Bruce Springsteen 1973-1995 (12): Greatest Hits

Greatest Hits

Born To Run. Thunder Road. Badlands. The River. Hungry Heart. Atlantic City. Dancing In The Dark. Born In The U.S.A.. My Hometown. Glory Days. Brilliant Disguise. Human Touch. Better Days. Streets Of Philadelphia. Secret Garden. Murder Incorporated. Blood Brothers. This Hard Land.

Columbia, febbraio 1995 (album doppio; la versione su CD è singola) – Tecnici del suono: Bob Clearmountain, Neil Dorfsman, Jimmy Iovine, Louis Lahav, Bob Ludwig, Toby Scott – Produttori: Mike Appel, Roy Bittan, Jon Landau, Chuck Plotkin, Bruce Springsteen, Steve Van Zandt.

C’è di che inquietarsi, e tanto. Detto che sarebbe stato comunque impossibile sintetizzare in maniera soddisfacente la vicenda artistica di Bruce Springsteen in soli diciotto brani, bisogna subito dopo aggiungere, tanto per cominciare, che questa  non è una vera raccolta di successi. Nonostante abbia piazzato sette 45 giri tratti da uno stesso LP (“Born In The U.S.A.”) nei Top 10 delle classifiche americane (un record) Springsteen è artista che si fa valere soprattutto sulla lunga distanza. Con l’eccezione del periodo di “Born In The U.S.A.” i suoi 45 giri non sono mai stati successi travolgenti e a ogni buon conto Thunder Road, The River  e Atlantic City in quel formato negli Stati Uniti non sono mai uscite. Il titolo  dell’antologia in questione è dunque bugiardo. Non è una panoramica completa sulla carriera del Nostro perché i primi due album non vi sono rappresentati. Non è nemmeno un canonico “Best”, se no, per dire, non mancherebbe la title-track di “Darkness On The Edge Of Town” e a rappresentare “Tunnel Of Love” sarebbe stata convocata Tougher Than The Rest piuttosto che Brilliant Disguise (d’accordo, i gusti sono gusti: ma a tutto c’è un limite). E non recupera neppure uno dei tanti lati B altrimenti inediti (e ve n’è di molto belli). C’è di che inquietarsi, e tanto. Ma c’è pure di che esaltarsi, anche se permane il fastidio del dovere pagare per un EP il prezzo di un disco normale. I quattro inediti offerti da questo finto “Greatest Hits” sarebbero stati un mini formidabile, che l’eventuale aggiunta di Streets Of Philadelphia, la struggente elegia per le vittime dell’AIDS scritta dal Nostro per Philadelphia di Jonathan Demme e premiata da un Oscar e da un’infinità di altri riconoscimenti, avrebbe reso ancora più memorabile.

Murder Incorporated e This Hard Land erano in realtà già ben note a ogni springsteeniano degno di tale qualifica. La prima venne registrata nel 1982, nel confuso periodo che partorì “Nebraska” e buona parte di “Born In The U.S.A.” e venne considerata per l’inclusione in quest’ultimo. Esclusane, era divenuta presto una delle outtakes più amate. La ritmica possente e le chitarre epiche rimandano chiaramente a quei primi anni ’80. Agli stessi mesi risale la seconda, una ballata di impianto dylaniano densa di suggestioni folk a dispetto del dispiego di elettricità. Sono dunque due le vere novità, entrambe eccellenti: Secret Garden si muove nei paraggi di quelle strade di Philadelphia responsabili del ritorno in auge presso la critica del Nostro; Blood Brothers sa ancora di Dylan e  del John Mellencamp di “Scarecrow” e dintorni.

Sono canzoni magnifiche che valgono anche per la speranza che due di loro offrirono al momento dell’uscita, quella che fece sì che una raccolta con quattro inediti fosse per i cultori storici di Bruce Springsteen eccitante quanto tre anni prima erano stati due album che di brani nuovi ne avevano offerti ventiquattro. È la speranza di un ritorno al passato coltivata con fervore e certo non soltanto per nostalgia da tutti, anche da coloro che apprezzavano i tempi nuovi: in This Hard Land, risuonata per l’occasione, è la E Street Band ad accompagnare Springsteen, così come in Blood Brothers, il cui testo è un omaggio esplicito del leader ai compagni di tanti anni. La separazione del novembre 1989 è solo uno sgradevole ricordo. L’album successivo sarà acustico e dunque la E Street Band non ne sarà protagonista, ma la presenza negli sparuti ranghi di Federici e Tallent contribuirà a ribadire che, dopo qualche incerto girovagare, Springsteen era tornato a casa.

Pubblicato per la prima volta in Bruce Springsteen: strade di fuoco, Giunti, 1998.

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