Velvet Gallery (8)

Il mio contributo più importante al numero 7 (aprile 1989) di “Velvet” era un articolo nel quale, guardatomi attorno per vedere se vi fossero da qualche parte dei “nuovi Grateful Dead”, ne individuavo due di assolutamente plausibili negli Always August e nei Black Sun Ensemble. Band fantastiche che all’epoca in pochissimi si filarono e delle quali si è perso pure il ricordo.

The Return Of The Living Dead 1

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28 commenti

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28 risposte a “Velvet Gallery (8)

  1. Carlo Bordone

    mamma che flash! grandi band, sì. anche se decisamente meglio i BSE degli altri, che erano un po’ i fricchettoni di casa SST.

    • Always August un po’ più jazz, Black Sun Ensemble più psichedelici in senso classico. Oggi sceglierei senza esitazioni questi ultimi, fatto salvo l’affetto per i primi.

  2. Nicholas

    sono le band che ha citato qualche post addietro il Signor Turra, e che non avevo mai sentito nominare, ora leggo

    • Nicholas

      con smodata curiosità

      • Giancarlo Turra

        Tutta roba molto buona e super consigliata. Anzi, per l’atteggiamento moderno di fondere – e spignersi oltre – i generi, direi che per certi versi già siamo dalla parti del post rock. Formalmente, qualche volta pure. Prodromi, è chiaro, ma splendidi.

  3. texas instruments e black sun ensemble…insieme..ma dove? qualche cassettina fattami da qualcuno probabilmente morto o qualche puntata di stereodrome?

  4. Francesco

    Fui tra i pochi allora ad innamorarmi di queste due band (Henry kaiser era già fisso in casa) e da allora le traccie sono diventate talmente esili che penso non siano neppure scaricabili in rete.
    ciao
    PS i Dead si sono confrontati e pure molto con il fantasma di Bitches brew. Oltre a dividere il palco con Miles ( ma senza jammare) nel 73-74 il loro suono dal vivo era veramente diventato allo stesso temèo libero come in BB e denso e spesso come quello di agartha; Versioni ciclopiche di Eues of the World, Playing in the Band dark star e Other one sono li a disposizione per chi voglia immergersi nel mare magnum dei dead. ciao
    PS II si nota che sono allo stadio terminal di dead dipendenza? Mi manca un tuo articolo/retrospettiva su di loro, penso che ti potresti espirmere al meglio perchè il soggetto ha raggiunto picchi vertiginosi ( e non solo sino al 69) ma ha anche toccato abissi che sono stati di pochi; insomma dall’esaltante al confuso, con in più la bella possibilità di esercitarsi nella sacra arte della stroncatura che farebbe sembrare quella di sufian stevens una carezza

    • È letteralmente dallo scorso secolo che carezzo l’idea di un articolo sui Dead, cui non ho ancora messo mano fondamentalmente per la stessa ragione che mi frena con Sun Ra e John Coltrane: che non solo la discografia è sterminata ma rende complicatissima la narrazione con un numero senza senso di “a latere”. Voglio dire… si possono oggi raccontare i Grateful Dead senza perdersi fra le decine di live? Insomma: o si fa un articolo incompleto o si mette mano a un libro, ma non esiste editore in Italia che mi darebbe dei soldi per un libro su Garcia e soci. E, se anche esistesse, la cifra non potrebbe mai giustificare gli anni, più che i mesi, di lavoro.
      Comunque prima o poi il dente me lo tolgo, scrivo quelle 50-60000 battute e mi faccio insultare da tutti i cultori della materia, che lamenteranno l’assenza di questo e di quello.

      • Francesco

        ma che insulti… io sto già lucidando le pietre!
        ciao
        PS non aspettare un’altro secolo per farlo, io non ho più tutto questo tempo
        PS II si la discografia live è sterminata, e si tratta solo di quella ufficiale, poi ci sono i bootleg e i nastri di ogni fottuto concerto ed è qui che si riconosce il critico preparato eh eh eh

      • giuliano

        Beh, solo con i Dick’s Picks dovremmo essere arrivati a poco meno di 40 volumi. Poi ci sarebbe anche la Downoload series, che ha superato la decina di unità, se non sbaglio. E poi decine di altri live, tra quelli ormai classici e quelli meno conosciuti. Un lavoraccio, davvero un lavoraccio.
        Da fan dei Dead, alla decima versione di Dark star non so se ci arriverei. E’un po’ come per Mountain jam degli Allman: al ventesimo minuto circa, ho bisogno dei sali.
        Forse è per questo che amo molto Ty Segall, Thee Oh Sees, Woods…

      • Francesco

        @Giuliano, non mi paragonare mountain jam della ABB a dark star, siamo proprio, è il caso di dirlo, su due pianeti differenti. Gli Allmans hanno un groove e seguono poi sempre quello, sono una specie di treno ritmico ed è per quello che dopo un po’ vengono a noia, con i dead no, e visto che sei un fan lo saprai bene, non si sa mai cosa c’è dietro l’angolo. Ecco magari dopo una quarantina di minuti di seastones del 74 qualche segnale di noia lo avverto anch’io…
        scherzo, sono un fan terminale ma ho ancora l’orrecchio buono e i dead sono capaci di cose meravigliosamente atroci, spompate e stonate che a volte anch’io mi chiedo come abbiano potuto diventare quello che sono diventati.

      • giuliano

        Francesco, pur amando molto perlomeno i primi due degli ABB – e At Fillmore, va da sé – non mi è mai passato per la testa di paragonarli ai Dead, enormemente superiori sotto ogni rispetto – almeno a parere mio.
        Si trattava di un paragone fuori contesto.
        Ecco, Dieci versioni di dark Star no, ma fino a Blues for Allah sono già lì con me, sull’isola.
        Have a nice trip, fellow Deadhead…

  5. Stefano Piredda

    Non ho mai dimenticato né gli Always August né i Black Sun Ensemble.
    Il fatto che se ne riparli qui mi consente di ringraziarti per avermeli fatti conoscere.
    “I’m livin’ in an alien nation/ I’m just a stranger in this town”.

  6. Nicholas

    Eddy quindi non hai mai scritto nulla di esteso sui Dead?

  7. bigmuff68

    levati il dente Eddy; non so perchè, ma anche si in realtà, mi sono fermato ad American Beauty e da lì, circa 20 anni fa, non mi sono più mosso.

    • Romano

      Ma veramente qualcuno pensa che i dead abbiano più talento degli ABB? Questo tipo di confronti sono solitamente senza senso ma la musica del morto riconoscente è invecchiata male come per nessun altro protagonista dei ’60 e Dark star ne è la prova: 23 minuti senza un tema di base da sviluppare e con improvvisazioni senza schemi,impossibile paragonarla a Mountain jam dove ogni intervento è funzionale al brano e dei 33 minuti ne toglierei al massimo un paio.

      • Pur non mettendoli nella stessa categoria, nel senso che in realtà giocano a due sport diversi, ebbene sì, c’è qualcuno che è convinto che i Grateful Dead siano meglio degli Allman Brothers: il sottoscritto, ad esempio. Che pensa inoltre che “Dark Star” sia uno degli apici assoluti della musica del Novecento. Non del rock, della musica tutta del Novecento.

      • giuliano

        Romano, dire che la musica dei Dead è invecchiata male ti pone in una situazione dalla quale non so come puoi uscire…
        🙂
        Citami, se ti va, un album in studio degli ABB che possa stare accanto ad American Beauty, a Workingman’s dead, a Anthem of the sun… ma anche ad Aoxomoxoa. Ci metto anche al primo, omonimo, di Jerry Garcia, e Ace di Bob Weir. Fermi restando i tuoi gusti personali, rispettabilissimi.

      • Francesco

        neppure i 10 minuti di assolo batteria spaccapalle? sull’invecchiare in parte concordo, anthem è legnoso, aoxomoxoa barcollante, tranne wd e american beauty gli altri dischi in studio sono tutti più o meno deludenti (tranne il primo di garcia e al limite refelctions, oltre alla’cutsico della JGB dell’87) ma i live sono un’altra cosa e la dark star su live dead, beh sono 23 minuti di sogno, come puoi voler schematizzare e imbrigliare la materia dei sogni? pura seta che ondeggia nell’aria, impalpabile e avvolgente, no, gli ABB (che mi piacciono, intendiamoci) questi livelli non li hanno mai raggiunti, neppure con Duane, ma perchè le basi di partenza erano diverse, gli ABB sono più “musica della terra”, i Dead viaggiano tra le stelle, non sempre, ma quando la tangente è quella giusta non c’è ne per nessuno. certo, in un concerto di 4 o 5 ore ( e ne hanno fatti parecchi di questa durata, il VM si prepari..) gli alti e bassi ci sono, sono spesso sfiatati, le armonie vocali si stenta a chiamarle tali perchè c’è sempre qualcuno che osa più delle sue (limitate) possibilità, il bassista si rifiuta di fare il bassista, alcune canzoni non si vede l’ora che finiscano ma quando tlack! si accende qualcosa infilano l’autostrada intergalattica e ciao ciao ABB e tutte le altre jam band. E’ una strana alchimia quella dei Dead, e credimi, per quanto sia on the bus dal 79 (litigate con gli amanti dei clash a bizzeffe, all’epoca o sentivi l’uno o l’altro ma a me piacevano entrambi, pensa un po), a volte, anzi spesso, anch’io mi sorprendo della loro pochezza o dei limiti evidenti di scrittura, ma poi parte una scheggia e si va via che è un piacere e questo nel mio caso mi ripaga anche delle torture soniche alle quali a volte sottopongono le mie orecchie. Prova a sentire il live a wembley di fine tour 72, un’unica suite di truckin>other one>moring dew>otherone>sing me back home e se ne riparla dopo quegli 80 minuti di goduria
        ciao
        PS VM su dark star, e su quella in particolare la penso come te, è un apice assoluto, punto e basta.

  8. Romano

    I primi 2 albums della ABB e Brothers and sisters mi sembrano più validi dei dischi che hai citato:Workingman’s e American sono dischi country ascoltabili ma senza brani che svettano in modo particolare e tendono anche a somigliarsi molto mentre Anthem è uno dei pochi dischi degli anni ’60 a cui non darei neanche la sufficenza.Palesemente è improvvisato senza capo nè coda.Tu riesci a trovarci un solo brano musicale?Inoltre ho dato una motivazione sul perchè Dark star secondo me è un bluff ma non ho letto repliche motivate.

    • giuliano

      A mio modestissimo avviso i GD sono superiori perché hanno maneggiato il canone americano (il rock and roll, il blues, il folk, il country, il soul) con creatività e personalità: il loro registro ha più possibilità, più colori, più varietà rispetto a quello della ABB, band eccelsa ma decisamente più monocorde.
      E poi, nel rock contemporaneo, diciamo negli ultimi 20 anni, quale band ha lasciato più tracce, è stata più influente, i GD o la ABB?
      Poi, per carità, il rock è materia opinabile, molto più della musica colta o del jazz dove il giudizio critico è molto consolidato (nel senso che nessun appassionato di classica o jazz potrebbe mai dire che Mozart o Coltrane sono artisti tutto sommato ascoltabili e nulla più), ma dire che Workingman’s o American Beauty non hanno brani che spiccano, beh…
      Infine, Dark star un bluff? Da più di 40 anni chi scrive di rock si fa raggirare dai Dead, quindi?

      • Romano

        Tutto è opinabile,anche nella musica colta ( per es. il pianista Glenn Gould considerava Mozart un pessimo compositore).Quale dei 2 gruppi abbia lasciato più tracce non mi sembra che sia un dato determinante perchè,come ho già detto in altri post, certi gruppi sono molto influenti perchè facili da imitare. Anche in questo caso non ho sentito motivazioni:quali sono i brani che spiccano in quei 2 dischi?Che,ribadisco,non mi dispiacciono affatto.Poi quel ragionamento in base al quale chi scrive di rock si fa raggirare mi sembra fuori luogo: i critici rock,anche preparatissimi,parlano in modo entusiastico di tanti di quei gruppi che se cerco di isolare le personalità dai gruppi “solo” validi è inevitabile che centinaia di gruppi ne restano fuori.E comunque nelle tante enciclopedie o referendum che ho letto non sono molti coloro che considerano il live dead uno dei dischi migliori o Dark star uno dei brani migliori.

    • giuliano

      I musicisti non diventano influenti perché facili da imitare, ma perché la loro musica supera il test dei decenni. I Velvet Underground sarebbero in teoria facili da imitare, ma non è certo per questo che sono diventati quello che sappiamo.

      Che io sappia, poi, Gould diceva che Mozart era un “compositore per la mano destra”, non che fosse un pessimo compositore. Può darsi che mi sbagli: nel qual caso – ascoltato il Don Giovanni, Il Flauto magico o il Requiem – mi permetto di dissentire dal Glenn Gould.

  9. Romano

    X Francesco:quei 10 minuti di batteria sono l’unico assolo di batteria della storia (rock e jazz) che non mi annoia.Comunque se quel brano piace è semplicemente una questione di gusti ma quando manca una struttura musicale mi è difficile appassionarmi ad un brano.La stessa cosa direi più o meno per brani come The end dei Doors,Moonchild dei king crimson,European son dei Velvet,Return of son di Zappa:tutti nomi di cui sono fan ma certe loro incursioni nella cacofonia o nel minimalismo mi sembrano pretenziose e inconcludenti.

    • Francesco

      vabbuò, come diceva un vecchio bumper sticker “if i should explain you wouldnt understand”. niente da dire, se i brani aperti non ti pigliano che ci possiamo fare? immagino l’avversione che provi per il miles davis dal 69 in poi e sino al 75 o che om e ascension di coltrane siano per te poco più che rumore e che sun ra dovevea rimanere nell’outer spce senza scendere su questa nostra terra. De gustibus, ti piace il terreno solido sotto ai piedi, a me piace il brivido dell’imprevvisto e imprevdeibile, tutto qui
      ciao

      • Romano

        Mi piace molto il Davis di In a silent(a mio avviso il suo disco migliore) e Bitches ma non quello da On the corner ai live(inascoltabili),Ascension lo trovo effettivamente solo rumore stridulo(ovviamente adoro A love supreme,My favorite things, Blue train etc.:semplicemente quando un grande musicista svalvola lo riconosco e non prendo le difese a spada tratta di tutto quello che porta la sua firma),Sun ra non mi dispiace affatto ma se la musica,per quanto eclettica come nel suo caso, è casuale difficilmente posso definirlo più di un buon musicista.Ciao.

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