I suoni psichedelici dei 13th Floor Elevators

Lo ammetto (viste le reazioni al pezzo di ieri): mi piace vincere facile. Un altro disco “della vita”.

13th Floor Elevators - The Psychedelic Sounds Of

È la prima canzone che si ascolta nella versione cinematografica di Alta fedeltà e la direi una scelta, più che logica, obbligata: quali altre note, quali altre parole potrebbero meglio accompagnare l’inizio del racconto di Rob Fleming sulla sua vita sentimentale andata a rotoli? Non che, nel libro, Rob non elenchi alternative: Only Love Can Break Your Heart di Neil Young, Last Night I Dreamed That Somebody Loved Me degli Smiths, Call Me di Aretha Franklin. Ma non sarebbero andate altrettanto bene, prevalendo in esse il sentimento sulla stizza ragazzina che pervade You’re Gonna Miss Me. Perché solo prima di diventare grandi (e a trentacinque anni Rob non lo è ancora) si può essere così confusi e infelici per la fine di un rapporto, sanguinanti dentro e altezzosi fuori. Dacché vide la luce nel 1965, lato A del secondo 45 giri dei texani Spades portato in dote dal suo autore, da non molto aggregatosi, e poco dopo singolo d’esordio del gruppo per il quale li lasciò, You’re Gonna Miss Me fa parte dell’ABC di ogni garage-band che si rispetti, ma prima che un classico del punk è una canzone pop come poche ne sono state scritte di sì perfette ed eterne. Ritratto di angst adolescenziale degno di Phil Spector. Di adolescenza del resto se ne intendeva Roger Kynard Erickson quando la compose: aveva quattordici anni ed era pazzo per Buddy Holly, l’horror, la fantascienza. Saprà fondere questi suoi amori fors’anche troppo bene.

È il 1961. Il giovane Roger – presto Roky – frequenta il liceo a Austin ma più che agli studi è interessato ai fumetti e alla musica. Milita in una formazione studentesca, tali Roulettes, e sono probabilmente loro i primi a eseguire un brano che pare ancora più gigantesco visto in prospettiva, se si pensa che la British Invasion è parecchio in là a venire e il rock’n’roll al tempo un arnese del passato più che un terremoto del futuro. Nel 1964 lo troviamo, con l’amico George Kinney che sarà il leader degli eccellenti e sottovalutati Golden Dawn, nei Fugitives. Passa quindi agli Spades. Lo vedono all’opera i componenti di un altro complesso, i Lingsmen, e prestazioni vocali e presenza scenica sono abbastanza notevoli da indurli a un approccio. Si piacciono e Roky Erickson (voce, chitarra e armonica) si unisce a Stacy Sutherland (chitarra), Bennie Thurman (basso) e John Walton (batteria). È però l’arrivo di Tommy Hall a far quagliare l’amalgama. Personaggio stravagante costui (il più anziano della compagnia, avendo ventitré anni) e bella testa considerato che vanta una laurea in psicologia e studi di filosofia, antropologia e storia delle religioni. Non essendo propriamente un musicista si inventa uno strumento tutto suo, l’electric jug, che poi altro non sarebbe che un bottiglione nel cui collo soffia come un ossesso producendo un suono turbinoso. Narra la leggenda che la tonalità sia determinata dalla quantità di marijuana che vi è stipata. Quel che è certo è che della benedetta erbetta Hall è un consumatore e si diletta inoltre con ogni altro tipo di sostanza che possa spalancare le porte della percezione e in primis con l’ancora legale LSD. Inutile dire che, essendo i tempi e gli elementi quelli che sono, i compagni sono lieti di accodarsi alle sue sperimentazioni e non solo in musica.

Siccome lo spazio già scarseggia, me la cavo sveltamente per riferirvi dei passi che portano al debutto in lungo. Battezzatosi 13th Floor Elevators in spregio alla superstiziosa consuetudine americana che vuole che negli edifici il tredicesimo piano non venga numerato, il quintetto conquista una solida fama a Austin e dintorni sciorinando un grezzo errebì in cui da subito si insinuano gli ondeggiamenti e le fughe per la tangente dell’ancora in nuce psichedelia, popolarità che si estende a tutto il Texas grazie ai 2’24” a passo di carica (palingenetico caos) di You’re Gonna Miss Me. Il brano esce più volte, per una successione di etichette e in ultimo per la International Artists del filibustiere Lelan Rogers, torbido figuro che sta ai Nostri come il McLaren starà ai Sex Pistols. Nell’ultraconservatore Texas i comportamenti sfrontati dei cinque suscitano scandalo e presto le attenzioni della legge. Dopo un fermo per detenzione di cannabis gli Elevators si rifugiano in California e per la scena locale il loro passaggio sarà fonte di ispirazione raffrontabile all’effetto suscitato sul punk inglese dal primo tour colà dei Ramones. È però in Texas che registrano quello che non soltanto è il primo capolavoro della psichedelia ma pure il primo album a esibire nel titolo tale marchio: “The Psychedelic Sounds Of The 13th Floor Elevators”. Non millanta e per convincervi dovrebbe bastarvi il trittico che va dietro a You’re Gonna Miss Me, con le chitarre arpeggiate e il ritornello struggente di Splash 1 incastonati fra una Roller Coaster alla quale gli Spacemen 3 dovranno poco meno che tutto (pagheranno il debito) e una Reverberation i cui riverberi (ascoltati allora? c’è da dubitarne; questione di karma, di vibrazioni) raggiungeranno i Pink Floyd di Interstellar Overdrive. Mentre, sul secondo lato, Fire Engine inventa i Television (vedi Spacemen 3) e You Don’t Know manda i Byrds, più che otto, otto milioni di miglia in alto, su Marte o nei dintorni. Ovunque, la voce ringhia e l’anfora mugghia, mentre chitarre sinuose e scorticate collidono in volo con una ritmica che paventa lo sfaldamento senza cedervi. 1966, signori e signorine! Varrà di più, come coesione, il successivo “Easter Everywhere”, altra pietra miliare, ma l’impatto di “The Psychedelic Sounds” rimarrà ineguagliato, Big Bang cui i suoi artefici faticheranno a sopravvivere e qualcuno (Sutherland) non ce la farà. Arrestato nel 1969 per marijuana, Erickson penserà bene di evitare il carcere fingendosi matto: interpretazione esageratamente persuasiva che in tanti sostengono porti ancora avanti.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n. 495, 16 luglio 2002.

3 commenti

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3 risposte a “I suoni psichedelici dei 13th Floor Elevators

  1. Francesco

    Questo disco non è bello, per me è buono come un gustoso zuccherino. Ottimo, imprescindibile, riascoltato giusto pochi giorni fa è sempre una meraviglia. A seguire ho poi messo su i Conqueeroo, li consce qualcuno? Un altro grande grupo misconosciuto con grandi chitarre acide, un pomeriggio in auto di goduria psichedelica senza addittivi, ormai più di questo non mi è concesso.

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