Non si esce vivi dagli anni ’80 (28)

Quando dedicai questo articolo a Bevis Frond l’oggetto del mio scrivere era talmente oscuro che, per quanto si impegnassero, in redazione non riuscirono a procurarsi una foto nemmeno di straforo e dovettero arrangiarsi così. Tempi eroici.

9 commenti

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9 risposte a “Non si esce vivi dagli anni ’80 (28)

  1. paolo stradi

    Caro Eddy, mi chiedo cosa resta di questo modo di fare giornalismo, di quando Internet era ancora un’utopia e questi bei articoloni erano l’unico (o quasi) modo di approfondire la materia Musica, e non solo. Ho nostalgia del Mucchio di quegli anni, il periodo migliore per quella gloriosa rivista, mooolto scritta.

    • Anch’io soffro di queste grandi nostalgie Paolo, ma la superficialità non sta nel mezzo (internet) ma nel modo in cui lo si usa (sempre la stessa vecchia storia). Pensa ad esempio ad un diciottenne che senza questo blog non avrebbe mai letto una pagina del genere (per un’impossibilità cronologica) e scoperto l’esistenza di una band tipo i bevis frond..(anche se lo dico con una lacrimuccia ovviamente).

      • Giancarlo Turra

        Personalmente, se non ci fosse la facilità di accesso alle informazioni che c’è oggi, per un articolo – da “Classic Rock”, manco da “Extra” – farei il doppio della fatica nel triplo del tempo. Tuttavia, controllo almeno dieci volte le informazioni, incrociandole tra le varie fonti, come dovrebbe fare ognuno quando scrive alcunché di pubblico. Per rispetto verso di sé e i lettori. Poi, talvolta, capita che si scriva qualche inesattezza.
        Internet è una buona fonte, ma ci vuole un gran filtro. E passione, umanità, coinvolgimento in quel che si scrive, oltre alla puntualità “critica”. Se in un articolo risco a mettercene almeno un pizzichino, sono soddisfatto.

      • paolo stradi

        La questione, secondo me, non si limita al mero riproporre gli articoli cartacei. Sullo schermo del computer la soglia di attenzione s’abbassa di molto e un’articolo come quello proposto qui sopra ben pochi riescono a leggerlo fino alla fine. Me compreso. Amplificando il discorso sull’attualità, le riviste di settore pubblicano recensioni sempre più stringate con pochi articoli d’approfondimento. E tutto per accontentare un pubblico ormai saturo. E’ ovvio poi che ci sono sempre le eccezioni, mi verrebbe da dire solo il Mucchio Extra…

    • La rivista di quegli anni sarà anche stata “molto scritta” ma è un fatto che quella di adesso ha quasi cento pagine in più.
      Personalmente non ho poi nessunissima nostalgia per come si doveva lavorare in era pre-Internet. Era di un faticoso che a ripensarci uno per nessuna cifra al mondo tornerebbe indietro. Potrei avere al limite nostalgia dei miei vent’anni, ma se devo essere onesto pure su quelli – per dirla di nuovo con gli Afterhours – ci scatarro su.

      • marcoaltieri

        Grande nostalgia anch’io di quell’epoca. Oggi il Mucchio avrà anche cento pagine in più ma non sono di musica e i collaboratori, a parte qualcuno, non sono come quelli di un tempo. Oggi restano solo il Mucchio Extra e Blow Up a fare articoli densi e corposi, bellissime riviste entrambe.

      • In maggioranza sì, sono di musica. Basta prendere un numero più o meno a caso e contarle. E poi anche negli ’80 si parlava pure – giustamente – di cinema e libri.

  2. roberto

    Con questo numero Mucchio si è rimesso in sesto. Barcollò forte quando Max “lasciò” e fece un grosso scivolone in seguito col cambio di grafica ecc. Gli articoli sottolineati,per dire,proprio non si potevano vedere.
    Ma è tornata ad essere una rivista bella pregna. Se solo si potessero avere, di tanto in tanto,Le stelle al confronto,ecco quella sì è una rubrica che manca e,qualche articolo di Del Papa….anyway

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