Crosby, Stills, Nash & Young – Déjà Vu (una madeleine adolescenziale)

Vabbé, è ufficiale: con i Little Feat e il Frank Zappa di “Hot Rats” si sono spalancati anche i forzieri di “Audio Review”. Un pezzo di ormai quasi dieci anni fa scritto in origine per la solita rubrica. Nota bene: nel frattempo ho rivalutato pure (e parecchio) lo Stephen Stills dei primi due album da solo.

Crosby Stills Nash & Young - Déjà Vu

La memoria è una stronza. Ti tradisce quando dovrebbe esserti utile, ti ossessiona quando tutto quello che vorresti sarebbe dimenticare, ti instilla falsi ricordi persuadendoti della loro veridicità. Facendo il lavoro che faccio, e avendolo fatto per metà ormai di una vita che si sta inoltrando negli “anta”, ed essendomi innamorato della musica diversi anni prima di cominciare a scriverne, vanto una collezione di CD e dischi in vinile semplicemente abnorme. Ho come l’impressione che qualcuno fra i lettori, come me tenuto in palmo di mano dai falegnami e guardato con rassegnata perplessità dai famigliari, sappia bene cosa intendo. Credo che anch’egli abbia una risposta standard pronta per il visitatore che, mai passato a trovarlo prima, si guarda attorno sbalordito e, fra incredulità e una punta di compatimento (più raramente: invidia), domanda: “Ma li hai ascoltati TUTTI?”. Qualcosa del tipo: “Be’, no, non ancora. Questi sono gli acquisti dell’ultimo anno. L’archivio sta in un altro appartamento” (miei diletti! conosco qualcuno che potrebbe profferire queste parole e non mentirebbe). Però sono sempre serio e nel vero quando affermo che la musica che ho in casa è metà di quella che vi ha transitato e fors’anche meno. Per scelta filosofica più ancora che pratica, sono uso espellere ciò che non mi ha convinto e la selezione è severa. Mai avuto pazienza per la mediocrità, mai avuto le fisime del collezionista che di Tizio deve possedere l’integrale, compreso ciò che non gli piace. Tuttavia: proprio siccome il mio mestiere è scrivere di musica ho negli scaffali un tot di titoli che non mi hanno mai persuaso, ma che tengo perché storicamente rilevanti, perché a motivo di ciò potrebbero tornarmi utili per qualche articolo retrospettivo, perché se per il resto del mondo sono capolavori e per me no può pure darsi che sia il resto del mondo ad avere ragione. Ci siamo. Il lungo preambolo è finito. Ringrazio i pochi che ancora mi stanno seguendo e torno al discorso sulla memoria. Nelle mie librerie il primo LP in studio (mi veniva da dire l’unico e chi potrebbe negare sia così? insignificanti le rimpatriate) di Crosby, Stills, Nash & Young è presente dall’anno in cui cominciai a comprare dischi, il 1977, e fu, se non uno dei primi dieci, certamente uno dei primi venti ad arrivare. Di quei primi venti, è uno dei cinque o sei sopravvissuti alle periodiche decimazioni. Per amore? Se me lo aveste chiesto prima che una seconda – e ancora in vinile – copia mi venisse recapitata, avrei risposto no. Avrei detto che stava lì giusto perché segnò un’epoca e dunque “bisogna” averlo. E al limite perché c’è la struggente Helpless, che resta una delle canzoni più memorabili di Neil Young.

Ho un debole per il Canadese, che pure è responsabile di alcuni dei dischi più orrendi mai pubblicati, ma mi è sempre piaciuto di più elettrico che acustico. Quanto ai suoi compari, santo Crosby ma per quello che fece con i Byrds e poi nel meraviglioso “If I Could Only Remember My Name…”, un buon chitarrista e basta Stephen Stills (dopo i Buffalo Springfield) e che il dio del rock mi scampi da quella lagna di Graham Nash. Giovane punk che si stava in fretta svezzando, intruppai presto CS&N fra i “nemici”, appena meno detestabili della brigata prog o magari di più perché in un certo qual senso “traditori”: dalla West Coast rivoluzionaria della psichedelia a quella borghese, ipocrita, traboccante buoni sentimenti a un tot al chilo dei cantautori più smielati, a parte quel sussulto di indignazione chiamato Ohio, posteriore però a “Déjà Vu” e comunque di Young. A parte quel classico della paranoia che è Almost Cut My Hair, di Crosby. Per quel che rammentavo di un disco che non facevo girare da due decenni, una delle tre canzoni salvabili (su dieci), essendo le altre Helpless e la mossa Woodstock, di Joni Mitchell. Al limite, la corale e innodica Carry On di Stills. Non la title-track, di Crosby, per eccesso di arzigogolo. Non Country Girl, in anticipo sul Neil Young delle pagine più tronfie di “Harvest”. E meno che mai i due contributi di Nash. Our House, così caruccia e insopportabile. Teach Your Children… ma vaffanculo!

Allora. Mi arriva un corriere da Sound And Music con dentro, fra altre belle robine di cui vi riferirò nei mesi a venire, l’edizione di “Déjà Vu” appena approntata dalla losangelena Classic Records ed è un fantastico soppesare, guardare, financo palpare, visto che riproduce fedelissimamente la prima stampa americana, cartone pesante trattato in modo da parere la copertina in pelle di un vecchio libro, scritte impresse in oro zecchino o qualcosa del genere e la foto da Far West più plausibile che mai. Altro che la mia ignobile versione italiana, marrone piuttosto che nera, una piuma al confronto e madonna che scialba. Penso: l’album è quello che è, ma perlomeno ora ne ho una copia superba. Metto su. E prima ancora di potere apprezzare appieno il gioco delle chitarre acustiche e il turgido impennarsi delle elettriche, l’elegante trapestare della sezione ritmica e soprattutto la stupefacente naturalezza degli intrecci vocali, mi rendo conto con stupore che io questo disco lo conosco nei più infinitesimali dettagli. Tant’è che quasi non mi serve l’impietoso confronto con l’altro esemplare, che scopro (guarda un po’) vissuto, per notare cosa prima si sentiva male o per niente e adesso ti sembra di starci dentro. Un’ondata di ricordi mi travolge. Con imbarazzo, la seconda volta che passa Teach Your Children (la detestata Teach Your Children) mi scopro in lacrime e mi viene in mente perché a un certo punto ho archiviato l’album per non sentirlo più. C’entrava nulla il punk-rock. La memoria è una stronza.

Pubblicato per la prima volta su “Audio Review”, n.245, aprile 2004.

11 commenti

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11 risposte a “Crosby, Stills, Nash & Young – Déjà Vu (una madeleine adolescenziale)

  1. dinamitebla66

    Gran bel pezzo…..e l’intro e’ assolutamente necessaria e divertente.
    anche nei miei ricordi qualche anno dopo (1980) e’ un disco tra i primi entrati in casa scambiato a scuola con una raccolta dei Beatles (hey jude a memoria, tanto sapevo che prima o poi me li sarei presi tutti gli LP dei Beatles).
    Il fascino della cover fu galeotto.
    e anche per me con Helpless fu amore a prima vista….nonostante le assonanze con knocking on heaven’s door.

  2. Rusty

    Articolo bello, bello, bello, bello, bello. VMO al meglio. E di Helpless, la versione dell’Ultimo Valzer col controcanto di Joni Mitchell strugge financo di più. Grazie per l’emozione, comunque.

  3. Giacomo/SonofBrahem

    Forse il primo disco acquistato, su consiglio di mio fratello maggiore. Non ricordo più l’anno, comunque eoni fa… Però non ho mai capito qual è la copertina originale, perché in giro ne ho viste di diversi tipi. La mia è marrone con dei leggeri rilievi e ovviamente apribile, ma ne ho viste di nere, marroni lisce e forse altre ancora. Qual è quella giusta?

    • Considerato che le ristampe Classic Records sono di solito, per quanto riguarda la confezione, fedelissime all’originale, direi proprio che quella giusta è come la descrivo nel pezzo. Nera.

  4. Francesco

    Disco da periodico rispolvero, e quasi da lacrimuccia, con quella pedal steel di garcia su teach. E su stills dissento, pur non amandolo più di tanto ritengo Manassass un grandissimo disco, dico un’eresia, per me sta li dalle parti di exile. Sparate al petto ma salvate il viso.
    ossequi

  5. Rigolin

    VMO! …quando fai così…
    🙂

  6. Bell’articolo. Con un’introduzione perfetta e un finale che avrei voluto più lungo.
    “Mi arriva un corriere da Sound And Music” , mandato da chi?
    “Almost Cut My Hair”, per me, pezzone.

    • giuliano

      Sono i “privilegi” del critico musicale che s’occupa di vinile. Pacchi di dischi… le ristampe della Classic Records… Magari anche qualche Sundazed…
      Son quelle cose che mi commuovono… Datemi un kleenex.

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