The Shins – Port Of Morrow (Aural Apothecary/Columbia)

Effettuo una ricerca nei miei archivi per andare a controllare in che termini scrissi – quanto entusiasticamente – dei precedenti album di James Mercer e sempre più variabili compagni e con mia grande sorpresa non trovo nessuna recensione con un titolo compatibile. Cerco allora soltanto la parola “Shins” e a questo giro ottengo invece una marea di riscontri, a testimonianza di quanto la sigla sia stata negli ultimi anni una costante nella discussione sull’indie rock, o più che altro sull’alternative pop, americani. Nondimeno la conferma che di “Oh, Inverted World”, “Chutes Too Narrow” e “Wincing The Night Away” non ho mai scritto direttamente mi lascia (per quanto ne ero invece sicuro) basito. Mai però quanto la constatazione che “Port Of Morrow” arriva nei negozi a cinque abbondanti anni dal predecessore quando, mi avessero interrogato al riguardo, avrei risposto senza esitare che potevano essere due, a esagerare tre anni che gli Shins non pubblicavano alcunché. Il che se vogliamo rappresenta un’ulteriore certificazione della loro rilevanza: sono rimasti in ogni caso un nome caldo, al di là dei trionfi al botteghino di “Wincing The Night Away”, all’uscita subito un numero due nella classifica di “Billboard” e il secondo disco Sub Pop più venduto di sempre dopo “Bleach” dei Nirvana. E dire che una fotografia della popular music del 2012 evidenzierebbe differenze sostanziali rispetto a una scattata nel 2007. Per non parlare di quanto più in generale sia cambiato il mondo. Ma insomma: gli Shins sono tornati e per la prima volta posso commentarne le imprese in tempo reale. Sarebbe potuta andarmi meglio, sarebbe.

Mentre scrivo “Port Of Morrow” gira per la terza volta sullo stereo e la prima impressione che ne avevo ricavato non vuole saperne di modificarsi. Opera gradevole, prodotta benissimo e forse persino troppo, nel senso che Greg Kurstin di sicuro non ha lavorato per sottrazione e talune eccessive rifiniture non aiutano le melodie a manifestarsi, ma con per l’appunto qualche difetto di memorabilità rispetto all’alta media Mercer (la compagnia attorno a lui è cambiata completamente e pare ormai innegabile che “Shins” sia poco più che uno pseudonimo per il quarantunenne cantante e chitarrista di Honolulu). Seconda cosa che si nota dell’album. La prima è come certi anni ’60 siano stati definitivamente abbandonati, sostituiti come fonte di ispirazione e suggestioni dal decennio seguente. Non più i Beatles ma il Lennon più zuccherino (It’s Only Life), il McCartney più rotondo e standardizzato (For A Fool), persino la Electric Light Orchestra (40 Mark Strasse). Non più un incrociarsi di Kinks e Zombies ma Billy Joel che prova a fare l’Elvis Costello ma finisce per sembrare Steve Miller o, peggio, gli Chicago (Fall Of 82). Tutti qui i “nuovi” Shins? Concedo loro ancora un passaggio e finalmente qualcosa emerge dal sofisticato sfondo: il power pop avvolgente e squillante di Simple Song, se non altro per la frenesia di alcune parti di chitarra; la new wave alle prese con i Beach Boys di mezzo, o viceversa, di Bait And Switch; soprattutto No Way Down, esultanza genuina e un disegno cui l’intarsio qualcosa aggiunge in luogo di sottrarre. La delusione si ridimensiona, ma resta.

11 commenti

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11 risposte a “The Shins – Port Of Morrow (Aural Apothecary/Columbia)

  1. Giancarlo Turra

    Un dubbio mi assale: faranno mica la fine dei Modest Mouse ? Quando, invece, potrebbero seguire le orme dei Built To Spill. Non parlo di genere, è ovvio, ma della “gestione di sé”…

    • E’ un disco 100% anni ’70 e spesso anni ’70 un po’ discutibili. Un po’ eccessivo negli arrangiamenti, troppo stratificato e nello stesso tempo levigato a livello di produzione e certamente con meno sostanza dei predecessori. Resta inteso comunque che è di un campioncino, se non di un campionissimo, che stiamo parlando. 6,5?

  2. posilliposonica

    Ho sempre trovato “Chutes Too Narrow” un album meraviglioso,ma
    credo anche che “Oh Inverted World” e ” Wincing The Night Away”
    non siano dello stesso livello e che “vivano” un poco della luce
    riflessa del secondo lp.Un posto nella storia del rock lo hanno
    ottenuto con “Chutes Too Narrow” non con altro, diciamo la verita’.

    p.s. non ho sentito il nuovo album,ma leggendo la tua recensione
    la mia opinione si rafforza.

  3. giuliano

    lo sto ascoltando un po’ alla volta da ieri: le coordinate di eddy mi trovano d’accordo, anche perché se uno maneggia così bene l’italiano parlando di rock gli do ragione a priori (complimenti per nulla forzati ma, direi, dovuti).
    Il risultato finale però (ad un primo, ancora superficiale ascolto) a me lascia un po’ meno perplesso. nel senso che il disco mi sta piacendo, e neanche poco.
    Nel tuo libro sul grunge della giunti mi avevi strappato un sorriso scrivendo a proposito degli sweet 75 (vado a memoria) che la capacità di scrivere canzoni è come il coraggio di don abbondio: se non ce l’hai non te la puoi dare.
    mercer, beato lui, ce l’ha.
    PS scusate l’OT, ma sul sito di neil young c’è da qualche ora la notizia – e la foto di copertina – relativa al nuovo disco insieme ai crazy horse. esce il 5 giugno prossimo, si chiama americana. canzoni tradizionali riarrangiate. Ci sono oh Susanna e clementine (e qui tremo) ma anche high flyin’ bird e wayfarin’ stranger (e qui mi sento meglio).

    • Mi spiace ricordarlo – perché tutti noi cerchiamo da sempre, disperatamente, di dimenticarlo – ma anche i Byrds fecero “Oh Susannah”. Poi per fortuna cominciarono a drogarsi.

      • giuliano

        sì, ci stavo pensando proprio qualche minuto fa… su turn turn turn…
        davvero non una delle loro pagine più memorabili

  4. giuliano

    ok, ok… dopo tre o quattro ascolti il mio giudizio si va assestando.
    il fuoco si è un po’ spento.
    è vero che l’incipit e l’explicit (The Rifle’s Spiral e Port Of Morrow) mi hanno conquistato, è vero che la confezione è pressoché impeccabile, ma a volte viene effettivamente il sospetto dell’esercizio calligrafico…
    per me, tra 6,5 e 7

  5. Anonimo

    Antonio,
    Ciao Eddy, arrivo sempre in ritardo alle discussioni delle tue recensioni, ma non potevo fare a meno di ringraziarti per il consiglio sugli Shins, infatti, dopo una decina d’anni che mi ero “perso” dietro al cinema, sto recuperando soprattutto grazie al tuo sito tanta musica fine anni ’90 e 2000 che mi ero perso.
    E’ stato soprattutto grazie se da diversi mesi mi sto godendo gruppi che magari mai avrei conosciuto (Plimsouls, Nada Surf, Social Distortion, Arcade fire ecc.). E’ da una settimana che non riesco ad ascoltare altro che “Oh, Inverted World”, e “Chutes Too Narrow” .
    ancora grazie Antonio

    • E perché mai in ritardo? Un blog è fatto apposta, fra il resto, anche per essere fruito senza limiti di tempo. Quello stesso post sarà magari letto da altri fra anni e “Chutes Too Narrow”, nel caso, se lo godranno uguale.

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