Dinosaur Jr. – I Bet On Sky (Jagjaguwar)

Niente crisi del settimo anno, allora. Tanti ne sono trascorsi da quando, sorprendendo tutti dacché il divorzio sedici anni prima aveva avuto strascichi velenosi, J Mascis e Low Barlow rinnovavano un sodalizio che al giro precedente di anni ne era durato solamente cinque, producendo tre album e con questo i conti sono pareggiati. I due si separavano poco prima che la sigla entrasse in area major e che i tempi siano cambiati è certificato dal fatto che la rimpatriata datata 2005 sia stata a suo tempo battezzata da un’etichetta come Fat Possum, i due atti successivi da una casa discografica di grandi ambizioni e ottimo catalogo ma mezzi modesti quale Jagjaguwar. Non che nella sua epoca artisticamente aurea il Dinosauro sia mai andato vicino a farsi Nirvana (cui ognimmodo contribuì ad aprire la strada) prima dei Nirvana e tuttavia l’interesse era diffuso, articoli e copertine si sprecavano, le vendite per certo erano alcuni multipli di quelle attuali. Oggi Mascis, Barlow e il silente Murph sono faccenda esclusivamente per cultori. Io lo sono.

In quanto tale, mi dichiaro senz’altro soddisfatto di un disco che si presenta meravigliosamente, con la voce suadente, la chitarra squillante, la ritmica praticamente funk e un inaudito piano rock’n’roll di Don’t Pretend You Didn’t Know, e si congeda quasi altrettanto bene con una See It On Your Side dolente con energia. Che in mezzo fa sfilare fra il resto una Almost Fare dallo sculettante all’urticante, l’apoteosi di wah wah di I Know It Oh So Well e soprattutto una Rude nella quale la mimesi Barlow/Neil Young raggiunge livelli che in Mascis avranno per certo provocato vivissima invidia. E sarà pure un esercizio di stile ma è in primis una dichiarazione d’amore che mai potrebbe lasciarmi indifferente. Album che su dieci canzoni ne tiri via forse una, l’eccessivamente routinaria What Was That, ma se lo fai puoi consolarti con la ritmica schiacciasassi e la solista che punta il cielo di Watch The Corners e il catalogo minimo di distorsioni in forma di ballata malinconica con propensione all’epica di Stick A Toe In, gemma che a farla scivolare in uno qualunque dei forzieri di epoca classica facilissimamente si confonderebbe con i tanti gioielli che sapete. E cammin facendo e lodando lodando un passo dopo l’altro sono arrivato al punto: che non c’è una sola buona ragione per la quale potreste non mettervi in casa “I Bet On Sky” se già possedete una solida maggioranza dei predecessori ma manco ve n’è una che possa giustificarvi a farlo se avete poco (in particolare se quel poco si chiama “You’re Living All Over Me”, oppure “Bug”, o meglio ancora la raccolta Rhino “Ear-Bleeding Country”) o magari nulla. È “un altro album dei Dinosaur Jr.”,  articolo sostanzialmente identico a tutti gli altri usciti prima. Però ai Ramones non ne abbiamo mai fatto una colpa, giusto? E nemmeno ai Black Sabbath, per citare un gruppo che ai nostri amici due cose o tre le ha insegnate.

“I Bet On Sky” esce il 17 settembre in Europa, il 18 negli Stati Uniti.

6 commenti

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6 risposte a “Dinosaur Jr. – I Bet On Sky (Jagjaguwar)

  1. Orgio

    VMO, mi spiace quasi scriverlo, perché sembra che voglia scandagliare ogni tua singola parola, ma, francamente, sostenere che i Black Sabbath hanno fatto una serie di album tutti uguali denota, a voler essere cortesi, un ascolto superficiale. Siccome so che di certo quest’ultimo non è il tuo caso, mi chiedo come mai tu ti sia risolto ad un’affermazione del genere.

    • Forse bisognerebbe sapere un po’, oltre che leggere, interpretare. Prendere un po’ tutto cum grano salis. A me pare ovvio – e tanto più se i Black Sabbath li si conosce (e io credo di avere dimostrato di conoscerli abbastanza scrivendo, nel 2007, un articolo di 50000 battute su di loro) – che quanto ho affermato è un’approssimazione di quelle che si fanno tanto per intendersi.
      E adesso mi attendo che qualcuno mi scriva facendomi notare che no, non tutti gli album dei Ramones sono uguali, che “Rocket To Russia” e “End Of The Century” non sono esattamente la stessa roba.

      • Orgio

        Mi pare che tu l’abbia presa un po’ troppo sul personale, e non era mia intenzione muoverti accuse di incompetenza (d’altro canto, cosa verrei a fare qui, altrimenti?).
        Ad ogni modo, continuo a pensare che sia questa, al contrario di quella relativa ai Ramones, una convenzione fuorviante: lo sperimentalismo psichedelico dell’esordio omonimo non è assimilabile alle tentazioni progressive di “Sabbath Bloody Sabbath”, la cupezza di “Masters Of Reality” non è la stessa dell’epicità di “Heaven And Hell”, la melodia di “The Eternal Idol” si distingue dalla potenza di “Dehumanizer”. Poi, per carità, mi rendo conto che le esigenze letterarie della chiusura ad effetto dell’articolo meritano considerazione, ma perché proprio a spese di Iommi & co.? =)

      • Non c’era nulla di personale nella mia replica.

  2. Anonimo

    A dire la verità anche Rocket To Russia e End Of The Century non sono mica così uguali…

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