Soundgarden – King Animal (Seven Four Entertainment)

“Sono stato lontano troppo a lungo”, ammette e lamenta singolare maiestatis Chris Cornell nel brano che ha anticipato di un mese e mezzo (e adesso lo inaugura) il sesto album in studio dei Soundgarden, primo da sedici anni in qua. Lui sì che è stato lontano troppo a lungo da dove, stilisticamente parlando, sarebbe sempre dovuto rimanere, gli Audioslave un insoddisfacente ripiego tanto per gli estimatori dei Soundgarden che per quelli dei Rage Against The Machine e una sequela di lavori solistici dal modesto all’imbarazzante, in un crescendo di orrori. Una roba immonda il dance-pop di “Scream”, congiurato nel 2009 con la complicità di Timbaland, ma se vogliamo sotto molti punti di vista era persino peggio il suo opposto mandato nei negozi giusto un anno fa di questi tempi, il noiosissimo live acustico e in solitudine “Songbook”. Come dire insomma che la star Cornell, il Robert Plant della sua generazione, aveva in fondo molto più bisogno di rivisitare i luoghi gloriosi di una gioventù grunge che non gli antichi sodali di tante belle avventure, variamente riciclatisi da gregari di lusso. Era stata perfetta l’uscita di scena dei Soundgarden nel 1997, ancora sulla cresta dell’onda alzata dal capolavoro e campionissimo di vendite “Superunknown”, poco dopo l’uscita di un “Down On The Upside” che più che accennava un’inversione di parabola, artistica oltre che commerciale, che a volere insistere sarebbe potuta diventare drammatica. E se vogliamo, e se proprio dovevano tornare, questo era il momento ideale per farlo: i Nirvana definitivamente canonizzati nel ventennale del ciclone “Nevermind”, i Pearl Jam e i Mudhoney da lungi icone in differenti ambiti e per differenti meriti, gli Smashing Pumpkins ridotti a parodico ectoplasma, perché non ricordare al mondo (che un po’ se l’è scordato) che i Soundgarden furono uno dei due gruppi cruciali per fare di Seattle per qualche tempo la capitale del rock? Serviva naturalmente all’uopo un disco, se non del tutto all’altezza dei fasti d’antan, comunque più che semplicemente dignitoso, capace di rimandare all’età aurea senza farsi cancellare dal confronto. “King Animal” è quel tipo di disco.

Come dire che se già possedete più o meno tutti i lontani predecessori, potete tranquillamente portarvelo a casa e non ne sarete delusi. Come dire anche, però, che nulla sembra aggiungere di sostanziale a un canone così importante e che saranno eventuali seguiti a sanzionare influenza o ininfluenza di una rimpatriata che prendeva le mosse due estati fa da una collocazione in cima al programma del “Lollapalooza”. E da dove se no? Paiono tagliati su misura per le grandi arene e per confondersi senza parere in scalette zeppe di vecchi cavalli di battaglia il riff sabbathiano e il declamare zeppelliniano di Been Away Too Long e l’incedere con passo e pesantezza da bulldozer di By Crooked Steps, il rock dritto alla giugulare di Non-State Actor e quello con scorie di blues di Blood On The Valley Floor, l’esercizio di machismo sul pentagramma di Attrition e il Valhalla francamente un po’ burino di Worse Dreams. Personalmente mi intrigano pero di più la sarabanda orientaleggiante di A Thousand Days Before e la sinuosa ipnosi di Bones Of Birds, l’oscurità psych di Taree e la salmodia da battaglia Eyelid’s Mouth. Assolutamente prescindibili viceversa, fors’anche dannose, le ballate Black Saturday e Halfway There: troppo Cornell, troppo poco Soundgarden.

26 commenti

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26 risposte a “Soundgarden – King Animal (Seven Four Entertainment)

  1. Orgio

    Posso permettermi un appunto, VMO? Dire che Cornell è stato il Plant della sua generazione mi pare un filino eccessivo: Plant ha fatto scuola per un bel, bel po’ di gente che è seguita, compreso Cornell. Chris, viceversa, è stato un dotato musicista e, al più, un’icona di una precisa stagione della storia del rock, ma le generazioni successive di cantanti non gli devono nulla (anzi, semmai lo devono a Percy). A proposito dell’album: i Led Zeppelin hanno saputo alzarsi dal tavolo prima di perdere tutto, i Soundgarden sono caduti bellamente nella trappola. Che bisogno c’era di un disco del genere? Non ha niente della dirompenza del vecchio sound né aggiornamenti che meritino, perlomeno, rispetto. “King Animal” è artigianato, prodotto, peraltro, in mala fede.
    Se proprio vogliamo ricordare al mondo la scena di Seattle, non sarebbe meglio una reunion dei TAD, per esempio?

    • Questione “il Plant della sua generazione” (e rispondendo a te rispondo pure a Francesco e, in parte, a Sonica) – Affermare che Cornell lo è stato e lo è tuttora vuole dire semplicemente notare le tante affinità e creare un parallelo. Dopodiché si tratta di un maestro ed eventualmente di un allievo che no, pur facendo spesso bene il maestro non l’ha mai superato e nemmeno eguagliato. Mai li collocherei sul medesimo piano. mai ho commesso un simile errore. E questo senza mancare minimamente di rispetto al secondo, visto che più che sul soggettivo qui si va sull’oggettivo.
      Questione “sapersi alzare dal tavolo” – Tutto l’amore che ho per i Led Zeppelin non mi impedisce di ricordare che si alzarono dal tavolo (e tanto di cappello per averlo fatto) a seguito di un evento luttuoso, non per libera scelta artistica. E, mutatis mutandis, nella loro discografia “In Through The Out Door” si colloca a un livello molto più basso che non “Down On The Upside” in quella dei Soundgarden. Che dal tavolo seppero invece eccome alzarsi al momento giusto. Salvo poi risedervisi, cosa peraltro fatta (e, visti i risultati, non li ringrazierò mai abbastanza per questo) pure da Page e Plant, a più riprese.
      Questione “malafede” e “reunion” – “King Animal” può naturalmente non piacere. A te evidentemente non è piaciuto per nulla, io l’ho trovato dignitoso, ma non molto di più (in voti farebbe 6,5 su 10, al massimo). Ma non vedo proprio perché parlare di malafede in questo specifico caso e non per cento altre rimpatriate. Quanto ai Tad… Ottimo gruppo e su come la penso su di loro fanno fede le lodi spese sul volume Giunti dedicato al grunge, ma non mi sembrano minimamente accostabili ai Soundgarden, né stilisticamente né come livello complessivo della produzione. Per intendersi e mettendola sul calcistico: stiamo parlando di una squadra da scudetto e di una da onorevolissima mezza classifica ottenuta giocando bene. Sono proprio gli ordini di grandezza a essere diversi, secondo me.

      • Giancarlo Turra

        Mi sono appena immaginato Tad Doyle con la maglia dell’Atalanta… ;D

      • Orgio

        Sono d’accordo con te sul paragone tra “In Through The Out Door” e “Down On The Upside”, ma non credo si possano definire “risedersi al tavolo” un unico concerto in 30 anni a base di vecchi classici, col figlio del batterista a prenderne il posto. Né i Page&Plant solisti, giacché separati nel tempo e stilisticamente abbastanza distanti dalle ultime direzioni del suono Zeppelin: semmai un tentativo di risedersi è stato, paradossalmente, l’album “Page & Coverdale” (che non a caso Plant ha sempre soprannominato “David Coverversion”).
        Personalmente trovo la mala fede proprio nella pochezza dell’album, che a livello sonoro non è né nostalgico né coraggioso: cui prodest se non al conto in banca dei quattro, dunque?
        Mi permetto, da ultimo, un inciso sul rapporto Tad-Soundgarden: sarà pur vero che sono su ordini di grandezza diversi, ma è proprio questo che sbugiarda l’intero movimento grunge. Delle due l’una: o è stato qualcosa nato localmente dall’urgenza espressiva dei musicisti, e allora per far rivivere quello spirito è meglio rievocare i Tad (o gli Skin Yard, o i Green River), o è stato solo l’ultima “grande truffa del rock n’ roll” veramente riuscita, e allora i Soundgarden – rimasti su indipendenti per tutti gli ’80, approdati a major guarda caso alla vigilia del boom del grunge e scioltisi a un paio d’anni dal picco discografico del genere – sono un perfetto archetipo della situazione. Avendoti letto in giovanissima età, sono sempre stato portato a sposare la prima tesi: confesso che di recente, complice anche questa reunion immotivata, la seconda mi appare via via più fondata.

      • Mi pare una visione straordinariamente manichea del grunge nel suo complesso e in particolare dei Soundgarden. Si sono rimessi insieme per soldi? E anche fosse, quale sarebbe il problema? Sono musicisti, fanno dischi, aspirano a venderli. Se “King Animal” piacerà al pubblico buon per loro, se no ciccia, nessuno impone a nessuno di comprare un disco o andare a un concerto. Non è un album che prova a indicare nuove direzioni? Magari è meglio che non lo sia, se i risultati potevano somigliare a quelli dell’indimenticabile connubio Cornell/Timbaland. E, dando ai Soundgarden ciò che è indiscutibilmente dei Soundgarden perché a parlare in tal senso è la loro storia al di là di qualunque giudizio si possa dare riguardo alla loro musica, c’erano prima che il grunge diventasse il fenomeno che fu, erano star in divenire prima che lo diventassero i Nirvana e dal boom commerciale di “Nevermind” furono danneggiati invece che avvantaggiati. Se il romanzo del grunge è pieno di gente saltata in corsa sul carro dei vincitori, be’, i Soundgarden erano alla guida di quel carro, i Soundgarden lo avevano messo insieme in buona parte con le loro mani quel carro e senza di loro quel carro nemmeno sarebbe esistito. E poi, cazzo, nel 2012 stiamo ancora a discettare di major cattive/indipendenti buone? Una delle differenze chiave fra le prime e la più parte delle seconde è sempre stata che agli artisti le prime almeno gli spiccioli li lasciavano laddove le seconde, essendo più pezzenti, spesso si intascavano e si intascano pure quelli.

  2. Francesco

    Ma dico, sentivamo forse la mancanza dei soundgarden? boh, ho Ultramega e superunknown, li vidi a pisa un secolo fa e sinceeramente non sono mai stato catturato. del concerto ricordo quasi di più il discorso del fustino antiproibizionista marco taradash (che ha fatto comunque una fine ben peggiore di cornell e compagnia) che non lo show stesso.
    ciao
    PS ecco, paragonarlo a Plant è un filino sopra le righe VM, anche perchè il vecchio leone si è sempre tenuto alla larga da ipotesi reunion e piano piano è “cresciuto” realizzando i migliori lavori in proprio negli ultimi 3-4 anni. insomma è younger than yesterday, cosa che non si può dire del buon cornell.

    • I casi sono due: o i Soundgarden non fanno proprio per te, o non fosti per niente fortunato. Io pure li ho visti dal vivo una sola volta e non ti dico che conterei quel concerto fra i dieci migliori della mia vita. Fra i dieci magari no, ma fra i venti sicuramente sì. Per quanto attiene la faccenda Plant: vedi risposta a Orgio. Qui mi limito ad aggiungere, in materia di “ipotesi reunion”, che, se non ricordo male, ho negli scaffali due album favolosi realizzati dal signore di cui sopra in combutta con tal Jimmy Page e che, non più tardi di un paio di settimane fa, mi sono goduto al cinema un concerto della madonna, intitolato “Celebration Day”. Filmato nel 2007, protagonisti… be’… i Led Zeppelin.

      • Francesco

        dai VM, reunion si intende qualcosa di duraturo e sostanziale, non un one off come il concerto del 2007, altrimneti potevamo contare, pur con tutte le differenze ed anche la durata, anche il live aid o quello per l’atlantic. Quanto ai dischi con page i due se non altro non hanno riportato in auge la gloriosa sigla, il che non è poco. Per farla breve, non hanno fatto come Daltrey e Townshend che è dall’82 che vivono di reunions e farewell tours. In questo i superstiti zeppelin hanno dato, a mio parere, la polvere a tutti e sicuramente le offerte non gli saranno mancate. Insomma, questione di stile, lo avevano, lo continuano ad avere.
        ciao

      • Secondo me per rivedere insieme i Led Zeppelin Page si (ri)venderebbe l’anima al diavolo molto volentieri. A mettersi di traverso è Plant e come dargli torto? Visto anche che le sue cose migliori da solista sono nettamente le più recenti ed è lui il primo a saperlo.

  3. Sonica

    Chris Cornell aveva una voce fantastica, lo ricordo come supporter dei Gun’s ‘n’ Roses eoni fa a Torino. Come dice il VM, i lavori da solista non erano proprio da ricordare, l’ultimo in particolare, era un insulto al passato glorioso. Euphoria Morning mi era però piaciuto. L’ultimo lavoro dei Soundgarden mi perplime assai, anche se so già che lo ascolterò tutto perchè Cornell ha una voce spettacolare, anche se meno potente di una volta. Plant è un’altra cosa, VM, per favore, non tocchiamo il mito e rimaniamo in ambito più umano 🙂

  4. roberto

    Mi perplime è bellissimo.

  5. Giancarlo Turra

    Un mio compagno di liceo già lo usava nel 1986. Giuro.

    • Orgio

      Boh…resta da capire chi l’ha coniato: diciamo allora che Guzzanti gli ha dato veste ufficiale, un po’ come D’Annunzio quando ha deciso che “automobile” era femminile e non, come fino ad allora, maschile.
      A questo punto, però, sono curioso: non è che puoi contattare il compagno? 🙂

      • Giancarlo Turra

        Mi sa che manco si ricorda più. L’ultima volta che lo vidi, era appena uscito il primo album delle Elastica…

  6. Orgio

    Che non si ricordi…mi perplime!

  7. Rusty

    La barista del Bagno Astoria di Marina di Ravenna, dandomi un granulato all’amarena nel luglio del 1984 mi disse testualmente: “è l’ultimo e mi perplime dartelo, perchè dopo verrà il figlio del titolare e questo gelato è il suo preferito”.

  8. giuliano

    e per chi non se lo ricorda, il pomodoro secerne ketchup.

    (m’è dolce ripensare ad “avanzi” tra un disco degli oneida e l’ultimo dei grizzly bear)

  9. Francesco Manca

    And now for something completely different…

  10. superunknown

    Vedo che molti disprezzano Down On The Upside , al contrario lo trovo un canto del cigno incredibile, sicuramente il migliore che avrebbero potuto fare in quegli anni.
    Ho sempre trovato l’opera come un evoluzione naturale delle cose, del suono ,degli arrangiamenti e della composizione, perche’ se ultramega ok e Louder Than Love erano alubum rabbiosi, “tirati” ma piu’ semplici dal punto vista compositivo e di arrangiamneto. Col passare degli anni i Soundgarden non si sono rammolliti come molti credono ma sono cresciuti hanno acquisito consapevolezza ed erano riusciti a cambiare rimanendo tutto sommato fedli alla linea.
    Riascoltare Down adesso appare con un suono ancora fresco e non intaccato dagli anni, non posso dire la stessa cosa dei primi lavori.

    p.s.
    king animal aspetto a commentarlo.

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