Bruce Springsteen 1973-1995 (10): Human Touch / Lucky Town

Bruce Springsteen - Human Touch & Lucky Town

Human Touch. Soul Driver. 57 Channels (And Nothin’ On). Cross My Heart. Gloria’s Eyes. With Every Wish. Roll Of The Dice. Real World. All Or Nothin’ At All. Man’s Job. I Wish I Were Blind. The Long Goodbye. Real Man. Pony Boy.

Columbia, marzo 1992 – Registrato presso gli A&M Studios di Los Angeles – Tecnici del suono: Bob Clearmountain, Toby Scott – Produttori: Bruce Springsteen, Jon Landau, Chuck Plotkin, Roy Bittan.

Better Days. Lucky Town. Local Hero. If I Should Fall Behind. Leap Of Faith. The Big Muddy. Living Proof. Book Of Dreams. Souls Of The Departed. My Beautiful Reward.

Columbia, marzo 1992 – Registrato presso i Thrill Hill Recording e gli A&M Studios di Los Angeles – Tecnici del suono: Bob Clearmountain, Toby Scott – Produttori: Bruce Springsteen, Jon Landau, Chuck Plotkin, Roy Bittan.

Nel 1989 Bruce Springsteen divorziò tre volte. Le prime due in gennaio, quando si separò da Julianne Phillips, un matrimonio durato poco più di tre anni e mezzo e, si dice, andato in crisi dopo pochi mesi, e contemporaneamente lasciò il nativo New Jersey per trasferirsi in California con la sua nuova compagna, Patti Scialfa. La terza separazione, resa pubblica il 13 novembre, fu scioccante per i fan forse più che per i protagonisti: venne ufficializzata, dopo oltre diciassette anni, la fine della collaborazione fra Springsteen e la E Street Band. Uno dei membri del gruppo, l’organista Danny Federici, suonava con il leader da addirittura ventidue anni, dai tempi degli Steel Mill. I fan non la presero bene; almeno uno dei componenti della storica formazione, il sassofonista Clarence Clemons, neppure.

Si scrisse molto sulle ragioni di un divorzio sorprendente (immaginate, per dire, Bono e The Edge che mettono alla porta Adam Clayton e Larry Mullen: ecco) e tutti giunsero alla conclusione che Bruce Springsteen, nella sua ansia perenne di mettersi in discussione, desiderasse sperimentare percorsi musicali inediti e per farlo avesse bisogno di uno scarto traumatico rispetto al passato. Si aspettò con trepidazione la sua mossa successiva. L’attesa, tanto per cambiare, si rivelerà lunga.

Il 1990 e il 1991 furono scanditi da un’alternanza di notizie riguardanti il privato, il matrimonio con Patti Scialfa e la nascita di un bambino e di una bambina, e di indiscrezioni sulle sedute di incisione del successore di “Tunnel Of Love”, con Springsteen al lavoro in vari studi losangeleni con turnisti di fama come il bassista Randy Jackson, il batterista Jeff Porcaro, il trombettista Mark Isham e il tastierista Ian McLagan. Si venne a sapere che in sala d’incisione avevano fatto capolino anche il cantante Sam Moore, del duo soul Sam & Dave, e una vecchia conoscenza dell’epoca di “Greetings” e “The Wild”, David Sancious. Fra lo stupore generale, dopo un po’ Springsteen ritornò parzialmente sulla decisione di tagliare i ponti con la E Street Band richiamando al suo fianco Roy Bittan. E stupendo ancora di più sul finire di marzo del 1992 mandò nei negozi non uno ma due LP nuovi, nessuno dei quali inscenava la rivoluzione prevista. Ancora una volta aveva spiazzato tutti.

“Human Touch” è sorprendente ma spesso in negativo e dell’intera discografia del Nostro è certamente il titolo cui si può rinunciare con minori rimpianti. Delude perché diverse delle sue canzoni sono al di sotto degli elevatissimi standard qualitativi cui Springsteen aveva abituato (in altri tempi avrebbero faticato a trovare una collocazione come lati B) e perché manca di coesione (difetto, questo sì, inedito in un lavoro dell’uomo di Freehold). Soprattutto, delude perché resta a metà del guado: né nella linea della tradizione cui Springsteen fa da sempre riferimento, né veramente innovativo. Cade rovinosamente quando si confronta con il rock cosiddetto AOR: All Or Nothin’ At All potrebbe essere di Bryan Adams e il pasticciaccio fra soul e pop di Real Man è, per considerazione pressoché unanime, la canzone più brutta dell’intero repertorio ufficiale springsteeniano. Né convincono Soul Driver e Real World, pur’esse venate di soul  ma sovraccariche negli arrangiamenti, come la title-track, gradevole  ma di lunghezza eccessiva per la poca sostanza delle sue idee melodiche. Non persuade nemmeno, “Human Touch”, quando recupera suoni stranoti: Gloria’s Eyes, Roll Of The Dice, The Long Goodbye potrebbero essere scarti di “The River” o di “Born In The U.S.A.” (appunto: scarti). In generale non si comprende per quale motivo sia stata liquidata la E Street Band quando poi spesso si cerca di ricrearne l’inconfondibile sound.

Giacché però stiamo parlando di Bruce Springsteen e non del primo Jon Bongiovi che passa, di canzoni belle ce n’è e di momenti emozionanti pure. Piacciono 57 Channels, musicalmente un incrocio fra Alan Vega, Johnny 99 e Bourgeois Blues di Leadbelly, e Cross My Heart, ispirata a un altro grande del blues, Sonny Boy Williamson. Intenerisce il traditional Pony Boy, una ninna nanna per i neonati eredi Springsteen posta in chiusura. Commuove Man’s Job per quella sua aria di omaggio a Roy Orbison (sbagliamo?). E poi ci sono due gioielli irrinunciabili. I Wish I Were Blind arriva, con le sue chitarre arpeggiate e il synth dolente, dritta da “Tunnel Of Love”. With Every Wish, pugnalata al cuore dalla tromba da brividi di Mark Isham, ha le chitarre di Don’t Think Twice It’s Alright (Dylan), un basso jazzy e la batteria spazzolata. Siamo dalle parti di Meeting Across The River e nella terra dei capolavori.

Della bontà di “Human Touch” non era sicuro del tutto, dopo averci lavorato due anni, nemmeno l’artefice. In prossimità della pubblicazione si chiuse in casa (i fantomatici Thrill Hill Recording menzionati nelle note di “Lucky Town” non sono altro che casa sua) per scrivere un singolo, come era accaduto con “Born In The U.S.A.” quando all’ultimo momento aveva aggiunto  Dancing In The Dark. Stavolta ne uscì, tre settimane dopo, con un altro LP. Lo Springsteen di un tempo avrebbe buttato via il disco già pronto, recuperando giusto qualche brano che si prestasse a essere inserito organicamente nel nuovo lavoro. Li pubblicò invece entrambi. Ecco perché ci troviamo a parlare di un  album così così e di uno buono invece che della pietra miliare che sarebbe risultata dall’unione dei dieci titoli di “Lucky Town” con i quattro o cinque migliori di “Human Touch”.

“Lucky Town” è il prodotto del ripensamento di Springsteen sul ripensamento della propria musica. Nel suo terzo LP “solo” (l’unica presenza costante al suo fianco è quella del batterista Gary Mallaber) dopo “Nebraska” e “Tunnel Of Love” è assente qualsivoglia tocco di modernità ma ci sono in compenso canzoni fra le sue più memorabili di sempre, a partire da quell’ipotesi di pietra angolare di un “Nashville Skyline” springsteeniano che è If I Should Fall Behind e da quella indimenticabile ballata fra California e Messico che è My Beautiful Reward. In Better Days e in Leap Of Faith emergono gustose influenze gospel, la title-track incrocia Morricone e “The River”, Local Hero Woody Guthrie e i Del Fuegos, Living Proof potrebbe essere il Bob Seger dei tempi belli e Souls Of The Departed è la migliore Born In The U.S.A. 2 immaginabile. Resta ancora da dire di Book Of Dreams, serenata dolcissima a Patti Scialfa, e di The Big Muddy, una canzone senza tempo al crocevia fra “Nebraska” e “Paris, Texas”.

Se proprio si vuole tracciare una linea di demarcazione fra ‘Human Touch’ e ‘Lucky Town’, bene, nel primo si procede molto a tentoni, si brancola nel buio, mentre l’argomento del secondo è il trovare un posto in cui ci si possa reinventare, riscoprire la propria umanità più profonda. ‘Lucky Town’ è meno permeato di paure, di paranoie. Ma c’è un filo che congiunge i due dischi e che a un’estremità si collega a ‘Tunnel Of Love’, al protagonista di Cautious Man che ha le parole ‘amore’ e ‘paura’ tatuate sulle mani. Sono due parole che riassumono la vita della maggior parte delle persone. Solo che la paura spesso appare più vera, più assillante dell’amore.

A parte Bittan e il corista Bobby King (un collaboratore storico di Ry Cooder), Springsteen non portò in tour nessuno dei musicisti che lo avevano accompagnato in questi due album. Creò una nuova squadra, con una forte presenza di donne e di musicisti di colore, che dopo esordi incerti seppe cavarsela bene, se cavarsela bene significa riprodurre, nelle serate di grazia, una E Street Band standard. L’unica personalità degna di nota in un gruppo che esaurì la sua esistenza in tredici mesi risultò quella di una giovane nera, Crystal Taliafero, cantante, chitarrista, sassofonista e percussionista dalla notevole presenza scenica. In una eventuale, risorta E Street Band farebbe la sua figura.

Pubblicato per la prima volta in Bruce Springsteen: strade di fuoco, Giunti, 1998.

9 commenti

Archiviato in archivi

9 risposte a “Bruce Springsteen 1973-1995 (10): Human Touch / Lucky Town

  1. Gian Luigi Bona

    Mi ricordo di essermi trovato basito di fronte a questa doppia uscita. Incomprensibile la scelta dei musicisti, incomprensibile la scelta dei brani e dei suoni per Human Touch.
    È da questo momento che le uscite di Bruce hanno smesso di essere “perfette” per me.
    Lucky Town invece è un album molto interessante. Ma le cose non saranno più le stesse.

  2. Orgio

    “Giacché però stiamo parlando di Bruce Springsteen e non del primo Jon Bongiovi che passa”.
    Troppo facile, Eddy. Hai mai ascoltato “Dry County”? Usciva, combinazione, nel 1992, e si mangia agevolmente lo Springsteen coevo, tutto.

    • Anonimo

      Orgio, tutti noi abbiamo parenti e amici che si sciroppano entusiasti Bon Jovi e restano indifferenti a Springsteen.
      Anche a te quindi diremo, affettuosamente ma fermamente: No, grazie.
      Piuttosto, ascoltalo tu Lucky town, e’ invecchiato molto bene.

      • Orgio

        Sai com’è, forse a tutti costoro piace sentire un assolo di chitarra decente, una volta ogni tanto.

      • Ah ecco, gli assoli di chitarra decenti.
        Grazie, Riccardorgione.

      • giuliano

        Anche a noi piacciono gli assoli di chitarra. Basta che a suonarli sia Tom Verlaine e non Richie Sambora. Sai com’è. It’s all about good taste.

        (Orgio, sei un grande nella fedeltà ai tuoi gusti, ostinata e coerente, ma a volte te la cerchi… Un abbraccio satanico dal quadrante est di Roma)

  3. Quel ragazzo anonimo songhe io..,

  4. Francesco Manca

    Ma se per ogni disco realizzato Springsteen ha registrato decine di canzoni, dove si trovano queste outtakes accumulate in 40 anni? “Tracks” per esempio, ma immagino ne includa solo una parte…

  5. Francesco

    E’ lo springsteen che ho smesso di seguire, proprio non ce la faccio. L’ho ritrovato solo con le seeger sessions e relativo live e poi, parzialmente, molto parzialmente con wrecking ball. sarà che mi aspettavo così poco che quest’ultimo disco non mi sembra poi male e ogni tanto lo ascolto con moderato piacere. roba con the rising working et simila a casa mia non hanno mai attecchito

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...