Contorciti! Il ruggente 1979 di James Chance

Contortions Poster

Se c’è una singola canzone che mi ha ispirato a fondare i Contortions è Superbad, per via degli assoli di sassofono che la caratterizzano. Non riuscivo a credere alle mie orecchie la prima volta che la ascoltai! Voglio dire… James Brown è sempre stato uno cazzuto, ma quando cominciò a buttar dentro i suoi brani assoli di sax in stile free jazz mi sconvolse. Non avrei mai immaginato che gli piacessero cose del genere, perché per la maggior parte di quelli del giro del rhythm’n’blues erano roba aliena”: così James Siegfried – alias James Chance, alias James White, alias James Black – riferiva a “The Wire” su quale fosse stata la scintilla (non che nessuno avesse mai avuto dubbi al riguardo) scatenante quell’incendio punk-funk-jazz al quale la sua ghenga fornì la benzina. A diciotto anni dall’esordio assoluto nella storica e isterica raccolta di autori vari “No New York”, a diciassette dalla formidabile accoppiata di 33 giri che consegnò alla Ze. Era il 1996, dunque. Il nostro uomo aveva appena pubblicato un discreto album, “Molotov Cocktail Lounge”, per i tipi della Enemy (stessa casa discografica dei Defunkt dell’amico Joe Bowie) e soprattutto aveva appena visto tornare in circolazione, dopo lunga latitanza, quei due storici LP, “Buy The Contortions” e “Off White”, ristampati con discretamente ricco corredo di bonus da un’etichetta hip quale la Infinite Zero di Henry Rollins e Rick Rubin. Si faceva un gran parlare di no wave, giustamente individuata come uno stile antesignano della composita galassia (e soprattutto dell’attitudine) post-rock, e della no wave – frutto dell’incontro in due quartieri newyorkesi, l’East Village e SoHo, di quattro categorie di artisti ciascuna a suo modo iconoclasta: performer multimediali, jazzisti discepoli di Coleman e Ayler, funkster in polemica con la deriva commerciale della black music, punk che del punk rifiutavano la discendenza da rock’n’roll e garage – i Contortions erano stati le uniche vere stelle. Si sarebbe potuto pensare, nel 1996, che il Sigfrido avesse finalmente messo la testa a posto e si trovasse sul limitare di una seconda giovinezza. Ne avete più avuto notizie, voi? Altri sette anni sono trascorsi (lui ne ha adesso cinquantuno) e il motivo per cui ci si ritrova a parlare di James come-volete-chiamarlo è lo stesso di allora ma senza un disco nuovo di cui dire: un’altra riedizione (benvenuta, essendo ormai le copie Infinite Zero ardue a trovarsi quasi quanto i vinili originali) di “Buy The Contortions” e “Off White”, questa volta riportati nei negozi dalla Munster e nell’economica formula “due LP su un solo CD”. I baldi giovini (gli unici giustificabili) ancora sprovvisti potranno così provvedere.

Ne resteranno per certo colpiti, ma probabilmente meno sconvolti (curioso come lo scorrere del tempo renda accettabili dapprima, quindi merce corrente, spartiti che al loro apparire avevano offeso i più) degli acquirenti d’epoca. Ci siamo imbattuti in cose ben più estreme, dopo, ma questa manciata di canzoni al tempo fu rivoluzionaria, funk tutto spigoli che faceva male alle orecchie e lasciava le gambe incerte riguardo al che fare. In ogni caso: suona ancora freschissima, concepita per uccidere, come ammonisce il primo titolo in scaletta. “Buy The Contortions” è un vortice di elettriche distorte e sax ululanti, pattern ritmici funkissimi, esilarante energia punk, sperimentazione free. Brano-manifesto: Contort Yourself. Unico momento di requie pressoché a fondo corsa: Twice Removed, manciniana. “Off White”, uscito praticamente in contemporanea ma a nome James White & The Blacks, sciorinava musica meno spiritata, elegante persino, e comunque con micidiale senso del groove (esemplare la versione sistemata a incipit e assai diversa da quella citata dianzi dell’inno Contort Yourself). Un paio di capolavori o poco meno: una Stained Sheets punteggiata da una voce orgasmica; una Tropical Heatwave che fa no wave i compagni di etichetta Kid Creole & The Coconuts. Una sorpresa alla fine: Bleached Black è di fatto un blues.

Il James Siegfried essenziale sta tutto qui. Il resto – quattro live, tre album in studio – è materia per gli ossessionati che potreste diventare.

 Pubblicato per la prima volta su “Il Mucchio”, n.542, 15 luglio 2003.

3 commenti

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3 risposte a “Contorciti! Il ruggente 1979 di James Chance

  1. Ho visto due volte dal vivo questo pazzo furioso (allo Spazio 211 di Torino), e sono stati tra i concerti più belli della mia vita. Grande, grande, grande.

  2. Ero troppo piccolo per godere degli spasmi di No New York ma abbastanza grande – poi – per apprezzare un disco minore come Fix Is In. Gran bell’articolo as usual

  3. visto un paio d’anni fa in una sorta di djset/karaoke suonato… un po’ triste, ma anche piuttosto divertente e ballabile.

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