The Incredible String Band – The Hangman’s Beautiful Daughter

Un altro disco “della vita”. Immancabile in ogni viaggio oltre le porte della percezione.

The Incredible String Band - The Hangman's Beautiful Daughter

Oh dear mother what shall I do/First please your eyes and then your ears Jenny” (A Very Cellular Song)

E allora farò così. Del resto, prima ancora di ascoltare una sola nota, della Bella Figlia dell’Impiccato è la copertina a colpire, persino nel dodici per dodici del CD, figurarsi nella magnificenza trenta per trenta del vinile. Immagine potentissima, icona come il retro di “Aoxomoxoa” dei Grateful Dead (che è di un anno dopo) del sogno di una Famiglia diversa che ebbe la generazione hippie. Come lo sarà quella dei Dead, anche la comune Incredible String Band è colta sotto un albero. I musicisti ma anche amici, bambini, financo un cane. Se Garcia e compagni vestiranno casual la banda Williamson/Heron pare sortita da un nuovo Medio Evo. Iconografia squisitamente favolistica. Da lì a diciassette mesi la fiaba comincerà a dichiarare l’impossibilità di un lieto fine e ironicamente lo farà ancora in campagna, fra il fango di Woodstock. Ma sto correndo troppo. Qualche passo indietro, allora.

Robin Williamson e Mike Heron, giovincelli al limitare della maggiore età che amano pasticciare con una pletora di strumenti senza padroneggiarne nessuno, si incrociano per la prima volta al cambio di testimone fra ’50 e ’60, girando per locali a Edinburgo. Conoscenza occasionale che non si approfondisce. Decolla invece l’amicizia fra Williamson e Clive Palmer, banjoista e proprietario dell’Incredible Folk Club di Glasgow. I due suonano insieme mischiando materiali della tradizione autoctona (in gran rispolvero dacché Ewan MacColl l’ha sdoganata con una serie di storici programmi radiofonici) e di quella americana, bluegrass e jug in primis. Si fa però il 1965 prima che arrivino a incidere qualcosa e sarà soltanto un brano per una raccolta di autori vari. Anno ad ogni modo chiave quello: Heron li raggiunge, Palmer chiude il suo club e il neonato trio ne rileva più o meno la ragione sociale, battezzandosi Incredible String Band. Sommovimenti epocali sono in corso, con Dylan che ha appena elettrificato il folk sull’altra sponda dell’Atlantico e su questa un affaire chiamato Beatles con il suo indotto, il blues revival e i suoi molteplici corollari e la psichedelia che già incombe. Lo stesso Heron ha suonato errebì con tali Abstract. Se l’Incredible String Band opererà in ambito folk non sarà dunque secondo canoni revivalistici ma affastellando suggestioni di ogni dove, non solo d’America.

Programma ardito che l’omonimo esordio del 1966 porta avanti timidamente. “Scoperti” dal produttore statunitense Joe Boyd, in missione in Gran Bretagna in cerca di talenti per conto della Elektra, i tre sciorinano tradizionali e creazioni proprie declinando un blues gentile e svagato, bucolico, con tocchi surreali nei testi. Bel disco, sia chiaro, ma sin dal titolo il successivo “The 5000 Spirits Or The Layers Of The Onion”, che vede la luce nel luglio ’67, è un’altra cosa e un’altro mondo addirittura. Spaventato dal pure insignificante successo (poche migliaia di copie) del debutto, Palmer se n’è andato (darà vita ai C.O.B.) e alla coppia rimasta titolare del marchio si affiancano l’ospite Danny Thompson al basso e la voce della compagna di Robin, Licorice. Non è solo la copertina fantasmagorica a fare di quest’album il “Sgt. Pepper’s” dell’acid folk. Insomma: campi di cipolle per sempre.

Si può andare oltre? Si può. Registrato con una formazione a cinque (Williamson e Heron sempre al comando) e pubblicato nel marzo del fatidico ’68, “The Hangman’s Beautiful Daughter” è lavoro perfettamente collocabile nel tempo che lo generò e nondimeno resta di un’alterità che pochi dischi nella storia del rock possono vantare. Rock inteso in senso invero lato, siccome l’elettricità è quasi bandita (c’è un organo Hammond) e in un tripudio di plettri e percussioni si delinea un metafolk che ha elementi di cento culture in sé ma non aderisce a nessuna. World music per davvero. Folk zuppo di LSD che appena a sfiorarlo parti senza bisogno di sostanze (e se poi le sostanze le hai…). Fulcro, la A Very Cellular Song succitata: stralunata odissea di quasi tredici minuti fra fiati striduli e arazzi di percussioni, chitarre levitanti e corde esotiche, passi da minuetto e filastrocche da giardino d’infanzia. Le fanno corona altri nove brani che non si sa da dove pigliarli, fra fughe di sitar e incantesimi corali, afflati clavicembalistici e flauti che volteggiano come api attorno a un fiore. Ci credereste? Numero cinque nelle classifiche britanniche. Poteva succedere giusto allora.

Sembra inarrestabile questa banda incredibile. I Beatles se ne dicono ammirati, i Rolling Stones pure e i Led Zeppelin ne saranno sponsor esagitati anche durante il declino. I nostri eroi vanno a Woodstock, spinti da una casa discografica che presume che potranno conquistare pure l’America. E vi naufragano miserevolmente sotto il diluvio, non suonando quando avrebbero dovuto (li rileva Melanie, che da lì partirà per tragitti di gloria). Quel che è peggio, tornano a casa convertiti a Scientology. La comune si dissolve, fra litigi e meschinità. Ci saranno ancora bei dischi (il doppio “Wee Tam & The Big Huge”, “Changing Horses”, “U”), ma saranno tappe di una progressiva normalizzazione – prima una chitarra elettrica, poi la batteria e contestualmente composizioni sempre più appiattite su moduli consolidati – che porterà come ultimo approdo a LP di sconfortante mediocrità come “No Ruinous Feud” e “Hard Rope & Silken Twine”. Siamo arrivati al 1974. Alla fine.

Di Licorice non si hanno notizie dall’87, quando scomparve nel deserto dell’Arizona in circostanze sinistramente mansoniane. Il 2000 ha visto Williamson e Heron di nuovo insieme, rimpatriata inattesa come nessun’altra.

Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.454, 18 settembre 2001.

7 commenti

Archiviato in archivi

7 risposte a “The Incredible String Band – The Hangman’s Beautiful Daughter

  1. Anche “Liquid Acrobats As Regards The Air” del 1971 è un gran bel disco. Furono senz’altro una delle principali influenze di un certo David Tibet quando negli ’80 “inventò” il folk-apocalittico..

  2. Francesco

    Adorabili fricchettoni, ma a mio parere anche responsabili in parte della sterminata pletors di bonghisti e strimpellatori che hanno fatto da contorno sonoro a buona parte dei 70 e degli 80 più sdruciti e festivalieri. Con i Dead condividono la passione per we bid you goodnifght, di cui danno un trattamento esteso in cellular song. Tra l’altro mi sembra di ricordare che ‘sto pezzo viene dalle bahamas, vedi te ‘sti fricchettoni che menti aperte che avevano eh eh

    • Non posso non darti un po’ ragione. Però, se è vero che le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli, vale in questo caso l’opposto.

      • Francesco

        Si, hai ragione VM, ma ricordo che a loro spesso pensavo mentre vagavo stonato in mezzo ai suddetti terribili bonghisti.

  3. francesco

    mamma mia che viaggioni co sto disco in cameretta e i cylum col foulard bagnato.

  4. Francesco

    il chilum da 6 sigarette!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...