The Lijadu Sisters – Afro-Beat Soul Sisters (Soul Jazz)

Se nel 2012 intendete acquistare un unico disco di due gemelle nigeriane, fate che sia questo. Se volete comprare un solo album nigeriano o più in generale africano, idem. E se questa settimana avevate messo da parte i soldini per portarvi a casa un disco, uno soltanto, rimettete via la lista dei desideri: non potete desiderare nulla di meglio di questa raccolta, eccezionale e discretamente generoso (tredici tracce, sessantatré minuti) compendio dei quattro 33 giri che le Lijadu Sisters pubblicarono fra il 1976 e il 1979. A meno che, presi dall’entusiasmo, non decidiate che un’antologia non vi è sufficiente e allora siete/siamo fortunati: quegli LP li sta ristampando singolarmente la Knitting Factory. Il primo e forse più bello, “Danger”, è già fuori, i successivi – “Mother Africa”, “Sunshine” e “Horizon Unlimited” – lo saranno a breve. Per molti i quattro lavori che le due gemelle (da lungi domiciliate negli Stati Uniti) realizzarono a diversi anni da un esordio firmato da ventenni, e che è a oggi totalmente inedito per i mercati occidentali, rappresenteranno uno dei più stupefacenti recuperi di sempre. Contatemi in quel numero.

Non mi erano del tutto sconosciute le ragazze. Nel 2010 nello strepitoso doppio di artisti vari su Soundway “The World Ends: Afro Rock & Psychedelia In 1970’s Nigeria” avevo notato Life Is Gone Down Low, performance alla Sly Stone fra l’incantato e il sudato con sopra innestata una chitarra santaniana. Nondimeno di loro non conoscevo null’altro e nulla sapevo, ignaro di un’epopea splendidamente femminista che fra il resto le vedeva dividere a più riprese un palco con Ginger Baker e conquistarsi una certa notorietà negli USA quando il compatriota Fela Kuti non era che un culto iniziatico e King Sunny Adé (gli capiterà di prestare alle Lijadu i suoi musicisti) un perfetto sconosciuto. A proposito di Fela: tante le prossimità quante le differenze fra i due canoni e per ciò che attiene le seconde sottolineo il gusto assai più marcatamente “rock” delle sorelle e minutaggi molto più contenuti (qui si arriva fino a 6’52” ma un pezzo è abbondantemente sotto i tre). A proposito di King Sunny: se avesse avuto in repertorio anche un’unica canzone dell’incisività di Sunshine sarebbe certamente diventato la superstar che era nei piani di una Island disperatamente in caccia di un secondo Marley. Votato al funk dal principio alla fine, “Afro-Beat Soul Sisters” è abilissimo nello svariare sul tema, corteggiando il pop e occasionalmente la disco, concedendosi ricami e ritagli di jazz, arrendendosi in qualche esaltato ed esaltante momento a un rock felicemente sopra le righe. Di fronte alle chitarre ubriache di fuzz (ma roba da Electric Prunes!) di Bayi l’ense resterete pure voi a bocca aperta. Garantito.

4 commenti

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4 risposte a “The Lijadu Sisters – Afro-Beat Soul Sisters (Soul Jazz)

  1. Massimo Borgognone

    Always thanx

  2. Chango

    Grazie della segnalazione.
    Gemme come queste, sarà la mia recente passione verso questi suoni, andrebbero diffuse ai quattro venti più spesso.
    Per me, giovane ascoltatore, tutto è iniziato con la rinascita di Mulatu Astatke insieme agli Heliocentrics. Da qui la passione verso i suoni africani non si è mai arrestata, anzi.
    Il culmine massimo l’ho raggiunto lo scorso anno assistendo all’eccezionale concerto dell’ultrasettantenne Ebo Taylor. Fantastico.

    Grazie anche per avermi sciolto un dubbio circa la validità del doppio “The World Ends: Afro Rock & Psychedelia In 1970’s Nigeria”.
    Un altro mi rimane circa la validità della serie African Pearls, spero possa sciogliersi anche questo tramite replica o nuovo post. Anche se la risposta penso di conoscerla già.

    • Di “African Pearls” ne ho diversi volumi e tutti molto validi (un paio li recensii anche sul “Mucchio”). Dove peschi, peschi bene, ma non attenderti in ogni caso il dominio di rock e psichedelia che contraddistingue il titolo nigeriano che hai/abbiamo citato.

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