Mick Jagger in 29 dichiarazioni

Sappiamo che un sacco di gente non ci ama perché dice che siamo trasandati e non ci laviamo. E allora? Non sono obbligati a venirci a vedere, no? Se non gli piacciamo girino alla larga! (1964)

La scena musicale britannica è tremendamente noiosa al giorno d’oggi. Da secoli non accade nulla di nuovo o di eccitante. La musica pop è in un vicolo cieco perché è diventata un fenomeno troppo popolare a livello nazionale. Prima ci sono stati i Beatles, poi noi, ora non c’è nulla. (1965)

Quello che facciamo è rumore. Tutto qui. Potreste essere gentili e chiamarlo musica. (1965)

Una cosa che dirò stavolta a favore della stampa americana è che, a dispetto di tutte le assurdità scritte dai soliti idioti che vengono nei camerini a chiedere “Chi di voi è Ringo?”, riceviamo eccellenti recensioni. (1966)

Abbiamo scelto Jimmy Miller perché, a differenza di altri produttori, non è un egocentrico. Farà ciò che vogliamo noi e non soltanto quello che vuole lui. A parte questo, ho molto apprezzato il suo lavoro sui primi successi dello Spencer Davis Group. (1969)

Sapevamo da mesi che Brian era insoddisfatto; non si divertiva più, ed era arrivato il momento di sederci e parlarne. Così ne abbiamo discusso e si è deciso che la cosa migliore per lui sarebbe stata abbandonare il gruppo. (1969)

Sono così infelice per la morte di Brian. Così sconvolto, senza parole e triste. Qualcosa se n’è andato. Ho davvero perso qualcosa. Spero che Brian abbia trovato la pace. (1969)

Non ho nessuna fretta di “sistemarmi”. Potrò magari avere figli e sposarmi, ma starmene tranquillo mai. Non sono il tipo. (1970)

Se Dio vuole che io diventi una donna, allora lo diventerò. (1971)

Non mi diverto a essere un uomo sposato. Non sono d’accordo sull’idea della famiglia intesa come unità. Non l’approvo e trovo che non funzioni, che sia superata. (1972)

La maggior parte dei gruppi ha nei confronti del denaro l’atteggiamento spensierato che io ho avuto per circa otto anni… Non me ne curavo e basta. E nessuno dei manager che ho avuto si è mai preoccupato di pagare le tasse, anche se a me dicevano che le pagavano. Così dopo avere lavorato per otto anni ho scoperto alla fine che nessuno le aveva mai pagate e che dovevo al fisco una fortuna. E allora mi sono detto: “Fanculo, dovrò proprio lasciare questo paese”. Metà del denaro che ho guadagnato mi è stato rubato. Ci sono pochissime persone oneste nel business della musica. (1972)

A trentatré anni mollerò tutto. Quello è il momento in cui un uomo deve fare qualcos’altro. Cosa di preciso non lo so. È ancora un’idea allo stato embrionale, ma non avrà a che fare con il mondo dello spettacolo. Non voglio essere un cantante di rock’n’roll per tutta la vita. Non potrei sopportare di finire come Elvis Presley a cantare a Las Vegas per tutte quelle casalinghe e vecchie signore con la loro sporta. È davvero deprimente. A Elvis probabilmente piace. Buon per lui, se è quello che vuole. Ma non fa per me. (1972)

Essere all’altezza della tua immagine è l’aspetto più sfibrante delle tournée. L’unico modo per riuscirci è quello di rispecchiare sempre l’idea che la gente ha di Mick Jagger. Non costa fatica una volta che ci sei dentro, ma ti può rendere irritabile. È perché si è sempre sotto pressione che si finisce per essere sgarbati, presuntuosi. Quel che conta è non esagerare. Ma non credo che alla gente dispiaccia se sono presuntuoso: tutte le rockstar lo sono. (1972)

Ron Wood doveva soddisfare sia me che Keith. Io forse posso indovinare se uno è un buon chitarrista, ma Keith può sicuramente capirlo meglio di me. Wood è parso la scelta più ovvia, anche in considerazione del fatto che sia lui che Keith sono ottimi chitarristi ritmici. Questo permette un certo scambio di riff incrociati che prima non era possibile. Ed entrambi sono in grado di fare degli assoli; forse Keith dovrà farne di più di quando c’era Mick Taylor. (1975)

Non c’è davvero motivo di portare le donne in tournée, a meno che non abbiano un lavoro da svolgere. L’unica altra ragione è per scopare. Diversamente si annoiano… stanno in mezzo ai piedi e rompono il cazzo. (1975)

Non ci ho mai tenuto veramente a venire considerato il leader del gruppo. Ma in qualche modo fui io a diventare automaticamente il centro dell’attenzione, forse perché avevo le caratteristiche più facilmente riconoscibili. E a Brian questo non andò giù, avrebbe voluto essere lui il leader riconosciuto, ci teneva molto, molto più del sottoscritto. Penso che sia questo che ha fottuto Brian, il suo disperato bisogno di attirare l’attenzione della gente. Voleva essere ammirato e amato, e lo fu da un sacco di gente… ma per lui non era mai abbastanza. (1976)

Non lo sopporto, il rock’n’roll dei primordi. Non ascolto mai Elvis Presley, Chuck Berry, Carl Perkins o chiunque altro di quella generazione. Li ascoltavo quindici anni fa, tante grazie, non mi interessa ascoltarli ora. (1976)

Mi considero fortunato e una delle ragioni è perché quando canto, o suono, o recito, o qualsiasi altra cosa, mi sento un bambino di undici o dodici anni. Posso anche comportarmi come un uomo di trentaquattro, ma quando canto… torno indietro nel tempo. Penso sia così per molti musicisti, attori e ballerini. La gente ha invidia di questo. (1978)

Se definirci o no ancora un gruppo di successo dipende da su cosa lo misuri, il successo. Vendiamo più o meno due milioni di copie di ogni album. Niente, se lo paragoni ai Fleetwood Mac, ma ci sono tanti che non arrivano a ventimila copie di un LP; due milioni non è davvero malaccio. Penso che negli album subito prima di “Some Girls” le belle canzoni non mancassero: quello che mancava, probabilmente, era una direzione. (1979)

Il rock’n’roll dal vivo è una strana faccenda: a volte fai il figo, altre ci scherzi, altre ancora ti comporti da autentico pagliaccio. Tutte le volte che mi cambio di costume… ecco, mi fa venire in mente il music hall. Se sei a Broadway è consentito fare il buffone, sei un Attore, con la “a” maiuscola. Ma se sei un musicista rock… il pubblico pretende sempre che tu sia sincero, autentico. (1979)

È rarissimo che io prenda delle droghe. Non le amo affatto. La cocaina è merda: è facilissimo diventarne dipendenti. E costa cifre assurde! (1980)

Non ho mai invitato i giovani a provare eroina e cocaina e non lo farei mai. Non penso siano esperienze positive per una persona che sta crescendo. Per un adulto magari il discorso può essere un po’ diverso, ma un adolescente… non sarà mai in grado di controllarsi. Quando sei un ragazzo droghe e alcool possono essere influenze davvero distruttive. Non vanno assolutamente incoraggiate. Si è parecchio ricamato su Brown Sugar, ma non è per niente una canzone sulla droga, meno che mai sull’eroina. Parla, semplicemente, di una ragazza che mi capitò di conoscere in California. Leggiti con attenzione i testi che ho scritto: non ne troverai nessuno che esalta i cosiddetti paradisi artificiali. Al contrario, ti imbatterai in più di uno che li sconsiglia. Disapprovo le droghe pesanti, le ho sempre disapprovate e ti assicuro che non sto dicendo tutto questo perché ansioso di dare una ripulita alla mia immagine pubblica. Pensa a Connection, che ha un testo scritto da Keith che racconta quanto ti incasini la vita essere schiavo dell’eroina. Non è una canzone pro-droga: è decisamente anti. Sister Morphine, che è di Marianne Faithfull, parla di un incidente automobilistico principalmente e, sì, c’è qualche accenno all’“essere stonati” ma… è la vita. Ma non abbiamo in repertorio un solo brano che dica: “Dai, facciamoci come bestie”. (1982)

Spesso si sente affermare che molta gente che ha incontrato i Rolling Stones alla fine si è ritrovata nei guai: rovinata, morta, con problemi di droga e cose del genere. Che la band sarebbe una specie di forza malvagia che distrugge la vita delle persone. Io dico che, se cose del genere sono accadute, è stato per disgrazia. Non credo di essere uno che prende la gente e di proposito, o anche non di proposito, le rovina la vita. È inevitabile che nei rapporti ci siano delle rotture, che si creino dei casini… Molta gente, nell’ambiente artistico, ha problemi di droga e di stress. Non succede solamente fra i musicisti, è il mondo dello spettacolo in generale a essere stressante. Quando si fa quel genere di vita, a lungo andare, accadono delle disgrazie. Accadono, semplicemente, magari senza che nessuno abbia colpe specifiche. Quando mi domando “Io ho mai danneggiato qualcuno?” la risposta che mi do è “Se l’ho fatto, è stato senza rendermene conto”. Ma nessuno mi venga a dire, ad esempio, che ho rovinato Brian Jones. O, meno che mai, Marianne Faithfull. Marianne, c’è mancato poco che fosse lei ad uccidere me! Non so come ho fatto a uscire vivo da quella storia. Marianne Faithfull e Anita Pallenberg! Aiuto! (1985)

È stato Keith a insegnarmi a suonare la chitarra. Altre due persone, Ronnie Wood ed Eric Clapton, mi hanno dato una mano in un paio di occasioni. Avevo imparato circa tre accordi quando avevo dodici anni ma poi avevo lasciato perdere. Non pensavo di avere il talento per potere suonare. C’era già tanta gente che suonava, e allora mi sono messo a fare il cantante. In seguito, quando ho voluto riprovarci, Keith mi ha incoraggiato molto. Mi ha insegnato un mucchio di cose. Come solista non valgo granché, però alla ritmica me la cavo… Ma resto più un ballerino che un chitarrista. (1985)

Anche se non provi alcun piacere nell’offendere la gente, e io non sono certo il tipo cui piace farlo, se sei onesto finisci inevitabilmente per ferire qualcuno. È successo, succederà, ma io non ci provo gusto. Prendi Under My Thumb, che è considerata esemplare di un mio presunto atteggiamento maschilista. Bene, parla di una tipa che ci è andata giù pesante. La gente non si cura di ascoltare con attenzione. Racconta di una ragazza “che un tempo mi rese suo schiavo”. Non la trovo per niente misogina, io. E poi è ironica, noi inglesi siamo soliti prendere la vita così. (1985)

Gli LP d’esordio della maggior parte dei complessi sono freschi, pieni di entusiasmo, ma l’elenco delle loro qualità finisce lì. Se li si giudica con obiettività sono scadenti, perché il gruppo era ancora acerbo. Il primo album degli Stones non è male. Ha un bel sound, se si considera l’epoca in cui fu inciso, ma dopo un po’ che lo ascolti si fa noioso, perché musicalmente è troppo grezzo. Velocità e voglia di suonare sono le uniche cose che ha da offrire. (1985)

I nostri fans non amano le ballate. Non vogliono sentirle. Non da noi, per lo meno. Appena attacchiamo qualcosa di lento, loro vanno a cercare i panini. (1985)

Mi diverte suonare con gli Stones, ma sono arrivato al punto in cui mi fermo a pensare e mi rendo conto che sono stato con loro per molto tempo. Siamo insieme da ventitré anni. Davvero molto tempo. Ogni volta che voglio fare qualcosa al di fuori dal gruppo la gente dice: “Ecco, ha intenzione di andarsene”. Abbiamo lavorato un anno intero per dare alle stampe “Dirty Work”. Adesso sento la necessità di fare altre cose, in qualsiasi campo, cinema, video, concerti, libri, qualsiasi nuova esperienza. I Rolling Stones non sono l’unico interesse nella mia vita. Non ho più diciannove anni, quando tutto quello che desideravo era suonare in una band e farmi conoscere dal pubblico. Gli Stones hanno fatto tutto quello che dovevano fare e forse di più ancora. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi. Sono orgoglioso del gruppo. Ma sento il bisogno di fare altre cose per mantenermi vivo. (1986)

Se abbiamo più o meno energia rispetto a venticinque anni fa è un quesito che non dovreste porre a noi bensì alle nostre donne. E, no, non facciamo tour solo per i soldi: ci state confondendo con gli Who. Quanto al fatto che questa sia o no la nostra ultima tournée lascio a voi pronosticarlo, tenendo conto che la domanda ci fu posta per la prima volta nel ’66. (1989)

 Fonti – “Best”, Roy Carr, Bill Flanagan, “Melody Maker”, “Musician”, “New Musical Express”, “Popster”, “Rock & Folk”, “Rolling Stone”. Traduzioni e assemblaggio miei. Pubblicato per la prima volta su “Satisfaction”, n.1, novembre 1994.

21 commenti

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21 risposte a “Mick Jagger in 29 dichiarazioni

  1. Giancarlo Turra

    chiamala “par stoneicio” :)…

  2. Anonimo

    il mio è un commento a membro di segugio, non c’entra nulla con Jagger ma è imperdibile: “o fortuna” in inglese http://www.youtube.com/watch?v=Ov_ZTBB9szM

  3. stefano

    http://www.youtube.com/watch?v=Ov_ZTBB9szM non c’entra niente, ma è un capolavoro

  4. david mariotti

    Ma su Jimmy Miller hai mai scritto niente?

  5. Giancarlo Turra

    “A trentatré anni mollerò tutto. Quello è il momento in cui un uomo deve fare qualcos’altro. Non voglio essere un cantante di rock’n’roll per tutta la vita. Non potrei sopportare di finire come Elvis Presley a cantare a Las Vegas: non fa per me. (1972)

    Ora, mi chiedo, secondo voi c’è mica qualcuno che gliela tira fuori, questa frase, e gli fa notare che ecc. ecc. ? 🙂

  6. posilliposonica

    Figuriamoci, chi e’ nella condizione di andare vicino a Jagger e…
    In un altro ambito pensa a quello che combina Robert De Niro da
    qualche anno.Da starci (quasi) male.

    • Giancarlo Turra

      paragone azzeccato. Ma mi sa che Jagger è ancora in forma migliore rispetto a De Niro… vedi “A Bigger Bang”, per esempio, che non mi avrà fatto impazzire ma di certo è ben più che meramente dignitoso.

  7. Orgio

    Concedetemi di citare i cialtroneschi NOFX: “dinosaurs will slowly die and I do believe no one will cry, I guess fucking glad I’m gonna be”: ecco, a leggere la metà delle dichiarazioni non riuscivo a non pensare a questo estratto. Spero capirete.

    • I dinosauri moriranno anche, come è nella logica delle cose che prima o poi accada, ma per morire bisogna prima avere vissuto e gente come i NOFX viva non è mai stata.
      Nemmeno io provo un’enorme simpatia per lui, io pure voto tutta la vita Keith Richards, e però credo che nei confronti di Jagger pesino pregiudizi con poche giustificazioni. Che raramente venga giudicato (come accade del resto anche a Paul McCartney) con un po’ di equilibrio ed equanimità.

      • Orgio

        Quindi che conclusioni credi che dovremmo trarre sul personaggio, dopo aver letto le 29 dichiarazioni?

      • Probabilmente un attore pure quando è convinto lui stesso di essere sincero. Un po’ algido. Molto calcolatore. Ma non mi pare che sia il personaggio che dobbiamo giudicare, bensì l’artista, e l’artista dovrebbe essere messo sullo stesso livello del suo partner di scrittura. Se no si perpetra e si perpetua oggettivamente un’ingiustizia.

      • Però non capisco. Secondo alcuni il denaro è l’unico obiettivo di Jagger ? E in cosa è diverso Keith Richards ?
        Secondo me al di là del denaro i Rolling Stones hanno sempre cercato di fare un buon lavoro. Intendo nel senso di fare dischi al meglio delle loro possibilità. A volte ci sono riusciti e a volte no però penso che abbiamo mantenuto il gusto per il lavoro ben fatto.
        Poi sono arrivati i soldi, pure troppi, però non si può dire che il loro successo sia immeritato. Secondo me appartengono a quelle persone che pensano al denaro prima e dopo un lavoro ma non “durante”.

  8. Orgio

    L’artista è di primissimo piano, non c’è dubbio, ma il personaggio – e le due anime vanno giocoforza inscindibili, proprio per come le impostate l’uomo; discorso che peraltro vale per molti altri, come Gene Simmons o Elton John – è quanto di più falso ci sia in giro, inducendo a preferire, beninteso a mio avviso, quelli che tu hai definito non morti, magari artigiani musicali ma onesti fino in fondo.

  9. Romano

    La tendenza a lasciarsi influenzare da motivi di simpatie e antipatie personali è purtroppo diffusissima e non solo presso pessimi critici come Scaruffi.Personalmente ho avuto le mie antipatie fino a 24/25 anni,non oltre.In seguito quando mi capitava di ripensare ad antichi giudizi(traviati da palesi antipatie)mi veniva da sorridere per la mia ingenuità di un tempo.Quel discorso sull’onestà non dovrebbe rientrarci in un giudizio critico.I critici di musica classica nel giudicare le opere di Wagner non si lasciano influenzare dal fatto che l’autore fosse antisemita e orrendo approfittatore.I critici d’arte nel giudicare i quadri del Caravaggio non si lasciano influenzare dal fatto che si macchiò di omicidio.Si DEVE sempre scindere l’uomo dall’artista altrimenti una discussione non ha ragione di esistere.Comunque non credo siano mai esistiti artisti lontani dal calcolo o dal vendersi per far soldi.Orgio,se tu fossi un musicista preferiresti essere uno sconosciuto fedele a 4 fans o venderti per guadagnare miliardi?

    • Orgio

      Essere “uno sconosciuto fedele a 4 fans” e essere onesto sono due cose diverse: per esempio, Tom Faulkner è il primo; John Waite è il secondo; Greg Sage è le due cose insieme. Personalmente, tra onestà e elevato valore artistico (sempre che ci sia divario ragionevole tra i due) preferisco la prima, in particolar modo se l’artista ha sempre lasciato intendere che la sua parabola implicasse una totale identificazione tra vita e arte, come ha fatto Jagger. E poi, il compito di fare miliardi spetta ad altri, non gli artisti, per i quali può accadere solo incidentalmente e inaspettatamente (e non è nemmeno detto che conduca alla felicità: vedi Kurt Cobain).

  10. Romano

    I vari Leonardo,Michelangelo,Beethoven,Verdi etc. sono stati ricchi e sono scesi a tanti compromessi per far soldi.L’idea che l’arte e la commercialità siano 2 cose diverse è talmente ingenua che mi sorprende quando leggo ancora di tali distinzioni.

  11. Orgio

    I vari Mozart, Vivaldi, Baudelaire, Lorenzo Lotto, etc no, però…

  12. Romano

    Non dovrei insistere perchè siamo usciti fuori tema ma devo forza farti notare che Mozart ha composto tutta la vita su commissione (ossia per essere pagato)e se non si è arricchito è solo perchè spendeva tutto in alcolici e nel gioco.Vivaldi ha fatto una vita da star e accettava ogni incarico per essere pagato:alcuni editori francesi gli commissionarono, dietro lauto pagamento ,alcuni concerti e Vivaldi non avendo voglia di sprecare tempo ad elaborarne di nuovi riciclò alcuni vecchi concerti cambiando in alcune parti l’orchestrazione e li spacciò per novità.Anche lui è morto povero perchè amava troppo la bella vita e non certo perchè ripudiava il vile denaro.

  13. Orgio

    Giusto, siamo fuori tema. Mi permetto solo di far notare che Vivaldi è stato di salute cagionevole fin da molto giovane, tanto da essere dispensato dall’officiare messa pur avendo preso gli ordini minori.
    Il concetto resta che il denaro non deve essere l’obiettivo principale del musicista, come invece pare lo sia stato, e più che mai lo sia, di Jagger, almeno stando alle dichiarazioni di cui sopra.
    Grazie per lo scambio di opinioni pacato e ben argomentato (e ovviamente grazie a Eddy per averlo ospitato)

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