Presi per il culto (21): The Inmates – First Offence (Radar, 1979)

Come credo del resto tanti altri, io la mia prima Dirty Water non l’ho gustata dagli Standells. Non da loro quel riff che, se lo fosse inventato Keith Richards, sarebbe stato il suo più memorabile dopo Satisfaction e invece e sempre nel 1965 lo scriveva Ed Cobb per gente che, sul subito, non è che lo apprezzasse granché. Aneddotica vuole che addirittura il cantante Dick Dodd ne fosse a tal punto schifato da abbandonare momentaneamente il gruppo. Gradirà di più Lenny Kaye, abbastanza da piazzare il brano nel 1972 come secondo nella scaletta di “Nuggets”, regalando così ai riottosi losangeleni un’idea di immortalità rock’n’roll. Gradiranno di più Bill Hurley (voce), Peter Gunn (al secolo Staines; chitarra solista e cori), Tony Oliver (chitarra ritmica) e Ben Donnelly (basso). Tre anni prima e allora parte dei Cannibals di Mike Spencer, gli ultimi tre avevano registrato una loro versione dell’altro grande classico degli Standells, Sometimes Good Guys Don’t Wear White, ma era piaciuta soltanto a John Peel. Nel 1979 – con la new wave trionfante, quasi fuori tempo massimo rispetto al punk e figurarsi allora rispetto a un pub-rock al cui canone si iscrivevano senza discussioni – i quattro londinesi più uno (John Bull, il primo di tanti batteristi) sceglievano come lato A del loro debutto a 45 giri proprio Dirty Water. Da lì a un anno quel singolo, dopo avere venduto discretamente in Gran Bretagna e in Francia, andrà oltre Atlantico al numero 51 della classifica di “Billboard”. L’album che inaugura al 49. Con un paio di ulteriori anni di ritardo io la mia prima Dirty Water l’ho gustata dagli Inmates e il primo sorso ancora lo ricordo. Credo di essermi messo in casa questo LP dalla copertina che omaggia i Rolling Stones come in maniera più esplicita non si potrebbe prima ancora di avere, nell’allora assai modesta collezione di vinili, un album “vero” (solo antologie) degli Stones stessi.

Durissima andare dietro a cotanto attacco e nondimeno nei trentacinque minuti e nei dodici pezzi restanti non si molla mai il colpo, non si scende mai sotto una media di eccellenza. Programma per la più parte di cover ma per cantare le lodi di “First Offence” vorrei partire dai cinque originali a firma Peter Staines e in particolare dall’unico “lento”: sezione fiati dei Rumour che gloriosamente si traveste da house band di casa Stax, If Time Could Turn Backwards è la più sontuosa e struggente ballata che Otis Redding non fece in tempo a interpretare. L’unica recensione che viene da fare, ascoltandola, è inginocchiarsi, mentre un applauso può bastare per una Mr. Unreliable che occhieggia guarda un po’ a Graham Parker e una I Can’t Sleep da Pietre Rotolanti al top del sexy, per il nervosismo sconfinante nell’isteria di Jealousy e l’inchino a Chuck Berry di Back In History. Versante cover… Fuori categoria la prima, arduo scegliere fra il caracollare errebì di una Love Got Me che ci ricorda che Arthur Conley fu qualcosa più di un Otis minore e il singultare proto-crampsiano della The Walk di Bobby Charles, fra lo stupendo soul-blues Three Time Lover, già di Don Covay, e una ripresa di Midnight To Six Man dei primi Pretty Things che dire primitiva, ruggente e scorticata è poco. Più o meno con questi aggettivi vengono raccontati gli Inmates da chi al tempo li vide dal vivo e spergiura che di quegli spettacoli gli album in studio non sono che un’ombra. L’immaginazione vien meno.

Nella foto sul retro di copertina i quattro vengono immortalati in quella che parrebbe una limousine. Era una fantasia, sarà realtà per un attimo fuggentissimo per quindi farsi ricordo sempre più sbiadito. Ci saranno diversi altri album (in studio otto), non li ho ascoltati tutti ma in uno brutto non ci ho mai sbattuto. Devo agli Inmates anche la mia prima Talk Talk e la mia prima Some Kinda Wonderful. Le trovate su “Shot In The Dark”, 1980 e bello quasi quanto questo.

2 commenti

Archiviato in culti

2 risposte a “Presi per il culto (21): The Inmates – First Offence (Radar, 1979)

  1. Visionary

    Madonna cos’hai tirato fuori!
    Mi ricordo all’epoca avevo una C7 con su “True Live Stories” e “Meet The Beatles”, quanto mi piacevano! Ora quella cassetta è andata smagnetizzata eoni or sono, prima o poi dovrò decidermi a recuperare su CD quei 2 dischi.

  2. radiofab

    I casi della vita. Sono springsteeniano doc, leggo questo post solo ieri pomeriggio e alla sera il Boss suona “Dirty Water” nella tappa di Boston.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.