Non si esce vivi dagli anni ’80 (12)

Mentre metto su questo ennesimo recupero di gioventù giurassica gira sullo stereo – in non stop, da un paio di ore – la recente ristampa espansa della collaborazione del Bardo Elettrico con gli Wilco, nel nome di Woody Guthrie, che fruttò i due volumi originali di “Mermaid Avenue”. Ci sono modi peggiori per salutare una domenica mattina di metà maggio uggiosa e fastidiosamente calda, con nell’aria una promessa di nubifragio stile monsone.

(Visto che il titolo correva su due pagine ho preferito montarle insieme piuttosto che presentare le scansioni singolarmente. Se ci cliccate sopra due volte  la leggibilità è quella solita.)

21 commenti

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21 risposte a “Non si esce vivi dagli anni ’80 (12)

  1. stefano piredda

    Uno degli articoli del giovane Maestro che ricordo con più affetto.
    A un’incollatura, la recensionde di THE WISHING CHAIR.

    • paolo stradi

      Concordo, la recensione di quel (magnifico) disco è una delle migliori, dirette e meno “colte” di Eddy, complimenti ancora adesso, tanti anni dopo…

  2. Anche questo, Venerato, fa parte del tuo “Making of A Legend”. Con 3 pagine senza una foto allora potevi far salire l’adrenalina a quelli tra noi che avevano bisogno di questa musica e di personaggi formativi come Billy. A e R erano Alberto e Renato che anni dopo approdarono a Stereodrome?

    • Del fatto che non ci fosse manco una foto ricordo che all’epoca non ne fui per niente contento. Immagino che non avessero trovato nulla di… prendibile in prestito decente. A & R erano Alberto Campo e Renato Striglia, colonne della radiofonia torinese e in seguito italiana che proprio a seguito della pubblicazione di questo articolo mi contattarono. E fu così che mi ritrovai a bere qualcosa in compagnia di… boh… sinceramente non ricordo di quale dei due. All’epoca erano inscindibili e intercambiabili.

  3. lazzaro pappagallo

    Eddy, visto in concerto a Roma l’anno scorso. Concerto stupendo finito con New England e il pugno in aria senza alcuna vergogna. Ha sedato dal palco un accenno di rissa a base di droga. Se puoi indicami una top 3 dei suoi album, e se la collezione con i Wilco sia da prendere in toto. Workers playtime e don’t try this at home (soprattutto questo) sono tra i dischi più amati

    • Il podio secondo me comprende “Talking With The Taxman About Poetry”, “Brewing Up With Billy Bragg” e “Don’t Try This At Home”, in quest’ordine e con molto dispiacere per aver lasciato fuori “Workers Playtime” e il primo mini. L’integrale di “Mermaid Avenue” è altra cosa ma sicuramente consigliabile anch’essa.

  4. Di Campo si sa, Striglia invece cosa fa adesso? Magari stai preparando la recensione ma intanto te lo chiedo: avendo il vol.1 conviene cercare il vol.2 usato o vale la pena investire nell’integrale? O anche: il Cd 3 e’ meglio del Cd 2?

    • Non mi capita di incrociarlo da secoli, Striglia. Credo che lavori con Capossela, ma prendila con beneficio d’inventario.
      Riguardo a “Mermaid Avenue”: l’integrale costa così poco (sui sei euro a disco, contando pure il DVD) che mi pare valga la pena di puntare quella e rivendersi il primo volume, che resta sì il migliore ma per una questione di qualche pollice, non di spanne.

      • stefano piredda

        Proprio di Renato Striglia doveva essere una recensione pubblicata dal Mucchio nel 1987, una roba da “presi per il culto” che mi sono procurata giusto una paio di mesi fa e che ho mandato a memoria in un paio di giorni: “Groovy Neighborhood” dei PIANOSAURUS.
        Suonato completamente con strumenti giocattolo e prodotto da Chris Stamey.
        Che bello ‘sto blog…

  5. Giancarlo Turra

    Mamma mia, i Pianosaurus !!!!! C’entra niente, ma stamattina mi sono svegliato con la cover di “Kashmir” fatta da quegli altri adorabili pazzoidi genialoni degli Ordinaires…

  6. Dal particolare fotografato in homepage si direbbe che adotti un rassicurante ordine alfabetico, quindi se non trovi un disco e’ perché te l’ha ciuffato qualcuno, perché sei un tipo disordinato, o e’ perché oltre un certo numero prevale comunque una fatale entropia?

    • L’ordine alfabetico puro funziona fin quando ne hai mille o duemila e, soprattutto, fintanto che non ci lavori. Da molti anni sono divisi per generi e aree geografiche. Il settore che si scorge, ad esempio, è quello “classic rock USA anni ’70 + cantautori”. Il problema con gli Ordinaires è dato dal fatto che fossero di non facile catalogazione. Potrebbero trovarsi in tre o quattro diverse collocazioni. Poi va da sé che se qualcosa finisce fuori posto lo ritrovo per caso, oppure perdendoci una giornata, oppure al trasloco successivo.

  7. Giancarlo Turra

    tornando agli Ordinaires, era (è tuttora) piuttosto bello anche il primo: un pò più angolare, più da “intelligentia newyorchese”, se mi si passa il termine, ma miracolosamente umano anche quando prevalgono gli spigoli…

    • Giancarlo Turra (Trainspotter mode)

      E aggiungo che nel video di “Mr. Jones”, il cantante dei Counting Crows, indossa una spartana t-shirt di indovinate quale gruppo…

  8. renato striglia

    x eddyclash (che nick name presuntuoso!). Ero renato e scrivere che fossimo così intercambiabili è più snob di un bignè alla crema. Basta parlare dei non presenti, racconta di te, di quante seghe ti facevi, insomma della TUA realtà, quella vera. Tutto il resto sono solo cazzi nostri.
    Renato Striglia

    • Oh, Renato… da quanto non ci si sente… all’epoca in cui scrissi questo pezzo non eri così acido, tutt’altro. È un articolo dell’84: cosa avrei dovuto fare, cambiarlo? E al tempo a te e ad Alberto non dispiacque davvero. Tant’è che ci siamo conosciuti perché mi avete cercato voi.
      Quanto a eddyclash: soprannome scherzoso appioppatomi più o meno a quell’altezza da Massimo Padovan (te lo ricordi? era uno di quelli che bazzicavano Rock & Folk e molto più avanti ci lavorerà anche). Mi faceva ridere e me lo sono tenuto.

    • Allora… giusto due righe per evitare che si diffondano leggende metropolitane su una inesistente faida fra me e Renato Striglia, che ho provveduto nel frattempo a contattare tramite Facebook e ha avuto così modo di spiegarmi quello che è accaduto. È successo che, dopo essersi imbattuto in Rete in svariate sciocchezze (o peggio) sulla sua persona, è capitato qui e, esacerbato e non cogliendo sul subito né dove si trovava né con chi aveva a che fare, ha sparato nel mucchio. E, siccome questo blog per mia scelta è non-moderato (ed è mia volontà mantenerlo tale finché non mi troverò davvero costretto ad agire altrimenti), una volta che hai scritto un commento il commento è on line e fine. Ci siamo però chiariti e – ribadisco – non c’è nessun problema fra me e lui, che rimane persona della quale ho la massima stima, tanto professionale – con un microfono davanti resta uno dei migliori che io abbia mai sentito – che umana.
      E siccome, tanto per essere banali, non tutto il male vien per nuocere, aggiungo che, non ci fosse stato questo qui pro quo, avrei impiegato probabilmente ancora mesi a scoprire che non ha appeso la cuffia al chiodo come invece pensavo. Se vi va, potete ascoltarlo qui: http://www.radiobandalarga.it. La sua trasmissione si chiama Pixel.

  9. renato striglia

    Grazie della stima, è reciproca.
    Andiamo avanti…

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