I settant’anni di Caetano Veloso

Ricordato a sorpresa, e oltretutto con un articolo (a firma Tommaso Pellizzari) davvero originale e ben fatto, persino da quel giornalaccio che è da lungi divenuto il “Corriere della Sera”, compie oggi settant’anni Caetano Veloso. Lo celebro in due modi: postando la canzone che mi fece innamorare di lui in una notte romana di una vita fa; recuperando una recensione che scrissi per “Extra” della sua bella autobiografia (Verità tropicale: Musica e rivoluzione nel mio Brasile), tuttora in catalogo nella Universale Economica Feltrinelli.

Avrei potuto a dire il vero fare le cose più in grande, tirando fuori dagli archivi una corposa monografia che pubblicai nel giugno 1999 su “Blow Up” e alla quale sono molto affezionato. Ho invece deciso – e questa per qualcuno sarà una brutta notizia – di essere egoista e di tenerla da parte. Fatto è – e questa per qualcuno sarà una bella notizia – che a breve comincerò a lavorare a un’antologia di scritti dei miei primi tre decenni da kritiko ed è quello un articolo che reputo fra i migliori del mio catalogo.

Ero timido e stravagante. Introspettivo, trascorrevo ore e ore da solo, appollaiato su un ramo dell’albero di araçá del cortile o seduto al pianoforte in salotto, suonando a orecchio le semplici canzoni che sentivo alla radio e massacrando le loro armonie per colpa della mia limitata tecnica musicale; oppure davanti alle tele su cui dipingevo a olio: prima paesaggi e case, poi figure astratte, che mi sembravano molto più espressive. Al ginnasio mi piaceva parlare con tutti, spesso mi mettevo calzini di due colori diversi, mi lasciavo crescere i capelli ben oltre la tolleranza di mia madre per poi rasarli a zero. Cantare davanti al pubblico sul palcoscenico dell’auditorium, nei giorni di festa, non mi intimidiva…”: così, all’inizio di Verità tropicale, Caetano Veloso ricorda la sua infanzia e poi l’adolescenza a Santo Amaro da Purificaçao, all’incrocio fra ’40 e ’50. E un’ottantina di pagine più avanti rivela (lo si era già abbondantemente inteso): “…sin da bambino, avevo immaginato per me una specie di ‘grandezza’, una qualche forma elevata di celebrità che mi ero abituato a considerare una fantasia della quale potevo tranquillamente fare a meno, ma che ero pronto a tradurre in realtà (e anche a desiderare) se me ne si fosse presentata l’opportunità”.

Bizzarro e intrigante, irresoluto e irrisolto fra saggio e autobiografia, il volume è innanzitutto una storia come più dal di dentro non si potrebbe, siccome è l’istigatore principe a raccontarla, di quel movimento tropicalista che nella più improbabile delle congiunzioni temporali – con da un lato il paese stretto nella morsa di una dittatura militare via via più oppressiva, dall’altro (e paradossalmente) la sua cultura ostaggio di una sinistra dogmatica – sul finire degli anni ’60 rimodernò radicalmente la musica popolare verdeoro, con antropofagica (“stavamo ‘mangiando’ i Beatles e Jimi Hendrix”, dice a un certo punto Veloso) attitudine estesa in realtà ben oltre i confini della canzonetta. Con l’autorità ulteriore datagli da una vicenda artistica proseguita sino a oggi non solo senza flessioni ma mantenendo curiosità ed estro fantasticamente vivace, il cantautore bahiano ricostruisce l’humus che generò il tropicalismo con una scrittura raffinata e densissima di riferimenti che purtroppo però in larga parte sfuggiranno al lettore che del Brasile e della sua cultura non abbia già una conoscenza più che approfondita. Non gli sfuggirà però l’emozione che intride le pagine in cui Caetano racconta di quando i militari, non tollerandone oltre la critica diversità, lo incarcerarono e quindi lo esiliarono.

Pubblicato per la prima volta su “Extra”, n.13, primavera 2004.

14 commenti

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14 risposte a “I settant’anni di Caetano Veloso

  1. devo controllare se ho quel numero di blowup…. 🙂

  2. p.s.: una delle mie preferite è questa:

  3. david mariotti

    Lo vedesti nell’83 nell’ambito del festival Bahia de todos os sambas? Di London London esiste anche una bella cover version della coppia Cibelle/Devendra Banhart.

  4. roberto

    Ragazzi,ma Questo quante ne ha lasciate di preferite?!!! Per festeggiare ho messo su la ristampa vinilica di Domingo con Gal Costa. Comincia con una delle mie preferite Coracao Vagabundo. Che però forse nella versione di Joao….ma va bè.
    Mi permetto Maestro di consigliare a tutti la lettura anche di Chega de saudade,storia e storie della bossa nova di Ruy Castro. Un capolavoro.
    L’antologia dei primi tre decenni di scritti da critico? Beh,spero che sia tanto ma tanto corposa.
    Salute Maestro.

  5. stefano piredda

    Il pezzo che scrivesti su Veloso è, hai ragione, tra i tuoi migliori.
    Quanto all’antologia dei tuoi scritti migliori, per me è una buona notizia. Sì.

  6. umile discepolo

    Stai ancora lavorando all’antologia dei tuoi scritti migliori? O mi sono perso qualcosa?

  7. Roberto

    Maestro….l’antologia?

  8. Enrico Murgia

    E che ci dici sul nuovo progetto editoriale tutto tuo? Qua attendiamo certezze 🙂

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