Neil Young & Crazy Horse – Psychedelic Pill (Reprise)

Che Neil Young sia pazzo (crazy) come un cavallo (horse) lo sapevamo da ben prima che si desse alternativamente al rockabilly o all’elettronica. Direi che il sospetto era balenato una prima volta quei tondi quattro decenni fa, quando a quello che resta il suo successo commerciale più grande di sempre, “Harvest”, faceva andare dietro quel pateracchio insensato di “Journey Through The Past”. Nondimeno mai il giovanotto (sessantasette anni il prossimo 12 novembre) era riuscito – per quanto mi riguarda – nell’impresa di dare alle stampe nell’arco di sei mesi scarsi un candidato certo a un’eventuale lista dei peggiori album dell’anno, vale a dire “Americana”, e uno probabile alla lista dei migliori, ossia “Psychedelic Pill”. Che mi è piaciuto assai e di cui mi appresto a scrivere di conseguenza, con buona pace di quanti al giro prima (a memoria la recensione di “Americana” è a oggi il post più commentato nella breve storia di questo blog) gridarono alla lesa maestà. Che tutto ciò non abbia una logica è evidente, oppure no: che non indica forse che in questa follia ci sia del metodo il fatto che i complici del nostro eroe siano i medesimi?

Opera di grandi, clamorosi numeri la “Pillola Psichedelica”. Ad “Uncut” si sono divertiti a stilare la classifica dei venti articoli più lunghi nello sterminato catalogo del Canadese e Driftin’ Back con i suoi 27’37” stravince, lasciandosi dietro di oltre nove minuti quella Ordinary People che il nostro uomo nel 2007 aveva designato a promuovere nelle radio (!) “Chrome Dreams II”. Titoli contenuti in “Psychedelic Pill”, Ramada Inn e Walk Like A Giant, occupano anche la terza e la quarta posizione, rispettivamente sfiorando i diciassette minuti e superando di slancio i sedici, e uno ancora – She’s Always Dancing: 8’33” – ha mancato di una manciata di secondi l’ingresso nella speciale graduatoria. Per intendersi: Driftin’ Back dura il triplo dei due brani, Down By The River e Cowgirl In The Sand, cui a oggi pensavamo immancabilmente come insuperabili modelli ogni volta che nella stessa frase si ritrovavano “Neil Young” e “cavalcata elettrica”. Quelli chiudevano le due facciate di “Everybody Knows This Is Nowhere”, questo inaugura “Psychedelic Pill”. Una gara di resistenza, subito, per chiarire che così è se gli pare.

Parte ingannevolmente morbida e acustica, Driftin’ Back, ma è questione di un minuto e una ventina di secondi e, in capo a un florilegio di armonie vocali degno di quando il Neil faceva comunella con quegli altri tre lì, gli amplificatori si accendono e le sei corde spiccano il più liricamente epico dei voli, mentre la lingua batte – concedendosi estese afasie – dove vecchie ossessioni dolgono. È un susseguirsi come di onde cui non vale provare a resistere se non si vuole – annoiandosi – affogare. Ma provate a cavalcarle e un senso come di euforia vi prenderà progressivamente. Non dico arriverete in fondo, all’approdo a una traccia omonima viceversa tascabile e perfetta nel suo distillare travolgente stralunatezza, senza accorgervene ma… quasi. Pronti dopo per farvi cullare dal languore nostalgico tuttavia con propensione al graffio di Ramada Inn, dal cantilenare ipnotico di Born In Ontario, dal viaggio lungo strade dove le pietre avevano appena iniziato a rotolare di Twisted Road. E la sapete una cosa? Il meglio non lo avete ancora ascoltato. Sta nell’attacco corale e nel dipanarsi denso e squillante come un uragano di She’s Always Dancing, nello struggersi di For The Love Of Man, soprattutto – soprattutto – in una Walk Like A Giant dalla ritmica a tratti schiacciasassi e per il resto favolosamente melodica prima di dissolversi in una trama di noise dalle maglie via via più larghe. Ecco: minimo questa in una qualunque futura antologia elettrica del Nostro non potrà mai, mai, mai mancare.

20 commenti

Archiviato in recensioni

20 risposte a “Neil Young & Crazy Horse – Psychedelic Pill (Reprise)

  1. Non ci speravo quasi più in un disco imprescindibile o giù di lì di Neil Young, il mio eroe personale… Schiumo dalla voglia di ascoltarlo!

  2. Il sigillo del Venerato sul Neil Young del 2012 vale più del 9 di Uncut! Un altro acquisto a scatola chiusa, e avanti così… Nella diatriba sugli album da Freedom in poi, questo come si piazza per te? Dopo quali e davanti a quali lo metti?

    • È uscito oggi. Storicizzarlo già, collocandolo prima o dopo questo o quel classico ormai universalmente riconosciuto, mi sembrerebbe un tantino prematuro. Direi per ora che non rientra forse negli indispensabili (ponendo che di indispensabili ce ne siano, considerando l’intera discografia, una decina) ma che è certamente nella fascia di immediato rincalzo, ecco.

  3. Rusty

    Il canadese ha annunciato su twitter un tour europeo coi Crazy Horse nel 2013. Nel 1987 avevo 18 anni e andai a Verona a vedere i Crazy Horse con uno Young che aveva 42 anni e sembrava ai miei occhi un vecchio. Musicalmente era un fossile, aveva pubblicato “Life” e nessuno se n’era accorto, molte date del tour europeo erano state annullate per scarsa prevendita. Ma quella sera all’Arena (colma) ancora me la ricordo.

    • Anch’io l’ho visto a Verona, ma non più tardi di un tre o quattro anni fa. Che te lo dico a fare? Like a hurricane.

      • Rusty

        Anche io c’ero a Verona nel 2008 e pensavo di chiudere un cerchio. Pare che non sarà così, se nel 2013 dovesse tornare anche in Italia. A proposito, in quel concerto del 2008 ci ho visto Capossela e Paolo Liguori (ehm!…), non immaginavo ci fosse anche il VMO.

  4. Giancarlo Turra

    Liguori deve proprio essere uno younghiano di ferro, siccome lo beccai pure in piazza Duomo a Brescia nel 2001, Young con i Cavalli Pazzi e Black Crowes come lussuosi openers. C’era pure Ale di Ale & Franz… o era Franz? Quello un pò stempiato e pingue del duo, insomma. Concertone della madonna che fu…

    • Rusty

      C’ero, c’ero…si sarà capito che mi piace Neil Young…ma tu che ne pensi di Psychedelic Pill?

      • Giancarlo Turra

        Dici a me ? (citaz.) Ancora non l’ho ascoltato, siccome non scarico musica e per motivi vari, ancora in negozio non sono passato… tuttavia, quel poco sbocconcellato qui e là, mi fa propendere per l’acquisto.

      • Giancarlo Turra

        Abbondante e ottimo. Acquistato a metà dicembre e ancora tra i nuovi da smazzare: un motivo c’è e non è certo la lunghezza…

  5. Peppe D'Amato

    E’ da Weld che aspettavo questo disco.

  6. Luca Valens

    Scusa, Eddy ma, quella decina di album imprescindibili di Neil quali sono?
    Su alcuni non ci sono tanti dubbi, ma mi piacerebbe sapere la lista completa. Grazie

  7. Rusty

    Provo a rispondere io, che non son nessuno: Everybody knows this is nowhere, After the gold rush, Harvest, On the beach, Tonight’s the night, Zuma, Rust never sleeps, Freedom, Ragged Glory, Chrome dreams II

  8. stefano campodonico

    Dopo i primi ascolti, questo a me sembra un disco della Madonna!!
    Non sò se uno dei dieci migliori, ma di certo un discone come non ne sentivo da un pò di tempo da parte del nostro.Walk like a giant, She’s always dancing e Driftin’back su tutte

  9. Francesco

    Il disco in questione è notevole, direi quanto mi meglio ha fatto da weld in poi. e weld,signori miei, è veramente un gran bel disco. non vedo l’ora di rivederlo dal vivo, non spero più in concerti mammouth come nel 2001 ma lo rivedo volentieri.
    @Rusty. la tua lista è identica alla mia, anche se io chrome lo toglierei. A primo ascolto mi sembra decisamente superiore quest’ultimo lavoro. Considerazione finale: da una parte sono contento cje questo sia un bel disco, ma dall’altra devo dire che la situazione è quella che è, visto che stiamo qui a farci le pippe sull’ennesimo lavoro di un quasi settantenne.

  10. Stormodeltriangolo

    E’ da 6 mesi che non smette di girare, mi azzardo ma per me è a livelli Everybody knows this is nowhere e Zuma
    5 stelle

  11. Carlo

    Indimenticabile seratona cavallo-pazzesca venerdi sera a Capannelle. Una tempesta di feedback elettrico che ha travolto tutto e tutti. Conferma che Psychedelic è un discone, Walk Like A Giant e Ramada Inn stratosferici. E poi Powderfinger, Cortez, Cinnamon e un sentito omaggio a Dylan nella breve sezione acustica, dopo una Heart Of Gold che ha fatto scendere anche qualche lacrimuccia.
    Come lo zio Neil davvero nessuno.

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