I migliori album del 2011 (7): Ry Cooder – Pull Up Some Dust And Sit Down (Nonesuch)

Fra il 1987, quando dava alle stampe quello che per diciotto anni sarebbe rimasto formalmente il suo ultimo album “vero”, il non proprio indimenticabile “Get Rhythm”, e il 2005, quando pubblicava l’ambiziosissimo, non perfettamente a fuoco ma intrigante “Chávez Ravine”, Ryland Peter Cooder non ha esattamente poltrito. Do i numeri? Sette le colonne sonore, cinque i lavori allestiti a più mani e fra essi il meraviglioso “Talking Timbuktu” con Ali Farka Touré, dozzina di realizzazioni cui bisogna aggiungere l’unico album griffato dal supergruppo Little Village e naturalmente l’operazione Buena Vista Social Club, uno dei più inattesi successi milionari della storia dell’industria discografica. Tutto bene, non fosse che nella percezione del pubblico l’etnomusicologo ha preso il posto del grande chitarrista e interprete. Cantautore no, giacché sono una manciata i brani autografi nella decina di LP licenziati dal Nostro dall’omonimo debutto del ’70 a per l’appunto “Get Rhythm”. Ecco: non soltanto in pochi si sono accorti di quanto siano belli gli ultimi album di Cooder, ma praticamente nessuno ha sottolineato come con “My Name Is Buddy” sia improvvisamente sbocciato nel 2007 un’eccezionale talento autoriale. Bel modo di festeggiare i propri sessant’anni, no? “Pull Up Some Dust…” è la seconda collezione di canzoni che l’artista losangeleno firma integralmente, tutta da solo a parte il sardonico gospel Lord Tell Me Why alla cui stesura ha contribuito il batterista Jim Keltner.

“My Name Is Buddy” era lavoro “a tema” incentrato sugli anni della Grande Depressione. La cara, vecchia Grande Depressione. Prima di quella che innescava pochi mesi dopo la sua uscita il fallimento di Lehman Brothers e nella quale siamo ora immersi fino al collo. “My Name Is Buddy” raccontava insomma la Storia, “Pull Up Some Dust And Sit Down” fa giornalismo come lo avrebbe inteso Phil Ochs: solo, con una scrittura (con tutto il rispetto) assai superiore e soprattutto ben più eclettica. Zibaldone di tanti se non tutti gli stili che eravamo abituati ad associare al suo artefice prima del Buena Vista, sciorina tex-mex nella sua più variegata accezione e blues, funky e soul e classic rock, senza farsi mancare un pizzico di reggae. Un brano propone John Lee Hooker For President. Ry Cooder no?

1 Commento

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Una risposta a “I migliori album del 2011 (7): Ry Cooder – Pull Up Some Dust And Sit Down (Nonesuch)

  1. Stefano

    Assolutamente si, gli album della maturità o della senilità di Cooder sono splendidi e questo attualmente uno dei miei preferiti

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