Presi per il culto (30): Rikki And The Last Days Of Earth – 4 Minute Warning (DJM, 1978)

Rikki And The Last Days Of Earth - 4 Minute Warning

Il ritaglio d’epoca credo provenga dal “New Musical Express”. La firma è autorevole, Mick Farren, già cantante dei Deviants, critico, romanziere, saggista e insomma e a dirla in breve finissimo intellettuale del rock’n’roll. L’inizio della breve recensione parrebbe abbastanza promettente: “In copertina (intende sul retro) sembrano dei punk. Su disco una band heavy metal che sta cercando di modernizzarsi. In tutta evidenza hanno ascoltato una quantità incredibile di dischi e se ne rinvengono testimonianze un po’ ovunque… generose dosi di John Cale, scorie di Doors, un pizzico di Sabbath, persino un Bryan Ferry che osserva benevolo di lato”. Tutto bene? Per niente. Il giudizio finale è tranciante: “Pretenzioso e confuso pomp rock incapace di cogliere la differenza fra melodramma ed energia autentica”. Caro Mick, per una volta non sono d’accordo. Ti appoggio su John Cale. Ti appoggio su Bryan Ferry, per quanto un Ferry così petulante – e si badi bene che sto dando all’aggettivo un’accezione positiva – non lo si sia sentito mai, né prima né dopo gli Ultimi Giorni della Terra. E non ho problemi ad ammettere che in queste undici canzoni, più due strumentali, di melò ce n’è un quantitativo industriale. Però sotto la (spessa) patina teatrale colgo un’angoscia vera. Espressa con un’energia travolgente, per nulla artefatta. Nondimeno ti riconosco che siamo in pochi a pensarla così. “4 Minute Warning” vendette pochissimo alla prima apparizione alla ribalta e a oggi non ha avuto una seconda possibilità: mai ristampato come oggetto fisico (da qualche tempo è tornato sì nei cataloghi ma solamente in forma liquida), resta patrimonio di una sparuta pattuglia di cultori che oltre al sottoscritto include Dave Thompson che, sulla “All Music Guide”, ha firmato un panegirico che condivido praticamente in toto. “Un assalto adrenalinico di rumore futuristico” è una definizione che mi piace moltissimo. E sottoscrivo anche i “panorami di implacabile psicopatologia”. Avete fatto caso alla copertina? Il pianeta che abitiamo vi è rappresentato infilzato su del fil di ferro. Ecco…

Le succinte cronache riferiscono che Rikki Sylvan (al secolo Nicholas Condron e non più fra noi, apprendo da “Wikipedia” ma senza trovare conferma da altre fonti) fondava il gruppo con il chitarrista Valac Van Der Veene nel novembre 1976, i due presto raggiunti dal tastierista Nik Weiss, dal bassista Andy Prince e dal batterista Nigel Bartle. Quest’ultimo veniva rimpiazzato sei mesi dopo da un tizio con generalità da lord, Hugh Inge-Innes Lillingston, ed ecco svelata (forse) una delle ragioni che nella per gran parte proletaria scena settantasettina resero impopolari i nostri eroi: tutti provenienti da famiglie più o meno benestanti e a ritrovarsi appiccata l’etichetta dei fighetti modaioli ci voleva un attimo. Non riusciranno a staccarsela mai e dire che seguivano tutte le regole del manuale e addirittura contribuivano a scriverle, autoproducendosi in maggio un primo 7” (a 33 giri e inciso su un solo lato) che era insieme biglietto d’ingresso per la prima apparizione pubblica. Lì la versione originale della canzone che per quanto mi riguarda basterebbe a iscrivere il nome del gruppo negli annali del rock: City Of The Damned è cavalcata apocalittica ma in qualche strano modo rincuorante, stentorea ma accorata, positivamente eroica, Valhalla indeciso fra i Roxy Music e il punk. Trascorrerà un anno – in mezzo la firma per DJM e alcuni singoli di cui l’album sfortunatamente non riprende il retro più memorabile, una rovinosa Street Fighting Man dal catalogo Stones – prima che, preceduta dallo strumentale For The Last Days allo stesso modo in cui in “Rock’n’Roll Animal” di Lou Reed la Intro annuncia Sweet Jane, la canzone inauguri quello che rimarrà l’unico LP del gruppo (un secondo registrato ma mai pubblicato). Dopo cotanto incipit nulla potrebbe reggere il confronto e tuttavia “4 Minute Warning” risulterebbe album di un certo livello anche senza. Grazie, fra il resto, al glam senza “se” e senza “ma” di Outcast e al quasi-funk ovviamente bianchissimo di No Wave, ai vortici elettrici su ritmica squadrata di Aleister Crowley e alla sarabanda con suggestioni d’Oriente di Loaded, a una Victimized unico scorcio schiettamente punk e a una traccia omonima che esagera in teatralità fin dove è possibile senza sconfinare nella parodia. Se a Berlino invece di David Bowie ci fosse andato Ziggy Stardust “4 Minute Warning” sarebbe stato il risultato, City Of The Damned la sua Heroes.

Mi prende la curiosità di vedere se almeno il disco – che è un’oggettiva rarità – sia attualmente conteso ai prezzi che sarebbero giustificabili per una simile meraviglia mai riedita e faccio un giro su eBay. E mi scappa da ridere. Oggi, lunedì 6 febbraio 2012, ce ne sono in vendita tre copie e la più cara è a 16,50 euro più spedizione. Regolatevi.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.166, marzo 2012. Usualmente i “Culti” li scrivo ex novo, ma oggi ho poco tempo e come recupero questo mi sembrava perfetto. Un anno e nove giorni dopo sono tornato a cercare “4 Minute Warning” su eBay. La copia a 16 euro e 50 è ancora lì.

1 Commento

Archiviato in archivi, culti

Una risposta a “Presi per il culto (30): Rikki And The Last Days Of Earth – 4 Minute Warning (DJM, 1978)

  1. Orgio

    Chiunque scriva una canzone intitolata “Aleister Crowley” merita stima a prescindere. Se poi il disco è anche una figata, si possono aggiungere solo altre due parole: grazie Eddy.

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