Bob Dylan – Tempest (Columbia)

Pare sempre più evidente ogni volta che Sua Bobbitudine ci fa pervenire nuove parabole da un Olimpo che da lungi abita da solo, ammesso l’abbia mai diviso con qualcuno: Bob Dylan non lo si recensisce, lo si venera. Tutto è salvabile, lodabile, sottoponibile a esegesi e persino – lo dico per amor di paradosso, sia chiaro – se mettesse mano – che so? – a una collezione di canzoni natalizie, ebbene, ci sarebbe chi scoverebbe nella mossa chissà quali profondi intendimenti. Invece che con ogni probabilità uno sberleffo alla platea plaudente quale fu quel al suo modo epocale “Self Portrait” indimenticabilmente sintetizzato da Greil Marcus con quattro semplici parole: che è ‘sta merda? Ogni volta che Sua Bobbitudine scodella un disco stelle a grappoli vengono sottratte al firmamento e qualunque recensione non contenga l’espressione “il suo migliore album da” esagera anche di più offrendo in alternativa “un album del livello di” e vai con un elenco di effettivi classici. Ora: a me sembra che scrivere di “Tempest” mettendolo sul piano di un “Blonde On Blonde” sia rendergli un pessimo servizio, creando nell’ascoltatore aspettative impossibili da soddisfare e manco a dire che si tratta di epoche diverse, che al tempo di “Blonde On Blonde” Dylan andava ancora plasmando il mondo nel quale tuttora viviamo. “Tempest” non è “Bringing It All Back Home”, non è “Highway 61 Revisited”, non è “Blonde On Blonde”, non è “Blood On The Tracks”, non è nemmeno “Oh Mercy”: è semplicemente… dunque… direi… ecco, sì… il migliore album di Bob Dylan da “Time Out Of Mind”. Il che mi fa notare che il nostro uomo non ha ossequiato quella santa regola che voleva che in ogni decennio post-’60 un capolavoro ce lo regalasse comunque. Negli anni Zero, zero. No, per favore, “Modern Times” no. Ogni tanto lo estraggo dagli scaffali e mi chiedo se rimetterlo su (metti caso potessi mai cambiare idea), ma vince sempre il ricordo di quanto mi annoiò. Ecco: neppure nei suoi momenti più sfiancanti – e vi garantisco che ne ha – “Tempest” annoia. Tiene sempre sulla corda, financo nei quattordici minuti – li hanno contati: quarantacinque versi senza l’ombra di un ritornello – di una traccia omonima che no, non è la nuova “Desolation Row”. Madonna maiala.

Su una singola canzone mi sento di sbilanciarmi: nel peraltro chilometrico elenco delle creazioni più memorabili del Nostro a partire da oggi Duquesne  Whistle un posto lo occuperà sempre. Ritmica che swinga superbamente, chitarra che a Chuck Berry non è mai giunta avendo preferito soffermarsi su Charlie Christian, voce che gigiona quanto roca favoleggia e blandisce, i suoi 5’43″ volano in un battibaleno e contengono idealmente il più delizioso film nostalgico di Woody Allen sugli anni ’30 che Woody Allen non ha ancora girato. Qui la singolare voglia di Dylan di suonare musica pop nello stile di un’era precedente quella in cui Dylan cambiò per sempre la musica pop produce un apice probabilmente insuperabile di bonomia e perfetta resa stilistica nondimeno non museale. È un attacco di clamorosa efficacia che fa sperare eccome di trovarsi un capolavoro in mano. Pur senza replicarne il livello, per una buona prima metà di programma “Tempest” non smentisce. Non con lo shuffle lieve e sorridente di Soon After Midnight o con il dondolare dolente di Long And Wasted Years, non con una Pay In Blood che country-souleggia come novella dust bowl ballad in salsa tex-mex, o ancora con una Scarlet Town di cui banjo e fiddle incrementano e sottolineano la fuorviante affabilità affabulatoria. E certamente non con quell’altro brano da consegnare plausibilmente a future antologie che è il blues improvvisamente elettrico, sferragliante, cattivo sull’orlo della ferocia di Narrow Way: brano che… massì, su uno “Highway 61 Revisited” ci sarebbe anche potuto stare.

A proposito di blues: Early Roman Kings lo è e in una vita precedente si chiamava Mannish Boy, così come nella vita prima la My Wife’s Home Town di “Together Through Life” si chiamava I Just Want To Make Love To You. È a questo punto, dopo formalmente due terzi di scaletta ma solo poco più di trenta dei suoi quasi settanta minuti, che “Tempest” comincia non dico ad andare in malora, che sarebbe sul serio esagerare, ma a commettere in forma più veniale il medesimo peccato di “Modern Times”, laddove spartiti troppo schematici soccombevano a una verbosità (d’altra parte elisse e sintesi non sono mai state fra le caratteristiche precipue di Dylan) definitivamente straripante. Sicché quando, a quel punto inatteso, un violino lampeggia ricami nello staticamente ondoso frangersi della tragedia del Titanic rievocata nella canzone che battezza l’opera è come quando il primo sorso d’acqua ti fa realizzare quanto fossi assetato. Quanto alla Roll On John che suggella, il sentimento è apprezzabile più della realizzazione ed è forte il sospetto che Lennon, alla cui memoria è dedicata, sardonico se ne sarebbe fatto beffe. Passo d’addio minore di un disco che minore non è. Detto però da uno che Dylan può pure recensirlo, se deve, ma preferibilmente si limiterebbe a venerarlo.

47 commenti

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47 risposte a “Bob Dylan – Tempest (Columbia)

  1. Come sempre, grazie per aver surriscaldato le già calorose aspettative…

    Venerato, ti propongo una Top Five delle peggiori copertine di Dylan:
    1. Empire burlesque
    2. Tempest (New entry!)
    3. Christmas in the heart
    4. Good as I been to you
    5. Shot of love

    E la tua?

  2. Eppure Tempest (il pezzo), ascolto dopo ascolto mi piace sempre più. Certo è forse eccessivamente verbosa, però sarà quella voce, sarà quello strano incedere ed incespicare su alcune parole, ma non la trovo monocorde, tanto che stasera le ho dedicato un doppio ascolto in sequenza

  3. Chango

    Non sono molto d’accordo, ma evidentemente sono uno dei pochi a considerare Modern Time ma anche Together Through Life più di quanto siano considerati e valorizzati.
    L’effetto che a te fa Modern Time a me lo sta facendo questo, certo è ancora presto e non è giusto dare un giudizio già ora, dopo neanche un giorno dall’uscita, ma dopo aver ascoltato Tempest ho sentito il bisogno di riascoltarmi i due precedenti.
    Questo qualcosa vorrà pur dire anche considerando che non li ho trovati inferiori a questo, anzi…..
    Non resta che aspettare e vedere i “danni” della Tempesta a distanza di giorni.

    Ah per quanto riguarda le copertine penso che nel considerare Together Through Life una, se non la migliore, quanto meno dell’ultimo periodo non ci siano dubbi.

  4. Mi hai incuriosito, le altre recensioni che ho letto erano più freddine. Ma secondo me ormai molti ascoltano Dylan senza grandi aspettative, e ne parlano sempre nello stesso modo, dicendo che il disco è carino perché è di Dylan ed è blues e in fondo un disco blues o uno di Dylan non possono essere brutti (oggi. In passato invece Dylan “poteva” anche fare dischi brutti. Sul blues brutto non saprei).
    Solo due considerazioni:
    1) concordo sui commenti precedenti: quanto è brutta ‘sta copertina? Fa passare quasi la voglia di ascoltare il disco;
    2) hai citato Woody Allen. Ecco, io ormai vivo il “rapporto” con Dylan e Allen (e anche con Philip Roth – e non perché sono tutti e tre ebrei) nello stesso modo. Li amo e sono contento perché ancora esistono e fanno parlare di sé. Vorrei che potessero uscire loro dischi, libri o film per sempre, anche se non saranno mai più grandi come un tempo.
    Ciao!
    Alberto

  5. Cavaz

    Complimenti per la recensione, una delle più equilibrate e meglio scritte tra le varie lette in questi giorni. Che Tempest sia su un altro livello rispetto a Modern Times e Together Through Life, non ci piove. Meno chiuso musicalmente (nonostante le ossessive ripetizioni melodiche), decisamente più esplorativo, per così dire, probabilmente perché molto più voluto e cercato rispetto a MT, che suona molto più come un album fatto per contratto, senza molta ispirazione.
    A questo proposito però, parlando di dischi degli anni Zero, mi pare sottovaluti Love & Theft, ancora, secondo me, il migliore di tutti per freschezza, ispirazione e resa. Non sarà forse un capolavoro alla stregua di quelli dei decenni precedenti, ma resta a mio parere il migliore, e di gran lunga, del suo decennio.

  6. Chango

    Mi dicono dalla regia, che sul mucchio di Ottobre gli hai dato tre stelle.
    L’hai rivalutato leggermente al ribasso rispetto a questa recensione, mi par di capire….

    • Mah, non direi. All’incirca è la media fra le quattro di una prima metà di programma che mi è piaciuta parecchio e che vanta due canzoni assolutamente strepitose e una seconda parte che ho trovato un po’ farraginosa. Vero è che l’introduzione delle dannate croci ha fatto passare la scala dei voti da sette a cinque appiattendo tutto quanto. Non uno dei problemi più gravi del “””nuovo””” “Mucchio”, comunque…

  7. Francesco

    VM, ho atteso un po’ per cercare di digerire questo nuovo Dylan ma ormai, devo ammetterlo, non riesco più ad entrare in sintonia con il Vate. intendiamoci, sono e rimango dylaniato, ma da dopo TOOM non sono più stato hooked dal maestro, e dire che ci provo ma più ci provo più il tentativo è pesante e innaturale. Poi ho letto la tua recensione di Van Morrison sul Mucchio e mi sono rispecchiato in toto nelle tue parole, solo che oltre a Van the Man io le estendo a Dylan. in ogni disco dopo TOOM ci sono dei buoni pezzi, alcuni addirittura memorabili (High Water), anche su Tempest ci sono pezzi buoni, (long & wasted Years, Pay in Blood, scarlet) ma manca sempre l’unitarietà di insieme che aveva TOOM, più di suono che di parole. Forse non sarebbe male richiamare in servizio Lanois o forse sono io che non riesco più ad avere spazio emotivo ed il tempo per Dylan.

  8. Daniele

    cazzate!! Modern Times è un capolavoro (ascolta Thunder On The Mountain, When The Deal Goes Down, Someday Baby ma soprattutto Workingman’ Blues, Nettie Moore e Ain’t talking. Tempest un altro grande capolavoro che non ha nulla da invidiare alla triade elettrica o al palloso Blood On The Tracks..Bob Forever Young!!

    • Direi soprattutto al palloso “Blood On The Tracks”. Ma anche no, eh?

    • Francesco

      e la madonna che verve! comunque, de gustibus…ma sulla famosa isola deserta BOTT ci viene sicuramente, Modern Times (ma anche tempest) penso proprio di no.
      E penso di essere in buona e numerosa compagnia su questa valutazione.
      ciao

  9. Daniele

    Caro Francesco pensala come vuoi ma sui 35 album ufficiali, Bootlegs ufficializzati e non Blood On The Tracks e la sua malinoconia/monotonia lo lascio a te e a tanti altri…io dei 10 che mi porterei sull’isola deserta (anche se 10 per Bob sono un po’ pochi) sarebbero Tempest su tutti, Modern Times, Time Out Of Mind, Tell Tale signs (BS 8), Shot Of Love, Another Side Of.., Street Legal, Jonh Wesley Hardin, Saved (scandaloso vero..??) e il bootleg non ufficiale di Brescia 2001. Ma se vogliamo restare nella discografia ufficiale non guasterebbe H61 revisited…ma in piccole dosi, trovo gli arrangiamenti un po’ datati e migliori nelle versioni live. Come trovo splendide certe canzoni di Blood in concerto ma pesantissi su disco…per questo lo lascio ad altri questa specie di “dolori del giovane Werther” in musica.

    Copertine peggiori:
    Blood On The Tracks
    Planet Waves
    Shot of Love (anche se è uno dei miei dischi preferiti)
    Knocked Out Loaded

    Copertine migliori (sempre a mio modesto parere…sono cantautore, non grafico):
    Highway 61
    Tempest
    Real Live (non fosse altro che la foto sia italiana, di Guido Harari )
    No direction home: the BS 7
    Togheter Through Life
    Christams In The Heart (molto atmosferica)
    Slow Train Coming
    Tell Tale Sign: BS 8
    Infidels
    Good Ai I am To You
    World Gone Wrong
    Under The Red Sky (adoro quegli stivaletti e il contrasto grigio-rosso)

    Daniel Lanois visto le diverse imperfezioni e scelte fatte (con la responsabilità naturalmente in parte anche di Bob) su quel capolavoro di Time out of Time lo lascerei dov’è; il “muratore in pensione ” (mi fa questa impressione quando ultimamente vedo Knopfler) penso che anche lui possa starsene dov’è ora. Il produttore Bob alias Jack Frost va più che bene con le sue splendide creature, a volte più riuscite (Tempest) a volte meno (qualcosa su Modern Times e Love and Theft poteva essere fatto meglio…ma poi si sa che recupera nei live). Ciao

    • Il mondo è bello perché è vario. Straordinariamente vario. Quasi inconcepibilmente vario.

    • Mirko Saltori

      Molto interessante la tua scelta. Bizzarra, ma a modo suo coerente. Ovviamente non è la mia, anche se “Street Legal” non mi dispiace affatto, anche se “John Wesley Harding” è uno dei miei 5 dischi dylaniani, anche se non ritengo “Saved” un’orrendezza (ma “Shot of Love” un po’ sì), e anche se a Brescia 2001 c’ero e fu un gran concerto. Soprattutto non vedo eccellenza nei pur curiosi e interessanti anni post 2000 di Dylan, mentre la vedo eccome in “Blood On The Tracks”.
      Una cosa peròmi pare oggettivamente non vera: che gli arrangiamenti di “Highway 61” siano datati. Ossia, trovatemi arrangiamenti simili nell’anno di grazia 1965: i primi 5 secondi 5 di “Like a Rolling Stone” proiettano nella seconda metà dei ’70…

    • Stimolato dalla Dylan Top Ten (per me 0 su 10!) di Daniele Cantautore: gioco anch’io!!!
      1. Bringing it all back home
      2. Planet waves
      3. Blonde on blonde
      4. Infidels
      5. Highway 61 revisited
      6. Oh Mercy
      7. Blood on The tracks
      8. The freewheelin’ Bob Dylan
      9. Another side of Bob Dylan
      10. Desire

      • giuliano

        1-Highway 61 Revisited
        2-Bringing it all back home
        3-Blonde on Blonde
        4-The Freewheelin’ Bob Dylan
        5-Another side of Bob Dylan
        6-Desire
        7-Nashville Skyline
        8-Blood on the tracks
        9-Street Legal
        10-Modern Times

  10. Rusty

    Ah, e sulle copertine non è possibile ignorare Freewheelin’, la più bella di tutte e di tutti.

  11. giuliano

    Girava una battuta qualche tempo fa su “Tempest”: tre anni per realizzare la musica, mezz’ora per fare la copertina. Che a me pare offensivamente banale.

    “Blood on the tracks” è ovviamente un gran disco. Spezzo una lancia per “Street Legal”, che amo molto e che trovo mediamente un po’ sottovalutato. Se penso a qualcun altro capace di mettere in fila su uno stesso disco canzoni come Changing of the guards, New Pony, Senor, non me ne vengono in mente molti.

    Invece l’ascolto del Bootleg Vol. 10, che ho comprato anche – o forse soprattutto – per le note scritte da Greil Marcus, mi conferma che no, “Self Portrait” non era davvero un gran disco. Qualche perla qua e là non manca, ci mancherebbe: la meravigliosa alternate take di If not for you (che infatti proviene dalle sessions di “New Morning”), il demo di I went to see the gypsy, il live di Highway 61…
    Valgono l’acquisto? Per me, sì.

  12. Francesco

    Caro Daniele la tua lista è stupendamente meravigliosamente eretica e per questo la apprezzo, anche se non la condivido minimamente. per me (ma domani cambierebbe sicuramente l’ordine, non i dischi) i top 10 dilaniani sono
    1) HW61Revisited
    2) bringing
    3) blood
    4) blonde
    5) TOOM
    6) Oh Mercy
    7) desire
    8) JWH
    9) Slow Train
    10) infidels
    ovviamnte non ho considerato le bootleg series, altrimenti dovrei aggiungerle praticamente in blocco, ma almeno la -1-3 e la 5, sacrificando tranquillamente infidels e slow train.
    per i live ti consiglierei qualcosa del periodo 88-89 c’è roba protopunk esplosiva e sicuramente era più in forma rispetto al 2001, consentimelo dopo una trenitina buona di show del nostro (primo milano 1984, ultimo e definitivo 2010 a viareggio e non fu neppure malissimo come bologna 2005 o spezia 2001 o altri visti su e giù per l’italia)
    ciao

  13. Daniele

    Sarà pure eretica ma almeno è fuori dal coro caro Francesco…perché io la discografia di Bob me la sono ascoltata evitando di ascoltare giudizi altrui sui vari album, altrimenti sarei partito a volte prevenuto o a volte con grandi attese (questo è forse ciò che è successo con Blood che me ne parlarono come chissà cosa e mi aspettavo molto di più…incidenti di percorso) prima di diventare a mia volta dylaniato/dylanologo…e ne frequento tanti…in ogni caso a parte un paio di dischi che posso condividere dei tuoi per me..e ripeto per me…l’eretico potresti essere tu…ma non discuto su gusti altrui, soprattutto se si tratta di zio Bob…ha cavalcato e continua a sperimentare anche a 72 anni tanti generi che ognuno ha “il proprio Bob”…per me è quello dagli anni ’90 in poi, amando comunque anche ciò che ha fatto in precedenza…tranne Blood se non in certe esibizioni live (bellissime le ultime versioni di Tungled e Simple, ma anche quelle di Shelter e Idiot Wind su Hard Rain e la versione che sentì a Brescia e a Bergamo di If you see her, say hello che ora ho su bootleg…ma sul disco mi spiace..trovano il tempo che trovano…a mio modesto parere) come non mi piacciono gran parte degli arrangiamenti della Rolling Thunder…ma come ripeto..questione di gusti e spesso di periodi in cui certi dischi sono stati vissuti e ascoltati. Anzi mi ci porterei pure Under the red Sky (che io chiamo “disco estivo” dove comunque ci sono gemme come la title-track, God Know, Born in Time o Cat’s in the Well), e Self Protrait…sembrava di sentire un altro Bob e certe interpretazioni su quel disco sono meravigliose…peccato tutti quegli “orpelli” orchestrali che almeno sul Bootleg series 10 non ci sono e ce li restituisce in forma più scarna e godibile. Ma intanto nel mio lettore, fra un cd e l’altro, è dall’11 settembre 2012 che Tempest c’è…e ogni volta è sempre un bell’ascoltare..soprattutto nei lenti e nelle dark song dove la voce attuale si sposa benissimo alla melodia. Un dylaniato saluto…

  14. Francesco

    senza offesa e senza polemica, ma fuori dal coro cantano i grandi solisti o gli stonati.
    un saluto dylaniano

  15. Daniele

    la verità non sta mai solo nelle masse caro Francesco….l’importante è stare sempre fuori dal coro…..o dal gregge…ma la tua osservazione non era altro che un arrampicarsi sugli specchi.
    Un dylaniato saluto dalla Scarlet Town

  16. Francesco

    Ciao, questo è l’ultima replica perchè quando uno sull’isola deserta si porta under the red sky è perchè ha molto da espiare e vuol fare un po’ di penitenza.
    greggi e cori qui centrano pochino, ci vuole orecchio direbbe jannacci.
    ciao
    PS per rendere chiaro il messaggio, non è che Born in Time sia brutta, anzi, ma è il disco come insieme che non funziona, poi se a like a rolling stone preferisci handy dandy sono problemi tuoi, e, nel mio modesto gregge, piuttosto grossi.
    ciao2

    • Daniele

      Non ho detto assolutamente che a Like a Rolling Stone preferisco Handy Dandy…semplicemente a volte mi viene voglia di ascoltare anche Under perché al di là di tutto non lo trovo così brutto e all’interno ci vedo dei bei brani…poi se come al solito vuoi essere il “sapientello” di turno che ne sa sempre una pagina in più del libro fai pure…i problemi a mio avviso sono i tuoi che sei piuttosto limitato e non accetti che qualcuno abbia opinioni diverse dalle tue..io sono nato e cresciuto (e ancora oggi frequento) fra musicisti (anche di una certa notorietà) quindi nel campo musicale non sono l’ultimo arrivato come capacità di capire e cultura cosa va o meno..Under poteva di sicuro essere prodotto meglio ma non lo disdegno del tutto…caspita tutto sto casino per aver detto che non ho apprezzato Blood on the Tracks…almeno nella versione da studio, poi come ripeto le versioni live mi piacciono…non mi ha entusiasmato perché da come me ne parlarono mi aspettavo di più…invece l’ho trovato scarno e noioso (parlo sempre delle versioni su disco originale)…sei troppo integralista…e io con chi pensa di avere sempre la ragione in tasca mi spiace ma ho poco da dire..e credo che anche nel tuo gregge tu sia piuttosto isolato…perché tutti abbiamo problemi ma credo che fra i due quelli più seri li abbia tu..
      Tanti saluti, “fonte della sapienza”.

      P.S.: ti ricordo che siamo nel 2013 e dal 1975 il mondo è andato avanti e Bob ha fatto molta altra roba, a volte fantastica a volte un po’ meno e in certi casi anche più interessante di Blood..lo dico con modestia e come sempre a mio avviso.

  17. Daniele Cantautore, premesso che sono anche interventi come i tuoi che rendono speciale questo blog (anch’io mi sono divertito a stare al gioco facendo la mia top ten), adesso però non puoi venire a dirci “tutto sto casino per aver detto che non ho apprezzato BIood on the tracks…”, perchè hai scritto che i tuoi 10 da isola deserta sono (li metto in colonna per renderci conto meglio):
    “1. Tempest su tutti,
    2. Modern Times,
    3. Time Out Of Mind,
    4. Tell Tale signs (BS 8),
    5. Shot Of Love,
    6. Another Side Of..,
    7. Street Legal,
    8. Jonh Wesley Hardin,
    9. Saved (scandaloso vero..??)
    10. il bootleg non ufficiale di Brescia 2001. Ma se vogliamo restare nella discografia ufficiale non guasterebbe H61 revisited…ma in piccole dosi, trovo gli arrangiamenti un po’ datati e migliori nelle versioni live.”
    Che va benissimo, è la tua personale ed artistica visione di Dylan, ma il tono con cui l’hai calata ed i commenti seguenti con cui l’hai reiterata erano un tantino sopra le righe, per cui non dire che non te la sei cercata!
    (Saved è stato il primo LP in assoluto ad entrare in casa nostra, nell’80 Conventional Sister se lo fece regalare e lo ascoltammo migliaia di volte sul nostro giradischi lo-fi… quindi figurati che bene immenso voglio anch’io a quel disco! Ma sull’isola deserta più che scandaloso è comico…)

  18. Daniele

    Quella è la mia top ten…a parte i primi 3 che non si muovono da lì per ora la situazione potrebbe variare…ciò che volevo dire è che certe canzoni o dischi, tanto più di un vecchio leone immenso come Bob, come ripeto sono legati ad un nostro particolare periodo o li abbiamo ascoltati volenti o meno in certi momenti importanti della “nostra” vita…quindi se per la critica o la maggioranza un determinato lavoro può sembrare mediocre per un altro può essere importante..certo, dei 3 della triologia cristiana Saved è quello registrato peggio (anche se il progetto di Dylan era ben diverso…era quello di proporre l’album nella versione live visto che quelle canzoni già da tempo venivano cantate in pubblico…ma la columbia non ha ascoltato e quello che poteva essere un grande album è finito per risultare discreto). Poi ti dirò…le mie reazioni-provocazioni e risposte sono dovute spesso a come mi si risponde…la mia top ten sarà discutibile (anche se all’inizio dissì che 10 dischi di Bob sull’isola deserta sono un po’ pochi..quindi probabilmente li porterei tutti fosse per me, anche quelli che meno ho apprezzato che non nego che un domani possano essere da me rivalutati) però è in continuo cambiamento…come ripeto Tempest, MD, TOOM e Tel Tale Signs restano i miei favoriti (non solo per il periodo in cui li ho ascoltati) ma non è detto che anche molti altri lavori che non ho elencato li ami…se a volte ho voglia di ascoltare qualcosa di più leggero (senza nulla togliere a certi testi) ascolto Under o SP…consapevole che non sono certo fra le su migliori produzioni…a volte mi viene voglia di ascoltare il periodo gospel, altre volte quello di protesta, altre perfino quello della seconda metà degli ’80, altre volte quello più intimista e oscuro, altre volte quello più country e leggero o quello del rock mercuriale..l’unicità di Bob, a differenza di molti suoi colleghi, sta proprio in questa sua universalità di generi che ha toccato per dei periodi della sua carriera e che continua a fare durante i live..dopo se avessi trovato un interlocutore come te il dialogo sarebbe stato diverso visto che hai usato dei termini rispettosi ed educati..ma purtroppo ci ha messo il becco in modo poco sottile e raffinato qualcuno che “ha la verità” a portata di mano..quindi certe risposte che ho dato senza andare troppo per il sottile se le è cercate.
    Buon Bob e domenica a tutti from Scarlet Town..

  19. Francesco

    Daniele, tutte queste tirate te le fai e te le suoni. Hai esordito con un “cazzate” nei confronti delle opinioni mie e di eddy che educatamente e con una certa ironia ha commentato la tua eretica lista. Non mi sembra un modo educato e rispettoso di confrontarsi, ma tant’è, si vede che non ci arrivi quindi sarà il caso che qualcuno te lo dica.
    anch’io l’ho apprezzata per l’eresia, ma sei così fanatico, che non l’hai neppure capito e sei partito lancia in resta a far l’avanguardista, tanto da dare del pecorone a chi “non ragiona con la propria testa ( o forse con la tua).
    poi se passato al saputello e via dicendo. a me sembri un po’ intollerante e inutilmente focoso, oltre a mancare del minimo senso di ironia e autoironia. poi fai un po’ quel che credi, portati tempest sull’isola e suonatelo a tutto volume tutto il santo giorno.
    ah dimenticavo: scusa se ho messo il becco nel tuo delirio.

  20. Daniele

    Ironia è un conto, l’ironia fatta con malizia e superbia è un’altra…ho semplicemente detto che sto fuori dal gregge perché non tutto quello che la maggior parte della gente pensa sono obbligato a pensarlo anche io e questo non solo per quanto riguarda il Nostro…comunque se leggi il mio commento precedente è assolutamente pacato..perché con me quando si usano certi modi nel dire o nel rispondere sono la persona più tranquilla e disponibile al dialogo di questo mondo. Non faccio l’avanguardista ma semplicemente valutare delle opere senza essere per forza “guidati” e alla fine “condizionati” nel dare un parere (ma dimenticavo che tu pareri non ne dai..dai solo giudizi) mi sembra una cosa più che lecita; che non vuol dire non informarsi ma semplicemente mantenere una linea di pensiero libera poi alla fine si tirano le conclusioni. Quanto al fatto della top ten preferita mi è sembrata una cosa carina, tant’è che l’abbiamo fatta spesso anche sul sito ufficiale italiano di Bob. Mi sono ispirato a chi prima di me ha lanciato l’idea delle copertine peggiori ; io, più liberamente, ho fatto sia quelle peggiori sia quelle migliori, sempre partendo da un gusto personale spiegandone a volte anche il perché come ho spiegato perché molto spesso certi dischi che per molte persone o per la critica specializzata appaiono mediocri possono essere importanti per altri e viceversa..e sarebbe delirio?…boh..ma stai tranquillo…sull’isola non ti invito, anche se in un paio di viaggi alla fine mi porterei tutta la discografia, ufficiale e non…e magari ti perderesti anche cose che ti piacerebbero di sicuro e che ti piacciono già ora.
    Ciao…

  21. Enrico

    Mi piacerebbe sapere cosa ascolta Daniele oltre a Dylan…
    Penso che potrebbe riservarci delle sorpresine niente male.

  22. Daniele

    Molta roba è da nicchia altra un po’ meno..per quanto riguarda l’estero sicuramente dopo Bob viene Leonard Cohen, ma anche vecchi gruppi folk americani e country sia contemporaneo che non (Carter Family, Johonny Cash, Hank Williams, George McAnthony..anche se lui era di Bolzano, Tom Wopat, ecc…), blues e molta roba da nicchia. In Italia non sono molti quelli che mi hanno influenzato…fra questi ci sono Massimo Bubola (maestro, amico e non solo), Finardi, De Andrè periodo buboliano e Pfm, Cristiano De Andrè, Mauro Pagani, Carlo Facchini e La Carboneria (ex Tempi Duri), Ivan Graziani, un po’ De Gregori , il primo Zero fino all’83, qualcosa di Bennato e molti gruppi o autori che per mancanza di fondi economici o agganci sono spesso in giro per la penisola (e non solo) a raccontare come veri cantastorie le loro…storie. Negli ultimi 10/15 anni la musica che solitamente ascolto, oltre Bob naturalmente, sono chi lo ha preceduto e influenzato o qualche suo “allievo”. In generale comunque ascolto molto country, folk, rock, classica (anche se su quella mi ci dovrei fare una cultura visto che ne so ben poco purtroppo) jazz e musica irlandese. Altri nomi che ascolto volentieri son Willie Nelson, Waylon Jennings, Tom Wopat, Guy Clark, Pete Seeger, Kris Kristofferson ecc. Ripeto, di questi non ne ho una conoscenza approfondita ma sicuramente fanno musica che spesso mi trovo nel lettore e sul piatto dei giradischi.
    Spero abbia soddisfatto la tua curiosità Enrico.
    Ciao

    • Tom Wopat non è quello che faceva Luke Duke in Hazzard?
      Forse potresti aggiungere alla tua lista di ascolti anche Jim Croce, che è di area stilistica. Provalo, se non lo conosci: magari ti piace.
      Ciao

  23. Daniele

    Tom Wopat praticamente fa solo il musicista per quanto ne so e quella di Hazzard fu solo una parentesi (che ho amato molto da bambino sinceramente), però mi piace il periodo country rock; poi ha fatto molta musica troppo pop commerciale per i miei gusti. La lista è già bella lunga non credo di aggiungere altri…mi è stato chiesto e ho risposto anche se degli artisti citati a parte Bob, Cohen, Bubola e i De Andrè so solo parte dei loro lavori anche se da me sono stati molto apprezzati. Stare dietro a tutti richiederebbe tempo e grana; poi sinceramente preferisco essere cultore di pochi piuttosto di avere una conoscenza solo generica, anche se è giusto avere una visione ampia su tutto, non solo sulla musica ma anche sulla letteratura, poesia, teatro e altre discipline artistiche . Jim Croce lo lascio a te e al tuo sarcasmo pseudo-provocatore, grazie.
    Ciao.

    • Non credo che il suggerimento di ascoltare Jim Croce fosse sarcastico. Evitare risposte di questo tenore, grazie. Ciao.

      • Infatti non lo era! Daniele, rilassati ché vivi meglio: qui veniamo tutti perché siamo appassionati di musica e di bella prosa, e dunque per migliorare le nostre vite arricchendole; non per farci il sangue amaro litigando, peraltro su quisquilie. Io, per esempio, devo ai suggerimenti di altri frequentatori che commentano i suoi articoli, la scoperta di svariati artisti che ora ascolto abitualmente e, nello stesso spirito, ho pensato di avanzare un consiglio per gli ascolti che potesse fare al caso tuo. Tutto qua. Niente di sarcastico da parte mia, abbassa pure la guardia.
        Ciao

  24. Daniele

    Ok..scusatemi. A volte mi capita di scambiare un consiglio con del sarcasmo..comunque hai ragione; è bello poter avere questi scambi di opinioni, musicali e non solo e allargare continuamente i nostri orizzonti. Scusate ancora.

    • Per quanto riguarda me, incidente chiuso e amici più di prima; tanto più che a me Dylan nemmeno piace granché! 😀
      (per favore, mirate solo tra il collo e la cintola)
      Ciao

  25. Daniele

    azz..per colpa tua ora dovrò fare il porto d’armi 🙂

    • Ci sta: dopotutto ogni Billy The Kid ha il suo Pat Garrettt…A tuo rischio e pericolo, però, perché di piombo e metallo in genere sono ben fornito; domanda un po’ in giro, agli habitué del blog… 🙂

  26. Daniele

    eh allora rinuncio…l’unica arma che ho usato è una pistola a caspoli e una spada di plastica quando da bambino scimmiottavo He-Man dei Masters…quindi torno alla chitarra 😀

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