Mark Lanegan & Duke Garwood – Black Pudding (Ipecac)

Mark Lanegan & Duke Garwood - Black Pudding

Sette album con gli Screaming Trees (più un ottavo pubblicato postumo), altrettanti da solista, tre in coppia con Isobel Campbell, una serie infinita di collaborazioni importanti che include (per limitarsi all’essenziale) il supergruppo Mad Season, Queens Of The Stone Age, Gutter Twins, Twilight Singers, Soulsavers: ha da lungi dimensioni impressionanti il catalogo laneganiano, ma d’altra parte gli anni sono ormai quarantotto, ventotto quelli trascorsi sotto le luci della ribalta e per non essersi ancora accorti della sua presenza, avendo un interesse anche vago per il rock, bisogna avere vissuto su Marte sin da metà ’80. Quanto a Duke Garwood, be’, ammetterò senza problemi che quando questa partnership è stata annunciata non avevo idea di chi fosse e ho dovuto indagare al riguardo. Faccio risparmiare tempo a quei lettori che dovessero essersi appena scoperti ignoranti come lo era e lo è il sottoscritto: quarantaquattrenne multistrumentista inglese con base a Londra, vanta partecipazioni in lavori di Orb (ecco… ho appena scoperto che avevo già in casa un disco in cui suona) e Archie Bronson Outfit e già ben quattro album in proprio, più assortita minutaglia. Vale forse di più come informazione che l’idea di un progetto a quattro mani sia venuta a colui che nella coppia è di grandissima lunga il più famoso, Lanegan un estimatore di Garwood prima del contrario. Ha già dichiarato, l’ex-Screaming Trees, di considerare questo forse estemporaneo sodalizio “una delle esperienze più belle della mia carriera”. Che poi nelle interviste l’ultimo album sia sempre il più riuscito noi che siamo uomini di mondo lo sappiamo bene.

Mettiamola così: se di Mark Lanegan in casa avete già tanto, se non tutto, “Black Pudding” potete tranquillamente aggiungerlo al lotto. Folle sarebbe viceversa partire da qui, a meno che non lo si intenda come un approccio a Garwood e ci può stare, dacché l’impressione è che sia un disco più suo che non del sodale. Mi induce a pensarlo che fra i dodici brani che vi sfilano i due più persuasivi siano quelli in cui l’inconfondibile voce che ben conosciamo non si sente, la traccia omonima e Manchester Special, sistemati rispettivamente a incipit e suggello e quella un arazzo di Spagna, questa (a dispetto del titolo) uno scorcio d’Oriente in scia a tal Sandy Bull che mi auguro conosciate (in caso contrario, qualche notizia qui). In mezzo, tanto blues in prevalenza acustico, ora languido e ora lugubre, talvolta ipnotico e talatra evanescente. Copione che si movimenta apprezzabilmente solo alle ultime battute della recita, in una Cold Molly nella quale la chitarra funkeggia moderatamente su un battito di batteria elettronica, in una Shade Of The Sun che fa pensare a un Ben Harper sotto valium e che potrebbe attirare l’attenzione benevola – forse ma forse – di qualche radio.

3 commenti

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3 risposte a “Mark Lanegan & Duke Garwood – Black Pudding (Ipecac)

  1. giuliano

    Caspita, non ne sapevo nulla di questa collaborazione. Disco non essenziale, mi par di capire da quello che scrivi: val la pena per uno che Lanegan lo apprezza assai, come me, andarsi ad accattare la copia in vinile – per un 20/25 euro, presumo – anche in considerazione della bella copertina?

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