Donald Fagen – Sunken Condos (Reprise)

Sta a vedere che la vita comincia in prossimità dei sessant’anni, o quantomeno che è a quell’altezza che magari ti rilassi e cominci a divertirti un po’. Era fresco di cinquantottesimo compleanno Donald Fagen quando nella primavera 2006 suggellava con “Morph The Cat” la trilogia più lunga a completarsi nella storia del pop – quasi un quarto di secolo! primo capitolo “The Nightfly” nell’82, secondo “Kamakiriad” nel ’93 – e pazienza se fintanto che non era lui a rivelarcelo non se n’era accorto nessuno che di trilogia trattavasi (a proposito: qualcuno su due piedi  ne ricorda un’altra?). E da allora, anziché acconciarsi a una doratissima pensione, il nostro uomo non si è più concesso una pausa, ma sempre avendo l’aria di spassarsela un mondo. Un tour dopo l’altro: da solo; con i definitivamente riformatisi Steely Dan (che nella loro era più classica non erano certo noti come la più instancabile delle live band); con quei Dukes Of September di Michael McDonald e Boz Scaggs, oltre che suoi, che chi è stato così fortunato da vederli in azione racconta come uno dei più inebrianti distillati di blue-eyed soul di sempre. Ci avete fatto caso? “Solo” sei anni separano “Sunken Condos” da un predecessore che si era fatto aspettare qualcosa come tredici,  due ulteriori in più rispetto ai ben undici messi da Fagen fra il debutto da solista e il seguito. Per un artista la cui meticolosità in studio di registrazione è materia di leggende metropolitane, e tenendo debito conto di tutti gli altri impegni, trattasi di lavoro “cotto e mangiato” o quasi. Naturalmente non rappresenta l’evoluzione radicale, il primo slancio verso nuove sorti magnifiche e progressive di cui favoleggia l’ufficio stampa. E però non è nemmeno l’aggiunta totalmente priva di qualsivoglia e pur minima variazione a un canone e un suono consolidatissimi e riconoscibilissimi di cui taluni hanno scritto, superficialmente. A parte che, osserva giustamente il recensore della BBC, a un Van Gogh nessuno rimprovererebbe mai l’ossessione per l’autoritratto. E poi il divino è nei dettagli che si cela, aggiunge, e ha di nuovo ragione.

Confesserò di avere ascoltato decine di volte “The Nightfly” all’epoca dell’uscita e dire che non sarebbe stato esattamente la mia tazza di thè. E poi basta perché, a parte che fu un disco che in giro si sentì un po’ troppo, pure e soprattutto della perfezione ci si può stufare. Credo di conoscerlo a memoria, ma che sia minimo da quando uscì “Kamakiriad”, che bocciai annoiato dopo un ascolto e mezzo, che non lo metto più su. Tagliato dalla stessa stoffa, che era poi già la medesima usata dagli Steely Dan per la loro raffinatissima sartoria, all’impatto “Sunken Condos” trasmette una sensazione di déjà vu nei dintorni dell’esagerato. Tuttavia un secondo passaggio se l’è guadagnato eccome (e poi un terzo, un quarto… eccetera) ed è stato allora che ha cominciato a palesarsi un Donald Fagen, se non esattamente inedito, perlomeno rinnovato. Lo cogli nell’aria che circonda gli strumenti laddove di solito si tendeva a occupare ogni spazio disponibile, nella facilità con la quale il groove si distende, nella palese gioia di suonare che trasmettono i musicisti ed è questo un lavoro che pare essere stato concepito per venire eseguito dal vivo. E lo avreste mai detto di “Aja” o di “Gaucho”?

Un paio di cose che un po’ mi hanno stupito: quell’armonica alla Stevie Wonder che fa capolino a più riprese; una spiazzante quanto felice lettura, implacabile il passo, della Out Of The Ghetto che fu già di Isaac Hayes. È l’apoteosi funk di un album che funkeggia sin dall’attacco di Slinky Thing, basso pigro, ottoni apparenti e disapparenti, chitarra che gigioneggia jazz prima di buttare giù anfetamina rock. Un singolo potenzialmente ideale, ma in tale guisa l’ha preceduto una I’m Not The Same Without You talmente errebì da sporgersi sull’orlo di una disco beninteso di ineguagliabile classe. Il meglio di un’opera di apprezzabile concisione arriva subito dopo ed è rappresentato da una Memorabilia sexy a sua insaputa, dal blueseggiare tosto di Weather In My Head, dalle sincopi felpate di The New Breed. Fagen rimane inimitabile e stavolta si imita meno del solito, secondo me. A… presto?

12 commenti

Archiviato in recensioni

12 risposte a “Donald Fagen – Sunken Condos (Reprise)

  1. Ho perso il conto degli album di quest’anno che voglio acquistare e che le tue recensioni rendono ancora più urgenti…
    Ho riletto più volte la frase sugli anni tra un disco e l’altro e o non l’ho capita o c’è un refuso: in che senso il predecessore di questo ultimo album (ovvero Morph the cat) si era fatto attendere 7 anni (un anno in più dei 6 tra 2006 e 2012)? Tra Kamakiriad e Morph the cat ci sono 13 anni!!

    Aggiungo il link al mio “45” dedicato a New frontier e a The Nightfly:
    http://conventionalrecords.wordpress.com/2012/08/28/45-45s-at-45-new-frontier-donald-fagen-1982-745/

  2. Anonimo

    Ma “The Nightfly” è assolutamente da avere?
    Io ho avuto per un certo periodo “Pretzel Logic” degli Steely Dan, ma ero troppo giovane e quel pop levigato non era ancora nelle mie corse e così l’ho venduto.

    Henry Trave

    • Giancarlo Turra

      Io dico di sì. Insieme – come mininimo – a quei 2 o 3 dischi degli Steely Dan. Ma sono di parte, non faccio testo 😀

      • Alfonso

        I loro album sono l’estasi ma io voto Gaucho solo perché ha tenuto impegnato giorni e giorni Mark Knopfler per registrare un solo di pochi secondi.

    • In materia di pop sofisticato “The Nightfly” è un non plus ultra. Dopodiché, i gusti son gusti. Sempre.

    • Domino Joe

      io sono di ultra-parte e ti dico che:
      STEELY DAN / CAN’T BUY A THRILL (***)
      STEELY DAN / COUNTDOWN TO ECSTASY (***1/2)
      STEELY DAN / PRETZEL LOGIC (****)
      STEELY DAN / KATY LIED (****)
      STEELY DAN / THE ROYAL SCAM (****1/2)
      STEELY DAN / AJA (***** e LODE)
      STEELY DAN / GAUCHO (***** e LODE)
      STEELY DAN / TWO AGAINST NATURE (****)
      STEELY DAN / EVERYTHING MUST GO (****1/2)
      DONALD FAGEN / THE NIGHTFLY (***** e LODE)
      DONALD FAGEN / KAMAKIRIAD (****) e aggiungo, caro Venerato Maestro, vallo a ri-ascoltare: “Snowbound” e il trittico finale “Florida Room”, “On The Dunes” e “Teahouse On The Tracks” sono da svenimento…
      DONAL FAGEN / MORPH THE CAT (*****)
      DONALD FAGEN / SUNKEN CONDOS (****1/2)
      Saluti da Hoops McCann

      • Di Kamakiriad mi capito’ un riascolto casuale in un contesto completamente estraneo (lo misero al Tunnel TUTTO prima del concerto di Bob Mould un paio di anni fa): a distanza di tanti anni mi sembro’ bellissimo, con l’aura dei classici che prima attribuivo solo agli Steely Dan e The Nightfly.

      • Andrea

        Il mio modesto commento:
        STEELY DAN / CAN’T BUY A THRILL (***)
        STEELY DAN / COUNTDOWN TO ECSTASY (****): my old school rimane uno dei loro sempreverdi superclassici. Grande album, peccato per l´orrida shobiz kids (canzone che detesto con l´anima!)
        STEELY DAN / PRETZEL LOGIC (**) : l´album + sopravvalutato degli SD: 4-5 canzoni assolutamente inignificanti (monkey in your soul, chartlie freak, with a gun, Parker´s band); A volte, se non fosse per le bellissime Any major dude, night by night, Barrytown e la pregevolissima title track, mi rifiuterei di pensare che sia un loro album. Mah….
        STEELY DAN / KATY LIED (***** e LODE, Rose Darling e Doctor Wu da sole fanno reparto!)
        STEELY DAN / THE ROYAL SCAM (***** E LODE E BACIO ACCADEMICO! SUPERCAPOLAVORO! Divina Don´t take me alive!)
        STEELY DAN / AJA (*****): troppo bello per essere vero, gli preferisco la “truffa regale”, perché é + “sporco”, + cattivo, + incazzato. Con Aja si sfiora vergognosamente la perfezione, troppa grazia, Sant´Antonio abate! deacon blues rimane il capolavoro dei capolavori!
        STEELY DAN / GAUCHO (*****): Glamour profession é semplicemente divina, le altre sono tutte belle!
        STEELY DAN / TWO AGAINST NATURE (***)
        STEELY DAN / EVERYTHING MUST GO (** e mezzo)
        DONALD FAGEN / THE NIGHTFLY (***** e LODE e bacio accademico, meno intenso di quello di Royal scam, peró :-))
        DONALD FAGEN / KAMAKIRIAD (****)
        DONAL FAGEN / MORPH THE CAT (***)
        DONALD FAGEN / SUNKEN CONDOS (****1/2): I´m not the same e Miss Marlene sono due capolavori assoluti!

  3. Anonimo

    “corde” non “corse” ovviamente.

  4. roby mrt

    Io sono ancora più di parte per cui mi era piaciuto anche Kamakiriad, che ritengo ancora adesso superiore a Morph The Cat.
    Ciao,

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