Il coito molesto dei CCCP

Del Giovanni Lindo Ferretti odierno si può anche pensare tutto il male possibile e, per quanto mi riguarda, vado abbastanza vicino a pensarne tutto il male possibile. Nondimeno, più gli anni passano e più in prospettiva pare incommensurabile il lascito dei CCCP, più pare strepitosa l’epopea di un gruppo che quasi da solo bastò a spostare su traiettorie inedite ciò che fino a quel punto erano state musica e cultura giovanili in Italia. Un breve pezzo che scrissi per “Blow Up”, per la solita, indimenticata rubrica Destroy Babylon!.

Lo annotava già un recensore all’epoca dell’uscita: “Bisogna vederli dal vivo per poterli davvero capire”. Valeva allora, essendo stati i CCCP da subito un progetto multimediale e i loro spettacoli da sempre più rappresentazioni teatrali che concerti. Vale tanto più oggi che, con Ferretti ancora protagonista di primissimo piano della musica nostrana, la più parte di quanti lo seguono nel 1986 frequentava le elementari o poco su di lì. Mentre le memorie degli altri sbiadiscono o viceversa fabbricano Miti con raramente una ragion d’essere. Io c’ero, e se non ricordo male la copia di “Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi” – vinile rosso fiammante – che sta in questo momento girando sul Thorens la acquistai proprio a una loro serata, nemmeno affollata più di tanto considerato che erano il gruppo del momento. Mi piacque, ma ascoltandolo non potei non avvertire lo iato vistoso fra uno spettacolo di formidabile impatto in cui un tutt’altro che avvenente spogliarellista si aggirava fra carcasse di trattori, crocefissi e stendardi con falce e martello e un disco quasi elegante rispetto alla rozza, pregna aggressività di un gruppo evidentemente per la più parte di non-musicisti. In questo e non solo in questo molto ma molto punk, naturalmente in una versione emiliana “divincolantesi tra pregiati profumi d’oriente e sano sudore di muratore reggiano”, come precisò l’impagabile volantino con il quale la Attack si degnò, qualche tempo dopo l’uscita dell’album, di comunicare i titoli delle dieci canzoni in esso contenute, assenti nella confezione primigenia ed era una bella provocazione pure codesta. Mi piacque, dicevo, ma pure un po’ mi deluse e non avrebbe probabilmente potuto essere altrimenti, siccome il 7” Ortodossia e il 12” “Compagni cittadini fratelli partigiani” avevano suscitato attese che, comprendo adesso, non avrebbero potuto in alcun modo essere appieno soddisfatte.

È solo la nostalgia canaglia che me lo fa apprezzare oggi più di allora? E che ne so? Da un lato prendo atto, una volta di più, della rivoluzionarietà di un progetto che seppe disegnare una delle poche vie genuinamente italiane al rock, fors’anche l’unica, mentre nel contempo rilevo la povertà dell’impianto strumentale e il livello modesto della scrittura. Batteria elettronica, basso alla Cure (Trafitto praticamente un plagio), sventagliate di chitarre artatamente ruvide, qualche cineseria e accenni di liscio come paradossali schizzi di vetriolo sulla bella calligrafia hardcore (Valium tavor serenase esemplare). Dall’altro mi riscopro ammiratissimo da testi di sensazionale incisività:  “un’erezione, un’erezione, un’erezione triste/per un coito molesto, per un coito modesto, per un coito molesto/spermi, spermi, spermi indifferenti per ingoi indigesti” (Mi ami?); “la morte è insopportabile per chi non riesce a vivere…/produci consuma crepa/sbattiti fatti crepa” (Morire). Veri Sex Pistols + Dead Kennedys di casa nostra i CCCP, ma con un senso dell’umorismo più pungente. Punk filosovietico e musica melodica emiliana: geniale. Rispolvero un live postumo e mi imbatto nel Giovanni Lindo che canticchia a mo’ di inno un jingle di Aiazzone: geniale.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.49, giugno 2002.

4 commenti

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4 risposte a “Il coito molesto dei CCCP

  1. sonica

    Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport. Lapidaria, i CCCP erano geniali. Ho avuto la fortuna di vederli in concerto, a 17 anni. Sono cose che segnano per la vita 🙂

  2. posilliposonica

    Io c’ero (i miei amici anche).Annarella. Jurij si annoia mortalmente
    normalmente. Zeitgeist a chi ? Punk in Smirne. Le insegne luminose
    attirano gli allocchi.Amen.

  3. paolo stradi

    Una schifezza assoluta, come grandissima parte di quello che hanno fatto in carriera. Un gruppo assolutamente prescindibile e sopravvalutato.

  4. Francesco

    @Paolo, io di musica italiana ne ho sempre masticato pochina ma tra questi un caposaldo imprescindibile sono proprio i CCCP (visti un paio di volte, right time right place) e ti garantisco che l’impressione all’epoca fu fortissima e ancora oggi quell’adorabile dischetto non manca mai di fare capolino sul mio stereo, un paio di ripassi all’anno ci stanno sempre.
    e per il VM, mia moglie li odia di cuore.

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