La zuppa del casale (rock)

Campbells Condensed

È straordinario, avendo il dente avvelenato e un minimo di curiosità, quante cose è possibile scoprire usando semplicemente Google e certi strumenti giuridici a disposizione di ogni privato cittadino. Mettiamo che per una qualunque ragione (ad esempio: volete farci affari) vi serva reperire informazioni su una società, coop, srl o spa che sia. Non dovrete fare altro che rivolgervi alla camera di commercio competente e dovranno fornirvele. Il bello è che non sarà nemmeno necessario addurre una giustificazione. Voi chiedete e loro (alla camera di commercio) sono tenuti a dirvi e darvi e questo senza che la società oggetto dell’indagine ne venga avvisata. Insomma: ho scoperto che visure, bilanci e note integrative ai bilanci della Stemax erano e sono (come pure i modelli C17 che le cooperative sono tenute a compilare) nella disponibilità di chiunque ne faccia domanda. Ho pensato bene allora di procurarmeli. Perché le voci di corridoio, i pettegolezzi, le illazioni non mi bastavano più. Volevo cominciare a capire sul serio come sia possibile che un giornale che, in quanto pubblicato da una cooperativa, ha ricevuto dal ’96 a oggi svariati milioni di euro di contributi per l’editoria, versi da tempo in condizioni anche peggiori (che il momento sia difficile per tutti non è in discussione) di una concorrenza che dallo stato non ha viceversa mai percepito direttamente un centesimo. Volevo andare a verificare (una cosa è il “sentito dire”, altra il racconto-confessione di una vita selvaggia, altra ancora i conti) se all’origine di questa crisi drammatica ci fosse solo l’incapacità imprenditoriale di chi questa società ha gestito negli anni o qualcosa di peggio, o un combinato di entrambe le cose. Pensavo che mi sarebbe bastata una scorsa superficiale ai bilanci (sono riuscito a oggi ad avere quelli dal 2004 al 2011; il 2003 è largamente ricostruibile dal successivo, il 2012 non ancora disponibile), e soprattutto alle corrispondenti note, per intendere se i sospetti – miei e di altri – avessero un fondamento e meritasse approfondire. Mi è stato sufficiente in realtà leggere la cosiddetta “visura camerale storica” di Stemax – Società Cooperativa per capire che nei bilanci in questione mi sarebbe toccato immergermi.

E così ho fatto, seguendo né più né meno il metodo che seguo da sempre per preparare gli articoli più impegnativi, quelli da qualche decina di migliaia di battute. Lettura attentissima dei materiali in mio possesso accompagnata da un continuo, maniacale prendere appunti su ogni particolare possa lontanamente ipotizzarsi utile in sede di stesura di monografia. Mi ritrovo adesso con qualcosa come diciassette pagine formato A4 fittissime di note scritte a mano, zeppe di virgolettati, evidenziazioni, rimandi, confronti, conteggi, chiarimenti a me stesso medesimo (alcuni dei quali gentilmente datimi da un lettore del “Mucchio” che di mestiere fa questo: revisiona conti). Naturalmente non le userò tutte. Quando scrivo un articolo, di norma non arrivo ad adoperare più del 15%-20% degli appunti. In questa sede mi farò bastare il 5%. Per i miei scopi, abbonda. Vi ucciderei di noia facendovi smarrire nei meandri di bilanci nei quali di anno in anno voci appaiono e scompaiono, vengono dettagliate oppure no, spiegate o sottointese. Facilmente perderei io pure il filo del discorso. Voglio invece che mi seguiate e, sempre al fine di rendere il tutto il più leggibile possibile, oltre a limitare al massimo i tecnicismi darò per scontato che chiunque mi stia leggendo sia all’incirca a conoscenza delle puntate precedenti della lunga diatriba. Che abbia già letto quanto raccontai (qui) riguardo alla fine della mia quasi ventennale collaborazione con “Il Mucchio”, che abbia altresì seguito sul forum del giornale stesso, sui blog di Massimo Del Papa e Federico Guglielmi, sui loro profili Facebook e ovviamente pure sul mio (ma anche su tanti altri) le polemiche e la diaspora infinita che nel corso degli ultimi venticinque mesi (comincia tutto nell’aprile 2011, data dell’abbandono coattivo del giornale da parte del fondatore Max Stefani) hanno portato innumerevoli collaboratori storici del giornale a lasciarlo: nell’ordine, Massimo Del Papa, Riccardo Bertoncelli, il sottoscritto, Carlo Bordone, Federico Guglielmi, Giancarlo Turra, Carlo Babando, Michele Benetello, Aurelio Pasini, Alessandro Besselva Averame. A farla breve, la quasi totalità della redazione musicale della rivista musicale italiana di più lungo corso e se mi sono dimenticato di qualcuno me ne scuso. Darò per scontato nella stessa misura in cui devo presumere che chi mi legge quando scrivo di musica sappia, per dire, chi è Bob Dylan o cosa sia il reggae, che differenze intercorrano fra  punk e psichedelia e che la Lola dei Kinks è un travestito.  L’ABC. Se sei arrivato a leggermi fino a questo punto, credo che proseguirai. Pronto?

Io lo faccio per la verità.” (Daniela Federico)

Non lo nasconderò: due coglioni così. E, del resto, chi non se li farebbe trascorrendo alcuni giorni con la capoccia su degli elenchi di numeri? Confesserò però di essermi anche divertito in certi momenti e che il divertimento veniva dal conoscere i protagonisti della vicenda e dal constatare come taluni vizi siano con ogni evidenza loro connaturati, come parte del DNA. Fantastico constatare ad esempio come il copia-e-incolla sia uno stile di vita che si estende persino ai resoconti delle assemblee nelle quali si dichiara (si tratta ovviamente di atti ufficiali; da qui in avanti praticamente tutto ciò che scriverò è tratto o desunto da atti ufficiali) di avere discusso i bilanci in questione. Iniziano tutte a mezzogiorno in punto, sono sempre “rappresentati in proprio o per delega numero 7 quote sulle 9 costituenti il capitale sociale” e si concludono invariabilmente alle 13.30 con un’approvazione “all’unanimità”. Avete nostalgia di “My Private Life”, la rubrica in cui Stefani mensilmente lamentava che “stiamo perdendo il gusto dell’indignazione”? Di quel vibrante parlare, come da un pulpito e puntando sempre il dito accusatorio, si coglie una chiara eco quando – leggendolo, ammetterò che non riuscivo a crederci – non una ma ben due volte (repetita iuvant, dicono quelli che sanno il latino) nelle note a corredo dell’anno 2009 si imputa una perdita di esercizio di € 30.966 a una diminuzione dei fondi erogati. Si accusa: “La riduzione è stata causata da una interpretazione arbitraria e senza fondamento giuridico effettuata dalla Presidenza del Consiglio”. Non metto becco, per quanto non mi risulti che sia stata avviata un’azione legale nei confronti della Presidenza del Consiglio medesima come si sarebbe dovuto fare se convinti delle proprie ragioni (ma sono naturalmente pronto a ogni rettifica). Avendo buona memoria ricordo però anche il titolo di un’altra, più succinta rubrica che per qualche tempo nobilitò le gloriose pagine del “Mucchio”: “La faccia come il culo”. Mi dica il gentil lettore se non gli pare adatto a descrivere chi in altri, precedenti anni (e non una volta) dallo stato ricevette invece più di quanto non si attendesse e, va da sé, non se ne crucciò. Stralcio dalle note 2004: “A seguito del conguaglio dei contributi della Presidenza del Consiglio dei Ministri degli anni precedenti per importi maggiori a quelli previsti si è registrata una plusvalenza di € 51.693”. Niente male, no? Non ci si lamenta, non si deplora, non ci si indigna nemmeno quando nel 2007 (anno d’oro, per ragioni che spiegherò più avanti) si registrano con soddisfazione “€ 18.358 per maggiori contributi per l’editoria rispetto a quanto accertato dalla società”. A caval donato d’altro canto non si guarda in bocca, ammonisce la saggezza popolare, e di cavalli nel tempo qualcuno ne ha ricevuti in dono abbastanza da farci il palio a Siena per un decennio o due.

Di quanto fosse patologica la tendenza a ricamar fiabe a uso tanto interno che esterno provvede poi a offrire clamorosa evidenza la parabola del ritorno a una cadenza di pubblicazione mensile nel 2005 dopo che per nove anni il giornale era uscito settimanalmente. Io me li ricordo bene gli accesi dibattiti interni alla redazione e fra redazione e proprietà su questo epocale passaggio. Io me lo ricordo bene come da allora Daniela Federico (amministratrice della coop sin dall’aprile ’97) si sia sempre gloriata di avere obbligato Max Stefani a chiudere la disastrosa avventura del settimanale. Quando ancora in tempi recenti illustrava a noi collaboratori come la rivista sarebbe stata altrimenti costretta alla chiusura non oltre il 2006, o massimo il 2007, diceva certamente il vero. Peccato dimenticasse un dettaglio di cui sono venuto a conoscenza solo leggendo le note a corredo del bilancio giustappunto dell’annus miriabilis (sic; anzi: sigh e pure gulp) 2005. Ossia che fu una Legge Finanziaria a determinare un cambio che, se non ci fosse stato entro il 31 dicembre 2004, avrebbe comportato il decadimento dal diritto di usufruire dei contributi per l’editoria per qualcosa come cinque anni, con una conseguente perdita di introiti pari a, malcontati, due milioni e mezzo di euro. Che bisogno aveva la Federico di raccontarci questa pur innocua balla? Dev’essere stato più forte di lei.

Peccato veniale tuttavia, quando è il momento di passare a illustrare qualche peccatuccio un tantinello più grave e per la piena comprensione di quanto mi appresto a narrare sarà opportuno che il lettore vada a riprendersi la lunga citazione da Wild Thing (Pensare selvaggio, traducono quelli che sanno l’inglese) che riportavo nel post dello scorso 23 gennaio. Quella da pagina 209. Legga, o rilegga, e tenga bene a mente. Fatto?

Nel momento in cui c’è da fare uscire degli scheletri dagli armadi non ci poniamo nessun limite.” (sempre la Federico: dura, incorruttibile, quasi eroica)

Avvisavo in precedenza: mi concentrerò su pochissimi punti particolarmente significativi ma, più che altro, di comprensione immediata anche per chi si trovasse a passare qui per caso. Mi concentrerò su alcune spese che in nessun modo, a me pare, possono essere giustificate nel contesto di una piccola cooperativa (dalla quale, per inciso, chi per il giornale davvero lavorava veniva scientemente tenuto fuori; cooperativa di giornalisti per modo di dire e che nondimeno le elargizioni statali le riceveva in quanto tale) che pubblica una testata con vendite che negli anni sono oscillate da abissi di meno di tremila copie a vette di diecimila o più. E che a una firma oggettivamente importante come il sottoscritto in quegli stessi anni ha elargito un munifico compenso (mai adeguato all’inflazione e addirittura nel 2012 drasticamente ridotto) di € 395 mensili netti per undici mensilità annue per il lavoro per il mensile e, a seconda del periodo, € 750 oppure 900 (sempre netti) per ogni numero del supplemento “Extra”. Cifre del genere. Ma c’era chi era pagato anche parecchio meno. C’era chi non era pagato per nulla. I soldi li si scialava invece così…

Per autovetture, ad esempio. Scorrendo il bilancio 2004 mi imbatto in un’ auto in leasing del valore di € 28.896. L’anno dopo compare una BMW (l’unica di cui sia dato di sapere la marca) presa sempre in leasing per € 23.832. Nel 2007 c’è una new entry ancora, per € 14.221. Nel 2008 si spendono € 23.718 per l’ennesimo acquisto, e stavolta il pagamento è con un mutuo oppure cash, e però nel 2009 – anno in cui si registra la perdita di esercizio di cui dicevo sopra – quella vettura dai bilanci sparisce. Dove? Forse rubata? Urge sostituirla, allora, e vai con un nuovo leasing, per € 27.552. Evidentemente tutto ciò non basta (faccio presente che tutte queste auto erano in uso non genericamente ai soci, diversi dei quali possono essere definiti, in senso tecnico, dei prestanome, ma ai due proprietari veri della Stemax, dal ’96 all’aprile 2011 Max Stefani e Daniela Federico) ed entro l’esercizio 2010 viene comprato, pagandolo presumibilmente in contanti, un mezzo del valore di € 19.898. Sia chiaro: non spetta a me stabilire se queste spese si configurino o meno come distrazioni di fondi per usi personali. Partiamo anzi dal presupposto che non lo siano. Quello che domando al lettore, e di rado domanda mi parve tanto retorica, è se sia stato etico spendere così tanto per permettere a così pochi di fruire di beni così costosi che si sarebbero potuti benissimo pagare da soli, attingendo agli alquanto lauti emolumenti che generosamente concedevano a se stessi.

Le automobili naturalmente costa mantenerle: benzina, bollo, assicurazione, pneumatici, meccanico. Come ben sa chiunque ne possegga una. Giudichi dunque chi ne possiede una (io, faccendo il pubblicista e non l’editore, mai me la sono potuta permettere) se siano o meno congrue le spese iscritte a bilancio negli anni di vacche già stente 2009 e 2010 (cito questi due perché, misteriosamente, sono i soli in cui nelle infinite colonnine di numeri ne compaiono che dettagliano queste uscite): sono € 38.164, che diviso per ventiquattro mesi fa 1.600 eurelli al mese e mi sembra un po’ tanto, ma magari sbaglio. Siccome sono non solo i due bilanci più circostanziati ma pure i più significativi perché subito precedenti il disastro di un 2011 in cui il passivo  quadruplicherà abbondantemente, giungendo per quel singolo anno a € 107.455, vi cito qualche altra spesa corrente (oltre alle due autovetture, ricorderete), andando praticamente random: una ristrutturazione immobiliare per € 23.639, spese telefoniche per € 12.067, rimborsi a pie’ di lista per € 26.435, abbonamenti e canoni per € 3.159 (Stefani se ne vanterà che la società gli pagava non solo il pieno ma anche l’abbonamento alla pay TV), spese di rappresentanza non meglio specificate per € 7.290. Dal bilancio 2011 (2011!!! non ancora approvato nel momento in cui la Federico lanciava, rivolgendosi con il cappello in mano ai lettori, una campagna di raccolta fondi straordinaria per salvare il giornale) emergono € 23.781 per “spese di trasferta, ristoranti e alberghi”.

Da bilanci sicuramente a norma di legge ma che, eufemisticamente, definirei criptici saltano fuori nel 2005 € 37.135 di “spese manutenzione immobili” (compaiono nel rendiconto successivo) e nel 2006 € 24.336 per software e ci si domanda se abbiano acquistato venti copie di Xpress o un programmino per pilotare il Voyager. Tornando a razzo sul 2009 e 2010, ecco un indizio che il futuro cominciava a fare paura: vengono acquistate due polizze AXA Mps e una INA Assitalia (beneficiaria la società o altri?) per complessivi € 29.000. Verranno presto rivendute, in pesante perdita. Nel 2011 per la prima e a oggi unica volta si precisa inoltre il compenso per l’amministratore: € 25.773 oltre agli oneri. Acqua fresca, direbbe qualcuno.

Tolte auto e relativi costi, potrebbero tuttavia sembrare bruscolini. Prima di passare ad altro vorrei allora dare a chi legge ancora qualche numero su cui riflettere. Ad esempio, lo strabiliante incremento datato 2007 dei costi della “produzione per servizi”, balzati da € 495.022 alla astronomica cifra di € 738.295. Sarà naturalmente soltanto una coincidenza, ma il 2007 rappresenta nella storia della Stemax una breve età particolarmente aurea a sé stante, giacché è l’anno in cui lo Stato generosamente eroga non una ma due rate di contributi (nessuno protesta). I soldi ci sono, in abbondanza, e vengono subito spesi. Posso garantire che né il sottoscritto né qualunque altro giornalista ne ebbe mai il minimo sentore. A noi i compensi non li aumentarono.

Vi vedo frementi: ma, alla buon’ora, quanto si mettevano in tasca direttore (ora ex) e amministratrice (da due anni a questa parte anche direttora)? Impossibile dirlo con certezza non avendo a disposizione i libri contabili. Posso giusto confidarvi (e se volete andate a controllare) che nel 2008 la quota relativa ai soci di costo del lavoro risulta pari a € 266.545 su complessivi 385.301. Che l’anno dopo si inizia (si fa per dire) a stringere la cinghia e la quota relativa ai soci scende a miserevoli € 160.690 su un totale di 315.954. Che nel 2010 si fa quasi la fame con € 153.494 su 233.597. Tenendo presente che i compensi a Massimo Del Papa (per un certo periodo per sua sfortuna e quasi a sua insaputa socio) erano addirittura più modesti dei miei (non avendo lui “Extra”) e che quelli di Beatrice Mele (che credo, ma questa è una mera opinione, non più che dignitosi) potrebbero e forse dovrebbero, secondo logica, essere conteggiati altrove, vi sarete fatti una vaga idea di quanto si pagavano i padroni. Ops! Volevo dire “i principali soci della cooperativa”. Vero che si tratta di cifre lorde, ma per quanto lordi fossero bei soldi erano.

Se avete letto con attenzione il grande Max Stefani, vi attenderete adesso che vi parli di immobili. E sia. Nel maggio 2009 “Il Mucchio” lascia la sua sede storica di via Lorenzo Il Magnifico e si trasferisce in quella attuale in via Antonio Silvani. La prima cosa che salta all’occhio è che è curioso che chi entra in affitto in un alloggio, o in questo caso in un ufficio, spenda (già scritto poco più su) € 23.639 per ristrutturarlo. Strano ma vero. Un po’ meno strano quando si viene ad apprendere che la Stemax questo ufficio che rimette a nuovo lo assume in locazione da due soci. Quei due soci, va da sé. Non ci sarebbe nulla di discutibile (si tratterebbe di uno scambio di favori conveniente per tutti) se, come si scrive per giustificarlo, “sulla base della ricerca di mercato effettuata il canone di locazione” risultasse effettivamente “essere inferiore di € 4.800 annui rispetto a quello di mercato”. A quanto ammonti non lo si precisa, ma lo si può dedurre con una discreta approssimazione dalla voce “godimento beni di terzi” del bilancio 2010. Sottraendo al totale di € 38.892 i canoni di leasing delle benedette auto restano un 25-26.000 euro. Facciamo per comodità di calcolo che siano 24.000, 2.000 al mese spese incluse. In cinque minuti di ricerca appena effettuata su un noto sito di annunci immobiliari ho individuato, per farvi qualche esempio, 45 metri quadrati offerti in affitto a 800 euro, 50 a 850, 67 a 1.050, 120 a 1.800. Stiamo parlando non soltanto della stessa zona di Roma (Nuovo Salario) ma di vie tutte in prossimità (una davvero a due passi, sempre sia lodato Google Maps) della sede del “Mucchio”. Sede del “Mucchio” che è di circa 50 metri quadrati. Se la ricerca di mercato che citano l’hanno pagata, sarà forse il caso che si facciano rimborsare: non credete? I due non sono più da lungi soci in Stemax ma tuttora affittano alla cooperativa questo ufficio, di cui restano proprietari. Fra l’altro: non so se qualcuno ci abbia fatto caso, ma “Il Mucchio” ha il proprio ufficio a un indirizzo e la Stemax è domiciliata, sin dall’ottobre 2001 e tuttora, a un altro. Quell’altro indirizzo risulta essere un’abitazione privata. Come mai? No, dai, non mi va di essere malizioso come probabilmente sarete voi al riguardo.

Ho la coscienza pulita… mi sveglio la mattina e veramente sono contenta.” (sì, è sempre Daniela Federico che parla e sono tanto felice per lei)

Torno all’inizio. Alla visura leggendo la quale mi sono fatto persuaso che valesse la pena esaminare con attenzione bilanci e note. È una lettura illuminante perché offre conferma incontrovertibile di quanto era in realtà già da tempo (grazie alla confessione resa… scusate… all’autobiografia scritta dall’amico Max) di pubblico dominio: vale a dire che della cooperativa Stemax ha sempre fatto parte tanta, troppa gente che in Stemax poi non lavorava. Non vi figurano gli elenchi dei soci (ho giusto quelli degli anni 2010 e 2011, i soli messi on line da AGCOM) ma qualcosa che è quasi meglio, ossia gli elenchi dei consiglieri di amministrazione e dei cosiddetti sindaci, un livello superiore ai semplici soci. Non ci si crede alla gente in cui ci si imbatte: fidanzate, ex-fidanzate, fratelli delle fidanzate (in Stemax da sempre le fidanzate vanno forte), vecchi amici, giornalisti che però sul giornale sono stati delle meteore, fotografi che al giornale hanno raramente dato una foto, tipografi che del giornale non hanno mai stampato un numero e persino Stefani Senior, formidabile personaggio classe 1921. A minuscola riparazione figura in ogni caso anche una firma che per “Il Mucchio” fu invece effettivamente importante, quell’Andrea Scanzi oggi assai richiesto nei salotti televisivi nei quali si dibatte di grillismo. Sindaco dal 19 dicembre 2000 al 7 ottobre 2005, attualmente Scanzi è una delle colonne di un giornale, “Il Fatto Quotidiano”, da sempre parecchio critico riguardo ai contributi all’editoria. Chissà se e quanto la permanenza in Stemax lo aiutò a forgiarsi un’opinione al riguardo, sarebbe bello domandargli.

È stato sempre leggendo la visura di cui sopra che ho appreso che la Stemax il 20 settembre 2005 apriva un ufficio di rappresentanza. “Bravi!”, mi sono detto. Ecco una mossa intelligente. Certamente non si potevano permettere nemmeno con quel popò di contributi una sede a New York o Londra, ma una a Milano sì e può ben capire il lettore quanto possa risultare preziosa per un giornale di musica romano una sede milanese, tenendo conto che la discografia nazionale proprio a Milano è dislocata in massima parte. Poi ho guardato meglio. L’ufficio di rappresentanza lo avevano aperto a Montasola. Prego? Dove? Montasola, provincia di Rieti, 402 abitanti. Per avere conferma di quanto dico non vi servirà procurarvi il documento in questione. Basta che andiate su Google e scriviate di seguito “Stemax” e “Montasola”.

The Rock House

Un giorno di quasi 15 anni fa, durante una delle sue passeggiate a cavallo in solitaria, Max si imbattè in un casale che dominava la bella vallata di Montasola. Colpa forse dei muri in pietra o di quel senso di pace sospesa che solo certi luoghi possono dare, decise su due piedi di acquistarlo. Un giorno di quasi 4 anni fa, ci portò Tiziana, appena conosciuta, e mentre si godevano la vista sul frutteto le disse: ‘ho comprato questa casa molti anni fa e solo ora che sei qui ho capito perché’. Fu così che decisero, sempre su due piedi, di lasciare le rispettive città, ristrutturare il casale e trasferirsi qui. Qualche giorno dopo Max le ha chiesto di sposarlo, ora hanno due adorabili gemelle di pochi mesi, Lola e Zoè, e due gatti dolcissimi, Debby e Dexter. Sono  inguaribili romantici e amanti della buona compagnia.” (dal sito www.agrodolcemente.it)

Ma che dolce quadretto! Ma che tenerezza infinita! In Wild Thing Stefani la racconta con qualche svolazzo in meno – l’uomo è alquanto rustico, si sa. Non faccio copia-e-incolla perché mai vorrei che mi accusasse di usurpare la sua abilità principale. Mi limito a riassumere e perdonerete l’italiano un po’ zoppicante rispetto a quello di cotanto maestro. La mitica casa di Montasola (il “casale rock”, come è oggi conosciuto fra gli appassionati) vi compare per la prima volta a pagina 219. Curiosamente la si situa dalle parti di Poggio Mirteto ma via, son due passi, non sarà il caso di spaccare il capello e formalizzarsi per una simile, insignificante imprecisione. Si dice di un acquisto deciso su due piedi e pagato con la vendita della propria collezione di vinili. Si accenna che qualche anno dopo diverrà il primo vero “nido d’amore” per lui e la moglie. Tutto questo accade nel 1997. Nel racconto il casale non riappare che a pagina 291 e si è fatto il 2009. Scrivendo che “ovviamente la country house era rimasta quasi come l’avevo trovata dieci anni prima” il buon Max si sbaglia di due anni ma, si sa, diversamente dall’italiano la matematica non è mai stata il suo forte. Più interessante, benché da prendere con beneficio di inventario, è che scriva di piccoli lavoretti di ristrutturazione fatti nel frattempo e che pagherà il grosso del resto principalmente vendendosi casa (con dentro ancora il padre) e reperendo risorse in vari altri modi che qui non è interessante né utile dettagliare.

Oh, non ci crederete mai ma il 30 giugno proprio del 2009 la Stemax chiude il cosiddetto “ufficio di rappresentanza” a Montasola per aprirne un altro e stavolta a Roma. Accade il 1° luglio, vale a dire il giorno dopo, e questo ufficio è sito in via Cairoli. Dev’essere un’altra sorprendente combinazione che proprio allo stesso numero civico vada ad abitare Stefani, essendosi venduto l’appartamento romano e non essendo ancora finiti i lavori a Montasola. Un uomo in ogni evidenza “tutto casa e ufficio”, a dispetto della nomea di indolenza da lui stesso alimentata. A proposito di casualità: nei bilanci Stemax forse rammenterete che in un dato anno… aspettate… fatemi controllare… ecco, nel 2005… compaiono “spese manutenzione immobili” per € 37.135. Chi lo frequentava esclude che in quell’anno siano stati fatti lavori, e in special modo lavori così importanti, nell’ufficio in via Lorenzo il Magnifico e io allora non so proprio cosa pensarne. Suggerimenti?

Sia come sia: una sciocchezza, queste “spese manutenzione immobili”, a fronte di “immobilizzazioni immateriali” per complessivi € 102.898 registrate nel bilancio 2004 e già in calo (ammortamento?) rispetto agli € 128.833 risultanti dall’esercizio precedente.

Oggi Max Stefani vive proprio a Montasola, stessa via e numero civico del fu ufficio di rappresentanza Stemax, in questo favoloso casale certamente interamente ristrutturato con soldi suoi e che in uno stupendo slancio d’amore ha pensato bene di intestare alla moglie. Una vergogna che qualcuno osi insinuare che l’abbia fatto per sottrarsi, in quanto nullatenente, a certe querele che lo stanno inseguendo e una sola delle quali (lo so per certo) comporta una richiesta di danni quantificati in € 100.000. A Montasola, stessa via e numero civico del fu ufficio di rappresentanza Stemax, ha oggi sede legale l’impresa individuale della moglie, la cui attività (ve l’ho già detto che Google è fantastico?) consiste nella “coltivazione di ortaggi (inclusi i meloni) in foglia, a fusto, a frutto, in radici, bulbi e tuberi in piena aria (escluse barbietola da zucchero e patate)”. Lo tenga presente il prossimo che vilmente oserà accostare al nome di Max Stefani, oggi direttore di “Outsider”, l’espressione “braccia rubate all’agricoltura”.

Allora: tutto bene quel che finisce bene? Massì! Del come l’amico Macse venne accompagnato nella primavera 2011 alla porta del giornale fondato da lui medesimo nel 1977, con un accordo di liquidazione in 117 comode rate, vi racconterò un’altra volta, o forse no. Magari non ce ne sarà più bisogno. Mi sentirei però un verme se non informassi il lettore della splendida opportunità che gli si offre. Proprio a Montasola, ancora stessa via e numero civico del fu ufficio di rappresentanza Stemax, è oggi in vendita ad appena 165.000 euro un villino di 100 metri quadrati con un ettaro e mezzo di terreno. Sia chiaro che non è il casale rock, che è immobile di ben altre dimensioni e valore. Forse ne è una dipendenza, forse trattasi di altra proprietà. Al posto vostro (io purtroppo ho in banca due spiccioli e già un mutuo da pagare) non mi farei sfuggire l’occasione di andare ad abitare in un posto tanto ameno e soprattutto con come vicino di casa un’autentica leggenda del giornalismo musicale nostrano. Pensate alle serate che potrete trascorrere insieme lietamente dibattendo della discografia (solo quella blues, mi raccomando) dei Fleetwood Mac.

Però affrettatevi. Ho come l’impressione che per qualcuno del doman non vi sia certezza.

109 commenti

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109 risposte a “La zuppa del casale (rock)

  1. cosimo

    Arrivata è la tempesta:
    Odo finanzieri far festa, e il subodorato,
    Tornato in su la via,
    Che ripete il suo verso.

  2. Enrico Piccoli

    Complimenti per l’accuratezza dei dettagli e per la sana vena sarcastica.
    Chi ha seguito il Mucchio per un po’ di anni difficilmente sarà troppo stupito… Stefani si dimostra essere esattamente quello contro cui si è sempre scagliato con tanta veemenza. Tutto il resto è… noia?

  3. Rusty

    Ordunque, la storia sarebbe questa: un giovanotto perdigiorno, affascinato dall’esplosione del rock nei tardi anni sessanta, decide di entrare nell’editoria musicale sfruttando l’epoca delle vacche grasse. Fonda riviste, fra le quali una, il Mucchio, gli permette di trastullarsi lecitamente fino alla soglia importante dei 40 anni. Poi, all’improvviso, viene a sapere che c’è una possibilità per continuare a sfangarla alla grande ricevendo sostanziosi contributi dallo Stato e ovviamente ci si tuffa. Si circonda di un’aura di piagnucoloso moralismo ad uso e consumo di collaboratori e lettori, i quali lettori, affezionati alla vecchia rivista che li aveva folgorati con paginate su Springsteen, continuano a seguirlo come adepti di una setta religiosa del New Mexico (?). E lui intasca denari e continua la sua bella vita da fancazzista lirico e sgrammaticato . Finchè l’osso da spolpare si riduce e nasce il conflitto con la sodale, conflitto che lo porterà fuori dal giornale a coltivare melanzane nella campagna laziale, fino alla fondazione di una nuova rivista. Ma dai, non ci credo mica, io.

  4. Stefano Piredda

    Con quella sui Fleetwood Mac (quelli blues) sono caduto dalla sedia.

  5. Ho 29 anni. Dall’età di 16 ho comprato una sessantina di numeri del Mucchio e quasi tutti i numeri di Extra.
    Provo schifo, uno schifo profondo. Nell’ospedale dove lavoro non ci sono fondi per comprare un emerito cazzo, sono costretto a visitare i pazienti con i miei strumenti personali perché per la ASL una spesa di neppure 500 non è contemplabile, almeno per quest’anno.
    E devo leggere che il MIO giornale RUBAVA allo stato 500000 euro all’anno e non pagava i collaboratori. Voglio bruciare tutte le copie del Mucchio che ho comprato, mi fanno schifo. Mi sento truffato, è davvero l’inculatura peggiore della mia vita. Peggio dei tanti lavori con compenso promesso e mai elargito che mi sono trovato a fare, prima e dopo la laurea.

    Ma anche voi…Come facevate voi a non sapere nulla? Lo sapevate che Stemax era una cooperativa, sapevate che nessuno di voi ne faceva parte. Io mi illudevo che foste tutti soci, tutti voi giornalisti… Sapevate che lo stato pagava dei rimborsi così alti? Credo di si. Che stefani cambiasse auto ogni anno, qualcuno se ne sarà reso conto… Possibile che tu, Guglielmi, Bordone… Vi accorgiate di tutto solo ora? Non voglio dire che siate in malafede, ma cazzo…
    Io di quel giornale facevo un bandiera di indipendenza, di scelte non condivisibili ma sentite, sofferte. L’ho consigliato agli amici, ne ho comprato una copia in più da regalare quando era in crisi.
    Che schifo, che giovane stupido.
    Davvero, penso non crederò più a nessuno. Spero che tolgano i contributi all’editoria, alla cultura, al cinema. Vendi? Bene. Non vendi? Vai a fare in culo e cambia lavoro. Non voglio che i miei soldi vengano dati a persone come il vostro ex direttore e la sua ex segretaria. Non voglio più essere fregato così.

    • Alle domande che fai darà una risposta domani – direi definitiva – Massimo Del Papa sul suo blog. Io mi limito a chiederti: pensi che, essendo oltretutto pagato quello che venivo pagato, me ne sarei stato zitto se avessi scoperto un po’ prima quello di cui ho cominciato ad avere sentore solo dal dicembre 2010?
      Io sono uno che ha sempre scritto di musica e stop. Non faccio il giornalista di inchiesta. Mi ci hanno costretto a trasformarmi (momentaneamente) in giornalista di inchiesta.
      Bruciando i vecchi numeri del “Mucchio” offendi gravemente tutti quelli – onesti – che in quel giornale ci hanno messo il cuore, l’anima, fatica, sacrificio. Tutti quelli che lo riempivano di articoli splendidi. Ma, soprattutto, facendolo recheresti una grave offesa a te stesso.
      Per quanto riguarda invece i contributi alla stampa a questo punto la pensiamo uguale.

      • Non volevo mancarti di rispetto. Ho capito bene quello che dite tu, Guglielmi, Del Papa. E la mia musica l’ho scoperta col Mucchio.
        Ma… Tutte quelle pagine. My private life. Seppia. Seppia e Triglia. Stiamo perdendo il gusto dell’indignazione… Incredibile, no? E le inchieste sull’arci, sugli scout, sulla chiesa un numero si e uno no, che loro si prendono l’8×1000,’sti ladri…se li vedo adesso, mi viene voglia di darmeli in testa.
        Non li butterò, per voi e soprattutto per me. Ma non li sfoglierò più con lo stesso piacere, non ce la farò.

      • Stefano

        QUi sta il problema: non faccio il giornalista d’inchiesta? Ti andava bene, dischi gratis, concerti gratis, gadgets vari, un po’ di soldini in qua e in là e soprattutto nessun rischio d’impresa. Se va bene ok, altrimenti azzi di chi l’ha aperta l’attività. Che il sistema dell’editoria sia marcio non lo si scopre certo dal Mucchio, ma che i presunti giornalisti si sveglino tardi e facciano anche i moralisti è una cosa che mi fa ridere. Hai le palle? Prendi un prestito e fonda un giornale! Altrimenti stai zitto!

      • Io a suo tempo il rischio di impresa me lo assunsi. Ci misi soldi miei e altri li misero con me. Andò male. Pagammo tutti quelli che andavano pagati e amen. Soldi nostri, mettemmo e ci rimettemmo. Non soldi pubblici. E ora stai zitto tu, coglione.

    • Mi associo alle considerazioni di Eddy.
      Per quanto riguarda me, posso dire che, sì, qualche “stortura” la vedevo anche, ma sinceramente mi sembravano peccatucci veniali… un piccolo prezzo da pagare per portare avanti un bel discorso musicale e culturale nel quale tutti credevamo.
      Se tu sei un giovane stupido, io sono un vecchio coglione. Almeno sei in buona compagnia e possiamo parlare di musica…

  6. Gian Luigi Bona

    Grillo sarebbe sconvolto, i ladroni non sono solo i politici…

  7. beppe

    mi è piaciuto di più l’articolo sui dream syndicate… questo lo trovo un insulto per chi ha creduto ne “il Mucchio”, per chi ci scriveva e per chi lo leggeva.
    beppe

  8. massimo chiesa

    bell’articolo scritto bene con la giusta dose di ironia e cattiveria…ci sono due o tre battute che mi fanno scompisciare dalle risate…pero’ ci sarebbe proprio da piangere, tanta gente, me compreso, ha creduto veramente nel mucchio e in max (che si definiva di sinistra!!??!!) e allora avevano ragione quelli che ci dicevano che eravamo dei coglioni…e il brutto e’ che lui alla fine ne esce ancora alla grande e ha il coraggio di parlare di marchette, defiinirsi innovatore che lottava contro gente che voleva l’immobilismo…che glisi faccia il culo una buona volta come merita!!

    • Roberto

      Stefani (tanto per precisare) non si è mai definito “di sinistra”. Anzi. Una volta addirittura arrivò a definirsi “uno di destra, ma non rappresentato in questo paese”. Diceva di aver sempre votato radicale. Così giusto per precisare.

  9. Giacomo/SonofBrahem

    Mamma mia. A questo punto non solo continuare a comprare il Mucchio, ma anche solo frequentarne il forum è una questione di coscienza…

  10. Visionary

    “Bella” storia. Preferisco non commentare, che ho già i miei di problemi.
    P.S.: prendo atto che con l’Avv. Pescatore vi siete lasciati in buoni rapporti……

  11. Anonimo

    Veramente fastidioso il tono della replica di Pescatore, a dir poco fumosa la “risposta” della Federico

    • Cecilia

      Hai ragione, il tono è fastidioso. Il contenuto è un pugno nello stomaco.
      Ho provato più schifo nel leggere quella replica che per ogni singola parola scritta da Eddy.

    • A me lì non è dato rispondere. Qualcuno che può invece farlo ricordi alla Direttora quantomeno che i 120.000 euro che lei e Stefani “prestarono” effettivamente alla Stemax poi se li sono in grandissima parte ripresi. Ho date e cifre. Per dirne solo una, eh?

  12. Scusate ma dove si trova la replica dell’Avvocato Pescatore?

    • Sul forum del Mucchio. Definirla replica è persino troppo. Del resto Pescatore fa l’avvocato (e mi si dice sia anche un eccellente avvocato) e sa benissimo che più che un po’ di fumo non può spargere. Comunque ha scritto quanto segue…

      “per la cronaca, al mucchio non è mai stato sottopagato nessuno. tanto meno cilia. che, visto come è lesto a recuperare informazioni on-line, probabilmente sa perfettamente quanto pagano le altre riviste. specie quelle merceologicamente vicine al mucchio.
      che ci sia gente che ha lavorato/lavora agratisse, verissimo. scelte consapevoli: a nessuno è mai stata messa la pistola alla tempia per scrivere.”

      Dimentica naturalmente di precisare che le riviste merceologicamente vicine al “Mucchio” contributi non ne hanno mai presi e non offenderò la sua intelligenza pensando che la dimenticanza non sia voluta.

      • Diciamo che ha fatto uno sforzo di approfondimento minore del tuo.

      • E, by the way, il migliore avallo al tuo post mi sembra che arrivi da quanto risponde la Federico.

      • Inappuntabile la risposta che dà a Daniela Federico sul forum del “Mucchio” un lettore che, esattamente come il sottoscritto ma con in più anche competenze specifiche, ha esaminato attentamente bilanci e note integrative ai bilanci della Stemax. Talmente inappuntabile che ho deciso di riportarla qui. Anche perché affronta un argomento – quanti soldi esattamente si mettessero in tasca i boss – sul quale io ho praticamente sorvolato per non rendere davvero eccessivamente lungo il post. Ecco qui.

        Quote:
        Originally Posted by daniela federico
        Un piccolo esempio buono per ridimensionare questo buco nero potrebbe essere il seguente: tutte le cifre riportate sono al lordo, le uniche al netto riguardano i compensi dell’autore. Chi si è preso la bega di “indagare” non costava 900 alla Stemax, ma almeno 1400. Eccolo lì che 500 euro “spariscono” in un attimo dai conti, semplicemente per ignoranza o malafede.
        .

        uhm….faccio due conti.
        se Cilia’ veniva pagato per Cessione di diritto d’autore…non essendoci contribuzione inps l”unica differenza tra netto e lordo era data dalla ritenuta d’acconto del 20 % sul 75 % del compenso.
        quindi piu’ o meno i 900 netti di cilia’ erano 1050 lordi non 1400.
        quindi facendo due conti: 3150 (lordi) per tre numeri di extra + 5500 (500 lordi x 11 mensilità)= 8650 euro lordi …facciamo 9.000 euro annui costava alla stemax una delle firme meglio pagate del giornale.
        Guglielmi, mettiamo che costasse 15.000 annui per il mucchio (1000 netti x 11 mensilita’) e 5.500 annui per extra (1500 netti per tre uscite)= 20.500 lordi.
        30.000 di costo in due.
        Comunque sia mi paiono molto distanti dai 145.000 lordi (153.000- 8.000 per del papa) che ancora nel 2010 l’ultimo anno di Stefani (ma nei precedenti era ben di piu’) costavano alla coop i tre soci operativi.
        Molto a spanne 145.000 lordi pagati sotto forma di lavoro subordinato o collaborazione a progetto significano 100.000 netti annui .
        Fossero stati equidivisi : 33.000 netti per ciascuno. Ma la stessa Beatrice Mele ha parlato di minimi da contratto collettivo per lei e non si ha ragione di non crederle. Mettiamo…. a stare larghi 1200 netti al mese x 13 mensilita’ =15.600 euro.
        E’ plausibile per differenza che il netto per Max Stefani e Daniela Federico fosse 100.000-15.600 = 84.400
        Arrotondiamo a 80.000. Poco meno di 7.000 netti al mese per 12 mensilita’ (nel 2010 il piu’ magro degli anni in cui c’era Stefani).
        In che proporzione fossero ripartiti lo sapete solo voi.
        Considerato che l’auto era pagata dalla ditta e a quanto pare anche telefono e ristorazione. Non doveva essere malaccio camparci.
        Ma almeno tu avevi effettivamente delle responsabilita’ in quanto amministratore e lavoravi.
        Stefani nemmeno quelle, semplicemente quasi non lavorava e viveva da pascia’ tra barcellona e il casale rock…..e naturalmente contava i peli del culo a tutti gli enti pubblici e privati italiani (e tu glielo hai comunque lasciato fare per molti anni).
        ABBIAMO DAVVERO PERSO IL GUSTO DELL’ INDIGNAZIONE
        Almeno, pero’, noto una parvenza di ammissione di responsabilita’ nel tuo post.
        Un po’ tardiva purtroppo.
        L’accento e’ sempre e comunque posto sia da te che da Pescatore sul fatto che tutti sapessero o potessero sapere.
        E che se non hanno protestato prima e’ perché fossero conniventi.
        Ma voi fino a che punto siete stati trasparenti con i vostri collaboratori e soci ?
        Lo siete stati come con noi lettori che eravamo stati convinti di avere davanti dei simboli di integrita’ quando invece non era per nulla cosi’ ?

      • Giusto una doverosa correzione a un intervento se no puntualissimo. Massimo Del Papa non prendeva 8000 euro all’anno bensì più o meno la metà. Si indovini il resto dove finiva.

  13. Anonimo

    Pescatore ha anche scritto questo: “Pemesso che il 90% delle cose che ha scritto sono cazzate e inesattezze (sul restante 10% credo si pronuncerà il direttore al più presto), mi fa strano che lo stesso cilia ste cose le tiri fuori oggi che è fuori (dai coglioni)”

    • Mi era sfuggito. Se il 90% delle cose che ho scritto sono cazzate o inesattezze, ebbene, ho scritto cose molto gravi dalle quali alla Stemax deriva un indubbio danno. Mi facciano causa, se è così. Si vada a discuterne in un tribunale.

      • Roberto

        Ma stiamo parlando dello stesso Gabriele Pescatore che scrive di vecchi dischi e non perde occasione per insultare la Lazio e i suoi tifosi? A parte questo suo spregevole vezzo, non mi dispiacevano i suoi pezzi. Adesso mi è andato abbastanza sui maroni. Che finaccia il mio giornale preferito…che finaccia…

      • Gabriele Pescatore

        Sì, Eddy, dillo esplicitamente. Perché a me, che nel giudizio nei confronti di Stefani assisto sia Guglielmi sia Daniela Federico sia Beatrice Mele, non risulta che una querela stia andando avanti e le altre no. Anzi, direi che hai scritto il FALSO. Ma, magari, su internet hai trovato anche questa informazione.

      • Caro Gabriele, prendo doverosamente atto di questa tua precisazione. Uno dei tuoi tre assistiti mi aveva dato un’altra informazione, ma deve esserci stato certamente un fraintendimento da parte mia. Sempre quel tuo stesso assistito ha potuto leggere questo post prima che io lo mettessi on line e nulla ha avuto da ridire, ma forse era distratto.
        E’ certamente come dici tu però, faccio ammenda e preciso che mi fa molto piacere sapere che quel birichino di Stefani continua a essere inseguito pure dalle querele delle altre tue assistite. Se riesci a fargli un bel… eccetera… prometto che, in segno di gratitudine, ti manderò una mia foto autografata con al collo una sciarpa della A.S. Roma.
        Con stima, tuo Eddy

      • Amico mio, carissimo, lo ammetto, sto invecchiando. Pensavo di averla scritta nel post quella cosa lì e invece no. Leggo e rileggo, allo scopo di rettificarla, e non la trovo. Poi mi viene un’illuminazione ed eccola lì, fra i commenti, in una mia risposta. Un secondo dopo averti inviato questa mia provvederò naturalmente a cancellare quella che mi dici essere una falsità. Va bene.
        Resterò però poi in trepidante attesa che tu mi indichi ESATTAMENTE quale sarebbe quel 90% di “cazzate e inesattezze” con le quali io avrei confezionato questo articolo. Una per una, eh? Indicamele scrupolosamente, affinché io possa non solo rimuoverle ma anche scusarmene pubblicamente. Ma che siano il 90%, eh? Ché noi siamo gente precisa e apposta scriviamo, ad esempio, “cazzate” invece che “falsità”. Tanto per non doverne poi rispondere.
        Salutami Allegri. Sono felice che l’A.S. Roma abbia finalmente un allenatore degno di cotanto blasone e albo d’oro.

      • giuliano

        All’ avv. Pescatore consiglierei di occuparsi con maggior lena della “rivista degli esodati”, che negli ultimi giorni sta perdendo circa cento lettori ogni tre quarti d’ora.

        PS: la sciarpa dell’A. S. Roma… Non sia mai, Eddy, non sia mai. Per carità.

      • Se riesce a portare via dei soldi a Stefani, mi compro anche la maglietta di Totti. E la indosso pure. Per intanto, mi limito a ricordarlo nelle mie preghiere.

      • giuliano

        La maglietta del “Pupone”? Ahi, che dolore…
        Vabbé, tanto il derby del millennio ce lo siamo portati a casa noi. Te lo concedo.

  14. La figura che continua a convincermi pochissimo è quella di Del Papa. Per anni è stata la ‘penna armata’ del Mucchio e di Stefani. Mi spiace ma alle firme di socio ‘per amicizia’ non credo per niente, soprattutto da lui che questi argomenti li ha trattati per un sacco di tempo. Mi pare un altro bravissimo a fare le pulci agli altri e molto meno a casa propria. Il tutto condito da continui lamenti per essere l’unico puro in mezzo a una marea di merda.

  15. Anonimo

    eh ma m.d.p. e’ stato sgusciato like a gamberetto!

  16. Stefano di Nanto (VI)

    Nel 1980 durante il militare ho avuto la prima morosa (c’è chi prima e chi dopo…) e per 7 anni l’ho praticamente mantenuta visto che lei studiava e io lavoravo. Nel gennaio 1985 ci siamo sposati (la casa la mettevo io). Nel settembre 1987 lei inizia con frasi tipo ‘mi sento confusa’ ‘voglio stare un po’ da sola’; proprio queste, e la canzone di Elio non era ancora uscita…. siccome nel rapporto avevo investito tanto soprattutto dal punto di vista emotivo, l’idea che finisse mi lascia prossimo al desiderio di morire. Per uscirne tento un ultimo patetico tentativo (e qui si arriva a bomba visto che in qui tutti saranno stati autorizzati a dire: che minchia c’entra e soprattutto non me ne può fregà de meno) dicendo: ‘insomma dopo tutto quello che ho fatto per te, vuoi andartene lasciandomi solo e disperato ?’ Risposta: ‘se hai fatto qualcosa per me si vede che ti sentivi di farlo, quei momenti sono passati, le persone cambiano, la vita va avanti e tu non hai il minimo diritto di rinfacciarmelo’. Da quel momento la mia vita è cambiata in meglio di 1000 alla millesima. Mai più rimpianti, carpe diem, continuare con leggerezza a fare quello che mi sento e se poi la vita va avanti e le persone, i giornalisti musicali e le riviste rock cambiano a me essenzialmente non mi cambia di una virgola la soddisfazione che posso aver avuto in passato leggendo, ascoltando e guardando libri, dischi e film che ho conosciuto attraverso il Mucchio Selvaggio, e i grandissimi giornalisti che ci scrivevano.
    Ultima cosa: che l’Italia sia un posto pessimo lo si capisce dal fatto che esistano leggi che consentono di tutto e di più (ristrutturo casa mia con i soldi della ditta, la macchina e la benzina saltano fuori dai soldi che dovrei dare ai dipendenti) e credo che non esistano imprenditori che non ne abbiano approfittato; credo anche che quanto perpetrato dai soci della cooperativa in questione sia una goccia nel mare della fiscalità italiana. A questo punto il Casale Rock potrebbe lavarsi dal peccato originale di essere stato costruito sulla ingenua buonafede di noi belle anime offrendo a tutti gli abbonati del Mucchio (io lo sono, credo, dalla fine degli anni 80) un soggiorno di una settimana all-inclusive ma senza i dischi di blues dei Fleetwood Mac (magari solo Trojan Records, per dire un genere).

  17. Tanto per mettere il cappello a questo post…
    Oh, vorrei fossero chiare un paio di cose. Una è che non mi sto divertendo. E l’altra – conseguente – è che non vedo l’ora che questa storia finisca, per poterla archiviare, non pensarci più, tornare a dedicarmi appieno a una vita di lavoro che certo non è facile ma è pur sempre quella che mi sono scelto e qualche soddisfazione, ogni tanto, la dà. Però prima questa storia deve finire. Prima, chi ha sbagliato, tradito, truffato dovrà pagare.

    http://massimodelpapa.blogspot.it/2013/06/noi-come-voi.html

    • Rusty

      Non mi è chiaro il motivo della prima diaspora del 1988. Già allora le cose erano “discutibili” o fu solo uno scontro di personalità?

      • No. Al tempo Stefani almeno con i collaboratori sulle questioni economiche era corretto. Gliel’ho sempre riconosciuto e spesso anche in pubblico.

    • Gian Luigi Bona

      Sono basito ! Ci sono lettori che incolpano i giornalisti imbrogliati di essersi fatti imbrogliare a colpi di “Non potevate non sapere”. Complimenti per la solidarietà !!!

  18. eliseno

    che schifo! Io parlo da semplice lettore (since 1977) “cresciuto” con il Mucchio grazie agli articoli di Eddy e Federico, mie “penne” di riferimento per gusto personale. A parte i soldi ben spesi per il contenuto della rivista, mi sento deufradato dal tempo speso in promozione che ho regalato al giornale attraverso il mio programma radiofonico, non tanto per il giornale in se che ha sempre meritato in gran parte, quanto per lo scoprire la falsità che sta dietro tutta l’operazione “io sto nel Mucchio”. Passi per gli abbonamenti rubati ai fedelissimi creduloni (tra i quali il sottoscritto) ma se penso al corteggiamento ricevuto per organizzare la serata Cosenza sta nel Mucchio, dalla quale sono stato per fortuna esautorato quando sono entrati in campo personaggi a me sgraditi, e a come la Federico non si sia degnata neanche di farmi una telefonata una volta ritornata in città (è, tra l’altro, una mia concittadina sigh) per ringraziarmi della pubblicità gratuita che le ho comunque fatto. Ho pure comprato il libro che non riesco neanche a leggere viste le falsità emerse che contiene. Tutto questo per dire con grande delusione come finisce male una storia di affinità durata 36 anni, interrotta solo dal periodo Velvet (chissà come mai?). Per fortuna restano stima ed amicizia verso di voi, che fate bene a fare emergere queste schifezze. la merda più la giri e più puzza purtroppo.

  19. Roberto D'Andrea

    Così giusto per curiosità: Ma Scanzi si è fatto vivo in tutta questa storia?

  20. Rusty

    Mucchio n. 467 del gennaio 2002, MDP intervista MS. “Mucchio Extra per fortuna va alla grande. Ci riprendo i soldi che perdo con il Mucchio. Dio se costa fare un settimanale. Adesso, sinceramente voglio lavorare di meno. Il Mucchio basta e avanza, e io ho già dato. Voglio pure divertirmi e farmi gli affari miei. Andare a cavallo, in montagna con Seppia (sic), giocare a tennis” Obiettivo raggiunto. Consiglio a tutti i mucchiofili di recuperare quella preziosa intervista, fa lo stesso effetto di un film di Totò dopo avere visto un film della Marvel. Le vecchie buone cose di una volta, quando si stava meglio.

  21. Giorgio

    Una cosa che non capisco, anche se forse hai parzialmente risposto, è come tu e Guglielmi siete tornati al Mucchio dopo Velvet?

    • Stèfani mi chiamò, si scusò per alcune cose e io mi scusai per altre. Decidemmo di metterci una pietra sopra dopo un annetto di contatti. Però un anno prima di ricominciare a scrivere sul Mucchio, nel 1996, Stèfani mi fece un’intervista di tipo sei pagine sul punk per l’articolo di copertina del Mucchio.

      • giorgio.cannata@alice.it

        Si questo lo sapevo, quello che volevo chiedervi era se non avevate già capito che tipo era Stefani. Da altre vostre risposte deduco che non pensavate potesse arrivare a tanto

    • Ma no, era inimmaginabile. Assolutamente.

  22. Anonimo

    Mah…..
    Italian Style…
    Non leggo piú riviste musicali da quando ė deceduto Velvet, e meno male che recentemente ho trovato i blog di Cilia e Guglielmi e le recensioni saltuarie di Bertoncelli
    Da li (Velvet), ora mi informo sul web, Incut e Pitchfork sono attendibili e preferisco farmi un opinione solo ascoltando i cd, certe “critiche”sono proprio critiche
    Che dire….
    Hey hey, my my
    Rock and roll can never die
    There’s more to the picture
    Than meets the eye.
    Hey hey, my my.

    Out of the blue and into the black
    You pay for this, but they give you that
    And once you’re gone, you can’t come back
    When you’re out of the blue and into the black.

    The king is gone but he’s not forgotten
    Is this the story of johnny rotten?
    It’s better to burn out ‘cause rust never sleeps
    The king is gone but he’s not forgotten.

    Hey hey, my my
    Rock and roll can never die
    There’s more to the picture
    Than meets the eye.

    Buona fortuna per i dissidenti……..

  23. Anonimo

    Caro Stefano di Nanto, virtualmente (e grazie al cazzo, come potrei abbracciati a km di distanza e senza conoscerti ?!?) immagina che io ti stia abbracciando. Considera la tua concretezza e la tua maturità come fossero mie. Insomma, ti stimo e la penso come te e fai finta che anch’io, come tu generosamente hai fatto prima di me, mi sia cimentato nel racconto dei cazzi miei. Quei cazzi miei (e questo giuro essere l’ultimo cazzo che mi scappa) potrebbero dimostrare assieme ai tuoi che è possibile difendere i propri valori e sconfiggere i propri nemici in modo diverso da quello messo in atto da tutti i protagonisti di questa storia da sempre. Anzi … Sai che ti dico ? Che non ho nemmeno voglia e tempo di condividere queste mie esperienze di vita. Insomma … non me ne frega più niente (visto? non mi è scappato! Anche se ci sarebbe stato benissimo). Sai che faccio? Resto pure anonimo e ti riabbraccio.

  24. guz

    quindi insomma se tu non avessi ora il dente avvelenato ci saresti stato tranquillamente ancora dentro.

    • Quella del “dente avvelenato” era una citazione. Chi doveva cogliere, ha colto. Saluti.

      • guz

        lo prendo come un sì quindi.

      • Mi permetto di copiaincollare quello che ha scritto un mio collega, amico e compagno di sventure ieri sul suo profilo FB. Condivido e metto la firma sotto ogni singola parola. Se lo volete capire, tu e quelli come te, lo capite. E se no la malafede comincia a diventare evidente.

        Niente, non se ne esce. Quello che trovo INCREDIBILE è l’accusa più o meno velata di connivenza, di tolleranza, il “come mai solo adesso?”, l’ignoranza vista come una colpa, il “tutti zitti e mosca”. Ma state scherzando, vero? Ma di cosa state parlando? Sarebbe opportuno ricordare che tutti, lì dentro, si stava cercando di fare UN LAVORO. Uno dei tanti, tra l’altro, per quasi tutti noi. E mentre sei lì che ti smazzi decine di migliaia di battute ogni mese, dopo che per dodici anni dai la disponibilità per qualunque intervista o articolo, si pretendeva magari che facessimo pure i revisori dei conti e la guardia di finanza. Per poi sentirti dare del fesso, o peggio. Perché è chiaro, il problema è QUELLO. Non potevate non sapere (e sulla base di cosa lo affermate?) quindi adesso zitti. Ma da dove nasce una mentalità come questa? Perché davvero, è preoccupante.

        Copyright Carlo Bordone. Per inciso: uno che diversamente da me polemiche non ne ha mai fatte. Per il resto, la risposta alla tua domanda era già contenuta tanto in questo mio ultimo post che in quello che pubblicai il 23 gennaio. Se sei capace a scrivere, dovresti essere capace pure a leggere.

  25. Francesco

    Ciao, non per difendere il VM che non ne ha sicuramente bisogno ma in questi casi si fa presto a lanciare accuse di non aver visto. In realtà non è così, il VM in quanto collaboratore non era tenuto a fare una verifica puntuale dei conti della società con la quale collaborava. Chi lo fa del resto? Nessun collaboratore/dipendente, perchè l’area delle competenze e delle responsabilità è diversa, anche a termini di legge. Per cui se qui vi è una situazione di dolo o supposto tale non c’è che da rivolgersi alla legge. quanto ai controlli le voci di bilancio servono in questo caso a (relativamente) poco, fatevi dare i mastrini e verificate direttamente le fatture, solo così si vedrà dove sono stati fatti lavori edili o altro. Per esempio, la voce servizi, effettivamente alta, andrebbe esaminata meglio, e magari li ci potrebbero essere sorprese come consulenze anomale etc. Ma senza questi dati emerge solo il (ragionevole) sospetto.
    Quanto al fatto di “cascarci”, credetemi, ne vedo tutti i giorni di simili situazioni, è più facile di quello che sembra perchè le cose cambiano, le persone cambiano, ma per es. le firme di garanzia in banca rimangono le stesse.
    Tristissima vicenda e Max che la butta così sul facile potrebbe anche essere chiamato a risponderne.

    • Consulenze anomale. Consulenze anomale. Consulenze ANOMALE. Ma lo sai che mi hai messo una pulce nell’orecchio? Quasi quasi indago. Hai visto mai…

      • Francesco

        Ciao VM, dovete prendere i mastrini, solo così vedete fatture e fornitori, il bilancio di per se è una sintesi e immagino che le note integrative siano fatte con lo stampino e “giustamente” nebulose specialmente se la gestione è stata così allegra come lo stesso Max, a mio parere avventatamente, afferma e diffonde ai 4 venti. Oddio, siamo in Italia, terra degli impuniti per cui…

    • dinamitebla66

      Vero francesco.
      Ma i mastrini non essendo soci non hanno alcun titolo a chiederli o ottenerli. Solo i soci hanno il potere di farlo.
      Comunque sia quanto riportato da Eddy e’ una buona approssimazione sulla base di quanto desunto dalle note integrative e dai modelli c17.

      • Francesco

        giusto, ma visto che i soci non erano certamente solo la federico e stefani non dovrebbe essere così difficile, altrimenti solo dal bilancio si vede poco, perchè ritengo che la nota integrativa sia fatta alla ACDC, volutamente…. il tuo commento inoltre, come uno dei miei precedenti mette a tacere chi si chiedeva o si meravigliava del fatto che i dipendenti/collaboratori “non sapessero”.

      • dinamitebla66

        Si, ma i soci attuali non hanno interesse a questo. Dei passati solo Del Papa potrebbe. Il fatto e’ anche che naturalmente i bilanci andavano contestati al momento dell’assemblea e dopo aver votato contro sarebbero stati da impugnare, ma qui come hai capito le assemblee erano sulla carta. Quindi ….eventualmente solo un ex socio fortemente interessato potrebbe esperire azioni sui bilanci (sostenendo che non e’ mai stato convocato per esempio).

      • Francesco

        appunto, del papa che mi sembra giustamente incazzato e potrebbe essere quel socio, ci gioco le palle che i verbali non sono neppure firmati in originale! e questo forse potrebbe togliere un po’ di quella autocompiaciuta arroganza a qualcuno

  26. Un altro interessante stralcio da “Wild Thing” (thanx, Sergente)
    Nel frattempo riuscii ad avere in gestione una Land Rover Defender
    110 della società. Cosa facevamo? La Stemax comprava in leasing
    la macchina a me e Daniela. Quando finiva dopo 3 anni, veniva
    riscattata non dalla società ma da Daniela che subito dopo la vendeva
    come privato. Il ricavato ce lo dividevamo a metà e nello stesso tempo la Stemax comprava un’altra macchina sempre in leasing e il gioco ricominciava. Per me quei soldi erano una boccata d’ossigeno, pieno di debiti come sempre ero, e Daniela e la commercialista mi assicuravano che era tutto perfettamente legale. Ai tempi della Lakota neanche immaginavo si potessero fare queste cose. Ovviamente, prendendo i contributi, un 50% della macchina veniva pagato dallo Stato. Com’è vero che, con questo giochetto, più la macchina costava più soldi beccavamo. Però ‘sta cosa non mi è mai piaciuta e alla fine mi dava un fastidio cane, così invece di
    alzare sempre di più la posta, scelsi un piccolo furgone della Renault, la Kangoo, beccandomi i rimbrotti di Daniela. Che invece come ultima macchina guidava una Rav4 della Toyota. Spendere 3000 euro al mese di leasing di macchine quando pagavamo molti collaboratori 300 euro l’anno non mi andava giù. Ci doveva essere un limite, morale.
    ” (pag. 241)

    • Giacomo/SonofBrahem

      Però e riperò… E c’è ancora chi compra il Mucchio e ne frequenta il forum?

      • Non vedo peccato nel frequentare il vecchio FdC. Magari chiedendo risposte che stranamente non arrivano. Oggi come ieri. Si confronti la puntualità con la quale Daniela Federico confutò Max Stefani nel dicembre 2011 con i silenzi e le fumosità attuali.

    • giuliano

      A Max Stefani non si può negare una certa ruvida sincerità, che è stretta parente – viste le belle cose che si trova a confessare – della coglionaggine.

    • Francesco

      Mi piacerebbe conoscere la commercialista per vedere se conosce la differenza tra legale e giusto, penso di no ma forse sono io che sono un coglione. Vorrei poi sapere da dove transitavano i soldi e con quale giustificazione, alla faccia del limite “morale”.

  27. marco

    bhe regà,..
    alla fine delle fiera, da lettore e appassionato per circa 35 anni
    ,penso : benvenuti ! ma finchè è durato vi è piaciuto, mi sa….
    che la forma societaria cooperativa si prestasse da decenni a qualsiasi zozzata lo sanno anche gli studenti del 1 anno di ragioneria; che l’armonia della comunità rockettara fosse una -bella- favoletta non ci voleva un genio per capirlo.Gli ultimi anni 80 -tipico dell’epoca-erano costellati da articoli vaganti su quanto fosse “vecchia “la sinistra , quanto fossero desueti i suoi miti ( ricordate Bianchini vs The Gang?) ,e quali meraviglie dischiudesse l’aureo orizzonte del MERCATO.
    poi seguiva replica sinistrorsa, e tutti amici come prima ad occuparsi della costina del vinile o dell’ultimo 7” limitato dei Cazzonz Unknowns.
    Poi le vacche grasse so’ finite, voi scoprite che al mondo c’è altro oltre alle passioni -retribuite -di una vita (sono le stesse per me) e giustamente vi incazzate : come tutti i lavoratori,e come loro buttate via bambino e acqua sporca:Loro disgustati, mettono al cesso la Politica e il Sindacato (qualsiasi politica e qualsiasi sindacato) voi, più modestamente, sparate sui contributi all’editoria indipendente dai grandi gruppi editoriali ( che sono quasi sempre anche gruppi industriali e finanziari); il problema non sembra essere l’uso illecito di essi, o le allegre spese di Stefani e sodali,sembra essere proprio il meccanismo.E quindi si torna a lodare quel Mercato, visto candidamente come “regolatore” e fattore capace di separare la qualità dalla fuffa, e gli imprenditori”onesti”dai traffichini.Patetico.E paradossale: i vs guai iniziano dal taglio dei fondi ,non dalla loro erogazione. E non sarà il Mercato, che vi ha già fregato una volta, a salvarvi , sarebbe come curare il colesterolo col burro fuso…magari tornate voi a fare (e noi a leggere) fanzines, che è meglio….ciao

    • No, Marco, ti sbagli, e clamorosamente. Lo fai in perfetta buona fede e seguendo un ragionamento, ma ti sbagli così tanto che di più non potresti. Se hai letto i commenti precedenti avrai notato che a un certo punto, a un lettore che me lo chiedeva, ho detto che negli anni ’80 Stefani tenne sempre un comportamento assolutamente corretto (almeno con i collaboratori) per quanto atteneva le questioni economiche. E allora NON riceveva contributi. Tu mi dirai: si vendevano più giornali. Giusto. Ma costava molto di più farli. Tanto è vero che dovemmo chiudere “Velvet” quando le vendite scesero sotto le 9.000 copie mentre oggi c’è chi – SENZA ricevere contributi – e vendendo sì e no la metà di quella cifra riesce a viverci e a pagare chi scrive.
      La sciagura sono stati ESATTAMENTE i contributi. I guai sono iniziati con la loro erogazione, quando qualcuno ha pensato di avere trovato una vacca che si poteva mungere all’infinito e si è comportato di conseguenza, spendendo ben più di quanto avrebbe potuto e soprattutto spendendo male. E, cammin facendo, intascandosi una parte cospicua di fondi che, se usati per innovazione e personale, avrebbero potuto fare del “Mucchio” un giornale ricco oltre che bellissimo. Non è stata colpa dei fondi, bensì del fatto che la loro erogazione è stata la classica occasione che fa l’uomo ladro? OK, allora è stata colpa ESATTAMENTE dell’erogazione dei contributi per l’editoria: un CANCRO che alla lunga ha distrutto una storia per tanti versi straordinaria.
      Permettimi poi soltanto di dirti un’altra cosa: quella che per te è una bella passione per me non è solo passione ma lavoro. Lavoro duro, se non lo fai alla cazzo di cane. Lavoro difficile, che non può essere fatto dal primo che passa. Se no, saremmo tutti Riccardo Bertoncelli, non credi? E invece di Riccardo Bertoncelli ce n’è uno soltanto. Per me questo è un LAVORO. Serio. E il lavoro va retribuito.

      • Giancarlo Turra

        Applausi finché le mani non si spellano da uno che i soldi li ha visti solo per quanto scritto su “Extra”. E – toh, ma guarda il caso – lì il budget lo gestiva Federico Guglielmi…

      • Mork

        Il lavoro da giornalista è una cosa faticosissima, la gente crede che basta leggere un paio di articoli sul web o ascoltarsi una volta un disco e si può scrivere qualsiasi stronzata. A volte, anche per scrivere un trafiletto può essserci dietro un lavoro di una giornata intera, senza contare il bagaglio di conoscenze obbligato per chi fa questo lavoro, che non può fermarsi alle informazioni sugli argomenti volta per volta trattati ma avere una visione il più ampia possibile delle cose. Bisogna avere 2 palle così per fare il giornalista (serio), musicale ancora peggio, visto che vengono pagati meno degli altri.

      • Rusty

        Motivo in più per essere affezionato al Mucchio di fine anni ottanta. Anzi, mo me li vado pure a rileggere. Dalla svolta settimanale solo danni. Ho letto il post di MDP sull’intervista tarocca ai Rolling Stones: eddai Eddy, che ci fosse del losco nella gestione dei denari ci sta che non poteste saperlo (e sono convinto che siate sinceri), ma che, talvolta, il buon MS fosse un cazzaro lo sapevate tutti. Mi viene in mente anche un’intervista esclusivissima a Bob Dylan. Mah!

      • Ma certo che lo sapevamo – e lo sapevate – tutti che è un grandissimo cazzaro. Is the Pope catholic? Ma da cazzaro a… puntini puntini… ne corre.

      • MARCO

        Caro Eddy
        non sono d’accordo , ma apprezzo molto la tua cortesia ed il tuo rigore .grazie .Giusto per farti capire il mio punto di vista…..quello che segue è una specie di concorso tipo “scegli la canzone del tuo funerale”, bandito da Il Manifesto, me l’hanno pubblicato . Questo a proposito di democrazia,lavori di merda, musica e …vita

        “I fought the law”. Roba da perdenti.
        “Spaccando pietre sotto il sole rovente…ho combattuto la legge, e la legge ha vinto”.
        Scritta nel ‘59, all’epoca in cui la rifecero i Clash avevo 16 anni, ero un militante dell’estrema sinistra, amavo la musica.
        Studiavo e lavoravo : vendevo quotidiani ai semafori .
        Ero diverso da quasi tutti i miei amici: il loro padre non aveva perso il lavoro.
        Loro in vacanza, io sveglia alle cinque e mezza.
        L’ordine esistente mi rovinava la vita, quindi combattevo la legge …ma la legge vinceva.
        Altri lavori assurdi, la laurea in- tho!- Giurisprudenza …finalmente si cambia ?
        Macché: precario ante-litteram, niente denaro gratis.
        Fine anni 90 : vinco un concorso in una forza di polizia, non so se essere più felice o disperato.
        Sono comunista, come faccio?
        Nel 2001 sono a Genova, pubblico ufficiale …tra i manifestanti, mica infiltrato.
        Stadio Carlini, corteo Disobbedienti : 2 punti in testaHo combattuto la legge, con una divisa addosso.
        Anni dopo, distacco presso un Ministero: incarico politico.
        Guadagno quasi uguale e lavoro il doppio, però mi piace : sono un militante.
        Finisce presto, torno sul campo. E qui sto.
        Quindi “i fought the law”, per forza.
        Naturalmente, la versione dei Clash.

  28. Sanaview

    Scusami, ma tutti i lavori se fatti con impegno sono faticosissimi, non solo i giornalisti. Cosa credi che fare lo sviluppatore di software invece per scrivere due righe di codice le copi e incolli da stackoverflow.com e sei a posto ? Il problema dei giornalisti sono i loro colleghi più affermati (ehm … chiamiamoli così) quali Vespa e Pigi Battista che offrono un servizio al di sotto delle mie aspettative rispetto ad altri (Scanzi, Guglielmi. massì anche il venerato) che lo fanno senza ecumenismi. Permetti: bisogna avere due palle così a lavorare in miniera, in fonderia, in conceria ….

    • Ma è proprio necessario scrivere sempre anche l’ovvio? Che, per dire, lavorare in fonderia è più faticoso, pericoloso e insalubre che non fare il critico musicale? E va bene, lo scrivo: meglio fare il critico musicale che lavorare in fonderia.

      • Francesco

        Di giuro!? non me lo sarei mai aspettato, e si che consideravo il critico musicale un mestiere usurante.
        smile, of course

  29. dinamitebla66

    grande l’indignazione della direttrice al minuto 4,30.
    Controlli seri ……mi raccomando.

    http://www.contattoradio.it/notizie/cultura/intervista-a-daniela-federico-direttrice-de-il-mucchio-selvaggio.html

  30. “Devo dire che le aspettative sono andate oltre quello che pensavamo”.
    “Sapevamo che abbiamo… sappiamo che abbiamo dei lettori molto fedeli… eeeh… moltoooo, come dire, colti, ma eeeh… non pensavamo che la nostra professionalità, il nostro amore per la musica, il cinema, i libbbri, per tutto ciò che fa cultura… fosse così amato”.
    Ma come parla?
    I controlli cribbio, i controlli, altrimenti qualche malintenzionato se ne approfitta.

  31. Rob

    Ciao Eddy, ho scritto il mio parere sia sul fb di Federico Guglielmi che sul blog di Del Papa, che lo ha preso come un’accusa / insulto, ma vabbè.
    Premetto che: CREDO al fatto che tu, Del Papa e Guglielmi non avete guadagnato dal magnamagna.
    Federico Guglielmi, dico la verità, non mi sta neanche simpaticissimo, però mi ha sempre risposto in maniera civile e credo onesta. Lo cito perché penso sia l’unico che ha ammesso che:
    1 – Voi collaboratori conoscevate, più o meno, l’entità dei contributi pubblici da quando sono inziati.
    2 “forse non si voleva sapere” (in un suo commento su fb).
    Credo sia questo il punto. Con l’arrivo dei contributi ci chiediamo tutti come non si poteva sospettare, o comunque comprendere, che i soldi c’erano e il fatto di non retribuire adeguatamente non era nient’altro che una scelta aziendale, alla faccia del “sogno”. Capisco anche le motivazioni che vi hanno spinto a rimanere, d’altronde penso siamo in molti a non essere retribuiti adeguatamente ma senza possibilità concreta di mandare a fare in culo il nostro posto per una soluzione migliore.
    Quindi, probabilmente a causa dei miei limiti, non ho ancora capito perché la battaglia è iniziata con l’addio di Stefani. Perché solo dopo si sono scoperti i dettagli, tipo il casale rock?

    • La battaglia iniziò con l’addio (molto, molto, MOLTO ben retribuito; ma la farina del diavolo sovente finisce poi in crusca) di Stefani perché fu allora che i due sodali cominciarono a lanciarsi i piatti in pubblico. Fu allora che, con lo scopo di tirare dalla sua i collaboratori, Daniela Federico iniziò incautamente a raccontare ai collaboratori stessi un po’ di storie. Tuttavia nulla in confronto a quello che da lì a un anno Stefani racconterà in “Wild Thing”: primo caso al mondo di confessione rilegata. Non so però se quando la accluderanno agli atti pagheranno preventivamente all’autore i 45 eurelli richiesti.

    • Eddy ha risposto alla tua domanda.
      Io, stando a Roma, qualcosa vedevo e qualcosa anche chiedevo, ma ricevevo risposte che, seppur non proprio soddisfacenti, erano più o meno plausibili. E allora, appunto, lasciavo correre. Non mi sarebbe parso corretto approfittare del fatto di avere le chiavi dell’ufficio per andare lì nottetempo a spulciarmi file contabili e fatture.
      L’entità dei contributi era nota grossomodo a tutti, vero, ma è anche vero che la proprietà raccontava di debiti enormi dovuti alle perdite accumulate nei primi tempi del settimanale (debiti che comportavano esposizione con le banche e interessi passivi), di spese ingenti per dipendenti, commercialista, revisori di conti, avvocati eccetera, e mica potevo mettermi ad analizzare le carte… no?
      Posso comunque ripetere fino alla nausea che il problema, per me, non è la retribuzione inadeguata (mi andava comunque bene: a essere folle era che fosse pagata una volta all’anno), quanto il fatto di venire a scoprire che per anni, mentre la proprietà piangeva in pubblico e in privato, c’era chi ci mangiava alla grandissima. Ma mai e poi mai avrei partecipato al banchetto, se me l’avessero offerto… e ho sempre cercato di fare in modo che i collaboratori fossero pagati, per esempio pretendendo un budget per la gestione di quelli di Extra.

      • posilliposonica

        Porto la mia testimonianza.Senza voler giudicare.Non vivo a Roma
        sono solo un appassionato di musica.Conosco un paio di persone
        che vivono a Roma.Anche loro solo appassionati che frequentano
        concerti,locali,negozi di dischi,sale di registrazione.Quattro,cinque
        anni fa mi riferirono che la voce che girava a Roma nell’ambiente musicale era che “al Mucchio se ne stavano vedendo bene…”,
        “si erano comprati questo e quello”, ” che era una pacchia con
        i contributi dello Stato”, “che altre testate del settore stavano
        facendo di tutto per accedere ai contributi”.
        Fate vobis.

      • Rob

        Quindi, se hanno sempre usato questi pretesti e non hanno mai fatto un acquisto / vacanza sospetti, continuando a piangere per anni per poi presentare la sorpresona finale: beh, allora la storia è veramente pazzesca, forse per questo continuiamo a chiedervi chiarimenti ma, almeno nel mio caso, non sono accuse di coinvolgimento nel malaffare.

      • Guarda, Rob, è questo un caso nel quale individuare chi ha avuto e solo avuto e chi ha dato e solo dato è davvero semplicissimo. Carta canta. Mai pensato che un giorno sarei stato quasi quasi felice degli estratti conto e delle dichiarazioni dei redditi da poveraccio che posso tranquillamente esibire.

      • Beppe

        Ma quando la Federico e Stefani si presentavano in ufficio con i macchinoni non vi siete mai posti la domanda da dove avevano preso i soldi per pagarle? Oppure si sapeva che erano auto aziendali per andare, chessò, in posta o presso a gli artisti da intervistare…

      • Sono stremato. Copio e incollo dal mio profilo FB.

        Posso aggiungere, anche se mi pare di avere già scritto anche questo da varie parti, che io in redazione in tutto questo tempo non ci ho mai messo piede, che mai ho frequentato (se non telefonicamente; di persona mi pare di averla vista due volte) Daniela Federico e che da Max Stefani non ricordo di avere ricevuto in dodici anni nemmeno una telefonata. Mi arrivavano certe voci? Sì, mi arrivavano. Però poi Daniela Federico mi raccontava un’altra storia e io a quella storia, fintanto che lei stessa non ha cominciato a smentirla. ho creduto.

      • Daniela in ufficio veniva a piedi, Max in pratica non ci veniva proprio.
        A parte la boutade… insomma, parliamo di auto di pregio ma non di Maserati o Ferrari… in teoria potevano averle anche pagati con i soldi dei loro compensi, che ritenevo adeguati a qualcuno che, comunque, tiene in piedi una piccola impresa. Insomma, se io prendevo 1.000 euro a numero non avrei ritenuto uno scandalo se i due “titolari” se ne fossero presi… boh, 2.500 ciascuno. E con 2.500 euro ti puoi anche permettere una macchina da 25.000/30.000 euro.

      • giuliano

        Già… Io con 1.380 euro al mese di stipendio alla macchina ho dovuto rinunciare. Solco le distanze siderali tra una parte e l’altra di Roma con i mezzi. O a piedi. Impiegando ore. E meno male che è stato inventato l’ipod.

        Avrei potuto comprarmene una nuova, sì, ma rinunciando per anni a libri, dischi, riviste. E nun se po fa. Fanculo la macchina.

    • Non ho avuto l’impressione che volessi attribuirmi/ci colpe. Io più che dire che percepivo, una volta all’anno e poi anche dilazionato in un anno e mezzo, 1000 euro a numero per il Mucchio e 1549 per Extra (poi divenuti 700 e 1000 perché “non ci sono più soldi”), il tutto senza alcun tipo di contratto o garanzia; che non ho mai usufruito di beni pagati dalla società (telefoni, auto, sedi di rappresentanza eccetera); che non sono mai stato socio, proprio non posso fare. 🙂

  32. Anonimo

    confessione rilegata con tanto di foto a colori

    • Ma impaginata veramente, veramente alla cazzo. Almeno quello, però, non è un reato.

      • giuliano

        Che stoccate, Maestro… Sai essere feroce alla bisogna.
        Che starà facendo in questo momento il povero Macchise, starà controllando se la zuppa del casale l’è cotta? O si starà chiedendo perché le sue orecchie fischiano alla grande? O starà controllando il testo di “Lola”?

  33. Anonimo

    quella del testo di lola e’ troppo forte!!!

  34. Beppe

    Ok per la storia delle auto, non volevo certo dire che sapevate ( almeno i romani…) di come se le erano acquistate e in qualche modo approvavate: la risposta di Federico é esauriente. Piuttosto, per quanto riguarda una eventuale nuova iniziativa editoriale, vedete di trovare il modo di mettervi insieme e di ripartire, ci mancate troppo!

  35. Anonimo

    macse vi ha rubato il time ma voi avete la qualità’!

  36. Sono stato appena contattato telefonicamente da Andrea Scanzi. In relazione a quanto da me scritto, citandolo, in questo post Scanzi dichiara di non avere mai saputo di essere stato nominato sindaco effettivo nel collegio sindacale Stemax. Nega altresì di avere mai partecipato ad assemblee soci o di avere mai avuto occasione di visionare un bilancio. In tutti i non pochi anni trascorsi scrivendo per “Il Mucchio” sostiene di non avere mai percepito altro se non il compenso concordato per la sua collaborazione, pari (per quello che può ricordare) a 300 euro mensili. Dice insomma che con questa storia, che più la guardi da vicino e più presenta aspetti a dir poco discutibili, nulla ha mai avuto a che fare. E io non ho davvero nessuna difficoltà a credergli.

    • Orgio

      Verificare la partecipazione alle assemblee dovrebbe essere semplice, controllando le delibere assembleari depositate alla Camera di Commercio.

      • dinamitebla66

        infatti il collegio sindacale (presente solo fino al 2005) non risulta presente in assemblea né risulta depositata la obbligatoria relazione del collegio al bilancio.
        E’ evidente che la figura dei sindaci era puramente sulla carta….e presumibilmente a loro insaputa.

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