Non si esce vivi dagli anni ’80

Una testimonianza inequivocabile su come la pensassi riguardo agli Smiths quando gli Smiths erano ancora fra noi. Un quarto di secolo dopo sono tutto sommato ancora abbastanza d’accordo con me stesso.

Per leggere senza cavarvi gli occhi basta che clicchiate sulle immagini.

27 commenti

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27 risposte a “Non si esce vivi dagli anni ’80

  1. Giancarlo Turra

    Mi è passato tra le mani ieri pomeriggio, pensa te. Un pò avevi fatto incavolare pure me, lo confesso, ma avevo 16 anni e a quell’età è dura essere obiettivi. e non sono di quelli che ha scritto in redazione lettere di insulti…
    A venti d’accordo completamente d’accordo a metà con te. Da un lustro, dopo riascolti vari, ho cambiato di nuovo idea, in via definitiva (credo). 😀

    • Pensa che con uno che mi scrisse una lettera di insulti (non ricordo quale fosse l’argomento, ma non penso proprio che c’entrassero gli Smiths) ho poi finito per scriverci insieme un libro. La vita a volte prende traiettorie bizzarre.

      • Giancarlo Turra

        E’ per caso il SIB ? 😀
        Mi sono riletto un vecchio Mucchio dell’87 e c’è una lettera sua su musica e politica, assai acuta peraltro.

      • E’ ovviamente il SIB. Non saprei dire se la lettera fosse quella o un’altra ricevuta in privato. Opterei per la seconda ipotesi ma, ripeto, non ne sono sicuro.

  2. posilliposonica

    Ogni volta che ho letto articoli o recensioni vergati da te sulla “famiglia Smiths” ho sempre notato tra le righe una certa freddezza di fondo.La qual cosa non mi ha mai dato particolarmente fastidio, visto che da un punto di vista strettamente musicale hai sempre fatto valutazioni su cui concordo tipo quella che il loro album piu’ eccitante sia la raccolta di di singoli e rarita’ Hatful of Hollow e che The Queen is Dead sia un tantino sopravvalutato.Per finire aggiungo che l’esordio omonimo e l’ altra raccolta The World won’t Listen completano il mio personale podio delle opere della “famiglia Smiths”.

  3. stefano piredda

    A me gli Smiths piacevano e piacciono parecchio. Ma conoscevo e conosco una bella cifra di gruppi migliori.
    A ogni modo, l’arrangiamento di GIRLFRIEND IN A COMA è una delle cose più belle del pop di quei tempi, il riff di WHAT DIFFERENCE DOES IT MAKE? è una bomba, ascoltare HOW SOON IS NOW? a sedici anni dovrebbe essere vietato, la loro canzone più bella è REEL AROUND THE FOUNTAIN e avevano delle copertine fantastiche.
    Detto ciò, non siamo usciti vivi dagli anni Ottanta.
    Mi pare di poterlo dire…

    • Se mi mettessi a fare la classifica delle mie dieci canzoni preferite di sempre e di chiunque, “How Soon Is Now” avrebbe ottime possibilità di entrarci. Nelle venti ci sarebbe di sicuro. Tanto per sottolineare un’ultima volta come io agli Smiths non abbia mai voluto male. Tutt’altro. “What Difference Does It Make?” resta il secondo articolo preferito della premiata ditta.

  4. giuliano

    noi che ci passavamo tra i banchi del ginnasio “the queen is dead” e “love” per marcare la differenza (la scuola ce l’avevo in zona prati, a roma, quartiere della borghesia bene: ne uscii malconcio – anche se vivo).

    concordo: what difference does it make è uno dei singoli che infilerei su un i-pod se ce l’avessi (ma anche barbarism begins at home) . invece in giro la musica la sento sul telefonino: la memoria è poca e devo fare scelte drastiche. i fuzztones ce li metterei, per dire, gli smiths no. significherà qualcosa. agli anni ’80 si sopravvive, ma male.

    sto ascoltando ancora una volta il nuovo di springsteen. Commento rozzamente sintetico (in attesa che eddy ne scriva, se vuole): mah…
    a tutta prima ne avevo ricavato un’impressione migliore. forse mi ci vuole un po’ più di calma. ci sarà tempo per entrare nel dettaglio

    • Onestamente: non l’ho ancora sentito Springsteen. Lo temo un po’, dopo gli ultimi due. E in ogni caso non so se ne scriverò. Nemmeno qui e indipendentemente dal fatto che mi piaccia o meno. Devo pensarci un po’ su.

  5. giuliano

    corey hart… che me sete annati a tirà fori.
    ve possino…

    • Giancarlo Turra

      Della serie il peggio di un’epoca: con gli orecchini fluo e i pantaloni ascellari e le spalline da giacca di dimensioni pantagrueliche. Al confronto, le Bananarama paiono le Ronettes…

  6. Andrea Peviani

    La cosa più fantastica del tuo blog, oltre al fatto di poterti leggere con cadenza quasi quotidiana, è che dà la possibilità di darti qualche piccola incazzatura in cambio delle tante che ci hai dato in tutti questi anni! Incazzature che secondo me rendono il rapporto con un critico stimolante quasi quanto le gioie delle scoperte musicali o della condivisione dei gusti.
    Doverosa premessa per motivare il fatto che è inevitabile che chi ti leggeva negli anni ’80 si ricordi come fosse ieri le tue stroncature, anche se oggi sei imbarazzato da qualche espressione usata… d’altra parte chi ti ha seguito anche dopo ricorda con piacere quei tempi proprio perchè li hai superati con un archivio di scritti sui generi musicali più vari che credo nessuno in Italia possa vantare.
    Anyway, questa ripresa del tuo articolo più completo sugli Smiths (da un numero del Mucchio candidabile tra i 10 Best Ever…) riporta nitidamente quello che coerentemente esprimevi recensendo singoli ed album, ma anche dopo il disincanto della maturità questa visione di alterna qualità continua ad apparirmi ingenerosa: appunto perchè compresse in un periodo di tempo così limitato, la forza delle canzoni pubblicate dagli Smiths mi sembra oggi ancora più storicizzata. In particolare spero che tu abbia rivisto il giudizio su un pezzo come Panic, su cui una certa fazione del NME e della critica inglese ha fatto nascere la caricatura di Morrissey mostro razzista, quando il tema della canzone era la più fulminante sintesi di quell’epoca in cui volenti o nolenti ci si schierava a sostegno della propria musica in un modo oggi nemmeno immaginabile (e da cui effettivamente nessuno è uscito vivo…). Non lo so, forse sono quei 4 o 5 anni di meno, ma non capisco perchè si può amare la discografia completa dei Clash e invece bisogna operare scelte selettive dentro la discografia degli Smiths: io me le tengo strette tutte e due!

    • Alt! Lo sappiamo ADESSO che la storia degli Smiths fu compressa in un periodo di tempo assai limitato. Io, anche e soprattutto in quell’articolo, ne scrivevo pensando, immaginando come tutti che avrebbero avuto un lungo futuro davanti. Continuo in ogni caso a essere convinto che, fors’anche proprio perché si consumò così in fretta, la loro fu una vicenda piena di saliscendi, con clamorose differenze qualitative fra i momenti più alti e i più bassi. Fossero durati il doppio degli anni pubblicando lo stesso numero di canzoni ma eliminando il 50% di qualità inferiore oggi li ricorderemmo come una band stratosferica, una delle più grandi di sempre, e non invece come un gruppo certamente notevole ma la cui importanza va misurata pure tenendo conto del fatto che fu, al di là della rilevanza puramente artistica, un eccezionale fenomeno di costume giovanile. Colgo perfettamente il punto di quello che dici riguardo a “Panic”, capisco il tuo punto di vista (fra l’altro sintetizzato benissimo) ma oggi proprio quel singolo brano mi mette a disagio ancora più di allora esattamente per uno schierarsi che non può essere, ad esempio, quello di uno che ha scritto migliaia di cartelle sulle musiche nere. E che quando ripensa a ciò che scriveva all’epoca in cui era poco più che ventenne si imbarazza più che per qualche stroncatura goliardica per gli strali che lanciava di continuo contro certa dance, contro certo pop. E dire che i Clash (di cui non amo la discografia completa: “Cut The Crap” è un disco orrendo) una cosina o due al riguardo avrebbero dovuto insegnarmela.
      Ultima cosa, ché l’ora è tarda e ho un “Dylan Dog” da leggere: non mi incazzo mai quando vengo criticato, qualunque cosa mi dicano, basta che si resti nei limiti della buona educazione. Pur nel mio piccolissimo, infinitesimale angolo di mondo sono un personaggio pubblico e chi è personaggio pubblico deve accettare di potere venire discusso da chiunque.

  7. Andrea Peviani

    Parole sante, Venerato Maestro: speriamo che il tuo blog resti sempre un luogo dove si scambiano idee civilmente e senza troll invasati. Solo un paio di cose: buona parte degli artisti Black sui quali hai scritto migliaia di cartelle fanno parte del background del Moz, sicuramente quelli dei ’60s su cui si fondo’ parte dell’affinità musicale con Johnny Marr (mentre la Black degli ’80s che dominava i media, a parte qualche eccezione… poverina Withney e tutto, ma che palle!). E infine: secondo il protocollo di Kyoto Cut the crap non fa parte della discografia Clash.

    • 1) Credo che offrendo rispetto in genere in cambio lo si ottenga. Se mai dovesse arrivare qualcuno/a… sopra le righe me ne preoccuperei allora.
      2) La black negli anni ’80 degli Smiths erano anche i Run DMC e i Public Enemy.
      3) “Cut The Crap” in un mondo ideale non dovrebbe esistere.

  8. Domenico

    Hatful of Hollow ancorché non fosse un album vero e proprio all’epoca per il sottoscritto fu un colpo al cuore. Gli altri dischi mi piacquero ma la magia di quella raccolta rimane una cosa unica. Non nego che l’atteggiamento un po spocchioso di quell’articolo sul Mucchio mi irritò un pochettino alla luce delle lodi sperticate che un anno prima la rivista aveva speso per l’esordio degli scozzesi Jesus and Mary Chain. Psychocandy lo amai tantissimo ma rispetto alle composizioni degli Smiths a volte mi davano la sensazione del già sentito. Tuttavia concordo nel giudizio sui fan del gruppo di Manchester.

    • Eh eh… le lodi sperticate per Jesus And Mary Chain erano mie e lì difendo pure le virgole. Comunque troppo diversi, loro e gli Smiths, per poterli in qualche modo paragonare.

  9. Lucas

    che tuffo al cuore, Eddy. Gracias.
    un giorno ripubblicherai le recensioni dei singoli degli Housemartins? Quelle si hanno cambiato la mia vita, piu’ di The queen is dead che per me resta il miglior Smiths

    • Anche le recensioni dei singoli sarebbe un po’ troppo. Al limite può starci che ripeschi un articolo che feci sugli Housemartins. La serie a dire il vero era nata (anzi, non era nemmeno previsto fosse una serie) con intento autoironico. Con mia grande sorpresa, invece, in tanti hanno tirato fuori i fazzoletti. Che mi fa anche piacere, non fraintendiamo, ma stento a metabolizzare la reazione.

      • Lucas

        ..penso che anche i fazzolettini siano ..auto-ironici 🙂 Don’t worry, il mio era…come dire…un velato complimento a quella rubrica dei singoli, che era la prima cosa che leggevo appena compravo il mucchio

      • Penso di sì. Perché lo sappiamo benissimo che, d’accordo, eravamo più giovani, ma anche parecchio più brutti.

  10. Niente da capire

    Parafrasando Monicelli su Moretti: Cilia sposta l’ego che non riesco a vedere gli Smiths!!!

    • Posso anche essere d’accordo, ma leggi la data: ventisei anni fa. Insomma, mi appello alla clemenza della corte e vale non solo per questo ma per praticamente tutti gli altri articoli che sto ripescando di quel periodo. È un gioco nel quale la presa in giro di me stesso pesa infinitamente di più che non la nostalgia.

      • Niente da capire

        Assolutamente! Clemenza della corte, attenuanti generiche, condizionale, e se servisse anche indulto e amnistia. Sono sempre stato un lettore sporadico del Mucchio anche per questo taglio un po’ troppo giornalisticocentrico di alcuni articoli (inspirazione lesterbangsiana?) . Poi capirài, sugli Smiths, in cui dovevi già spostare l’ego di Morrissey per vedere i gioielli che cesellava Johnny Marr

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