Krautrock Files (3): Neu!, Harmonia, La Düsseldorf

Dove si dà del testina di vitello a uno che nel frattempo è morto. E che nondimeno testina di vitello, oltre che genio, lo era davvero.

Neu!

L’omaggio più esplicito è stato quello fatto dai Sonic Youth versante dopolavoristico – leggesi: Ciccone Youth – del “Whitey Album”: uno dei brani colà in scaletta si intitola Two Cool Rock Chicks Listening To Neu!. Prima/insieme/dopo di loro tanti hanno ammesso con pensieri/parole/opere l’influenza esercitata dal gruppo di Düsseldorf, dai primi Pere Ubu ai Labradford, passando per John Lydon (uno non proprio uso a genuflettersi dinnanzi all’opera altrui), gli Ultravox! (notare il punto esclamativo, prego!), Julian Cope, gli Stereolab e i Mouse On Mars (in parte loro concittadini). I Negativland si sono battezzati con il titolo di una canzone tratta dal primo album dei krauti e hanno chiamato la loro etichetta come un brano del terzo, Seeland. Passando dall’avanguardia più oscura ai massimi sistemi, il David Bowie che con “Low” e “Heroes” inventò virtualmente la new wave deve dividere con i Nostri il copyright almeno al 50%.

Soprattutto negli ultimi due o tre anni gli omaggi alla genialità di una formazione che precorse i tempi come poche nella storia del rock si sono moltiplicati. Non è dato sapere cosa pensi di ciò Michael Rother, che nel post-Neu!/Harmonia ha intrapreso una carriera solistica di bassa visibilità. L’opinione dell’altra metà dei Neu! (e leader in seguito dei La Düsseldorf) Klaus Dinger al riguardo, ferma restando la grandezza dell’artista, indispone assai nei confronti dell’uomo. Se è comprensibile che guardi con disprezzo un mondo che non lo ha premiato in misura adeguata ai suoi meriti, lascia sconcertati che il suo rancore sia rivolto in particolar modo a quanti si dichiarano suoi devoti. Bersaglio principale del suo disprezzo iroso diventa così, incredibilmente, colui che più ha fatto per rendere giustizia alla grandezza dei düsseldorfiani, vale a dire Julian Cope, che all’epopea Neu!/Harmonia/La Düsseldorf ha dedicato alcune delle pagine più ispirate e memorabili di quel libro memorabile in toto che è Krautrocksampler. È principalmente grazie al Julian che una generazione di nuovi ascoltatori si è accostata ai Neu! e certo non è colpa sua se questi ascoltatori per soddisfare la loro curiosità devono rivolgersi al mercato del collezionismo o a ristampe su CD pirata. Che nelle note di copertina del dispensabilissimo “4” Dinger, dopo avere spiegato perché gli album dei Neu! non hanno ancora avuto un’edizione in compact come si deve, attacchi Cope (bersagliato velenosamente anche in altre circostanze) per avere “indossato magliette illegali dei Neu! a ‘Top Of The Pops’” è semplicemente grottesco.

Klaus Dinger è una testa di cazzo. Siccome però mettersi in casa i suoi dischi, maledettamente belli e importanti, non implica andarci a cena insieme voi, se già non li avete, fate di tutto per procurarveli. Detto fra noi (ma che non si sappia in giro, mi raccomando): le stampe pirata degli LP dei Neu! sono fatte benissimo. Se non ce la fate ad aspettare quelle ufficiali…

“Neu!” (Brain, 1972) ****1/2

Due mesi or sono, scrivendo dei Kraftwerk, si raccontò che a un certo punto della loro vicenda per qualche mese Ralf Hütter lasciò Schneider in compagnia di Michael Rother e Klaus Dinger e che quell’edizione particolare del gruppo produsse mezzora circa di musica a tutt’oggi inedita. L’unica testimonianza edita, sebbene illegalmente, di una formazione che faceva Kraftwerk solo di nome e nei fatti era gia nuova, ossia Neu!, è una registrazione dal vivo  del maggio 1971 apposta in calce alla ristampa su CD dell’album degli Organisation. Negli undici, sensazionali minuti di Vor dem blauen Bock c’è già molto dei Neu! a venire: a parte qualche idea melodica che si riaffaccerà nei dischi dei nostri prodi, la lisergica sinuosità della chitarra (uno strumento estraneo al corpus dell’opera kraftwerkiana) di Rother e la cadenza da macchina ma non robotica (“motorik”, la dicono gli anglosassoni) della batteria di Dinger, che senza appoggiarsi a un basso (anche i Neu! ne faranno sovente a meno) crea impalcature ritmiche prodigiose. Hütter e Schneider, come sappiamo, si rimisero insieme. Rother e Dinger se ne staccarono e nel dicembre di quello stesso anno in quattro notti incisero, affidandosi al talento in cabina di regia di Conrad Plank e senza avvalersi di altri musicisti, il loro debutto. A proposito del brano che lo inaugura così si è espresso Julian Cope.

Nel 1972, mentre me ne stavo sdraiato in una roulotte a Tamworth, nello Staffordshire, il mio atteggiamento nei confronti di TUTTA la musica cambiò per via di un pezzo suonato da John Peel e intitolato Hallogallo… Niente era mai suonato alle mie orecchie così alieno e finora niente lo ha superato in pura audacia. Mentre la maggior parte dei gruppi tedeschi distendeva i propri suoni in epiche stratificazioni impressionistiche, il suono dei Neu! era asciutto e diretto, espressionista. Il suo mistero andava cercato nel rifiuto di essere misterioso – tutto poteva essere colto al primo ascolto ed era questa la sua qualità più seducente. Una pulsazione ritmica motoristica senza traccia di basso conduce Hallogallo da una lunga sfumata a un groove senza riff in mi maggiore. Dietro, chitarre intermittenti e riversate al contrario punteggiano il tutto come gabbiani su scogliere senza eco. Non c’è melodia. Non c’è cantato. Non c’è nulla che ti dica a che punto ti trovi in questo corridoio senza giunzioni e di cui non si vede la fine. Se i Neu! si fossero sciolti dopo il primo brano del loro primo LP, avrebbero comunque cambiato il rock’n’roll.

Come dire, signore e signori, che la new wave nacque nel 1971 in Germania. Descritta da altri come “il Philip Glass Ensemble che suona surf”, Hallogallo vale da sola un disco che varrebbe comunque parecchio anche ne fosse orbo. Per qualità media dei restanti cinque titoli e pure perché Weissensee, in chiusura di primo lato (separa i due brani Sonderangebot, mediazione fra corrieri cosmici e ambient), non è che una Hallogallo più rilassata e sognante.

Il secondo lato incastona fra i rumori acquatici e la chitarra astratta di Im Glück e i rumori acquatici e le sgroppate di banjo di Lieber Honig la cavalcata unna di Negativland, tutta accelerazioni, frenate, nuove accelerazioni spasmodiche. Le chitarre sono fragorose, ai limiti del noise. La ritmica rasenta la musica industriale.

Roba strana nel 1972, ammetterete. Infilata in una confezione al pari provocatoria. Sul davanti e sul retro null’altro  che la scritta NEU!, rosso fiamma su sfondo bianco, tracciata stile annuncio sul volantino pubblicitario di un supermercato. E tanti saluti a Roger Dean e alle sue copertine degli Yes. Wow! Punk-rock.

“Neu 2” (Brain, 1973) ***1/2

Un sottotitolo appropriato per questa monografia avrebbe potuto essere “Serialità e riciclaggio”. La copertina del secondo album dei Neu!, tolto un enorme 2 tracciato con vernice a spruzzo, è tale e quale a quella del primo, cambiano giusto colore scritta e sfondo. Il terzo, logo bianco sfondato sul nero, ripeterà il giochetto. E la seconda facciata di questo secondo LP è occupata dai due brani di un singolo proposti, oltre che alla velocità canonica, accelerati, rallentati, variamente manipolati e da un frammento di un altro brano, Für Immer, passato in moviola con contorno di chiacchiere in sottofondo e ribattezzato Hallo Excentrico. Ma sarà il caso di andare per ordine.

Il primo 33 giri aveva venduto discretamente, sia in Germania che in Gran Bretagna. Gli aveva fatto seguito un tour, con Rother e Dinger affiancati da Uli Trepte e Eberhard Krahnemann dei Guru Guru, che si era rivelato controproducente: i Neu! non erano ancora pronti (non lo saranno mai ed è questo il motivo per cui rimasero una faccenda underground mentre gli  altrettanto iconoclasti Faust diventavano relativamente popolari) a riprodurre dal vivo il loro uragano proto-punk disseminato di oasi ambient. La casa discografica chiese loro un 45 giri e l’ottenne. Su un lato trovò posto Neuschnee, molto psichedelica con le sue chitarre ondivaghe; sull’altro Super, anfetaminica danza nella quale i D.A.F. troveranno ispirazione per Der Mussolini. Ci voleva ora un nuovo album.

Stando a Julian Cope, ai Neu! venne improvvisamente comunicato che non c’erano più soldi per pagare lo studio. In preda al panico, assemblarono la seconda facciata come un collage di variazioni sui due brani del succitato singolo. Siccome pare che le registrazioni durarono anche in questo caso soltanto quattro notti, più tre dedicate al missaggio, Cope quasi certamente è male informato. A essere finita era piuttosto l’ispirazione, a meno che non si voglia intendere quei venti minuti in cui sembra che lo stereo impazzisca come un’altra provocazione alla Neu!. Può essere.

Ad ogni modo l’altro lato è brillante, anche se Für Immer sembra una nuova cover, “pop” stavolta, di Hallogallo: Spitzenqualitat, giocata sul medesimo pattern di batteria e tribalissima, e Lila Engel, percorsa da una chitarra pirotecnica, sono due degli articoli migliori del catalogo Neu!. La settimana passata in sala d’incisione dovette essere, comunque andarono le cose, stressante se subito dopo Rother sciolse il sodalizio con Dinger.

A latere (1) – Harmonia: “Musik von Harmonia” (Brain, 1974) **** “Deluxe” (Brain, 1975) ****

Con il senno di poi, nell’evidente dicotomia artistica (e forse umana) Rother/Dinger si possono individuare sia la fonte della grandezza dei Neu! che le ragioni dell’estrema brevità di un’avventura straordinariamente feconda. Il primo si direbbe essere l’hippie, California nel cuore, l’acido che sale spalancando le porte di Altroquando. Il secondo è il punk, antipatico, polemico, genialmente in anticipo sui tempi. David Crosby vs. Lou Reed.

Apparentemente giunti al capolinea i Neu!, Rother fece comunella, sensale il solito Conrad Plank, con Hans-Joachim Roedelius e Dieter Moebius, vale a dire i Cluster. Propagandati all’epoca da Brian Eno nientemeno che come “il più importante gruppo al mondo”, gli Harmonia licenziarono due ottimi LP di cosmico afflato ma dai groove troppo marcati perché li si si possa far ricadere nella casella “musica per ambienti”. Ad ogni buon conto Eno (collaborerà pur’egli con i Cluster) ne trasse preziosi insegnamenti.

“Neu 75” (Brain, 1975) *****

Ancora Conrad Plank, vero deus ex machina del krautrock, riuscì nel miracolo di rimettere all’opera il Giano Bifronte Neu!. Disco reunion e testamento nello stesso tempo, “75” è il capolavoro del duo Rother/Dinger e insieme una spiegazione esemplare del perché la coesistenza fra i due fu sempre difficile: la prima facciata potrebbe essere degli Harmonia, la seconda dei La Düsseldorf, che Dinger aveva nel frattempo formato chiamando a farne parte il fratello Thomas e Hans Lampe. Eppure, un che di intangibile unifica le due metà impedendo all’album di soccombere alla propria schizofrenia.

Isi è un gioiello di misura e buon gusto. La tipica ritmica dei Neu! sorregge una melodia pianistica, doppiata da un sintetizzatore, di essenziale e fulgida bellezza. In Seeland è una chitarra suadentemente lisergica a prendere il proscenio. Rumori di pioggia che cedono il passo a sciabordii marini (curioso il ricorrere di rumori acquatici nei dischi dei Neu!) introducono il piano alla Satie di Leb’wohl.

Dopo un primo lato così raccolto e intimista, l’apertura del secondo è un trauma: Hero è Eddie Cochran cyberpunkizzato, gli Stooges affrontati e battuti sul loro stesso terreno, i Sex Pistols inventati quando erano poco più che un’ipotesi nella mente perversa di John Lydon. Segue E-Musik, dieci minuti di shuffle teutonico che lasciano il posto alla nuova deflagrazione stoogesiana (e lampantemente anticipatrice degli Ultravox!) di After Eight. Solo il silenzio avrebbe dovuto seguire un simile congedo.

A latere (2) – La Düsseldorf: “La Düsseldorf” (Nova, 1976) ****1/2 “Viva” (Teldec, 1978) **** “Individuellos” (Teldec, 1980) ***

Risalutato Rother, Klaus Dinger passò definitivamente alla chitarra. Con il fratello Thomas e Hans Lampe (che avevano suonato anche in “Neu 75”) alle percussioni, il contributo esterno del tastierista Nikolaus Van Rhein e del bassista Harald Konietzko e il consueto apporto al mixer di Herr Plank, confezionò immediatamente l’omonimo debutto dei La Düsseldorf, riuscendo ancora una volta ad anticipare i tempi. Poiché questa volta ne era più a ridosso (il primo pannello del trittico berlinese di Bowie stava per lasciare gli Hansa By The Wall) riscosse un buon successo commerciale.

L’opera prima della nuova creatura di Klaus Dinger vale le pagine migliori del catalogo Neu!. Sull’incessante pulsazione ritmica generata da Thomas Dinger e Hans Lampe sintetizzatori e chitarre generano melodie epiche, senza essere retoriche, e a presa rapida. Non a caso Silver Cloud fu, a dispetto degli otto minuti di durata, un hit.

Da quel punto in poi i La Düsseldorf imboccarono la china discendente. Dal momento che partivano da alta quota fu però un bel scendere. “Viva” è quanto di più deliziosamente canzonettistico abbia mai dato alle stampe Klaus Dinger: Rheinita (un altro hit) fa convivere un coro da cattedrale, tastiere cosmiche e a un dato punto un piano boogie; White Overalls rivendica la paternità del suono Ultravox!; Geld fa beffardamente il verso a Heroes di David Bowie. Anche in “Individuellos” c’è del buono. Il cibernetico minuetto intessuto di voci cantilenanti della title-track, ad esempio, e la stravagante marcetta elettronica di Dampfriemen. Ma la riedizione, pur completamente trasfigurata, di un classico dei Neu! come Lieben Honig sa di pietra tombale sulla spirante ispirazione del Dinger Klaus.

“Neu! 4” (Captain Trip, 1995) **

Una postilla a questa storia di cui si sarebbe fatto a meno. A essere equanimi non vi sono cose indecorose in questo CD postumo che testimonia un secondo tentativo (di cui non si aveva notizia), fra l’ottobre 1985 e l’aprile ’86, di far tornare in pista i Neu!. Ma manca il cesello amalgamatore di Conrad Plank e mancano soprattutto i guizzi dei tempi belli in un album frammentario persino per un gruppo che aveva orchestrato intorno a due brani montati e rismontati, e a una frazione di un terzo, una facciata di 33 giri. Soltanto gli orb-ismi di Bush Drum valgono la leggenda dei Neu!.

La medesima etichetta giapponese nel 1996 ha pubblicato un CD con materiale live del 1972 di cui non so dirvi nulla, dal momento che l’ho visto solo in fotografia. Il poco che mi è capitato negli anni di ascoltare dei vari dischi da solista di Michael Rother e dei Die Engel des Herrn di Klaus Dinger mi ha confermato nell’idea che la loro stagione creativa fu breve. I semi che piantarono, tuttavia, danno tuttora frutti.

Pubblicato per la prima volta su “Blow Up”, n.3, novembre/dicembre 1997.

4 commenti

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4 risposte a “Krautrock Files (3): Neu!, Harmonia, La Düsseldorf

  1. posilliposonica

    Germania pallida madre.
    Ineluttabilmente tra i miei dieci gruppi preferiti di sempre (i Neu !).
    Inossidabilmente l’album “Neu 2” tra i miei album della vita.
    Inoppugnabilmente la canzone “Negativland” mi leva il fiato, come
    solo altre quattro/cinque hanno fatto nei miei trent’anni di ascolti.

  2. giuliano

    Al M5s preferisco gli MC5.

  3. Marco Tagliabue

    Forse i più grandi di tutti…”Hallogallo” dovrebbe essere materia obbligatoria d’insegnamento in tutte le scuole…

  4. Gian Luigi Bona

    Li ho sempre preferiti a tutto il kraut rock, tranne forse i Kraftwerk.

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