Primati ed eredità del Sergente Pepe

Come c’era da attendersi, non un cane morto che ieri si sia astenuto dal dire la sua sul fatto che ricorrevano i cinquant’anni dalla pubblicazione del primo singolo dei Beatles, Love Me Do. Ci ho pensato su un po’ e alla fine ho deciso di partecipare io pure alle celebrazioni. A modo mio naturalmente, ripescando da un “Blow Up” ormai giurassico un Destroy Babylon! in cui facevo le pulci all’album più celebre dei Baronetti.

Nel primo anniversario dell’uscita di “Sgt. Pepper’s”, il critico americano Langdon Winner scriveva: “Era dal congresso di Vienna, nel 1815, che un singolo evento non unificava la civiltà occidentale come ha fatto questo disco”. E la sapete una cosa? Non stava esagerando. Fu il primo album – scelta quasi obbligata vista l’assenza di singoli e di separazione nei solchi fra un brano e l’altro; nondimeno rivoluzionaria – a venire trasmesso integralmente dalle radio, che negli Stati Uniti e in larga parte d’Europa ne fecero il fulcro della programmazione per settimane. Fu il primo disco pop-rock che trasformava in arte la tecnica della registrazione stereofonica. E, sempre in tale ambito, fu anche il primo a riportare integralmente sulla copertina i testi delle canzoni. Insomma: molto più che un semplice LP, sebbene uno del gruppo più famoso al mondo, “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” fu un evento mediatico e un fenomeno culturale e di costume. Faccende che tocca mettere in conto quando a riascoltarlo, avendo in mente cosa avevano fatto i Beatles immediatamente prima (vale a dire “Rubber Soul” e “Revolver”, i loro capolavori), viene da dire: “Tutto qui?”.

La verità è che se “Sgt. Pepper’s” in termini assoluti non è male,  rapportato al resto della produzione dei Fab Four è opera di seconda schiera. In nessun altro 33 giri dei quattro di Liverpool fra le canzoni più memorabili (il formidabile trittico iniziale e poi She’s Leaving Home e A Day In The Life) e quelle meno ispirate (Getting Better, Being For The Benefit Of Mr. Kite!, Within You Without You, Good Morning) si spalanca un tale abisso. E, benché sia ingiusto fare ricadere sui padri le colpe dei figli, risulta tuttora difficile perdonargli la progenie degenere che a lungo occuperà il campo con album-concept zeppi di effetti psichedelici d’accatto, dagli arrangiamenti barocchi e dalle orrende copertine floreali. Puro pattume. Nessuno prese viceversa in considerazione all’epoca la parte positiva del lascito del Sergente: con i loro trent’anni ancora lontani all’orizzonte, Lennon e McCartney introducevano nella musica giovanile per eccellenza tematiche adulte. She’s Leaving Home è straordinaria non tanto per il comunque brillante arrangiamento d’archi quanto perché la storia che racconta, la fuga da casa di un’adolescente, è vista sia con i suoi occhi che con quelli dei genitori. When I’m Sixty Four non vale per la musica (una marcetta da poco) ma per la delicatezza con cui affronta il tema del sopraggiungere inevitabile della vecchiaia e dei problemi che porta con sé.

John Lennon, lo sappiamo, non diventerà mai vecchio. Mick Jagger, a un passo dalla terza età, continua a cantare che non riesce a trovare appagamento. Caso terminale di sindrome di Peter Pan. Ecco: vi ho dato un ulteriore elemento su cui riflettere la prossima volta che vi chiederanno se preferite i Beatles o i Rolling Stones.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.8, novembre/dicembre 1998.

23 commenti

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23 risposte a “Primati ed eredità del Sergente Pepe

  1. Orgio

    Bellissimo spunto, VMO. Grazie di averlo condiviso.

  2. Romano

    Ricordo un vecchio Mucchio del (mi sembra) ’88 in cui venivano recensiti brevemente i dischi dei Beatles appena editati in cd.Il critico disse che sul Pepper la pensava come Lou Reed e definì il doppio bianco il loro capolavoro : eri tu quel critico?

    • Prendila con beneficio d’inventario, visto che non ho quel numero del giornale sotto mano: probabilmente sì. Riguardo a quale sia il capolavoro dei capolavori dei Beatles cambiai idea da lì a breve: “Rubber Soul”, non il doppio bianco.

      • Romano

        Devi aver cambiato radicalmente idea (come capita spessissimo anche a me)dato che in quelle recensioni ,vado sul filo della memoria,trovasti in Rubber soul 3 soli evergreens.

      • stefano piredda

        Sì. Era lui quel critico.

        Fidatevi…

  3. Anonimo

    Questa recensione me la ricordo anch’io… a tanti anni di distanza si può finalmente sapere che cosa ne pensa Lou di sgt. pepper?

  4. Romano

    In seguito l’ho scoperto : lo definì “un disco pieno di niente” pur essendo un fan dichiarato dei Beatles.

  5. Caro Eddy alcune tue analisi (seppur provenienti dal 1998) sul sergente le condivido, altre proprio no. Per me l’apice è il doppio bianco, ma considerare sgt. pepper’s opera di seconda schiera è, “giornalisticamente”, imprudente.

    • Romano

      Non sono d’accordo sull’analisi di Eddy (non del tutto almeno)ma non credo sia imprudente,è semplicemente un’opinione.Strano che non ha inveito contro Lovely Rita:l’unico brano veramente scadente del disco e una delle peggiori canzoni dei Beatles.

    • Di seconda schiera rispetto a “Revolver”, a “Rubber Soul”, al “White Album”. Almeno almeno. Di Beatles stiamo parlando. Non in termini assoluti, ovviamente.

  6. Giorgio

    Comunque va ricordato che George Martin destino’ Strawberry Fields e Penny Lane ad un singolo per il mercato americano. Immaginate Sgt Pepper con quei due capolavori e due riempitivi in meno! In ogni caso non sarà il miglior disco dei Beatles ma non si può considerare di seconda schiera. Per ultimo io considero Mr. Kite una delizia altro che pezzo minore!

    • D’accordo su “Strawberry Fields Forever” e “Penny Lane” e su che razza di capolavoro sarebbe stato allora sul serio “Sgt. Pepper’s” se le avesse incluse, a scapito di un paio dei brani “minori”.

    • Romano

      Più che il mercato americano il problema fu il mercato inglese che non prevedeva l’inclusione su LP di brani già usciti su singolo.Martin a tutt’oggi si rammarica di non aver potuto includere il singolo nella scaletta finale anche se involontariamente è nato un LP in più:il Magical Mistery Tour che,pur essendo discontinuo,include con Strawberry e I m the walrus 2 delle migliori canzoni di tutto il repertorio.

      • Giorgio

        Esatto in Gran Bretagna i singoli non potevano essere inclusi negli album ma fu la Capitol, etichetta americana dei Beatles, responsabile tra l’altro di tutti gli album stravolti per il mercato americano, a richiedere il singolo, che fu di conseguenza pubblicato anche in UK.

  7. A parte i giudizi specifici sulle singole canzoni, quello che secondo me e’ incoerente in questo pezzo e’ che dopo aver ricordato che stiamo parlando dell’invenzione dell’album lo si giudica valutandone le singole canzoni. L’ascolto di Sgt. Pepper’s deve essere tutto intero. Bello aver ricordato che c’e’ stato un tempo in cui le radio trsmettevano gli album interi. L’ho fatto anch’io qualche volta negli anni ’90, ma era Radio Lodi alle 11 di sera…

    • No, scusa, non c’è scritto da nessuna parte – anche perché sarebbe stato una clamorosa castroneria – che “Sgt. Pepper’s” rappresentò “l’invenzione dell’album”. Ma quando mai! C’è scritto che fu il primo LP a venire trasmesso integralmente per radio. Mi paiono due cose un filino diverse.

      • E’ vero, ho eccessivamente allargato il concetto… Mi spiego meglio: insieme a quelli di Dylan, e’ stato il primo album concepito per essere ascoltato nella sua interezza, e come tale credo vada valutato (come, in modi diversi, il White album e Abbey Road). L’impatto di Sgt. Pepper’s e’ stato così grande anche perché i Beatles erano quelli che avevano sublimato l’arte del singolo con un successo dietro l’altro. Da allora decisero che ci si poteva esprimere non solo nello spazio di 2-3 minuti, ma anche in 30-40. In questo senso intendevo l’invenzione dell’album, perché da li’ in poi la maggioranza degli artisti in ambito rock pensarono ai loro album in questo modo, spesso andando oltre con i concept album… 45 anni dopo la smaterializzazione della musica ha, tra le molte conseguenze, riportato le abitudini d’ascolto verso le canzoni singole, minando alla base questo concetto di album.

  8. Rusty

    E c’era pure Max Stefani ieri pomeriggio a Sky Tg 24 a dibattere dei Beatles…
    Concordo con l’analisi di Eddy: in Sgt. Pepper ci sono anche canzoni da poco e coincidono esattamente con quelle che ha citato lui, più Lovely Rita.

  9. Non l’invenzione dell’album certo, ma Sgt. Pepper’s ha rappresentato la nascita del disco non più come semplice supporto fonografico, ma come opera d’arte, a partire dalla copertina.

  10. Vito

    Ciao Eddy…devo dire che ho quel numero di blow up come tutti gli Altri dal 98 ad oggi ma la tua recensione non c’è. Come mai?hanno dimenticato di inserirla?grazie mille per l’attenzione. P.s.voto al sgt.pepper 7

    • Ma sei sicuro?? Quei primi numeri di “Blow Up” stanno in cima a una libreria e in questo momento sono per me irraggiungibili e quindi non posso controllare, ma mi pare strano, molto ma molto strano quello che dici.

  11. Vito

    Vito agli album please please me 6,5
    With the beatles 6,5
    A hard day’s night 7,5
    Beatles for sale 7
    Help 7
    Rubber soul 9
    Revolver 9
    Sgt.pepper 7
    Magical 7
    White album 8,5
    Yellow 4,5 prima versione 6,5 alla seconda
    Abbey road 8
    Letit be 5
    Beatles 62 66 compilation voto 10
    67 70 voto 8

  12. Francesco Manca

    Questo post di qualche giorno fa (2264, ma per essere proprio precisi) mi trova pienamente d’accordo, sia sul fatto che sia inferiore ai due precedenti sul piano puramente musicale, sia sul fatto che il trittico iniziale, A Day In The Life e quel magnifico Lieder che è She’s Leaving Home sono le canzoni migliori del disco.

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