Ry Cooder – Election Special (Nonesuch)

Che bella cosa, e che singolare contrasto ha creato, che quest’album abbia cominciato a girare a casa mia all’indomani della partecipazione di Clint Eastwood a una manifestazione in cui si raccoglievano fondi per la campagna elettorale di Mitt Romney. E d’accordo che si sa che l’ispettore Callaghan non nutre simpatie liberali, e men che meno sinistrorse, e tuttavia da uno cui si era perdonato il sostegno a John McCain per via dell’amicizia che li lega sin dai primi ’70 ci si attendeva qualche ragionamento più stringente. Da quell’uomo intelligente che non può non essere un simile artista, qualche giustificazione più profonda per il sostegno a uno dei peggiori candidati repubblicani di sempre alla presidenza USA che non un desolante “farà pagare meno tasse”. Ai ricchi, that goes without saying. Ma cristodiddio, Clint, hai ottantadue anni: ’ndo cazzo pensi di portarteli i soldi? Il tuo conterraneo Ryland Peter Cooder di anni ne ha sessantacinque e la sua dichiarazione dei redditi sarà senz’altro meno “pesante” della tua e però da nullatenente no di certo. Vero che le vendite dei suoi dischi si sono contate al più in qualche centinaio di migliaia di copie e sovente in poche decine, ma le colonne sonore, il lavoro di turnista, quello di produttore (sarebbe bastato il “Buena Vista Social Club” a farlo benestante) qualcosina hanno reso. Ebbene: Ry inaugura quello che, non contando i lavori per il cinema e le collaborazioni, è “appena” il suo quindicesimo album in studio con un sardonico – partenza felpata, ritmica che ne anticipa e sostiene il piglio successivamente declamatorio – Mutt Romney Blues. Cantato dal punto di vista (il riferimento a un ormai celebre incidente) del cane dell’ex-governatore del Massachusetts. Da lì a poco più di mezz’ora il congedo sarà una vigorosa Take Your Hands Off It (per cominciare: dalla Costituzione) che un Woody Guthrie o un Phil Ochs – o uno Steve Earle, o uno Sprinsgsteen a un apogeo di vis polemica – non avrebbero potuto essere più diretti e trancianti. Io ho apprezzato. Ma: a parte questo, “Election Special” è un altro grande disco di Ry Cooder a un esatto anno dal pressoché prodigioso, e pur’esso assai politicizzato,  “Pull Up Some Dust And Sit Down”?

Dopo cinque o sei ascolti azzarderei che il nostro eroe offre complessivamente apprezzabile prova di sé e però quei vertici di ispirazione sono distanti, con buona pace di “Uncut” che (mi giunge voce, non ho ancora avuto modo di leggere) ha… uh… eletto “Election Special” “album del mese” e più di qualcosa avranno determinato in tal senso testi che io non colgo che parzialmente. Musicalmente il disco è frizzante, ma assai meno vario di un predecessore che spaziava dal blues al tex-mex, dal funk al classic rock, dal soul al reggae. Qui si resta in prevalenza dalle parti del primo genere menzionato (esiti particolarmente convincenti in un’archetipale Cold Cold Feeling), con variazioni più bianche e campagnole sul tema (la più incisiva una festosa Going To Tampa) e pochi accenni di rock: il riff quasi stoniano di The Wall Street Part Of Town, quello squadrato di Guantanamo. Faccenda per cultori. Chi ha buchi nella sua collezione cooderiana pensi prima a colmare quelli.

“Election Special” sarà pubblicato il prossimo 21 agosto.

1 Commento

Archiviato in anteprime, recensioni

Una risposta a “Ry Cooder – Election Special (Nonesuch)

  1. Massimo

    Comunque sia migliore o no del suo precedente, Ry Cooder è un americano , che non manca di far sentire il suo pensiero…quindi apprezzabile ugualmente….se poi si vuole pregustare qualcosa di più diretto o duro allora rivolgetevi al mitico Jello Biafra (ex Dead Kennedys), che con i suoi Guantanamo School of medicine arriverà con Shock youpy!!! anthem celebrativo di Occupy wall street…anticipazione del cd White people and the damage done in uscita tardo autunno….come dire su questo futuro elettorale USA già si sta rumoreggiando

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