Bad Brains – Into The Future (Megaforce)

Disponibile all’epoca solo su cassetta (come del resto tutte le altre produzioni della benemerita ROIR), il primo, omonimo album dei Bad Brains vedeva la luce nel 1982 ed è intessuto della stoffa delle leggende. Lì “il migliore hardcore punk di sempre”, stando ad Adam “MCA” Yauch, e in tanti sono tuttora d’accordo con il compianto rapper dei Beastie Boys. Esordire direttamente con un capolavoro ha naturalmente le sue controindicazioni, essendo la prima che se parti dalla cima della montagna dopo non potrai che scendere. I più radicali fra gli estimatori del complesso di Washington DC hanno addirittura da ridire (benché i due lavori abbiano diversi titoli in comune) sull’al pari basilare “Rock For Light”, di un anno successivo, regia curata da Ric Ocasek e pubblicato da una casa discografica “vera”, PVC. E a loro tempo “I Against I” e “Quickness”, oggi giustamente considerati fra i capisaldi di una concezione moderna del metal, vennero molto criticati proprio perché verso il metal inclinavano, “tradendo” le radici del combo. Insomma: nella gloriosa quanto travagliata – l’hanno scandita rimescolamenti, licenziamenti, scioglimenti, ricostituzioni – storia di questi rastafari punk quasi immancabilmente ogni nuova uscita è stata salutata dai lamenti di coloro che per una ragione o un’altra ritenevano preferibile la precedente. Fino a “Build A Nation”, il disco prima di questo e non sembra che già cinque anni siano trascorsi, la cui produzione era firmata per l’appunto da MCA e che dopo la fiacca collezione in levare del 2002 “I & I Survived” risollevava i fans sciorinando una sorta di riassunto, stilisticamente parlando, di una vicenda artistica a quel punto già ultraventicinquennale. “Into The Future” secondo me è migliore. Per carità, nulla di cui la vostra vita non possa fare a meno, ma averne di giovincelli con la classe, la freschezza, l’energia di questi veterani… Averne!

Parte bene, “Into The Future”, con una traccia omonima che attacca riffeggiando stentorea, salvo rallentare mefitica e ripartire con uno strappo che la congiunge all’incedere da schiacciasassi di una Popcorn che, se i Red Hot Chili Peppers sapessero ancora scrivere canzoni così, sarebbero ancora i Red Hot Chili Peppers. Si congeda da lì a poco più di mezzoretta con l’omaggio squillante e virilmente commosso al discepolo che si fece mentore di MCA Dub. Quanto sta in mezzo è una dimostrazione da manuale di un sound che per primo mise insieme (per quanto solitamente facendoli correre su binari paralleli, laddove qui, in Youth Of Today, le rette si intersecano) l’hardcore più feroce mai uditosi su questo lato dei Black Flag e il più melodioso reggae scuola ’70, suonato con maestrìa tecnica impressionante da gente che veniva dal jazz. Per poi, in un paio di esemplari tappe, approdare a una forma di crossover che altri – Living Colour per primi – porteranno all’incasso, i Bad Brains sfortunatamente mai. Fra un attacco spiritato e un assalto furibondo, ho qui apprezzato particolarmente una Earnest Love che macina massiccia e malevola e una Make A Joyful Noise sfacciatamente solare. Mai sotto un’abbondante sufficienza il resto.

2 commenti

Archiviato in recensioni

2 risposte a “Bad Brains – Into The Future (Megaforce)

  1. giuliano

    mi stavo apprestando ad ascoltarlo proprio stasera, pensa un po’… meglio di così…

  2. posilliposonica

    Il loro primo singolo del 1980 diceva gia’ tutto: hardcore e reggae.
    Autori di alcuni anthem esagerati.

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