I migliori album del 2011 (3): PJ Harvey – Let England Shake (Island)

Decimo album “vero” in ormai due decenni di onoratissima e spettacolare carriera per Polly Jean, “Let England Shake” le ha procurato la seconda vittoria (era la quarta candidatura) al Mercury Prize. Inoltre: migliore album dell’anno per i due principali mensili britannici, vale a dire “Mojo” e “Uncut” e che io ricordi non c’erano precedenti per un simile double. Il suo personale triplete per quanto riguarda la stampa specializzata patria (oh… ci sarebbero poi i riconoscimenti che le sono arrivati dai più autorevoli quotidiani su questa e quella sponda dell’Atlantico, ma non voglio annoiare) la Harvey lo ha messo in bacheca grazie al “New Musical Express”. Che, per carità, non è più non dico prestigioso ma semplicemente acquistabile all’incirca dacché la ragazza cominciò a far dischi, ma di “Let England Shake” ha probabilmente pubblicato la recensione più centrata apparsa sulle sue pagine dall’epoca in cui l’ispettore Bloch aveva ancora i capelli. Ridotta al nocciolo: se Francis Ford Coppola realizzò con Apocalypse Now il film di guerra definitivo, se Ernest Hemingway firmò con Addio alle armi il romanzo di guerra per antonomasia, ebbene, PJ Harvey può adesso vantare di avere licenziato  la collezione di canzoni più memorabile di sempre sull’argomento. E che si può aggiungere?

Giusto che (vale ancora di più per un altro dei piccoli capolavori dell’anno appena trascorso e che in questa lista non è entrato: “Last Of The Country Gentlemen” di Josh T. Pearson) l’ascoltatore non di madre lingua si perde la ragione principale per la quale il disco è stato tanto acclamato. Per comprendere fino in fondo perché la critica – e in particolare la più colta – si sia entusiasmata come di rado è successo in questo secolo bisognerebbe forse fare come all’opera: ascoltare “Let England Shake” seguendo il libretto, ossia i testi. Il che non significa che non regali emozioni e una sua peculiare godibilità anche approcciandolo in modo più disimpegnato. In particolare grazie a una traccia inaugurale e omonima che evoca Björk nel mentre cita (astutamente) un vetusto classico del doo wop (laddove Written On The Forehead campiona direttamente Niney The Observer), a una The Last Living Rose sul limitare del reggae, a una On Battleship Hill che, si formassero oggi, probabilmente i Fairport Convention suonerebbero così.

4 commenti

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4 risposte a “I migliori album del 2011 (3): PJ Harvey – Let England Shake (Island)

  1. Lo ascolterò, mi ero appassionato alcuni anni fa della Harvey

  2. diego

    Ciao, Eddi! Ti leggevo sulle pagine del Mucchio ( te e Federico Guglielmi eravate i miei prediletgi!), ed ora rieccoci qua. Bene. La signorina Polly Jean piace anche a me, pero’, ultimamente ho letto che appoggia la caccia alla volpe e la cosa mi ha schifato non poco.Mi riesce difficile sorvolare su questo fatto. Cosa ne pensi? A presto. Buon lavoro e buon blog (uhm…ai tempi del Mucchio questo non si diceva!…rh eh…

    • Be’, per ora – che vuol dire per ora, 23.58 del 23 gennaio 2012 – sono ancora i tempi del “Mucchio”, no? Quanto mi scrivi a proposito della Harvey mi coglie un po’ di sorpresa ma, naturalmente, sarebbe da verificare. E in ogni caso un buon disco resta un buon disco, indipendentemente da eventuali comportamenti censurabili di chi lo ha realizzato.

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