R.E.M. 1982-1996 (6): Dead Letter Office

Crazy. There She Goes Again. Burning Down. Voice Of Harold. Burning Hell. White Tornado. Toys In The Attic. Windout. Ages Of You. Pale Blue Eyes. Rotary Ten. Bandwagon. Femme Fatale. Walters Theme. King Of The Road.

I.R.S., aprile 1987 – Produttori: Joe Boyd, Don Dixon, Mitch Easter, Don Gehman.

Ho sempre amato i 45 giri molto più degli album. Un 45 giri deve essere conciso e orecchiabile, qualità che quando si ha a che fare con un LP sembrano uscire dalla finestra. Ma la cosa che mi piace di più dei 45 giri è la loro pretenziosità. Per quanto possa essere raffinata la confezione, per quanta attenzione sia stata riservata al dettaglio, un 45 giri resta sempre, essenzialmente, una robaccia acquistata di solito dagli adolescenti. Ecco perché i musicisti si sentono liberi di mettere qualunque cosa sul lato B; non lo ascolterà comunque nessuno e dunque perché non divertirsi un po’? Puoi sgombrare i cassetti dagli esperimenti falliti, dalle canzoni venute male, dai cazzeggi da ubriachi e, occasionalmente, da una canzone degna che non si adattava alle atmosfere dell’album per il quale era stata registrata. Questa raccolta contiene almeno un brano che rientra in ciascuna di queste categorie. Non è un disco da prendere troppo sul serio. Ascoltare quest’album è come farsi un giro in un negozio di cianfrusaglie di seconda mano. Buona caccia.

Ipse dixit Peter Buck nelle belle note di copertina di questa antologia di lati B, curiosità, canzoni abortite (nel sistema postale americano l’ufficio delle lettere morte è quello in cui viene convogliata, per essere distrutta, la corrispondenza di cui non si riesce a rintracciare né destinatario né mittente) che i maligni a suo tempo dissero un modo come un altro (ad esempio un live) per i R.E.M. di esaurire rapidamente il contratto che li legava alla I.R.S. e veleggiare quindi verso più proficui lidi. Avevano magari ragione, però avevano torto. Nel senso che, se “Dead Letter Office” è un LP prescindibile per chi già non abbia il resto della discografia dei Georgiani, resta nondimeno un album frizzante, che si ascolta mediamente con piacere e qui e là divertendosi assai. Non fossero queste ragioni valide per averlo in casa, è anche un disco illuminante su una serie di influenze che hanno dato il loro contributo a fare dei R.E.M. ciò che sono.

Che i quattro di Athens fossero devoti ai Velvet Underground era noto e ben tre su quattro delle canzoni di Lou Reed che hanno avuto in repertorio – manca After Hours, che sarà un lato B anni dopo; ci sono There She Goes Again, Pale Blue Eyes e Femme Fatale – figurano su “Dead Letter Office”. E li si sapeva estimatori dei loro concittadini Pylon, dei quali riprendono quel gioiello fra Feelies sotto valium e Byrds che è Crazy, ma che apprezzassero gli Aerosmith, che nei primi anni ’80 erano snobbati dal pubblico indie e del cui cavallo di battaglia Toys In The Attic offrono una versione bersagliera (in origine sul mix europeo di Fall On Me) risultò una sorpresa per molti (non avrebbe dovuto: gli Aerosmith, pur essendo di Boston, sono l’epitome perfetta di un certo suono sudista cui i R.E.M., fosse anche solo per ragioni geografiche, non potevano essere impermeabili).

A parte le cover (c’è pure una sgangherata King Of The Road, uno standard in ambito country), “Dead Letter Office” contiene: minutaglia inutile (Voice Of Harold, che altro non è che la base di Seven Chinese Brothers con Stipe che canta le note di copertina di un disco; Walters Theme, tanto informe che si fa fatica a chiamarla canzone); esperimenti riusciti ma che sarebbero stati fuori luogo su qualunque altro disco dei Georgiani (il quasi-surf di White Tornado, la ritmica jazzy con sopra una chitarra morriconiana di Rotary Ten); escursioni in territori battuti di rado (Burning Hell è puro hard rock, Windout corteggia il punk); una canzone almeno che, meglio sviluppata e rifinita, sarebbe stata un capolavoro (Burning Down); varie ed eventuali.

Checché ne dica Peter Buck, i R.E.M. hanno messo sovente sui retri dei loro 45 giri materiale di vaglia. Quasi dieci anni dopo, sarebbe tempo che il chitarrista ammobiliasse un secondo ufficio per lettere smarrite.

Pubblicato per la prima volta in R.E.M.: sogni profondi, Giunti, 1997.

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