The Bevis Frond – White Numbers (Woronzow)

The Bevis Frond - White Numbers

Se non si conta chi quel disco lo importava, sono abbastanza sicuro di essere stato il primo in Italia  a scrivere  di Bevis Frond. Sono pressoché sicuro che la mia copia di “Miasma” appartenga alla prima, mitica tiratura in soli duecentocinquanta esemplari. Mentre sono sicuro al cento per cento che il mio “Through The Looking Glass” non sia uno dei volgari tarocchi che a un certo punto invadevano i negozi del Bel Paese, quando qualche furbetto si rendeva conto che c’era un mercato eccome per quell’acidissimo, ultraelettrico rock chitarristico con qualche oasi di folk stralunato: fanno fede numerazione, dedica autografa alla Desdemona dei John’s Children, firma dell’autore stesso. Ero pazzo per Bevis Frond nei tardi ’80, collezionavo e facevo collezionare devotamente ogni sua uscita e santoiddio se ne buttava fuori di roba, il signor Nick Saloman. Poi, a un certo punto, basta. Ti svegli una mattina e ti rendi conto di non essere più innamorato, ti accorgi che l’eccessiva frequentazione ha sciupato la magia, sai che conserverai per sempre il ricordo dei momenti belli ma non ne vivrai più di paragonabili e allora… Tanto vale… Bizzarro che io e Nick ci lasciassimo nel momento in cui Bevis Frond diveniva gruppo vero, non più mero pseudonimo, e poteva quindi cominciare a suonare anche dal vivo. Pressoché incomprensibile, a ripensarci, che accadesse all’indomani della pubblicazione di quello che risultava essere a quel punto (e nell’opinione generale è rimasto) il suo capolavoro, il monumentale “New River Head”. Doppio in cui – seppure un po’ in ritardo essendosi fatto il ’91 – gli anni ’80 facevano definitivamente irruzione in una musica che quasi musealmente si era fino ad allora nutrita di ’60 e ’70. Improvvisamente gli Wipers, gli Hüsker Dü, i Current 93 diventavano fonti di ispirazione cruciali quanto Hendrix, o i Byrds, o il più oscuro progressive-folk britannico d’epoca. “New River Head” mi piaceva tantissimo ma era come un’ultima vacanza insieme, un’ultima notte di fuoco. Nei ventidue anni trascorsi da allora, giusto un paio di incontri occasionali. Anche soddisfacenti, eh? Soprattutto “Hit Squad”, che nel 2004 mi pareva un “New River Head” più conciso (si fa per dire: quasi un’ora e venti) e pop. Così è stato con discrete aspettative che lo scorso 10 maggio ho raggiunto un club torinese dove  erano in cartellone, nella loro ormai classica formazione a quattro, i Bevis Frond. A ventisei anni dacché la puntina si  inoltrò per la prima volta nei solchi di “Miasma” potevo infine gustarmeli live. Sono andati oltre qualunque attesa. No: oltre. E io ho di nuovo perso la testa.

Essendosi separate le rispettive strade fin dai primi ’90 mica me n’ero accorto che, dopo il pregevole “Hit Squad”, Nick “Bevis Frond” Saloman per ben sette anni non aveva più pubblicato nulla. Nulla di suo, intendo, giacché nel lungo iato fra quell’album e il seguente “The Leaving Of London” tutte le sue energie sono state dedicate a un’etichetta (non la Woronzow) specializzata (ma guarda!) in ristampe di garage e psichedelia. Buon per me, che non devo aggiungere altri titoli al corposo elenco di quelli minimo da assaggiare per vedere se meriti o no (temo di conoscere la risposta) recuperarli. Buon per Saloman stesso, credo, che ha avuto modo di ricaricare le batterie e due ulteriori anni dopo lo testimonia un nuovo doppio (in vinile addirittura triplo) che, se non raggiunge i livelli del summenzionato “New River Head”, ci va vicinissimo. Non ci si crede a come vola “White Numbers” e dire che dura due abbondanti ore e resterebbe comunque un mammuttone anche espungendone i 42’10” (avete letto bene) di una conclusiva Homemade Traditional Electric Jam. Vario ed esaltante il percorso che conduce fin lì e lungo il quale si alternano quiete ballate acustiche e assalti ai limiti dell’hardcore, squisiti jingle jangle e apocrifi da “Warehouse: Songs And Stories”, zuccherini sixties-pop, divagazioni all’acido lisergico, monoliti hard. È come se il nostro uomo avesse voluto riassumere in un paio di dozzine di canzoni una collezione di dischi di cui si racconta con toni da leggenda. E già sarebbe molto, non fosse che qui dentro ci senti pure del sentimento, della vita vera che come sempre trascende il più magistrale degli esercizi di stile. Ecco, forse il chilometrico congedo finisce per essere proprio quest’ultima cosa, un compiaciuto ancorché divertito sfoggio di bravura. Peccato veniale, ad ogni modo, in capo a un lavoro per il resto di solidità e brillantezza clamorose.

10 commenti

Archiviato in recensioni

10 risposte a “The Bevis Frond – White Numbers (Woronzow)

  1. A

    Percorsi paralleli il mio e il tuo con Bevis Frond. L’innamoramento a fine ’80, l’avida ricerca di tutti i vinili, e poi l’allontanamento repentino in epoca ‘London Stone’. Però li vidi dal vivo al Bloom di Mezzago, primissimi 90, una suonata di due ore per quattro anime, preceduta da una partita a calcio balilla tra Nick e gli altri…

  2. Visionary

    New River Head lo adoro tutt’oggi senza ritegno. Se questo ultimo lavoro gli si avvicina anche di poco ho già trovato un altro candidato a disco dell’anno! Non vedo l’ora di sentirlo, grazie Maestro 🙂

  3. Francesco

    Anche a me è successa la stessa cosa con il buon Bevis Frond, ma l’innamoramento è durato meno e già gli outskirts mi avevano tediato. Ti invidio comunque la sensazione avuta al concerto, è bellissimo andare via di testa nuovamente per qualcuno

  4. Marco Tagliabue

    E’ bello vedere che in tanti abbiamo coltivato un amico sincero come Nick con storie più o meno parallele. Io lo conobbi con “Triptych”, andai a ritroso fino a “Miasma”, e non lo mollai più fino a “Son Of Walter”. C’ero anch’io fra i quattro gatti del Bloom durante il tour di “London Stone” e tengo come un vecchio cimelio la copia del disco con la dedica di Nick. Purtroppo l’ho perso nella sua recente puntata a Milano…l’ho saputo all’ultimo momento e mi ero gia organizzato per andare a vedere Blixa Bargeld e Teho Teardo. E’ ancora più bello constatare che gli è tornata la voglia di suonare e fare dischi, e (vista la dimensione) di recuperare tutto il tempo perduto, perchè le note nel booklet di “Hit Squad” erano veramente desolate e facevano pensare ad un addio definitivo. A questo punto non vedo l’ora di avere fra le mani “White Numbers”…

  5. giuliano

    Quindi hai Miasma, first pressing? E bravo… Olimorté.
    Leggo che la prima stampa è stata fatta in 500 copie, in realtà. E comunque viaggia sui 100/150 euri.
    Me la regali? 😉

    • Io ho sempre saputo di 250, anche se non potrei escludere una ristampa volante indistinguibile dalla prima tiratura. Il buon Nick ne tirò così poche non perché desideroso di creare una instant rarity ma perché genuinamente convinto che non sarebbe stato filato da nessuno.
      Ovviamente no, non te la regalo. Diciamo però che potrei lasciare due righe al riguardo nelle disposizioni testamentarie. 🙂

  6. davide

    So che è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve fare; e chi, se non il VM?
    Una playlist, un best (tipo 20 pezzi) di Bevis Frond, si può avere?
    Lo aspetto nei commenti…

  7. davide

    mannaggia..volevo una roba anche non impeccabile, da mettere sull’ipod e sentire mentre corro! Qualcuno con minori responsabilità si offre?

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