Sacri Cuori – Rosario (Decor/Interbang)

Sacri Cuori - Rosario

Lo hanno inteso i Calibro 35 per primi. Vuoi avere qualche possibilità di venire notato, e apprezzato, oltre i confini di questa provincia d’Impero sempre più povera e rassegnata? Per cominciare, c’è un modo molto semplice di bypassare il problema dell’esprimersi efficacemente in una lingua che, per quanto tu possa padroneggiarla bene, non è la tua: fai musica solo strumentale. Punto secondo: tanto meno ti appiattirai su modelli esteri, tanto più riuscirai a metterci qualcosa di universalmente riconosciuto come specificamente italiano, tanto più facile ti risulterà emergere. Dell’ennesimo gruppo americano, che oltretutto non è manco americano, gli Americani non hanno giustamente mai saputo che farsene. Punto terzo: ovviamente, essere musicisti con i – scusate il francesismo – controcazzi aiuta. Recuperando insieme le colonne sonore del filone blaxploitation e quelle – simili ma diverse – dei poliziotteschi nostrani, i Calibro 35 hanno scoperto l’uovo di Colombo e, nel loro piccolo (ma sempre meno piccolo), fatto saltare il banco. Tocca ai Sacri Cuori adesso. Provenienti non da una metropoli ma da quella stessa provincia che regalava al mondo Federico Fellini, già forti di una dimensione internazionale nelle vesti di gregari di un Hugo Race come di un Dan Stuart, già titolari nel 2010 di un album (“Douglas & Dawn”) che restavi a bocca aperta prima ancora di metterlo su leggendo i nomi degli ospiti (e poi la bocca rimaneva ben spalancata), chiamati alla prova del “difficile secondo album” dovevano dimostrare di essere in grado di compiere un ulteriore, definitivo salto di qualità. Ecco qui! Fatto.

Perché oltre Atlantico ebbero tanto successo i cosiddetti spaghetti western? Perché proponevano una frontiera che risultava perfettamente riconoscibile ma nel contempo “altra”, come se nel quadro fosse stata introdotta una sorta di distorsione tanto facile a cogliersi quanto ardua a enuclearsi. Sergio Leone affascinava per questo. Ennio Morricone lo stesso e quale musicista rock italiano ha mai avuto un centesimo, un millesimo dell’influenza esercitata sul rock dal Maestro? I Sacri Cuori danno l’impressione di esserselo studiato bene quel Morricone lì, ma pure Nino Rota. Per un attimo potresti scambiarli per i Black Heart Procession, i Giant Sand o i Calexico (del resto tutta gente che, per certo, minimo con Morricone ha dimestichezza), ma se appena cominci ad ascoltarli con attenzione l’equivoco non è più possibile. Diciassette brani in scaletta non contando un paio di versioni alternative, tre soli cantati di cui due in inglese (e a prevenire qualunque problema provvede che Isobel Campbell non solo li interpreti ma ne abbia scritto i testi), “Rosario” potrebbe essere sì la colonna sonora di un western ma solamente di un post-western, o di un meta-western, regia di Jarmusch o meglio di Tarantino. Intreccio inestricabile di suggestioni tanto numerose da renderne la catalogazione impresa impegnativa, gioca in scioltezza fra Lee Hazlewood e Angelo Badalamenti (le due tracce affidate alla Campbell, Silver Dollar e Garrett.East), mischia il tango al surf (Fortuna), evoca ora Santo & Johnny (Where We Left) e subito dopo Buscaglione (Teresita), Rota a più riprese (Quattro passi, Lido) e in mezzo dei Mysterians in fregola psych-exotica (Lee-Show), azzarda la lounge (Non tornerò) a ruota di una Sei che – esatto! – avrebbero potuto farla i Calibro 35. Disco tanto maturo, peculiare e bastante a sé stesso che a citare chi si presta a un cameo o di più – Stephen McCarthy, Woody Jackson, Jim Keltner, John Convertino, Marc Ribot, David Hidalgo… – quasi ti pare di sminuirlo, distogliendo l’attenzione da quello che è lo spettacolo vero.

10 commenti

Archiviato in recensioni

10 risposte a “Sacri Cuori – Rosario (Decor/Interbang)

  1. bene, finalmente qualcuno che ne parla…gli italiani più sconosciuti in Italia e più apprezzati all’estero da gente che conta… io qui parlai di loro http://giuliozine.wordpress.com/2012/09/11/woody-jackson/

    • Carlo Bordone

      beh, non mi pare che non se ne sia parlato. è stato ben recensito su diverse testate musicali anche qui da noi

      • Sì, ma Giuliozine probabilmente intende dire che al di fuori di alcune riviste non se ne è parlato,nè sul web nè nei social network e neppure per passaparola.
        Io stesso, pur essendo un grande patito di colonne snore anni’70, li ho scoperti solo stasera leggendo la recensione. Meno male che Cilia l’ha scritta

      • Alexanderdubcheck67, hai compreso benissimo cosa volevo esprimere. Io stesso, se non fosse stato per aver recensito woody jackson, dan stuart ecc. forse non avrei mai conosciuto i Sacri Cuori, mentre – sebbene non abbia mai letto una recensione o ascoltato – i Cani o lo Stato Sociale, per esempio, so che esistono 🙂

      • Carlo Bordone

        ok, ma parliamo di pubblici completamente diversi. quello dello Stato Sociale non è certo quello dei Sacri Cuori. dire che non se ne è parlato “sul web o sui social network” è peraltro un po’ vago. considerando il target (scusate la parolaccia) dei Sacri Cuori, è molto più importante e smuove più attenzione una recensione su Uncut o Mojo (dove mi pare siano usciti) che tutto il chiacchiericcio su internet.

      • Ho fatto un paragone incongruo volutamente, facendo esempio di cose lontane da me proprio per evidenziare come quello che tu chiami chiacchiericcio web abbia una sua funzionalità (ed in certi casi anche disfunzionalità, ok, ma quello è un altro discorso). Ma quel ‘target’ (il termine lo hai usato benissimo) che si nutre di quel ‘chiacchiericcio’ web fatto di blog, di social network, di passaparola ecc. (tra cui anche questo blog), non necessariamente ritiene più importante o rilevante Uncut o Mojo (il gruppo o l’artista si, ne ha più piacere indubbiamente e lo posso capire), forse perchè proprio li ignora e vive bene la sua informazione musicale anche senza quelle testate (mi viene in mente Carmelo Bene al Costanzo Show che parodiava le ‘colonne’ dell’Avanti!). Ma l’esempio personale di Alexander rende molto meglio più di mille mie parole e se Interbang non mi mandava da recensire certi dischi, io i S.C. non li avrei conosciuti.

  2. Stefano Piredda

    Leggendo ‘sta recensione mi pare quasi di aver già ascoltato il disco…
    (“e in mezzo dei Mysterians in fregola psych-exotica”: ah, Maestro)

    Grasie…

  3. Sapete per caso dove si possa comprare il disco ?
    Rileggendo la recensione mi è proprio venuta voglia di sentirlo

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