Velvet Gallery (2)

Già nel 1988 fondare un giornale di musica era cosa da pazzi. Ci parve allora molto appropriato dedicare alcune pagine del primo numero a un elogio della follia. Io contribuii a quell’articolo a più mani diffondendomi estesamente su un artista di cui già mi era capitato di scrivere e che tornerò ad affrontare negli anni a più riprese: l’originale per antonomasia, l’alieno, il solo e unico Captain Beefheart.

Captain Beefheart 1

Captain Beefheart 2

Captain Beefheart 3

8 commenti

Archiviato in archivi

8 risposte a “Velvet Gallery (2)

  1. Francesco

    E dai, gli spirit e il capitano uno dietro all’altro! ricordo ancora il pezzo, bellissimo e come al solito supercondivisibile. tropical hot night o come diavolo si chiama è il mio ideale per un ballo sudato su una spiaggia caraibica fatto di mescalina. Grande capitano, e in più ha il merito di spaventare il giusto i curiosi importuni. Usavo la Replica per buttare fuori di casa gli amici allopiati sui divani, ti pare che sia un disco inutile?

  2. Romano

    Scusate ma a me sembra evidente che la replica è uno scherzo improvvisato da un mattacchione che voleva farsi 4 risate e più di qualcuno l’ha preso troppo sul serio! Dei 28 brani che lo compongono non più di 4 hanno una (anche solo vaga) struttura musicale,e l’ho ascoltato tante volte.

    • Francesco Manca

      Il paradosso sta proprio nell’aver fatto un disco apparentemente caotico ma in realtà elaborato e provato fin nei minimi dettagli. Paradossale come uno dei musicisti considerati più istintivi abbia realizzato un simile mostro compositivo, non so, quasi a voler dimostrare che nella follia si uniscono la matematica e il caos assoluto. Non voglio far arrabbiare Eddy, ma lo spirito di Zappa qui aleggia eccome…

      • emme esse

        A me pare che vi sia eccome la struttura musicale: che poi sia eterodossa è un altro discorso, ma basta sentire le versioni sul cofanettone faheyano per rendersene conto pienamente. Io lo spirito di Zappa, sinceramente, lo sento poco in un disco come questo (ma se devo dire la verità lo sento poco in tutta la musica del Capitano). Poi: è un disco che non mi pare un “unicum” per Capt. B., lo vedo molto legato ad altri suoi lavori, a quel capolavoro assoluto che è “Lick my decals off, baby” (forse la vetta assoluta, quella in cui la “Replica” viene, come dire, messa in pratica, “avviata”), ma anche a molte cose degli ultimi…

        emme esse

  3. Francesco Manca

    Come tanti ho ascoltato Trout Mask Replica” dopo averne sentito parlare a lungo, per la fama di disco leggendario che si portava dietro, e ricordo di come mi avesse spiazzato non tanto per la “stranezza” quanto piuttosto per come mi si presentò all’ascolto, diverso rispetto a come me lo ero immaginato, “suonato” nella mente. Comunque parlo solo delle mie impressioni, non dico che sia un disco “zappiano”, e sicuramente non è in assoluto alieno nella discografia del Capitano, ma proprio nella struttura invece mi sembra un’ opera a sé. Zappa ha sempre dichiarato di non aver messo bocca durante la realizzazione, ma basterebbe solo il fatto di averlo prodotto, garantendo all’autore una libertà che nessun altro al mondo gli avrebbe mai concesso, per fargli un monumento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.