assoluto ed Egli quasi non sopporta i Radiohead;mentre per me sono il miglior gruppo della storia della musica dopo i Beatles. Ma sempre con piacere andrò a leggere l’opinione del maestro che non mancherà d’essere un arricchimento per quanto diversa dalla mia. Ad ogni modo Marco buone notizie,ora che hai cominciato con la chitarra puoi rifarti una vita,ma questa volta la passione dovrà essere più forte della cervelloticità. Io quando ho cominciato avevo trent’anni. Da autodidatta ho preso le tab di Nick Drake e via.Tanto era il gusto all’esercizio che ho smesso d’uscir di casa,se non per lavorare. Dopo sei mesi macinavo Nick e sentire quei suoni uscire dalle mie dita…non dico altro. Oggi ho quarantun’anni e suono la roba di Pier Bensusan,chi lo conosce si starà togliendo il cappello,e…si può fare,non c’è età,solo non esiste la pappa pronta. Se avrai passione e fortuna scoprirai che il piacere vero sta nel momento dello studio,dell’esercizio.
    Salve a tutti e Salute al VMO.

    • Non amavo e non amo granché i primi Radiohead. Ma che io detesti Yorke e soci è una leggenda metropolitana che già solo questa recensione tratta da un “Extra” del 2003 (2003, non ieri l’altro) basta a chiarire come destituita di ogni fondamento.

      RADIOHEAD
      Hail To The Thief
      Parlophone/EMI
      Sono già passati tre anni: eppure fu tanto sorprendente, e quietamente assordante, la rivoluzione di “Kid A” che suoi echi ristagnano nell’aria come una lunga, lunghissima coda di feedback che dopo essersi spenta ti ha lasciato le orecchie ronzanti. Sono già passati tre anni e questo è il terzo album dei Radiohead post-rock e anzi il quarto, visto che c’è stato pure un live, produzione che numericamente pareggia i conti con i ben sette anni trascorsi invece fra “Pablo Honey” e la svolta: eppure “Kid A” sembra ancora faccenda di ieri, lungi dall’essere stata metabolizzata, e mentre i fans della prima ora tuttora sperano in un ritorno alla malinconica epica chitarristica di un tempo quelli di recente acquisizione durano fatica a convincersi che sia questo lo stesso gruppo che rappresentò la quintessenza della banalità indie (benché sia sempre stato su major) adolescenziale. Mai nella storia gli estimatori di una stessa band sono stati così nettamente divisi su diametralmente opposte sponde e comunque la si pensi è questo un punto a favore di Thom Yorke e compagni. Ragazzi coraggiosi, artisti veri, incoscienti.
      Anche se qualcosa concedono in termini di melodie a presa rapida, sistemando però la più attaccolenta, A Wolf At The Door, a suggello dell’opera e in ogni caso piazzando quasi tutti i brani più immediati – una There There che sa quasi di Neil Young, il quieto struggersi folky di I Will, una Myxomatosis di gusto vagamente prog, una Scatterbrain che incrocia Smiths e Nick Drake su una batteria in loop – nell’ultimo terzo di scaletta, in nessun modo i Radiohead di “Hail To The Thief” tornano indietro come taluni spererebbero. Dopo la voce esile su elettronico trapestare che si accende di elettrico furore di 2 + 2 = 5, a primo ascolto un compromesso e invece no, provvedono eloquentemente a certificarlo una Sit Down, Stand Up fra Pan Sonic e Tortoise antichi, lo spumeggiare di bollicine su ritmo motoristico di Backdrifts, il blues definitivamente post-moderno di We Suck Young Blood; soprattutto, una The Gloaming che ribadisce devozione per un minimalismo di marca Pole che mai si sarebbe immaginato coesistere in cima alle classifiche con la media di nefandezze che sappiamo. Che poi è questa la cosa più incredibile: i Radiohead avant-rock non vendono meno di quelli retrò. È una delle vicende più affascinanti, e la più bizzarra, del pop degli ultimi dieci anni.
      XXXX
      Eddy Cilìa

  46. roberto

    E sì Maestro,questo pezzo fuga ogni leggenda.Grazie molte per esser andato a ripescarlo,me l’ero perso.All’epoca ero lettore assiduo di Chitarre e soltanto da poco tempo avevo smesso d’esser un integralista della musica colta. Grazie ancora. Ma sull’antologia ci sarà qualcosa? Nooo,era tanto per dire…me la berrò d’un sorso in ogni caso.
    Salute VMO

  47. Venerato maestro, tanto per fare un pò di polemica spicciola che non interessa a nessuno …. ho letto il fantastico libro dei 1000 fondamentali, avete provveduto a riscrivere alcune schede se possibile meglio di quelle già edite su Extra! (non oso pensare al lavoro immane) Quindi bene, bravi e 7+. Ma mettere due dischi dei Genesis, un disco dei Queen (!) e SOLO un disco di Siouxsie & the Banshees…. questa non me la dovevi fare, maestro. Sono molto amareggiato, d’ora in poi per illuminarmi mi rivolgerò a Scaruffi. Buona giornata.

    • Non so più a quante mail ho dovuto rispondere (e poi ci sono tutte quelle a cui ha dovuto rispondere Federico Guglielmi) per spiegare per la miliardesima volta che la rilevanza di un artista o di un gruppo in quel libro non va misurata con il numero di titoli con i quali abbiamo scelto di rappresentarlo. A questo punto – dopo avere sommessamente fatto notare che i due album dei Genesis rappresentano due momenti radicalmente diversi di una carriera che ha avuto differenti fasi evolutive, cosa più difficile da affermare dei Banshees (ed ecco perché dei Banshees c’è UN disco); e magari anche che sarebbe stato demenziale compilare un volume del genere senza tenere nella minima considerazione i Queen – mi arrendo. Basta. Bandiera bianca.

  48. Beh, caro mio omonimo, se hai voglia fatti un giro sul mio blog e rifletti sulle effettive portata e funzione di tali libri, al di là della bontà del lavoro svolto dai compilatori nelle recensioni e nelle successive selezioni.
    Del resto “il miglior album inglese” cambia spesso nei sondaggi di critica e/o pubblico: Beatles, Radiohead, Oasis … (altre eseremplificazioni sono possibili)

    Steg

    http://steg-speakerscorner.blogspot.com

  49. Romano

    Quest’ultimo intervento è uno scherzo…vero Stefano?

  50. Romano

    Mi riferivo all’intervento del primo Stefano.

  51. mc100100

    Che palle! Nel 2012 ancora con queste storie su questo disco che è migliore di quello, e come ti sei permesso di mettere Pippo Barzizza e di lasciare fuori l’orchestra Casadei, e allora non hai capito niente dell’importanza seminale della tromba nella sua “Mazurca di periferia” inclusa nel live del 1979, che segna un nuovo standard nell’uso dei fiato per tutto il decennio!

    Mi sento come se a causa di una distorsione spazio-temporale mi fossi svegliato nel 1986, con gli occhi sulla pagina delle lettere del Mucchio…

    Possibile che siamo ancora a questi punti? Al Cilia e agli altri piacciono dei dischi, ad altre persone piacciono altri dischi. E quindi?
    Davvero siamo ancora agli elenchi con i voti e alle discussioni infinite su “quale è il migliore”?

  52. Tranquilli era uno scherzo ! Non mi passa per la mente di fare classifiche e su cosa è migliore o peggiore. A mc100100 vorrei dire che “la mazurca di periferia” non è proprio un granchè, motlo meglio “Ciao mare”, pezzo seminale per la corrente neo-psycho-balneare-rock.

  53. renato striglia

    Venerato da chi? Maestro de che?
    E darsi una calmata, no?

  54. Sonica

    Ciao Eddy, finalmente!
    Da ragazzina leggevo le tue recensioni su Mucchio e poi correvo da Rock & Folk in via Viotti per perdermi nella musica. “I 500 dischi fondamentali” e l’amatissimo “Grunge” di Giunti sono nella mia libreria.
    In un’epoca dove internet non c’era, mi affidavo ai giornali di musica e seguivo i critici che sentivo più in sintonia, acquistando poi i dischi in vinile.
    Ricordo appunto i primi Rem, i Dream Syndicate e Lloyd Cole che negli anni ’80 avevano molto spazio su Mucchio. E che folgorazione quando, a seguito della recensione letta per l’antologia “The story of the Clash V.1″ ascoltai per la 1° volta i Clash: amore infinito, che dura ancor oggi, quasi 25 anni dopo. Mi sono sempre chiesta: cosa si prova a sapere di aver contribuito a formare il gusto musicale nelle persone? Perchè è innegabile, è ciò che tu hai fatto per me. E per questo te ne sarò sempre grata

    • Cosa si prova? Non saprei dire esattamente. Il mio è sempre stato un lavoro molto solitario (probabilmente il peggiore immaginabile per uno che di suo tende a stare per i fatti suoi) e un tempo la sensazione era quella di essere chiuso in una stanza a parlare da solo. Quasi stupore quando arrivava una lettera… ehi! ma allora là fuori c’è qualcuno che ascolta! Naturalmente con Internet la situazione è cambiata, visto che scrivere una mail è decisamente meno impegnativo e più immediato rispetto a scrivere una lettera, e i contatti con chi mi legge si sono moltiplicati esponenzialmente. E solo da quel momento, tardi ’90, ho cominciato a rendermi conto di avere giocato un piccolo ruolo nella vita di un tot di persone, di essere stato importante – per quanto possa esserlo uno che ti indirizza ad ascoltare un disco piuttosto che un altro – per un po’ di gente. Cosa si prova? Sollievo per non avere proprio buttato via del tutto trent’anni.

      • Orgio

        E’ un po’ che ci penso, ed è arrivato il tempo di dirtelo: sei responsabile anche di una nuova generazione di scribacchini. Mi occupo di aree che probabilmente non ti interessano (hard n’ heavy), ma leggerti, in particolare i due manuali Giunti su grunge e soul, mi ha fatto capire che anche nella “critica musicale” c’era spazio per uno stile personalizzato, fatto di periodare non elementare, vocabolario ricercato, citazioni letterarie (ma sempre funzionali) e ironia/sarcasmi. Ti devo molto Eddy: se non musicalmente, perlomeno stilisticamente. Grazie.

      • Sinceramente: un po’ mi imbarazzi. E in ogni caso tutti dobbiamo qualcosa a qualcuno, al limite anche solo come scintilla, come prima ispirazione che è stata magari rielaborata successivamente sino a renderla irriconoscibile. A volte lontano da lui come gusti, io mi sono ad esempio sempre tolto il cappello di fronte a un Bertoncelli.

  55. stefano campodonico

    “mi sono innamorato,succede d’autunno….”
    Iniziava così una tua celebre recensione a rattlesnakes,
    Mi è venuta in mente perchè ora è successo a me, ascoltando Keep on lying,contenuta in Lonerism dei(di)Tame impala.è da una settimana che gira ininterrottamente nel mio stereo e il mio cervello è confuso,mia moglie dice che sono come un bambino.tù che ne pensi? dei tame impala naturalmente,non delle mie condizioni

    • Il nuovo non l’ho ancora ascoltato. Di loro, sulla scorta del primo album, penso che siano certamente un gruppo che non dice nulla di nuovo (come tutti, del resto) ma che quel nulla di nuovo lo dicano in maniera molto, molto intelligente.

  56. tommileo

    Ciao Eddy Cilìa, non aggiungo niente di interessante al fiume di commenti qui su, ma voglio far numero: ho letto tutti i tuoi articoli sul Mucchio degli anni ’80, una gran parte di quelli pubblicati su Velvet, poi dal ’92 o ’93 ho smesso di leggere di musica, di ascoltare cose nuove. Perche’ ormai avevo altri interessi, altre priorita’- ho sempre pensato senza invece pensarci troppo. Ma ora che ho trovato il tuo blog e letto la tua biografia professionale, capisco che mi era venuta a mancare la guida, l’ispirazione, l’influenza, boh, dei tuoi articoli. Ma il danno era fatto ormai e se sono riuscito a non fare della mia vita una Coca Cola sfiatata lo devo anche a loro (oltre che a Sandinista!). Grazie!

    • Bene. Ora che hai ritrovato – ahem – la guida, potresti ritirare fuori tutti quei dischi che magari è un pezzo che non riascolti e magari – perché no? – ricominciare a portarne a casa qualcuno nuovo. Che dici? Grazie a te per avermi scritto.

  57. Anonimo

    che meraviglia, leggere un blog del grande Eddy Cilia, uno dei pochi recensori italiani che invoglia ad immergersi nell’ascolto di un disco, ad amarlo. Grazie a te ho scoperto gruppi come misunderstood, o artisti come albert ayler, skip spence ed altri (memorabili i ricordi di come il vinile del primo ascolto veniva reperito, spesso nei “bidoni” dei tagliati, alla Lester Bangs…). Bella scoperta davvero!

  58. Mork

    Essendo un gran flashato delle interviste, ricordo che non molto fa sul web ne girava una fatta a te, che adesso sembra sparita, purtroppo non ricordo né il sito né chi ti fece quell’intervista, ricordo solo che era ridanciana e caustica al punto giusto, cioè geniale! Ma è scomparsa sul serio oppure latita? Non so se sono stato molto chiaro… complimenti comunque per il blog. Ciao!

  59. Romano

    Credo si riferisca all’intervista che includeva la storica frase “Piero Scaruffi non esiste”.

  60. Mork

    Effettivamente spiegato così è un po’ difficile da capire. Comunque è probabile che ci fosse quella frase: ricordo che l’intervista era abbastanza dura nei confronti di Scaruffi, ma oltre a quello, c’era come un tono parecchio informale sconfinante nel sardonico, divertentissimo però, sembrava quasi un colloquio fra vecchi amici o qualcosa del genere. Attualmente l’unica intervista fatta a te presente sul web è quella di ondarock (e in effetti anche lì non gli si risparmia molto a Scaruffi)

  61. Pino

    Ciao Eddy,
    volevo solo ringraziarti per le migliaia di parole che mi hai regalato sulla
    musica.

    Ho cominciato a leggere i tuoi articoli quando scrivevi su Rumore (e quando Rumore, per me, era la miglior rivista del mondo!) e la guida pratica alla New Wave che hai scritto con il buon Guglielmi è ancora un testo di consultazione quando torno a casa dei miei e spulcio tra le vecchie riviste.

    Un abbraccio

    Pino

  62. roberto

    …ma, hai sentito che lavoro ha fatto Nicolas Repac con il suo Black Box!

  63. VinylGarden

    Ciao Eddy,
    tante e tante volte mi ero chiesto come farti conoscere il mio apprezzamento per il tuo lavoro, che ho scoperto leggendo le OTTIME recensioni su Audio Review. Non ti ho conosciuto prima perchè negli anni 80 vivevo di pane e Rockerilla, mentre il Mucchio lo leggeva la mia futura moglie che ancora però non conoscevo e qualche centinaio di chilometri ci separava.
    Raramente mi sono sentito tanto in sintonia con una persona,e data la dipartita (per fortuna temporanea) di AR ero corso in edicola ad acquistare IL MUCCHIO,per continuare a seguire le tue gesta.
    Inutile dire che mi piace di cosa scrivi e soprattutto come lo scrivi,e considero le tue recensioni un importante momento di arricchimento
    culturale.
    Un grandissimo saluto ed un forte abbraccio.

    • Tutte le lettere di apprezzamento fanno ovviamente piacere, ma ogni tanto ne arriva qualcuna che fa più piacere di altre. Ad esempio questa, perché – diversamente da quelli di altre riviste – i lettori di “Audio Review” non hanno un grande dialogo con chi su “Audio Review” ci scrive. In genere (spero che anche questo cambi con la nuova proprietà – di cui ho apprezzato molto i primi passi – e la conseguente nuova linea editoriale) si limitano a osservare, silenziosi. Grazie per avermi scritto, contraccambio saluto e abbraccio.

  64. Stefano

    Maestro, ma si può avere un accenno sulla tua dipartita da Mucchio + Extra o è un argomento tabù? Nel qual caso spero di non venire lapidato con dei 33 giri degli “Alunni del Sole”. Saluti

  65. Rusty

    Quando divenne papa il Luciani (o il Wojtila, i don’t remember) un simpatico lettore di Rolling Stone scrisse una lettera alla rivista per lamentare l’infelice scelta del nome John Paul, dato che i due litigavano spesso. E suggerì che meglio sarebbe stato chiamarsi George Ringo. Un vero burlone.

  66. Giulio

    Ci sarà mai un’edizione di scritti nell’anima formato kindle?

    • Nei prossimi mesi e anni usciranno parecchie cose mie – sia materiali d’archivio rivisti e riordinati che nuove produzioni – per Kindle e analoghi lettori, tablet eccetera. Non prevedo per ora di ripubblicare in tale formato (ne dovrei in ogni caso discutere preventivamente con chi a suo tempo diede alle stampe l’edizione cartacea) “Scritti nell’anima”. Se dovesse accadere, sarebbe comunque un’edizione integrata con molti inediti.

  67. Stefano

    Certo che Claude Bessy ha un pò rotto gli zebedei …

    • La buonanima ti ha fatto qualcosa? Per inciso: questa volta sono andato a controllare e, tolta la citazione di Bessy sistemata a incipit, la prefazione che scrissi nel 2008 per la lista dei 100 migliori album della new wave per il numero 30 di “Extra” è completamente diversa. COM-PLE-TA-MEN-TE. OK?

  68. Stefano

    Grande kraut-music !!! Grazie a te ho capito chi sono gli ispiratori del più bel sound di fine anni settanta / inizio anni ottanta. Notevoli Neu! e Can. Domenica sera su rai 5 ti sei visto (o rivisto) ‘il futuro non è scritto’?

  69. enri1968

    Ciao, scoperto da poco il tuo blog e quindi benvenuto! Lo seguiro’.

  70. bel blog! amo la musica! ti seguirò volentieri! continua così!!

  71. Emanuele

    Ciao Eddy,
    da un po’ di tempo frequento il tuo blog (diciamo un paio di mesi), ma questa è la prima volta che scrivo e lo faccio per poterti ringraziare.
    Ho comprato il tuo libro Scritti nell’anima ed in un articolo consigli caldamente la visione di “L’anima di un uomo”. Siccome accetto sempre i buoni consigli sono andato a recuperarlo e………accidenti! sono rimasto letteralmente folgorato da un bluesman di cui ignoravo praticamente tutto se non l’omonima canzone di Bob Dylan. Adesso capisco perchè nessuno canta il blues come Blind Willie McTell.
    Non ti ringrazierò mai abbastanza per questa epifania.
    Un caro saluto -Emanuele-

  72. Matilde

    Innescare polemiche non è nelle mie intenzioni, ma se non ami un gruppo (Alice In Chains) per la loro “mistica dell’eroina”, come affermi in una risposta, mi sa che devi buttare tre quarti dei dischi che dici di amare :) ciao buona giornata

  73. Stefano

    Vogliamo dirlo che sono 31 sul campo ?

  74. ornitorincherai

    Co’ quella giacca e pari un fantino :P

  75. Fabrizio

    Ti ho seguito per anni sul mucchio e poi ti ho ritrovato su audio review. Ho seguito i consigli musicali di tanti critici rimanendo a volte deluso ma nel tuo caso il tasso di delusione è sempre stato bassissimo. Grazie Eddy per avermi fatto conoscere tanta bella musica che senza il tuo “aiuto” forse non avrei mai scoperto. Penso ad esempio ai Watermelon Men oppure ad Andy White oppure ancora i 10000 Maniacs. Ma quanti altri ne potrei citare, insomma … GRAZIE.

  76. Paolo

    Grazie per tutti i consigli che mi/ci hai dato.
    Leggo il mucchio fin dal primo numero e spesso ho acquistato a scatola chiusa vari LP/Cd da te recensiti. Mi sono sempre fidato e non ho rimpianti.
    P.S. C’ero anch’io al Teatro Massaua per quel bellissimo concerto degli X di cui hai parlato anni fa’ sul Mucchio.

    • Quindi sei di Torino? Ti capitasse di incrociarmi a qualche concerto o in qualche negozio, presentati. Si beve una cosa e si fanno due chiacchiere. Grazie per avermi scritto.

      • Anonimo

        Devozione infinita per te !
        Un serio appassionato di blues e della J.S.B.X. pensa che la loro musica centra poco o nulla con tutto ciò che proviene dal delta del Mississipi. Bravi loro a riproporre nel circuito, R.L. Burnside, Rufus Thomas Andrè Williams, Dr. John. Ecco cosa pensa un serio appassionato di blues e della J.S.B.X. Hanno un anima blues su sonorità altre ma sopratutto, rispetto dei sopra citati Mostri Sacri.

  77. Καλημέρα καλησπέρα
    qui puoi vedere il mio viaggio musicale nel Mediterraneo in compagnia di Riccardo Zappa:

    Mi piacerebbe un tuo commento…
    Grazie
    Vittorio

  78. Pier Carlo Canetto

    Ciao Eddy,
    seguo sempre con interesse le tue recensioni sei uno dei pochi
    con cui riesco a condividere un certo gusto musicale.
    Sono un autore e programmatore musicale il genere piuttosto
    attuale (nujazz,downtempo,nupop,deephouse etc.) e sto lavorando
    per la realizzazione di un album.Sono inscritto al portale USong e seguito
    con apprezzamenti soddisfacenti da alcuni professionisti del settore.
    Ti disturbo poichè vorrei chiedere senza essere invadente se ci fosse la possibilità di recensire a livello interpersonale e senza impegno il mio lavoro, giusto per avere una valutazione da una (autorevole) prospettiva diversa,che mi possa aiutare a proseguire migliorare il mio mondo musicale.
    Puoi ascoltare alcuni brani su soundloud a nome bronson-project.
    Grazie

  79. ale

    ciao,
    qualcosa sui Bardo Pond? te gustano?
    scusa per l’abuso dello spazio ma non sapevo dove chiedertelo

    ale

  80. ale

    peccato, grazie comunque dell’attenzione

  81. calogero

    Salve,sono uno studente/musicista e grande appassionato di hard rock e grunge/alternative rock americano e non.Mi sono imbattuto per caso in questo blog,e sono rimasto sconcertato dalla quantità di informazioni e dalla tua ultra competenza ultratrentennale sul mondo della musica in tutti i suoi generi:l’esperienza in campo musicale si tocca con mano,complimenti vivissimi!Avrei una richiesta da farti(per quanto impossibile mi sa):mi piacerebbe tantissimo una seconda parte,un volume 2 del tuo libro “Grunge”(del ’98 mi pare)che mi ha aperto nuovi orizzonti,e di cui ho divorato ogni pagina!Un libro scritto davvero bene e in modo approfondito,che merita di essere letto da ogni fan del genere e non.Siccome nel corso degli anni ne sono successe di cose all’interno della scena(con i vari movimenti post-grunge,reunion,nuovi album,nuovi gruppi degli ex componenti di varie band ecc ecc),mi piacerebbe appunto un bel secondo volume che incominciasse da dove era finito il primo temporalmente,fino a i nostri giorni..anche che trattasse dei vari gruppi “grunge” non nati in terra americana.Ci pensavo da tempo a questa cosa,sarebbe grandioso per me(e penso per molti),lo comprerei al volo!Grazie del tempo dedicatomi, e un saluto sincero.Buon lavoro!

    • Spiacente di doverti deludere ma non ci sarà mai un volume 2 del grunge. Anche un semplice aggiornamento sarebbe secondo me piuttosto superfluo, dal momento che nulla del poco accaduto da quando quel libro venne scritto a oggi lo giustifica davvero. Non una manciata di titoli (nessuno dei quali davvero rilevante, nessuno dei quali sposta di uno 0,01% i termini del discorso) da aggiungere alle discografie, non questa o quella reunion. E le ragioni per le quali lì si parlava di americani e solo di americani sono spiegate nell’introduzione del volume stesso. Sorry.

  82. Anonimo

    ma perchè invece di parlare dell ultimo lavoro del boss non parli dell ultimo capolavoro dei rolling stones ……dimenticavo il boss ti da lavoro i rolling stones no

    • Attendo altre stringenti e al pari bene argomentate indicazioni riguardo agli argomenti di cui mi è lecito parlare e a quelli sui quali devo invece osservare un rispettoso silenzio. Sarebbe carino però se chi me le dà lo facesse mettendoci nome e cognome a fianco.

    • Francesco

      L’ultimo capolavoro degli stones è del 1972, solo con una certa generosità si può pensare al 78 di some girls…

  83. luigi

    Ciao Sono Luigi un cinquantenne che ripassa ogni tanto i film di Ettore Scola: su due film dell’autore ( C’eravamo tanto amati- il Commissario Pepe) l’autore utilizza una canzone che presumo di Joan Batz ma che non riesco ad identificare e che all’epoca, non veniva riportata nei titoli di coda. Mi aiuteresti ad identificarla? Il primo film è del 1974 tanto per circoscrivere la ricerca ne avessi necessità. Grazie

  84. luigi

    Eddyclash Right!! Sei forte! Grazie

  85. Paolo

    quanto mi piacerebbe che il Venerato Maestro recensisse questo disco:
    Comet Gain “Paperback ghosts”
    vorrei proprio sapere cosa ne pensa!
    (secondo me gli piace molto) ;-)

  86. Federico Bartolini

    Quanto mi piace come scrivi di musica ….Venerato…. Grazie.

  87. Andrea

    https://www.youtube.com/watch?v=ZBa-68YCVh8 Ciao. Sono un ragazzo di vent’anni, questo è il mio gruppo, la mia musica.

  88. ronerto

    Sei un critico totalmente acritico
    Giudichi musicisti in base a quanti soldi guadagnano. A quanti dischi vendono a quanto sono famosi. Dovresti andare a scuola da Pierino Scaruffia ma un non hai la umiltà necessaria x riconoscere la tua inettitudine

  89. Paolo

    qual è il miglior disco dei cure?
    (inteso come migliore sequenza di canzoni pop)
    grazie

    • Inteso così, “Standing On A Beach” resta insuperabile, pur con l’ovvio difetto di essere uscito nell’86. Antologie escluse, il mio voto va sempre a “Boys Don’t Cry”.

      (Scusa il ritardo nella risposta.)

  90. Venerato Maestro,
    un indegno seguace ti chiede: hai sentito il disco di Popcaan (Where we come from)?
    Confesso che sono quasi andato a ruota, ma magari mi ha dfinitivamente rincoglionito – oltre che la senescenza – l’ascolto passivo della monnezza che si sente mia figlia…
    Giovanni, indegno discepolo

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