L’arte come terrorismo dei Jesus And Mary Chain

Per quanto a mio giudizio “Darklands” resti un grande disco (e personalmente consiglierei a cuor leggero pure “Automatic”, magari “Honey’s Dead”, e in “Stoned & Dethroned” trovo del buono), non vi è dubbio che per essere veramente perfetti i Jesus And Mary Chain avrebbero dovuto fare come i Sex Pistols, sciogliersi alla fine del tour che promuoveva il loro primo album. E, per eternare un’immagine di coolness ingiustamente sbiaditasi, come i My Bloody Valentine con Loveless avrebbero dovuto attendere quei ventidue anni o più o meno per dare eventualmente un seguito a “Psychocandy”. Che sarebbe rimasto naturalmente inavvicinabile, va da sé, ma del resto nemmeno “Darklands” e successori ne approssimarono impatto e rilevanza. Vuoi mettere la Leggenda? Da un Destroy Babylon! per un ormai lontano numero di “Blow Up”.

The Jesus And Mary Chain - Psychocandy

I Jesus And Mary Chain declinano ogni responsabilità per quanto è accaduto venerdì notte. Tutto ciò dimostra che la gente desidera disperatamente un qualcosa che sia eccitante sul serio e che i Jesus And Mary Chain glielo stanno dando. Metaforicamente parlando, si potrebbe dire che il pubblico non stava facendo a pezzi la sala ma, piuttosto, la musica pop. I Jesus And Mary Chain stanno restituendo al rock’n’roll un sentimento di esaltazione e gli organizzatori di concerti dovranno sopportarne le conseguenze. Questa è veramente arte come terrorismo”: questo il comunicato stampa che seguì, nel marzo 1985, la serata durante la quale, al North London Poly, gli astanti replicarono alle provocazioni del gruppo dei fratelli Reid facendo a pezzi il locale. Se avete reagito esclamando “Sex Pistols! Malcom McLaren!”, ebbene, è proprio quello che tutti scrissero al riguardo. Anch’essi provocatori sin dalla ragione sociale adottata, anch’essi spalleggiati da un manager spregiudicato (il non ancora miliardario Alan McGee), gli Scozzesi furono il gruppo più chiacchierato del Regno Unito per un anno tondo, dall’uscita del primo, sulfureo 45 giri, Upside Down/Vegetable Man, alla pubblicazione di “Psychocandy”. Offesero un mucchio di gente, dai cultori della bella calligrafia strumentale che non tolleravano che quattro ragazzotti evidentemente inetti facessero tutto quel casino e lo chiamassero “canzoni”, e avessero pure successo, agli operai di una fabbrica di dischi che si rifiutarono di stampare il loro terzo 45 giri per via di un brano chiamato Jesus Suck, fino ai loro stessi fans, disarmati dall’improvvisa rinuncia – dapprima in alcuni concerti, quindi anche in sala di registrazione – a quel feedback divenuto feticcio.

Già, il feedback. I Jesus And Mary Chain furono i primi a farne un uso sistematico, avvolgendo i loro brani in coltri che al tempo parvero impenetrabili. Sopravvissuti come siamo ad ascolti ben più estremi, e a ennesima conferma che, da Schönberg in avanti, ciò che oggi viene chiamato “rumore” domani sarà ritenuto musica, a riascoltarli adesso non sembrano così radicali. Ma allora furono uno shock ben superiore a quello determinato da comportamenti (le risse le parolacce gli scazzi con i discografici gli insulti al pubblico i concerti interrotti gli arresti blah blah blah blah blah) in pieno riconducibili a quella malattia infantile del rock’n’roll chiamata ribellismo. Era il feedback la pietra dello scandalo.

Ora che è possibile riascoltare “Psychocandy” con orecchie tornate vergini, si realizza che quando i fratelli Reid dichiaravano che i loro modelli erano i Velvet Underground e Phil Spector non era una boutade. Che lungi dal volerle sovvertire erano parte  delle tradizioni del rock e del pop. In un disco che significativamente venne remixato un numero infinito di volte alla ricerca della perfezione (raggiunta), chitarre e amplificatori in distorsione sono arrangiati proprio come un’orchestra spectoriana. Parlano chiaro in tal senso il finale di Just Like Honey e Something’s Wrong. Perlomeno. E altrettanto classica (in una visione di classicismo rock) è tutta la serie di riferimenti che emerge: i Velvet (l’intero disco e in maniera clamorosa Cut Dead) e gli Stooges (Inside Me) come i Cramps (In A Hole) e i Byrds (The Hardest Walk, Taste Of Cindy). E non è un giro di boogie a sostenere le sei corde metallurgiche di The Living End? Sono canzoni bellissime le quattordici che sfilano in “Psychocandy” e che importa che i Nostri non sapessero suonare? Pochi dilettanti sono stati così geniali. E se erano ingenui, proprio quell’ingenuità, quell’innocenza aggiungono un incommensurabile plusvalore all’album.

Nella primavera dell’86 i quattro teppisti scozzesi calarono in Italia. Conservo ancora la cassetta che testimonia il loro concerto al Big Club di Torino. Dal frastuono emerge a un certo punto una copia fotostatica di Mushroom dei Can, una delle tante cover suonate dal vivo e/o incise da un gruppo che sul lato B del primo 45 giri aveva reinventato Syd Barrett. Peccato che i Jesus And Mary Chain non si siano mai confrontati (ci sono andati vicino con una dignitosa My Girl) con la canzone pop che meglio di ogni altra li avrebbe rappresentati: Ronettes, Be My Baby.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.16, settembre 1999.

10 commenti

Archiviato in archivi

10 risposte a “L’arte come terrorismo dei Jesus And Mary Chain

  1. Enrico Murgia

    Cosa ne pensi del nuovo album dei mbv?

    • Ne scriverò molto a breve proprio qui.

    • giuliano

      …e di conoscere il giudizio del VM su mbv sono davvero ansioso. Lo sto ascoltando a pezzi, ma è uno di quegli album su cui ho bisogno di un approfondimento critico per mettere ordine alle disparate sensazioni che stanno emergendo. Insomma, qui c’è bisogno di “auctoritas”, un po’ come quando i nostri nonni avevano bisogno di leggere il giudizio di Benedetto Croce per capire se un romanzo fosse vera arte 🙂

  2. Tjus

    Grandissima band, bellissimo articolo. Personalmente, però, non baratterei Darklands per tutta la coolness di questo mondo, né per la perfezione dell’altro (che la perfezione non è di questo, giusto?). Mi piace troppo e, probabilmente, l’ho ascoltato anche più di Psychocandy (pur riconoscendo come quest’ultimo gli sia indubbiamente superiore).
    Capitolo My Bloody Valentine: in attesa del VMO… io lo dico. Lo dico? m b v è un album MERAVIGLIOSO, per una serie infinita di ragioni. Ecco, l’ho detto.

    • Bellissimo pezzo e grandi ricordi.
      Venerato, nei dischi da avere del preambolo non lo inseriamo Barbed wired kisses? e The speed of sound? Ok, sono raccolte, ma è tutta bellissima roba inedita.
      Un Conventional Records flashback, autunno 1987. Vado a prendermi Darklands nel primo Supporti Fonografici, quello in via Coni Zugna. A casa lo metto su ed è un disastro, il vinile frigge da far schifo. Il giorno dopo lo riporto indietro e mi accontentano. Ma di nuovo sul piatto il crepitio è inascoltabile, in confronto il feedback di Psychocandy era rilassante. Torno per la terza volta e ne mettono su un’altra copia lì in negozio, ed è sempre uguale. Era la stampa italiana difettata, o almeno la partita che era capitata a loro. L’Unto che lavorava con Carlo Villa mi dice: E va beh, allora prenditelo in CD! Grazie, non ce l’ho il lettore CD… Alla fine taglio corto e mi porto via Document dei R.E.M. Erano anni così, anche la sfiga non era così brutta… Qualche settimana dopo trovai una bella stampa tedesca di Darklands, e l’anno finì in gloria.
      (E comunque adesso ce li ho tutti anche su CD.)

  3. Psychocandy fu album dell’anno (insieme a Rain Dogs) per il Mucchio Selvaggio.
    “Just Like Honey” una delle canzoni della vita; così come il concerto al Tenax di Firenze (chissà quante volte l’ho detto).
    Suonarono strafottendosene del pubblico, bevendo birra e barcollando sul palco tra feedback e distorsioni.
    Alla fine Jim Reid manco si preoccupò di mettere il microfono sull’asta, lo lasciò cadere per terra girarono il culo e andarono via.

  4. Anonimo

    grandissimi i jesus and mary chain…senz’altro il mio gruppo degli ’80…ricordo come se fosse ora con grande nostalgia il concerto al rolling stone del 12 dicembre ’89

  5. Anonimo

    li venero quei pazzi sono carismatici come nessuno mai potenti e sensuali teppisti fino alle ossa

    • Stefano

      E chi c’era al loro concerto di Nonantola sempre nell’87? Hanno suonato in una palestraccia senza il minimo sindacale di acustica, hanno interrotto dieci volte le canzoni per problemi alla batteria elettronica con i due fratelli Reid che discutevano animatamente tra una canzone e l’altra. Cinquanta minuti in tutto e orecchie ronzanti per i successivi due giorni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...