Geoff Barrow/Ben Salisbury – Drokk: Music Inspired By Mega-City One (Invada)

Quando sarà – auspicabilmente fra non meno di mezzo secolo giacché è da poco entrato negli “anta” – Geoff Barrow ha già pronto per la lapide un epitaffio perfetto: “Volevo solo comporre musica interessante, canzoni come si deve capaci di durare un po’ e ritagliarsi uno spazio nelle collezioni di dischi degli appassionati”, dichiarava a un giornalista del “Guardian” che gli chiedeva con quali ambizioni avesse dato vita ai Portishead. Che in una carriera da produttore e musicista iniziata in quello stesso fatidico ’91 sotto auspici che di migliori non se ne possono immaginare (addetto ai nastri dell’epocale debutto dei Massive Attack) tale insieme modesto e ambiziosissimo obiettivo sia stato in pieno raggiunto, be’, chi potrebbe negarlo? Pietra d’angolo del trip-hop quanto il già citato “Blue Lines” e “Maxinquaye” di Tricky, “Dummy” è uno dei dischi che hanno segnato più in profondità gli anni ’90, a tal punto che la sua influenza è ancora chiaramente avvertibile. Laddove i successivi “Portishead” e “Third” si limiteranno a essere bellissimi. L’ultimo data 2008 e, benché il nostro uomo abbia a quanto sembra cominciato da qualche mese a lavorare alle sue parti, non c’è troppo da sperare che il successore si faccia attendere meno di quegli undici anni (!) che separarono secondo e terzo album in studio del trio formato, con Barrow, da Beth Gibbons e Adrian Utley. Tanto vale rassegnarsi, tantopiù sapendo che nel frattempo di “musica interessante” e “canzoni come si deve” dal Nostro ne ascolteremo comunque a iosa. Nel 2009 firmava la produzione del secondo Horrors e dava alle stampe l’omonimo, primo ed eccellente capitolo del progetto BEAK>, ipotesi di neo-krautrock per il XXI secolo. Nel 2010 griffava l’esordio adulto della sua scoperta Anika, sorta di novella Nico non solo per – ahem – assonanza. Nel 2011 si inventava quei Quakers (con lui altri due produttori e alcune decine di rapper) che non più tardi di due mesi or sono si sono esibiti per Stones Throw in uno stupefacente e monumentale (due ore e venti) esercizio di hip hop in stile Old Skool. Qualche mese ancora e sarà nei negozi il secondo BEAK>. E per intanto…

Per intanto invano cercherete “canzoni come si deve” in questa collaborazione con il compositore Ben Salisbury, per il semplice fatto che trattasi di musica, realizzata usando esclusivamente una coppia di sintetizzatori Oberheim Two Voice del 1975, solo strumentale. “Interessante”? Potete scommetterci l’angolino che volete della vostra collezione di dischi. In quale misura possa interessarvi dipende però da quanto Vangelis, da quanto John Carpenter, da quanto Klaus Schulze avete in casa. Catalogare alla voce “musiche per film immaginari”, ho letto, ma non è proprio così, visto che questi diciannove brani sono stati composti appositamente come commento per una nuova pellicola (dopo quella non granché con Stallone) ispirata dal fumetto fantascientifico “Judge Dredd”. Scartati a un certo punto da regista e sceneggiatore senza che peraltro ciò sciupasse i rapporti con gli autori (che difatti seguitano a essere i primi sponsor dell’opera), hanno finito per diventare una colonna sonora immaginaria per un film esistente eccome. Grande ora è la curiosità di ascoltare che genere di musiche le siano state preferite, legittimo essere scettici come minimo riguardo alla capacità di stare altrettanto bene in piedi da sole. Un po’ “Blade Runner”, un po’ di più “Distretto 13”, un po’ tanto di più “1997: Fuga da New York”, “Drokk” vale soprattutto come esperienza d’ascolto complessivo. Il che non toglie che alcuni momenti riescano a spiccare rispetto ad altri: una Justice One dalla melodia spiazzantemente lounge su una ritmica meccanicamente dance, una Scope The Block che sulla Autobahn kraftwerkiana fa correre i Tangerine Dream, una Inhale da Neu! che corteggiano il pop ma poi si pentono.

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