Savages – Silence Yourself (Pop Noire)

Savages - Silence Yourself

Naturalmente non è colpa mia se ho gli anni che ho e ho ascoltato i dischi che ho ascoltato. E altrettanto naturalmente non è una colpa, per chi è più giovane, non avere ancora avuto il tempo né di passare al vaglio quelle tre o quattro decine di migliaia di album né di farsi sufficientemente smaliziato. O cinico, se preferite. Li posso capire i critici ragazzini e soprattutto ragazzine (che poi tanto ragazzini e ragazzine non sono; oggi lo si è ancora a trent’anni quando io a trent’anni ero già un fallito) che si entusiasmano per il debutto delle Savages, da Londra come si può essere da Londra avendo una cantante (e, prima che cantante, attrice; tenere a mente) francese. Li posso capire, perché – come ha scritto il “Guardian” – “ci fa sognare di come ci si doveva sentire a essere in giro quando a esordire erano i Public Image Ltd, i Magazine, Siouxsie & The Banshees, i Joy Division, di cosa si potesse provare ad ascoltare in tempo reale quei dischi incredibili”. Li posso capire, loro. Capisco un po’ meno chi, avendo maturato qualche esperienza in più, si esalta o fa mostra di esaltarsi per quella che, lungi dall’essere una nuova estetica post-punk, è una ricreazione certosina del post-punk che fu, 1981 o giù di lì.

Il punto è questo: dagli Interpol in avanti, da dopo i TV On The Radio certi anni ’80 (che poi erano ancora in parte gli ultimi ’70) sono tornati a essere straordinariamente cool. Prima di crucciarsene sarà il caso di riflettere che lo shoegazing ci ha “regalato” il cosiddetto dream pop e che insomma ci possono essere revival peggiori (praticamente tutti). Prima di deprecare che si riproduca in vitro il già accaduto sarà il caso di annotare che l’adesione pedissequa a qualsivoglia modello non è un obbligo. Lo hanno dimostrato proprio i due gruppi summenzionati che pure nella new wave della new wave (che per inciso ha anch’essa ormai dieci abbondanti anni e oggi ci sono band che si ispirano agli Interpol, ai TV On The Radio) ci può essere vita. Sforzarsi o meno che ci sia, è una scelta. Prendere un elemento qui e uno lì. Cercare una sintesi, che di per sé è un provare minimo a dare una prospettiva attuale. Ibridare magari ulteriormente con elementi non appartenenti al contesto originale. Ecco, io questo in “Silence Yourself” davvero non riesco a sentirlo e non credo di essere diventato d’un tratto sordo. Fin troppo bene ci sento, anzi, e ciò che ci sento è una – pure brillante a tratti – collezione di inediti dei Banshees dell’era aurea. E mi paiono foglie di fico i richiami che leggo a destra e a manca a Patti Smith come a PJ Harvey, alle Slits e ai Joy Division, ai Bauhaus come alle Sleater-Kinney (azzardi comunque meno azzardati del citare Pop Group e Birthday Party) e avrete notato che un paio di nomi sono decisamente post-’80. Ma se non vogliamo prenderci in giro dobbiamo dirlo che tutto “Silence Yourself” era già racchiuso – dall’innodia spigolosa dell’impianto generale sin nei dettagli di un trillare di corde – in “The Scream”, in “Join Hands”, in “Kaleidoscope”, in “Juju”. Non c’è bisogno di cercare altrove perché quasi nulla c’è che altrove si possa trovare, se non forse nel suggello singolarmente atmosferico di una Marshal Dear disegnata dal piano e resa ulteriormente suggestiva dal clarinetto di Duke Garwood. Si potrebbe partire da lì per provare a elaborare qualcosa che abbia un minimo – quello sindacale – di personalità. Se no parliamo di quanto siano brave dal vivo le ragazze e non ne dubito. Se no parliamo di femminismo.

13 commenti

Archiviato in recensioni

13 risposte a “Savages – Silence Yourself (Pop Noire)

  1. Henry Trave

    Condivido tutto!
    Pensa che l’ho ascoltato in cuffia facendo jogging 2 giorni f, l’avevo nell’i-pod assieme al disco dei Daughter e quando è arrivata l’ultima canzone non ero nemmeno sicuro fossero ancora loro o fosse cominciato il disco successivo.
    Infatti è+ l’unico pezzo che si discosta dall’essere nu copieincolla di Siouxsie!

    Henry

    • Giancarlo Turra

      Daughter, almeno è un filo più inventivo, con quell’eco da Kistin Hersh depurata dai tormenti. Quel che mi colpisce, è vedere gruppi di gente composta da venti-e-qualcosa che per ‘esprimersi’ fotocopiano il passato.

      E ancor di più che, con poche eccezioni, siano gruppi di gente con mezzo secolo sulle spalle – quando va bene – a spazzare via i giovani quanto a urgenza e sostanza. Una volta, tanto tempo fa, era esattamente l’opposto. A un certo punto, il processo si è invertito.

      • Stefano Piredda

        E sarebbe interessante capire come mai…

      • giuliano

        E’ un problema che va alimentando il dibattito filosofico dai tardi anni ’70 (non in merito al rock in particolare, mi pare chiaro. Ma insomma, la questione generale sussume anche la musica pop e i suoi tormenti terminali, tutto sommato)

  2. proprio così, è il vecchio che avanza.

  3. Pier Tuonando

    ma è una recensione sulla recensora o sulle recensite?

    • Spero di non avere capito la domanda. Che se no sarebbe piuttosto offensiva. Questo disco ha raccolto voti altissimi più o meno ovunque, la media di Metacritic è uno stupefacente 85/100.

      • Giancarlo Turra

        laddove “stupefacente” è da intendersi, stavolta, in un’accezione che va dal preoccupante al deprimente…

      • Claudio

        “azzardi comunque meno azzardati del citare Pop Group e Birthday Party”
        Capisco che possa sembrare offensivo ma è ovvio quale sia la recensione che hai in mente…e non credo sia un caso.

        Con immutata stima.

      • Di recensioni altrui di questo disco ne ho lette un’infinità. Un’unica pubblicata su un giornale italiano. E quel giornale italiano NON è quello al quale suppongo tu ti riferisca e che ho smesso di leggere nell’esatto istante in cui ho smesso di scriverci. Ci sono già polemiche a sufficienza senza che se ne inventino altre di sana pianta.

  4. Claudio

    Allora ti devo le mie scuse. I gruppi citati (gli stessi di cui parla Claudia Durastanti)mi hanno fatto credere che fosse quella la recensione a cui facevi riferimento.
    Non era comunque mia intenzione fare alcuna polemica.
    Ciao

  5. Volendo sparare sui morti, mi sembra che la voce non reggendo i picchi di Mrs. Siouxsie Sioux si affidi talvolta a gorgheggi un poco Patti Smith degli inizi.

    Ricordo nell’agosto del 1980 di essere entrato in un negozio di dischi di San Francisco e chiedere “chi fossero” quelli sul piatto: aspettavo l’uscita di Kaleidoscope e … beh erano gli Young Marble Giants di Colossal Youth.
    Insomma può anche capitare che in certe interpretazioni si possano rilevare delle affinità, ma usare l’altrui cantato (quello più riconoscibile) come matrice è piuttosto diverso. E poi: Savages, penso a The Creatures.

    I ragazzini non sanno: ma se grazie ai Savages scoprono gli originali, bene.
    I cinquantenni ogni tanto vorrebbero qualcosa di nuovo e cascano nel finto nuovo (indicate voi una delusione) o nel buon apostolato (A.R.E. Weapons per Suicide).
    I giornalisti recensiscono.

    Sarebbe gradito se, ogni tanto, qualcuno si ricordasse fra le grandi voci femminili attuali quella di Billie Ray Martin e fra quelle rimpiante (credo per sempre) quella di Linder (Sterling).

    Steg

    http://steg-speakerscorner.blogspot.com/

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