Leonard Cohen – Old Ideas (Columbia)

Leonard dice che ha già un gruzzoletto di nuove canzoni da parte, e che quindi almeno un altro album lo pubblicherà, e naturalmente abbiamo una gran voglia di credergli. Benché come autore non sia mai stato esattamente prolifico e a dividere il numero dei brani scritti per gli anni in cui li ha scritti come risultato si ottenga, su per giù, tre. Proprio tre – su dieci – sono i pezzi di “Old Ideas” che i cultori già conoscevano: due sovente in scaletta in quella sorta di versione coheniana (e dunque cento volte più elegante) del “Never Ending Tour” di Dylan andata in scena fra il 2008 e il 2010 e sono Darkness e Lullaby; uno incluso nel 2006 in “Blue Alert”, un disco della sua attuale compagna Anjani Thomas, ed è Crazy To Love You. A proposito di donne: fossero fidanzate, mogli o coriste, il nostro attempato eroe ha sempre avuto straordinario gusto nello sceglierle. Perfetto che qui sia Jennifer Warnes (la sua più sublime interprete: “Famous Blue Raincoat” un album da isola deserta) a fargli il controcanto in una Show Me The Place di fenomenale intensità liturgica, ideale chiusura di un cerchio aperto nell’84 da If It Be Your Will, che suggellava “Various Positions” e indovinate chi era la voce femminile. A proposito di tour: Leonard ne promette un altro e che si rimetta sulla strada quasi ottuagenario non può più avere niente a che vedere con le note disavventure finanziarie che ce lo risospinsero. Ho una teoria al riguardo: conscio che il pubblico che accorre agli spettacoli di chi è molto in là con l’età lo fa anche con il gusto morboso dato dal pensiero che potrebbero essere gli ultimi, sardonicamente se ne approfitta. L’idea non può che divertire uno che pubblicava il suo primo LP a trentatré anni in un’epoca che invitava i giovani a non fidarsi di chi ne aveva più di trenta, avendolo concepito nel pieno di quella che sarebbe stata ricordata come l’Estate dell’Amore come perfetta nemesi dello zeitgeist. Se mai disco immortalò un Inverno di Scontento, ebbene, quello fu “Songs Of Leonard Cohen”.

Ascolti e riascolti “Old Ideas” e improvvisamente realizzi, per contrasto, cosa non funzionava negli album che si sono susseguiti (si fa per dire) dagli ’80 in poi: che tanto erano memorabili le canzoni quanto erano discutibili taluni – troppi – arrangiamenti. Inevitabilmente prossimo al compiersi della sua parabola artistica, Cohen torna a farsi folksinger come in un inizio di carriera in cui i discografici dovevano insistere per non fargli registrare dei dischi di sola voce e chitarra. Qui c’è un brano in cui si basta così ed è forse il più bello di tutti, Crazy To Love You, da Johnny Cash degli “American Recordings” e non credo di dovere aggiungere nulla. Altrove si abbraccia come forse mai al blues – in una Darkness in slalom fra trilli di piano e svisate di un organo inauditamente errebì; in una Lullaby adeguatamente cullante – o gigioneggia jazz da night come in Anyhow, salvo poco dopo cercare e trovare trascendenze in Come Healing o nel distendersi di spiritual di Banjo. Opera dalla scaletta spiazzante: passino in apertura l’umoristico dialogo con il Creatore di Going Home e una Amen che è il completamento di I’m Your Man piuttosto che di Hallelujah, ma che il congedo sia affidato al singultare sexy con nel pianoforte tentazioni di boogie di Different Sides sul subito sconcerta. Non ci sarebbe dovuta stare Show Me The Place lì? Certo, ma non chiedete a un uomo che in settantasette anni non è mai stato banale di diventarlo adesso. “Old Ideas” è il miglior Leonard Cohen da un sacco di tempo in qua. Azzarderei da “I’m Your Man” e, dunque, da a momenti un quarto di secolo.

1 Commento

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Una risposta a “Leonard Cohen – Old Ideas (Columbia)

  1. Giancarlo Turra

    E chissà che non infili una collana di perle come il Cash di “American Recordings”… wow !

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