Mission Of Burma – Unsound (Fire)

Saranno anche di Boston i Mission Of Burma, ma potrebbero benissimo venire da un altro pianeta, scrive il recensore di “Paste”: e come non essere d’accordo? Ormai al quarto capitolo del secondo volume di un romanzo di cui vergarono le prime righe oltre trent’anni fa, i “ragazzi” suonano ancora unici, inconfondibili, non invecchiati di un giorno e al limite maturati, nel senso che l’accresciuta abilità sugli strumenti dona al loro sound una compattezza e insieme un’articolazione ancora superiori. Possibile? Ascoltare per credere, sistemando in fila allo smilzo lascito – un EP, un album in studio, uno dal vivo – di una prima vita consumatasi fra il ’79 e l’83 la ormai ben più cospicua produzione – le uscite maggiori sono, con questa, quattro – messa in pista dacché nel 2002 Roger Miller, Clint Conley e Peter Prescott ripresero le fila del discorso. Come se non si fosse mai interrotto. Come se non facesse differenza alcuna che in luogo di Martin Swope ci fosse e ci sia Bob Weston. Immaginate: se gli Stooges non fossero la pantomima che sono e pubblicassero oggi dischi paragonabili a “Fun House”. Se la reunion dei Velvet Underground non avesse avuto gli esiti disgraziati che ebbe e da allora Reed e Cale ci avessero regalato sei e o sette capolavori accostabili senza imbarazzi ai primi quattro. Esagero nel collocare i Mission Of Burma all’incirca nella categoria di costoro? La pensava come me Michael Azerrad, che nel capitale (e a sua volta influentissimo) “Our Band Could Be Your Life” ai Bostoniani dedicò molte e appassionate pagine. Se ne fecero ispirare i Sonic Youth come i R.E.M., Nirvana e Fugazi, Throwing Muses, Pixies e Guided By Voices. E se nei vostri radar non sono mai entrati, o solo di striscio, “Unsound” è un approccio buono quanto qualunque altro per cominciare a capire perché.

Undici brani per un totale di trentaquattro minuti e trentaquattro secondi: la concisione è sempre stata fra i pregi di un gruppo capace di comprimere in una manciata di secondi idee che altri dividerebbero fra tre o quattro canzoni. Al fondo di “Unsound” arrivi in un baleno e tuttavia con la sensazione contrastante che duri ben più di quella mezz’ora e spiccioli. Opera bella variegata (bella e variegata) che fra i Gang Of Four prestati all’hardcore dell’iniziale Dust Devil e il riff schiacciasassi di una stentorea Opener beffardamente posta a suggello spiattella gemme a raffica: da una riesumazione degli XTC primissima maniera chiamata Semi-Pseudo-Sort-Of-Plan al punk-funk-noise This Is Hi-Fi, da una Second Television di memorabilità paragonabile alle epocali Academy Fight Song e That’s When I Reach For My Revolver alla fanfara Pere Ubu Ado In Unison. Più di tutte scoperchia crani What They Tell Me: grezzezza garage e alla fine uno sputacchio di free.

2 commenti

Archiviato in recensioni

2 risposte a “Mission Of Burma – Unsound (Fire)

  1. Giancarlo Turra

    Standing ovation.

  2. giuliano

    per ora sto ascoltando dust devil su YT, ed è davvero un bel sentire

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