Jimmy Cliff – Rebirth (Trojan)

Tutto torna e talvolta ciò che torna tocca nel profondo. È il 1972 quando un Jimmy Cliff prima star globale del reggae in un tempo in cui fuori dalla Giamaica Bob Marley non lo conosce quasi nessuno è protagonista di The Harder They Come: tanto di un film che di una colonna sonora la cui traccia omonima diveniva istantaneamente la canzone-simbolo di un artista che pure aveva già diversi classici all’attivo. È il 1979 quando Paul Simonon offre il suo singolo quanto grandioso contributo compositivo (dai… The Crooked Beat e Long Time Jerk non contano) alla Leggenda dei Clash scrivendo The Guns Of Brixton: linea di basso impossibile a schiodarsi dalla memoria e altrettanto indimenticabile, per chi ci fa caso, è una citazione diretta proprio di The Harder They Come. Ed è il 2011 quando Tim Armstrong, chitarrista e cantante di quei Rancid che nei loro momenti migliori sono stati la più plausibile approssimazione di Clash che ci sia stato dato di godere negli ultimi vent’anni si mette in testa un’idea meravigliosa: essere per Jimmy Cliff ciò che Rick Rubin fu per Johnny Cash. Si scaldano i motori con un EP, Sacred Fire, e in quell’EP a fronte di un’unica composizione autografa del titolare campeggiano tre cover. Una è l’apocalittica A Hard Rain’s A-Gonna Fall di dylaniana memoria. Una è la Ruby Soho già guarda caso dei Rancid e chi potrebbe sospettare piaggeria è tacitato a passo di carica da una versione di rimarchevole verve. E la terza, e anzi la prima in ordine di apparizione al proscenio, è The Guns Of Brixton: lettura nervosa, singultante, ricamata a un certo punto di ottoni e bellissima. Le cover di Rancid e Clash sono state riprese in “Rebirth”. Potreste e dovreste comprarlo già soltanto a ragione di ciò. E se vi dicessi che i nove originali inediti che fanno loro corona non valgono di meno? Se non tutti, molti.

Siamo onesti: il Johnny Cash compreso fra l’incredibile accoppiata live “At Folsom Prison”/”At San Quentin” e il primo degli “American Recordings” – ed è di uno iato venticinquennale che stiamo parlando: 1969-1994 – è interprete dignitosissimo ma assai spesso routinario e imprescindibile praticamente mai. Sottraendolo alle comodità di una vita vissuta dando a un pubblico plaudente ciò che il pubblico voleva, vale a dire i successi di una vita prima ma fatti come se non esistesse altro mondo all’infuori di Nashville, rimettendolo in gioco con canzoni nuove di nuovo interpretate nell’aspro stile countr-a-billy che lo aveva reso grande in primis e quindi portandolo oltre, Rubin inscenava la più clamorosa resurrezione d’artista cui mai ci sia stato dato di assistere. Siamo onesti: dopo The Harder They Come Jimmy Cliff ha dato alle stampe quell’altra ventina di album e uno brutto in mezzo probabilmente non c’è, ma nemmeno uno che contenga un qualche brano della forza di Many Rivers To Cross, Vietnam o Wonderful World, Beautiful People. I tre che più contribuivano a fare di un omonimo LP del ’69 il primo capolavoro a 33 giri della storia del reggae. Ora “Rebirth” giustifica un titolo che dopo un po’ smette di parere ingeneroso sin dall’attacco, da una World Upside Down di passo svelto, melodia slanciata, innodia e mistica marleyane e insomma favolosa. Ce n’est qu’un début, come dicevano nel maggio parigino, e subito provvedono a certificarlo lo skanking cantilenante di One More e una Cry No More di afflato liturgico. Più avanti, una Bang declamatoria e con una chitarra ustionante infitta nel cuore, una Reggae Music a rotta di collo, una Rebel Rebel latineggiante, una Blessed Love romantica con brio. Una Outsider che felicemente spiazza facendo salire alle labbra due parole e la prima è “James” e la seconda è “Brown”. Vi risparmio di cercarlo su Wikipedia: Jimmy Cliff ha compiuto lo scorso 1° aprile sessantaquattro anni e ne sono passati cinquanta dacché, con Hurricane Hattie, scalava per la prima volta le classifiche giamaicane.

4 commenti

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4 risposte a “Jimmy Cliff – Rebirth (Trojan)

  1. Gian Luigi Bona

    Obbedisco con piacere !

    Inviato da iPad

  2. umile discepolo

    L’ho comprato solo oggi, quindi mi sono goduto in ritardo questa autentica bomba! L’ho ascoltato due volte di fila e il godimento va oltre l’esprimibile: rischia davvero di diventare uno dei miei tre/quattro dischi dell’anno!!!

  3. sigurros82

    Il mio disco dell’estate (appena conclusa). Una delizia!

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