Il disastroso 1967 dei Rolling Stones

Cinquant’anni a oggi di Rolling Stones, avrete già letto più o meno ovunque. Un po’ perché fare il bastian contrario mi appartiene, un po’ perché è stata una giornata in cui l’universo mondo ha cospirato per farmi dare di matto (riuscendoci), a me va di celebrare al contrario un gruppo che adoro, ritirando fuori dai cassetti un pezzo in cui sbertucciavo l’album più brutto della premiata ditta Jagger & Richards. Probabilmente l’unico del quale farei serenamente a meno, non fosse che allora la collezione non sarebbe più completa.

Formidabile quell’anno? Ah, indubbiamente: rivoluzione sessuale in sboccio, sostanze alteratrici della coscienza di una qualità oggi a malapena immaginabile e un florilegio di album epocali (le tre cose sono naturalmente connesse) senza pari nella storia del rock, precedente e successiva. Formidabile per molti il 1967 (debuttavano fra gli altri Hendrix, i Pink Floyd e i Velvet), ma non per tutti. Per qualcuno da dimenticare. Ma siccome il male che l’uomo fa gli sopravvive, come ben sappiamo noi che frequentiamo i negozi di dischi, a volte dimenticare non è consentito. Non quando un LP resta per trentadue anni in catalogo (e nessuno che ristampi Bruce Palmer!) nonostante sia uno dei lavori più noiosi e imbarazzanti che mai siano stati impressi su vinile. Ecco, se proprio ci tenete ad averlo o a tenervelo in casa, magari per lo stesso motivo per cui ce l’ho io (“così la discografia degli anni ’60 è completa”), fate almeno che la vostra copia di “Their Satanic Majesties Request” sia in vinile. Per la copertina, mica per altro. Osservato in stati d’animo – come dire? – particolari l’interno è un cartone animato che vi intratterà a lungo. Evitate però di guardare la foto sul davanti: potrebbe pigliarvi una crisi di ridarella da ricovero.

Anche se non ci si trova in altre dimensioni l’ilarità è comunque assicurata. Maestà sataniche? Jagger, che pare Mago Zurlì, è tutto sommato il meno ridicolo del lotto e tutti quanti hanno uno sguardo perso nel vuoto più modello “che cazzo tocca fare per campare” che non “che buono questo trip”. È palpabile il disagio di un gruppo preso in contropiede dall’arrivo della psichedelia, agghindato in vesti che pure metaforicamente non sono le sue, sorpreso nell’atto di inseguire tendenze che non gli appartenevano. Figli dei fiori gli Stones? Piuttosto di puttana, che è poi il motivo per cui abbiamo sempre voluto loro un mucchio di bene. Non facevano per loro né i buoni sentimenti dell’Estate dell’Amore (almeno questo lo avevano capito: “Their Satanic Majesties Request”) né l’LSD. Altre, e lo si sa, le loro droghe d’elezione. Altre le loro radici musicali – è il caso di dirlo? il blues più elettrico e sozzo – rispetto al music hall (post-)vittoriano esplorato dai Beatles in “Sgt. Pepper’s”, opera per certi versi pur’essa discutibile ma infinitamente superiore a questa epigona buffonata che di lisergico non ha che l’effetto di dilatazione temporale che induce nell’ascoltatore: senti un brano di cinque minuti e ti sembra che duri mezz’ora.

Nulla si salva nella prima facciata. Né quella Lady Jane di terza schiera che è In Another Land né la collagistica 2000 Man, che racchiude in sé almeno tre canzoni e tutte brutte, e nemmeno Citadel, che pure parte in maniera promettente con un bel riffettino blues. Meno che mai il karaoke ante litteram di Sing This All Together, sciocca filastrocca hippie a base di piano cabarettistico, fiati da fanfara e percussioni da raga che seguendo l’assunto che errare è umano e perseverare è diabolico viene coerentemente proposta due volte. Le cose vanno decisamente meglio sul secondo lato, che accanto a tre brani inconsistenti (colpisce come la chitarra tenti invano di soffiare un po’ di vita in The Lantern), schiera l’ottimo space rock di 2000 Light Years From Home e l’anche migliore She’s A Rainbow: brillante melodia pianistica, batteria giocata di fino, fiati disapparenti, archi leziosi ma sfiziosi. Si fossero limitati a farne un 45 giri! O le avessero incluse, sostituendo due dei diversi titoli debolucci, in quel “Between The Buttons” uscito pochi mesi prima e  anch’esso non proprio una meraviglia… Brutto anno il 1967, per i Rolling Stones. Sarà molto meglio il ’68, che vedrà le barricate parigine e “Beggars Banquet”, decadente capolavoro. Satanico sul serio, quello.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.11, aprile 1999.

22 commenti

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22 risposte a “Il disastroso 1967 dei Rolling Stones

  1. posilliposonica

    Due domande sugli Stones:
    1) Non ricordo se appartieni anche tu a quella corrente di pensiero che
    nei R.S. post Exile non ci trova niente di veramente degno del loro
    “prima”. Ci appartieni ?
    2) Esistono tre dischi dei R.S. che ti viene (quasi) di getto di considerare
    i tuoi preferiti ?

    • 1) No.
      2) Di getto direi “Beggars Banquet”, “Sticky Fingers” ed “Exile”. E un secondo dopo inizierei a rimpiangere l’assenza di “England’s Newest Hit Makers”. Ma anche di “Aftermath”. Ma anche di “Let It Bleed”.

  2. Andrea

    Come scrisse Roy Carr in una vecchia biografia degli Stones (in formato disco 33 giri): “Satanic sarebbe dovuto uscire sotto formato di EP con Citadel, In Another Land, She’s a Rainbow & 2000 Light Years..”. Come é noto, Il 1967 degli Stones fu un anno travagliatissimo; al di là di questo ciò che realmente ammazza Satanic & Between penso sia il confronto con la successiva uscita del 24 maggio 1968 : niente meno che Jumpin’Jack Flash…

  3. Alfonso

    Epperò l’edizione americana di Between the Buttons ha una prima facciata che avercene… se davvero come dici avessero sostituito un paio di riempitivi del secondo lato con 2000 Light Years From Home e She’s A Rainbow adesso qualcuno parlerebbe di un mezzo capolavoro pop dei Rolling Stones. Io di sicuro.

  4. Romano

    Un’altro brano che salverei dal disastro è la conclusiva On whit the show.Credo che nel post Exile ci siano stati dischi peggiori di Their Satanic anche se la seconda parte di This is all together la considero la cosa peggiore di tutta la loro storia.Una curiosità:ho trovato su internet una tua intervista in cui affermavi che tra le recensioni di cui ti sei pentito c’è una stroncatura di Prince che in seguito hai finito per considerare un genio.Ti ricordi quale disco stroncasti?

  5. Francesco

    Il disco effettivamente ha un profondo effetto guttalx anche su di me, ma se penso a certe ciofeche che ci hanno rifilato dopo mi rollo una canna e faccio finta che sia “psichdelico”

  6. Per me confrontato a gran parte di quanto prodotto dopo il ’76 Their Satanic è quasi un capolavoro!
    Negli anni 90, tempo di madchester e gruppi che inserivano groove campionati nei loro dischi, mi suonavano più fresche e contemporanee Citadel e 2000 Light Years From Home di tanta roba di Stone Roses, Blur e compagnia britpop bella, che mi sembravano molto molto seguaci delle ricette di questo disco. La grandezza degli Stones sta anche nell’aver tracciato solchi poi percorsi da molti altri, e in molti sono passati anche per di qua…

    • Secondo me anche nell’album più scadente post-’76 degli Stones ci sono più di due canzoni buone, che sono quelle che conto in “Their Satanic”, disco che peraltro ha sempre diviso moltissimo i cultori. A me continua a sembrare un tentativo davvero maldestro di mettersi in scia ai Beatles, cosa di cui sul serio Jagger e soci non avevano nessun bisogno e peccato capitale nel quale i Beatles invece non incorsero: immagina quanto sarebbe stato imbarazzante, per dire, un loro “Beggars Banquet”.

      • Francesco Manca

        Questo è il punto, un’imitazione dei beatles scadente. Che peccato però: il ’67 stonesiano sta tra Aftermath e Beggar’s Banquet e a quest’ora si parlerebbe di un decennio di soli capolavori…Comunque spezzo anche io una lancia per il loro “annus horribilis” che tanto male non è, visto che abbiamo pure Ruby Tuesday e Let’s Spend The Night Together, e con Dandelion, Yesterday’s Paper e le già citate She’s a Rainbow e 2000 Light Years ( e magari Something Happened To Me Yesterday) si avrebbe un bel dischetto, altroché…

      • Alle dodici classiche per l’epoca si farebbe fatica ad arrivare, ma è certo che sette o otto valgono qualunque altro pezzo di discografia stoniana. Sfortunatamente furono disperse.

  7. Sicuramente un aggeggio che si presta a disparati punti di vista. Da tener conto che è anche il primo (unico?) disco prodotto dagli stessi Stones, e mi fa pensare che i miei dischi preferiti sono in gran parte quelli prodotti successivamente da Jimmy Miller, e che da Beggars Banquet in poi, probabilmente influenzati da quei stessi gruppi che loro avevano contaminato con la pittura nera, la banda prese le direzioni più malefiche e interessanti.
    La vicenda si fosse chiusa al ’67 forse li considereremmo poco più che un gruppo pop che aveva fatto cover di Chuck Berry, Bo Diddley e azzeccato qualche hit (provoco?). Da Jumping Jack Flash in poi fu veramente tutt’altra storia… alla quale non ci si può che prostrare!

  8. Anonimo

    non è un grandissimo album , sembra piu un tributo al mondo psico ma io personalmente sono contento che lo abbiano inciso perchè ci sono dentro dei capolavori e il tutto completa i rolling in qui anni .buccia.

  9. mimmo monopoli

    ciao Eddy ,a proposito dei Rolling Stones volevo conoscere la tua opinione su questi live quali Some Girls -Live in Texas ’78 e Live at the Checkeboard Lounge con Muddy Waters
    grazie

    • Francesco

      @Mimmo, non sono il VM ma credo che anche lui, dall’alto della sua scienza musicale, possa indirizzarti verso il live Brussel affair del 73 e LA friday del 75 usciti da poco. Il live 78 è buono, ma gli altri due rendono giustizia al mito della greatest rock’roll band in the world e confermano, una volta di più, che nello scgeliere i live i nostri, a quei tempi, non hanno mai capito un beato cazzo. Ci hanno propinato love you live quando c’erano gioielli come questi in giro, e giolieli dove a rifulgere come diamanti della corona sono soprattutto i pezzi “minori”.
      Provali e non te ne pentirai

  10. Anonimo

    A proposito di Stones, detto che il live del 78 a mio avviso è buono, ho comprato su Sky One more shot l’altra notte. La ragazza vanta referenze insospettate, ma quando è apparsa sul palco durante Gimme Shelter, saltando tarantolata fuori tempo avvolta in una tutina improbabile e con delle scarpe che levati, ebbene allora ho pensato che non sempre le referenze sono fededegne. Persino Keef, un uomo che non ha mai fatto della sobrietà la propria cifra stilistica e che fino a quel punto se n’era stato piuttosto catatonico a cercare accordi artrosici sul manico della sua Telecaster, perfino lui, dicevo, si è messo platealmente a ridere. Il segaligno Wood le ha occhieggiato l’abbondante posteriore in più di una circostanza, sgamato dalle telecamere. Il vanesio Jagger, avvezzo a duetti con personaggi del calibro di Tina Turner e Lisa Fisher, è stato al gioco, ma quando cantava “gimme shelter, gimme shelter” guardandola negli occhi era credibile come Brunetta quando dice che non ha i soldi per pagare l’Imu. Chi sarà mai questa Lady Gaga?

  11. Their Satanic Majesties Request è un capolavoro. Uno degli album più bistrattati della storia. Ingiustamente sottovalutato.

  12. Non sono d’accordo. Per me Their Satanic e’ un capolavoro.

  13. E, se vuoi, tra un anno scriverò lo stesso. Masterpiece!

  14. Franco Bonsante

    Mi dispiace per te, perché non puoi trarre il piacere immenso che la musica di questo disco può dare invece a me. Un piacere inesauribile. Ho comprato questo LP quando avevo 12 anni e da allora l’ho ascoltato migliaia di volte e continuo a trovarlo geniale proprio per la sua “liquidità”. È la naturale conclusione creativa di una corsa in avanti vertiginosa di 3 album, iniziata da Aftermath e passando per Between the Buttons, in cui ogni disco era una rivoluzione di idee nuove. Satanic è più di tutti il disco in cui gli Stones si sbilanciano, allontanandosi dal cliché blues dei loro inizi su cui in seguito più o meno torneranno ad aggrapparsi.

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