Presi per il culto (10): The Golden Dawn – Power Plant (International Artists, 1967)

Certi gruppi sono talmente sfigati da farti tenerezza. A certi musicisti vuoi più bene che ad altri perché con loro il destino ha barato di brutto e ti viene voglia di risarcirli, per quell’infinitesimale poco che puoi. Ecco, io ai Golden Dawn voglio bene sul serio. Considerate per cominciare questo di costoro: che un’infelice scelta grafica, che relegava il nome del gruppo sul retro del suo unico LP, ha fatto e continua a far sì che persino gente che negli scaffali quel disco ramingo ce l’ha, e magari lo adora pure, confonda ragione sociale e titolo. Ho un carissimo amico con una collezione di svariate migliaia (svariate migliaia) di vinili di garage, psichedelia, acid-folk e altre assortite robine weird del bel tempo espanso che fu che ho dovuto correggere per anni, pur essendo lui molto più esperto di me in materia, ogni volta che cominciava a magnificarmi (come ce ne fosse stato bisogno) i… Power Plant. No, quello è il titolo dell’album. Loro erano i Golden Dawn. Da Austin, Texas. George Kinney alla voce, Jimmy Bird e Tom Ramsey alle chitarre, Bill Hallmark al basso, Bobby Rector alla batteria e ne metto in fila  generalità anagrafiche e mansioni (Kinney autore di tutti i testi; le musiche spartite fra lui e i sodali, con Ramsey a fare la parte del leone) perché non figuravano su nessuna delle diverse stampe (legali e non) che ho fatto girare in più o meno un quarto di secolo. Devo averlo ascoltato qualche decina di volte, “Power Plant”, e a ciascun passaggio trovandolo fresco come a un primo incontro dovuto a una singola ragione: erano sull’etichetta di 13th Floor Elevators e Red Crayola. Si poteva azzardare l’acquisto con una ragionevole probabilità che non facessero schifo. E difatti…

A proposito di 13th Floor Elevators… le storie loro e dei Golden Dawn si incrociarono più volte e da prima ancora che subito, siccome prima di fondare i rispettivi complessi Roky Erickson e George Kinney dividevano dapprima la medesima scuola e quindi la militanza (non foriera di alcuna incisione) nei Fugitives. Il gruppo di Erickson era il primo a venire posto sotto contratto, per nostra fortuna e sua disgrazia, dalla International Artists del manigoldo Lelan Rogers e proprio su raccomandazione di Erickson i Golden Dawn seguivano a ruota. Benedizione momentanea e dannazione eterna per loro il legame tanto stretto con gli Elevators, per colpa di discografici che, pur nel quadro di un’operazione di puro sfruttamento bieca e per nulla preveggente, privilegiavano sempre quegli altri. Registrato prima del classico “Easter Everywhere”, “Power Plant” vedeva la luce diversi mesi dopo per non fargli concorrenza e ha da allora la piccola fama di disco indubbiamente bello ma altrettanto indubbiamente derivativo. Nossignori e signorine: se 13th Floor Elevators e Golden Dawn risultano simili all’ascolto è perché condivisero radici, sbornie lisergiche ed evoluzioni, non perché i secondi copiarono i primi.

Comunque… Andate a toccare con orecchio e scoprirete che l’oscuro “Power Plant” ha poco da invidiare ai giustamente celebri e celebrati “The Psychedelic Sounds Of” e “Easter Everywhere”. La sua You’re Gonna Miss Me si intitola My Time e le fanno corona dieci gemme appena meno lucenti, da un’innodica Evolution che incrocia gli Elevators con i Byrds di mezzo a una Tell Me Why con scorie di Fab Four primevi, da una Seeing Is Believing che non ci si crede che non fu un hit per quanto è svelta a imprimersi nella memoria a una Everyday che azzarda il raga, da una sospesa This Way Please che prova a rendere l’esperienza psichedelica in 5’06” a un’onirica Reaching Out To You che miracolosamente ci riesce concentrandola in 2’18”. Non sono uno che usa a cuor leggero una parola impegnativa, e facile a svalutarsi, come “capolavoro”, ma è questo un caso in cui merita ed è persino doveroso spenderla.

6 commenti

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6 risposte a “Presi per il culto (10): The Golden Dawn – Power Plant (International Artists, 1967)

  1. stefano campodonico

    grazie per la dritta, Eddy! L’album è magnifico,sinceramente non li conoscevo.Per ora l’ho scaricato ma sicuramente sarà uno dei prossimi acquisti.Dimmi, è di facile reperibilità l’album? (l’lp ,poi sarebbe il massimo!)
    E perchè diavolo non compaiono in quel straordinario box che è “nuggets”?

    • Probabilmente all’epoca ben poche copie di quel disco (che oggi si trova con la massima facilità) uscirono dai confini texani. E forse, e ammesso che li conoscesse, Kaye li ritenne troppo simili agli Elevators.

  2. …forse anche meglio degli Elevators. Senza quell’anfora jug ipnotica e con in più una “I’ll be around”, capolavoro assoluto della misteriosa (e satanica) Alba Dorata

  3. Davide

    La somiglianza con gli Elevators è marcata, ma che intensità e che qualità di scrittura! Non li conoscevo, grazie VMO!

  4. Vincenzo Nigro

    Confermo. È un disco bellissimo e ingiustamente sottovalutato…

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