Black Sabbath – 13 (Vertigo)

Black Sabbath -13

Naturalmente lo sanno pure loro che non è un nuovo inizio bensì un PS (quei tre decenni e mezzo dopo; we love you potremmo aggiungerlo noi) a una storia gloriosa a un certo punto miserevolmente deragliata. Perché gli anni sono quelli che sono, lo stato di salute di qualcuno non dei migliori e i miracoli è tanto se accadono una volta e non c’è fede in Satana o chi per lui – ad esempio: Rick Rubin – che tenga: non si ripetono quasi mai. Conta quindi di più lo scrosciare di pioggia accompagnato da rintocchi di campane in coda a una traccia conclusiva, “Dear Father”, che esplicitamente si rifà al brano (omonimo del gruppo stesso) che nel ’70 inaugurava un’album epocale (e a sua volta omonimo) che non che il primo degli otto pezzi della scaletta ufficiale si intitoli End Of The Beginning. E non viceversa. Solo che una chiusura di cerchio che più perfetta non si potrebbe un po’ viene smentita dalle tre (pregevoli) bonus di un’edizione speciale ed come se una porta che era stata definitivamente chiusa inopinatamente si riaprisse. Io tifo per il non-sequel del sequel, sia chiaro, ma a questo punto non mi va di escludere nulla. Primo pensiero venutomi in mente in fondo a un primo ascolto parecchio distratto perché, tanto per cambiare, stavo scrivendo: oh, pur sempre meglio di un mucchio di merda indie-chic. Poi ho riascoltato per bene.

Posso capire e anche condividere le critiche feroci alla produzione di Rubin per l’abuso di compressione della dinamica e un missaggio claustrofobico che riempie ogni spazio (soprattutto di batteria) che vado leggendo da tante parti. Posso capire, ma mi va di perdonare, perché vale come attenuante non generica che il barbuto una volta di più abbia resuscitato una carriera che pareva senza possibilità di redenzione. È infinitamente più significativo che sia stato capace di mettere insieme in uno studio tre quarti della formazione storica (manca solo Billy Ward) e di farli interagire come se non ci fosse un ieri, piuttosto che un domani. “13” è Sabba classico sin dal riff mefitico, sormontato da una voce malevola, dell’attacco della già menzionata End Of The Beginning e lo è sempre di più in un prosieguo di una solidità – in ogni senso – che sarebbe stato sconsiderato attendersi. Che poi si resti nell’ambito del già sentito – si tratti dei giochi di arpeggi e sferzate, tensione e rilascio di God Is Dead? o di un’elettroacustica (con uno squisito assolo jazzato di Tony Iommi) Zeitgeist ovviamente ricalcata su Planet Caravan, dell’“heavy metal thunder” di Age Of Reason come di una Live Forever dallo stentoreo all’ustionante – nessuno potrà mai rimproverarlo a un gruppo che da quarantatré anni genera volonterosi epigoni o autentici cloni. “13” è memento che, ricreandosi l’alchimia d’antan, non vi è chi sappia fare i Black Sabbath meglio dei Black Sabbath medesimi.

14 commenti

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14 risposte a “Black Sabbath – 13 (Vertigo)

  1. bigmuff68

    finalmente un parere autorevole e condivisibilissimo su questo disco; per me, cresciuto a pane e sabbath, è importante 🙂

  2. Orgio

    Per quel che mi riguarda, 13 è IL DISCO dell’anno. La produzione di Rubin mi pare, invece, riuscita nel far convivere contemporaneità e tradizione; ben altri sono i suoi disastri (un nome per tutti: Death Magnetic).
    Da esperto della materia Sabbath quale sei (ricordo che menzionasti di averci vergato un articolo di 24.000 battute: dove posso trovarlo?), mi chiedo perché tu definisca la loro parabola “una storia gloriosa a un certo punto miserevolmente deragliata”: l’unico disco non all’altezza del nome che porta mi pare sia “Forbidden”, tutt’al più anche “Cross Purposes”, mentre gli altri album sono ineccepibili.

    • Altro che 24000 battute! 40000 contando solo il corpo principale, boxettini a corredo (non tutti miei) esclusi. E’ un articolo che uscì su “Extra” nel 2007. Per me la storia gloriosa comincia a sbandare con “Sabotage” e finisce fuori strada con “Technical Ecstasy”. Per non dire di “Never Say Die”, semplicemente osceno. Con la rimarchevole eccezione di “Heaven And Hell”, nulla di quanto venuto dopo (OK, largheggiamo: “Mob Rules”) è degno secondo me di portare quel nome.

      Edit: “13” sì. Ne è degno eccome. Ma questo credo si fosse capito.

      • Orgio

        Caspita, 40.000! Grazie, lo cercherò. Mah, forse parlo da fan, però quando c’è Tony Iommi alla chitarra un disco si può comprare a scatola chiusa (anche i suoi due album solisti sono molto convincenti), ma capisco la posizione del critico. Ultima cosa: posso sottolineare il sottovalutato apporto del bassismo di Geezer Butler, stantuffo ritmico ma anche sottile cesellatore nel basalto dei riff iommeschi? E’ anche per questo che 13 è quello che è.

  3. Giancarlo Turra

    A me, per quel che può valere, sono sempre piaciuti di più dei Led Zep…

  4. “meglio di un mucchio di merda indie-chic” si può lasciare “come default”.. 🙂

  5. bigmuff68

    …comunque Eddy in Italia sei tra quelli che hanno scritto le cose più giuste sui nostri (in generale intendo) ma, lasciatelo dire (approffitto dello spazio), il fatto di aver messo solo un disco dei nostri nel librone dei 1000 titoli fondamentali del rock…beh grida ancora vendetta 😦

    • Giancarlo Turra

      Beh, in realtà no, nel senso che di disco dei Sabbath ne basta uno perché più di tanto non vi sono state evoluzioni. Ed è un discorso che vale per molti altri nomi che sono inclusi in quel libro con un disco solo, a fronte di altri che ne hanno di più.

      • bigmuff68

        ma anche no Giancarlo; tra, per dire, il primo e il quinto ci sta un gran bella differenza… che poi i dischi musicalmente più influenti dei nostri sono il secondo e il terzo; avendo messo in lista il primo, uno di questi due ci stava. Poi dai, per dirne uno, non so quanti dischi ci stanno di Springsteen…

    • Oi, l’abbiamo spiegato un’infinità di volte in base a quali criteri sono state effettuate determinate scelte. L’abbiamo spiegato e rispiegato fino a rischiare di diventare cianotici per mancanza di fiato perché di Black Sabbath, Stooges e – per dire – Sonic Youth c’è un solo album quando altri ne hanno due, tre, quattro.
      Ma – al di là del fatto che è un lavoro collettivo – c’è davvero qualcuno là fuori che pensa, conoscendomi, che io reputi i Genesis più importanti dei nomi summenzionati? No, perché i Genesis fra i mille sono presenti con DUE titoli.

  6. bigmuff68

    …per non parlare della mancanza di Funhouse (tipo uno dei 2-3 dischi rock più grandi di sempre)…vabbè dopo questa mi taccio lo prometto (anche perchè il librone è davvero un gran bel lavoro 🙂 )

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