Suede – Bloodsports (Warner)

Suede - Bloodsports

“From heroes to zeroes” in dieci anni e qualche mese: tanto mettevano gli Suede fra quella clamorosa copertina del “Melody Maker” datata 25 aprile 1992 (clamorosa in quanto si ritrovavano lì – “The Best New Band In Britain”, recitava il titolo – non avendo ancora pubblicato un brano) e quel peggio che mediocre “The New Morning” che avrebbe di nuovo messo tutti d’accordo – stampa, pubblico in generale, cultori della prim’ora – nel decretarli un gruppo finito, se solo a qualcuno degli Suede fosse importato ancora qualcosa. Per tornare eroi, e chissà se giusto per un giorno, Brett Anderson e compagni hanno impiegato altrettanto. Solo applausi per “Bloodsports” e ci sta: è la loro cosa migliore dacché Bernard Butler li piantò in asso e non soltanto riuscirono miracolosamente a sopravvivere (come se gli Smiths fossero andati avanti senza Johnny Marr) ma addirittura colsero con l’album dopo, “Coming Up”, il loro maggiore trionfo commerciale. Ha fatto bene la separazione, hanno fatto bene gli anni trascorsi da Anderson rimettendo insieme i cocci di una vita andata in frantumi in una sequenza di dischi poco più che clandestini, ivi incluso quell’unico, a nome The Tears, frutto del sorprendente rinnovarsi del sodalizio con Butler. Negli Suede tornati in pista dal 2010 con una serie di concerti Butler non c’è, al suo posto chi lo sostituì in origine, vale a dire Richard Oakes, e l’assenza per la prima volta non pesa. Allora: un grande album “Bloodsports”? No. D’altronde e sin da quello che fu in assoluto il loro debutto discografico, il 12” The Drowners, gli Suede grandi album non ne hanno mai fatti. Grandi singoli, spesso.

E allora non avrei dovuto farmi fregare così dal singolo che ha anticipato di un mesetto questo nuovo lavoro dei Londinesi, una delizia di chitarre jangly da Smiths incongruamente testosteronici e pronti per gli stadi chiamata It Starts And Ends With You. Mi sono entusiasmato. Lo avrei dovuto sapere che, bene che andasse, più che un paio di altri brani di questo livello “Bloodsports” non li avrebbe offerti. E difatti eccoli: in ordine di apparizione alla ribalta, la cavalcata elettrica alla Ziggy Stardust Hit Me e What Are You Not Telling Me?, che è una ballata incantata da fare verdi di invidia i Verve se i Verve ci fossero ancora. Il resto è meglio di quanto non possa parere a un primo, secondo, magari terzo ascolto e però al confronto pare bella calligrafia da mestieranti di classe (qualcosa di più nell’attacco fosco di Snowblind, nei risvolti melodici di For The Strangers, nel Morrissey che incontra Antony che balena in Always). Non giova all’assieme una scaletta mal congegnata, che sistema agli opposti, inizio e fine, quattro rock e quattro ballate di seguito.

3 commenti

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3 risposte a “Suede – Bloodsports (Warner)

  1. Secondo me il loro primo LP è un gran bel disco. Concordo sul fatto che non sia un capolavoro con la C maiuscola, ma… un quasi gran disco direi.

  2. l’album secondo me non fa gridare al miracolo, ma per chi come me – non solo ha “apprezzato” gli Suede, ma proprio “amato” – la bella notizia è il fatto che siano ancora in forma e in grado di scrivere canzoni pop piacevoli. Certo, manca l’enfasi di brani del debutto e pure quell’elettricità malata cara a Butler, che sprigionava in brani come “Animal Nitrate” o “Metal Mickey” ma a distanza di tanti anni mi sembra di poter dire che Richard Oakes, diciassettenne all’epoca del suo ingresso nel gruppo, abbia fatto la sua parte, e non solo per aver scritto quasi tutta la parte musicale di Comin Up da solo. Insomma, in un momento di reunion vere o fasulle, quella di Anderson e soci mi sembra genuina e dettata dalla voglia di ritornare a suonare insieme. Meglio quest’album di quello insulso dei Tears, a mio avviso

    • Emma

      ma per favore…….i tears tutta la vita! Sicuramento no ti piaceva neanche il capolavoro dogman star…..l’ultimo album non sa di niente….una lagna….e sono il primo a dispiacersi

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