My Bloody Valentine – mbv (My Bloody Valentine)

My Bloody Valentine - mbv

C’è chi dice mezzo milione di euro e chi qualcosa meno, trecentocinquantamila all’incirca: in ogni caso astronomico – almeno per quelli che erano i suoi ordini di grandezza – il conto che la Creation si vedeva recapitare nel 1991 per quello che per gli irlandesi trapiantati a Londra My Bloody Valentine era il secondo album e, fino allo scorso 2 di febbraio, è rimasto l’ultimo. Abbastanza da fare rischiare la bancarotta all’etichetta e ci vorranno gli Oasis per rimetterne a posto i disastrati bilanci. Il pop con le chitarre più conformista degli anni ’90 finirà per pagare le spese di quello, almeno a un primo impatto (per tanti anche al secondo, al terzo, al quarto), più respingente. Ma non credo che Alan McGee quei denari li abbia mai rimpianti: “Loveless” resta, con il coevo e altrettanto epocale “Screamadelica” dei Primal Scream, il fiore all’occhiello di un marchio che la storia del rock aveva cominciato a farla nell’84, pubblicando il primo singolo dei Jesus And Mary Chain, e che negli anni ha griffato gente del calibro di Teenage Fanclub e Boo Radleys, Super Furry Animals e Ride, Felt e Swervedriver, House Of Love, Weather Prophets e Momus e Moonshake. E a proposito di Jesus And Mary Chain… Qualcuno li chiamava in causa per l’uso estensivo del feedback fatto da Kevin Shields e soci, ma era un abbaglio. Quello che per il gruppo dei fratelli Reid si rivelerà presto un qualcosa di sovrastrutturale, e di conseguenza dispensabile, per My Bloody Valentine risultava elemento portante. Inaudita l’ambizione di “Loveless”: creare un incrocio fra “Pet Sounds” e “Metal Machine Music” e perdipiù come se lo avesse prodotto Phil Spector. Polpa melodica succosissima in scorza di urlanti chitarre in distorsione. Nessuno avrebbe potuto ragionevolmente dargli un seguito. Nemmeno gli artefici stessi, che difatti se ne guardavano bene.

Naturalmente non avevamo bisogno di un nuovo album dei My Bloody Valentine. Naturalmente non abbiamo mai creduto che un giorno ne avremmo ascoltato uno. Non ricordando, come ricordavamo, che era il ’97 quando Kevin Shields dichiarava che l’unica possibilità che c’era che non uscisse entro l’anno era una sua prematura dipartita. Avevano iniziato a inciderlo, diceva, e dieci anni dopo poteva annunciarlo “completato per tre quarti”. E d’accordo che da allora ragazzi (oddio…) e ragazze (insomma…) dal vivo un po’ di volte hanno suonato ma… un disco nuovo? Un disco nuovo. Messo on line sul sito della band alle 23.58 dello scorso sabato. Era domenica da qualche minuto quando il server ha collassato. Evidentemente c’era un sacco di gente in giro per il mondo che non ci credeva, che voleva subito toccare con orecchio. Farsi del male, ma del bene.

Probabilmente non sapremo mai quanto in “mbv” ci sia di legittimamente etichettabile come “nuovo” e quanto andrebbe detto invece “inedito”, siccome concepito e fors’anche registrato uno, due, tre lustri fa. Potendo chiaramente dividersi all’ascolto in tre ben distinte parti, potrebbe essere che le prime tre tracce (quelle più tipicamente in scia al predecessore) risalgano a metà ’90, le seconde tre (le più “pop” e aggiungete pure tutte le virgolette che volete) al 2007 e le ultime (l’ultima in particolare, caos che per qualche miracoloso attimo torna come in “Loveless” a farsi palingenesi di possibili, coraggiosi mondi nuovi) siano in effetti incisioni recenti. Ma è solo un’ipotesi e non ci sarebbe da stupirsi se Shields avesse congegnato apposta la scaletta, giusto per prenderci in giro ancora un po’, al di là del fatto che la sequenza paia, se non tout court l’unica possibile, di grandissima lunga la più sensata. E allora pronti e via e con She Found Now è come se “Loveless” avesse avuto una bonus track che ci era finora sfuggita e, dai, mica male per essere uno scarto questa colata di lava con dentro scorie Beach Boys e un andi che dal torpido porta all’ansiogeno. In capo alla sua ritmica squadrata, Only Tomorrow pone seduzioni melodiche ancora più pronunciate, sfacciate quasi, laddove Who Sees You è sì Wall of Sound ma semovibile, bordone drogato con variazioni di velocità tipo un nastro che sta andando a puttane. Pronunciato il cambio di atmosfera con Is This And Yes, primo brano in cui infine si affaccia al proscenio la voce di Bilinda Butcher, in sospensioni frazeriane (i Cocteau Twins dietro l’angolo almeno quanto gli Stereolab) su un pulsante levitare di tastiera liturgica. Se in If I Am per la prima volta il lavoro pare incagliarsi nelle secche di mesmerismi routinari, New You è pronto colpo d’ala, piglio giocoso e voce monella, scansione elastica e uno zuccherino spiritello McCartney. Un possibile singolo, persino. Fine del secondo atto. Il terzo parla la lingua guerriera e stridente di In Another Way, ribadisce con il tambureggiare a marce alterne di Nothing Is e finisce definitivamente in gloria con una Wonder 2 che è come se i Beatles avessero fatto una canzone sola di She Said She Said, Tomorrow Never Knows, Helter Skelter e Revolution 9 e l’avessero poi affidata ad Aphex Twin. Ed è a questo punto che “mbv” assume un senso che non sia un mero ricordare alle patetiche brigate odierne del dream pop che sono, per l’appunto, patetiche. Che nessuno sa ancora fare i My Bloody Valentine meglio dei My Bloody Valentine. Non avevamo bisogno di “mbv”. Però adesso ce l’abbiamo e ce lo teniamo stretto.

11 commenti

Archiviato in recensioni

11 risposte a “My Bloody Valentine – mbv (My Bloody Valentine)

  1. non so quanto avevamo bisogno di un nuovo disco dei My Bloody Valentine; di un disco come “mbv” invece di sicuro sì.

  2. filippo1

    Sono un po’ deluso. Non l’ho ancora ascoltato, ma a quanto leggo in questa recensione (e non è l’unica), si tratterebbe di un disco bello e importante solo in quanto nuovo disco dei MBV, e non in quanto tale.

  3. Sottopongo al Venerato e a chi passa di qua alcune riflessioni tardo-adolescenziali o pre-senili sui My Bloody Valentine, 1983 di Lucio Dalla, la colonna sonora di Woodstock e gli anni che scorrono veloci:
    http://conventionalrecords.wordpress.com/2013/05/21/m-b-v-my-bloody-valentine-1983-lucio-dalla-woodstock-original-soundtrack/

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